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mercoledì 31 gennaio 2007

Spegnere le luci?

lampadinaDomani, dalle 19.55 alle 20.00, questo sito francese invita a spegnere le luci come azione dimostrativa contro lo spreco di energia, e il tam tam di mail che stimolano ad aderire a questa iniziativa sta rimbalzando per tutta Europa . Non è una manifestazione originale, nel senso che non è la prima. La trasmissione Caterpillar di Radiodue due anni fa aveva lanciato una simile iniziativa con grande successo. Si ripete quest'anno, 16 febbraio alle ore 18. E' un gioco, ci si diverte anche a rimanere un po' al buio, certi ristoranti organizzano cene a lume di candela, e chi si vuole inventare delle cose se le inventi. Io non mi tiro indietro, quando c'è da giocare mi metto in coda per primo.

Ma quando il gioco si fa duro? Ora senz'altro vi ricordate dei blackout estivi della corrente elettrica. E allora mettiamo che al posto di spegnere le luci d'inverno si inviti a spegnere i condizionatori d'estate, cosa che metterebbe in evidenza l'assurdità del nostro vivere dato che consumiamo più energia per farci fresco che per farci caldo, quanti aderirebbero alla dimostrazione?

Domanda finale. Si può invertire la tendenza di questo mondo suicida senza sacrifici?

4 commenti:

  1. Il condizionatore è diventato purtroppo, come si dice, uno "status symbol" più che una necessità. Tra l'altro, oltre a consumare energia, fa anche male (alcuni anni fa, ha dato un contributo non da poco per mandarmi due settimane in ospedale con la polmonite). Per l'afa, molto meglio quei ventilatori da soffitto che da sempre usano ai tropici: ma, ahimé, non "fanno tendenza"!
    Henry Miller, tornato dalla Francia negli Stati Uniti, pubblicò (sessant'anni fa!) una caustica descrizione della società americana che intitolò "L'incubo ad aria condizionata".
    Tanti sono gli ignoranti, che (comodamente) non considerano le problematiche ambientali, quelle umane ecc. che implica lo spreco folle delle risorse. Tanti, invece, sono i cinici (o come altrimenti definirli?) che, pur avendo le nozioni tecniche per capire quel che succede, negano che esistano problemi, per non dar fastidio ai "poteri forti" che su tale spreco si reggono, e magari per non mettere in discussione il proprio tenore di vita (materiale). E questo senza pensare al futuro dei propri figli. Vengono in mente i negazionisti dell'olocausto. E, per contro, vengono in mente le riflessioni proposte, nei suoi ultimi libri, da Tiziano Terzani: libri che stanno comprando e - spero - leggendo in tanti, per cui mi auguro che qualche risultato lo ottengano, nel rendere consapevoli...
    E le luci, spegnamole pure! Rigoni Stern racconta che, nella notte del 2003 in cui ci fu il grande black out, gli fu possibile godersi un firmamento magnifico...

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  2. Cormorano291/2/07 15:24

    Ho militato a lungo tra i verdi per non essere sensibile a battaglie di questo genere. Non riesco a capire, però, l'accanimento nei confronti dei condizionatori in una stagione per giunta, quella invernale, in cui ci si confronta con i termosifoni e con i problemi di riscaldamento. Sarebbe opportuno ricordare che molte sono le cause degli sprechi energetici e dei guasti ambientali e che è molto più facile ripararsi dal freddo (basterbbe una maglia in più o, meglio ancora, un bicchierino di grappa)che dal caldo, a meno che non si voglia farsi scuoiare vivo come successe al povero Marsia che aveva osato sfidare Apollo in una gara di canto.
    Mi rendo conto che sono problemi seri che reclamano una riflessione più attenta e responsabile, ma proprio per questo non si possono risolvere né spegnendo per 5 minuti le luci né con le citazioni letterarie. Ci vorrebbe una diversa coscienza e da parte non solo della classe politica ma anche di tutta la popolazione.

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  3. Siamo in inverno, ma nelle ultime settimane ho ricevuto, a casa, tre telefonate di ditte che mi proponevano di installare un impianto di condizionamento. Certi "bisogni" sono anche un po' indotti. D'accordo che qualcuno ci vive, ma qualcuno vive (e qualcuno si arricchisce) anche vendendo armi da guerra, e non mi sembra una buona ragione per giustificare i conflitti, che "consumano" armi e quindi aumentano la domanda e il commercio.
    I politici, poi, sono l'espressione di chi li vota. Una nazione maggioritariamente insensibile ai problemi ambientali avrà amministratori e governanti altrettanto insensibili. D'altronde, è facile scaricarsi la coscienza dicendo che l'impatto che si causa è minimo. Spesso si versa l'olio della friggitura nel lavandino, dicendo: "Ma è poco". Quando però lo fanno tutti, l'olio arriva al depuratore a litri, e fa "saltare" il processo di ossigenazione (e quindi i fanghi attivi non lavorano e l'acqua non si depura).
    Certo che la letteratura serve a poco contro un mezzo televisivo torrenziale che spinge solo a consumare di più (e dove scenziati più o meno illustri minimizzano le problematiche ambientali).
    Ma a questo punto tanto vale dare la battaglia per persa. Quale altro modo ci può essere per sensibilizzare le coscienze?

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  4. Non condivido il disfattismo di Flaubert. Secondo me la battaglia non è perduta. Intanto, in questi giorni qualcosa in più si sente dire, anche in TV. E poi, ho letto questa riflessione di Ryszard Kapuscinski, un coraggioso e impagnato reporter polacco appena scomparso:
    "La scrittura può forse cambiare qualcosa? Sì, lo credo profondamente. Senza questa fiducia non sarei in grado di scrivere, non potrei farlo. Sono ovviamente cosciente di tutte le limitazioni che ci vengono poste dalle circostanze, dalle situazioni, dalla storia, dal periodo. Infatti la mia fiducia, benché profonda, non è cieca, non è assoluta. In cosa consiste la limitazione maggiore? Nel fatto che la scrittura di rado, solo in casi eccezionali, influisce sulle persone e sul corso della storia in maniera diretta, radicale e immediata. L'azione della parola scritta è generalmente mediata, e al primo colpo d'occhio, al primo istante, può addirittura apparire invisibile, impercettibile. Occorre tempo prima che essa raggiunga la coscienza del destinatario, occorre tempo prima che inizi a darle forma, a modificarla; solo seguendo questa lunga strada essa finisce per influire sulle nostre decisioni, sui nostri atteggiamenti e azioni. Non sono tanto gli autori a far sì che la scrittura sia in grado di modificare qualcosa, quanto i destinatari, i lettori, la loro sensibilità e la loro fiducia nella parola, la prontezza e il desiderio di reagire e di rispondere alla parola ricevuta."
    Se la lettura (ma anche il cinema, ma anche la pittura, mi sento di dire) non è per noi una banale distrazione ma un qualcosa che fa positivamente parte della vita, ecco che può cambiare le cose. Sì, meglio un buon libro di un condizionatore. Dopotutto non siamo ai Tropici o all'Equatore, ed anche lì si può vivere tranquillamente senza climatizzazione (che infatti hanno solo gli "occidentalizzati"). Dove invece fa freddo, è proprio impossibile vivere senza fuoco.
    E qui sta la differenza tra una necessità e un lusso, e la constatazione che sono i lussi, non le necessità, a mettere in pericolo l'equilibrio del pianeta.
    Ma naturalmente, per non mettere in discussione i propri lussi si può anche non essere d'accordo...

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