Pagine

giovedì 27 settembre 2007

Occitani in Liguria? (5)

Ricevo dal professor Fiorenzo Toso questa mail con un allegato che trovate QUI (file Pdf, 125 KB, 12 pagg.) . A questo punto, la provincia di Imperia, che è stata avvisata in maniera diretta, non potrà più dire: «Non sapevo».

Il punto della situazione

A più di quindici giorni dalla pubblicazione su questo blog di un mio scritto nel quale sollevavo fondati dubbi sul carattere "occitano" delle parlate di Realdo, Verdeggia e Olivetta, tali dichiarate dalla Provincia di Imperia allo scopo di far accedere i comuni di Triora (per Realdo e Verdeggia) e Olivetta San Michele ai benefici previsti dalla L.N. 482/1999 in materia di minoranze linguistiche storiche, dobbiamo constatare che:

1) l'attenzione del pubblico intorno al problema è stata significativa, con un atteggiamento sostanzialmente favorevole alle tesi da me esposte anche se espresso talvolta in forma anche eccessivamente colorita;
2) che illustri studiosi di prestigio internazionale hanno preso parte al dibattito sostenendo le posizioni da me esposte;
3) che la mia offerta di fornire la documentazione necessaria a una revisione di un provvedimento erroneo e ingiusto non ha suscitato l'attenzione che forse avrebbe meritato da parte delle autorità competenti, pur informate dell'esistenza del problema e dello sviluppo della discussione.

Ritengo a questo punto utile ai fini della discussione stessa pubblicare almeno in parte, e in forma semplificata, la documentazione da me raccolta in merito alla classificazione dei dialetti di Realdo, Verdeggia e Olivetta San Michele come varietà liguri-alpine e non "occitane", classificazione universalmente accettata e come tale nota ben prima del 2000. Mi pare giusto infatti che i partecipanti alla discussione abbiano elementi di valutazione basati non soltanto sulle affermazioni mie, di Werner Forner e di Philippe Blanchet, ma anche se su qualcosa di più concreto.

Spero inoltre che questi materiali siano recepiti anche da chi, nell'ambito dell'Amministrazione Provinciale, dovrebbe farsi carico di esaminare in tutta serenità la questione, e che ciò segni l'inizio dell'approfondimento che ormai da più parti viene richiesto.

Un cordiale saluto a tutti,
Fiorenzo Toso


Metto in evidenza questo commento di Werner Forner
Werner Forner
Università di Siegen, Germania
Mi sono già fatto vivo, una settimana fa, sulla realtà linguistica del “ligure alpino”. Ora mi sembra il caso di insistere su due aspetti collaterali: Primo sui criteri da seguire per classificazioni linguistiche, secundo sui rischi di una falsa classificazione. Due aspetti che avevo descritto in un recente articoletto (“Cenni sul brigasco e sul bilinguismo”, apparso su “Le stagioni di Triora”, primavera 2007, pp.10-11), e dal quale cito:

(1) Avevo scritto: “Per fare un’analisi linguistica ci vuole una formazione linguistica, tutto come un’analisi chimica esige una formazione chimica. Non sono sufficienti, benché utili, solide conoscenze generali, che riguardino la storia, la letteratura antica o l’etnografia.” In quel senso vorrei complementarmi con il collega Fiorenzo Toso per la chiarezza con la quale è riuscito a presentato la metodologia che è inevitabile per una classifica linguistica.

(2) Nello stesso contributo avevo insistito sul valore della parlata locale in opposizione alla “Lingua". Il valore del dialetto sta in quello che si chiama talvolta “prossimità", in opposizione alla “comunicazione distante" assunta dalla Lingua. Al discorso in dialetto viene attribuito, dai parlanti, un grado superiore di autenticità, "chi mi parla in dialetto è un amico”, e simili.

"Il valore del proprio dialetto non aumenta dichiarandolo cinese o greco o ebraico o occitano. Anzi tali miracolose metamorfosi sono nocive, perché sono atte ad annientare quel sentimento di prossimità al profitto di una lontana cultura trovadorica, distante e morta, di cui il nostro pashtuu non capisce un bel niente. Piuttosto che presentare ai parlanti modelli distanti..., piuttosto che suggerire identificazioni illusorie, va promossa l’identificazione con l’ambiente locale. Ne risulterebbe un valore umano ed anche pratico .. che supera il profittino che la fatidica legge 482/1999 renderebbe, in base ad un’autodichiarazione fallosa.”
Auguri e in bocca al lupo!