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venerdì 30 novembre 2007

Quindicenne vende sue foto osé in cambio di una ricarica da 25 euro

Succede a Udine. Una quindicenne offre sul web la sua immagine osé in cambio di una ricarica da 25 euro per il cellulare. E' una delle tante storie scoperte dalla polizia postale di Udine che vedono coinvolti minorenni e foto spigliate e spogliate.

Vedo in giro commenti ipocriti e bigotti su questo fatto. Nel periodo dove impazzano i calendari che sappiamo, in cui il corpo femminile non è venduto a trattativa privata ma pubblica, in milioni di copie, ci si meraviglia che le ragazzine provino anche loro a guadagnare qualche euro dalla loro immagine. E se vogliamo a più caro prezzo. Si paga qualche euro per dodici o tredici foto della scosciata di turno, ben 25 per una della ragazzina che si propone.

D'accordo, è minorenne, ma non lo sono anche le baby modelle semianoressiche e semisvestite che sfilano sulle passerelle di tutto il mondo?

giovedì 29 novembre 2007

Birmania libera (1)

San Lorenzo Milano
Milano. Basilica di San Lorenzo

Questo sabato a Lamezia Terme la notte non sarà bianca ma arancione in solidarietà con il popolo birmano in lotta per diritti umani e su cui dopo la vampata di riflettori da tutto il mondo sembra sia scemata l'attenzione, anche dei blog.

L'iniziativa è promossa dal Comune, da Libera, Amnesty International, e da altre associazioni a livello locale - Pax Christi, Avviso Pubblico e Caritas - e coinvolge molti artisti nazionali e tanti gruppi calabresi e meridionali.

Intanto il Dalai Lama sarà in visita in Italia i primi giorni di dicembre
. L'ambasciatore cinese ha già messo le mani in avanti. Facciano attenzione le istituzione pubbliche a riceverlo, ha detto in buona sostanza, perché il nostro governo potrebbe prendere dei provvedimento contro la vostra nazione. Stiamo a vedere se i nostri governanti si piegheranno al ricatto. Di più QUI.

San Lorenzo Milano

domenica 25 novembre 2007

Casa mia, pardon, tenda mia

Muammar GheddafiMuammar Gheddafi sarà a Parigi in visita ufficiale questo prossimo dicembre. E si sa, ogni capo di Stato ha le sue esigenze. La sua è quella di una tenda beduina da montare nel parco dell'hotel Marigny, residenza riservata agli ospiti dell'Eliseo. Pas de problèmes hanno detto i francesi.
Immaginatevi il colonnello libico in visita a Roma. Tenda beduina nei giardini del Quirinale. E le tribù di Prodi e Berlusconi tutte vestite da capo a piedi da beduini per compiacere l'ospite che ci fornisce petrolio di ottima qualità e ce lo dobbiamo tenere buono.

È una di quelle occasioni in cui i fotografi rubano il mestiere ai vignettisti, perché producono immagini che parlano da sole.

Vi ricordate di qualche foto di politici che vi abbia mosso al riso?

sabato 24 novembre 2007

Alceo

La conchiglia marina

O conchiglia marina, figlia
della pietra e del mare biancheggiante,
tu meravigli la mente dei fanciulli.


Traduzione Salvatore Quasimodo

Alceo
Lesbo (Grecia) 630 a.C.
Lesbo ???

giovedì 22 novembre 2007

Da vent'anni mangiamo cibi OGM e non lo sappiamo

prodotti ogm

Avete in mente il grano duro? È quello che serve per fabbricare la pasta nelle sue molteplici forme e derivati. Fino agli anni Settanta la varietà maggiormente coltivata in Italia era la "Cappelli", grano tradizionale ad alto fusto che si piegava verso terra sotto l'azione della pioggia e del vento e quindi poco produttivo. Da qui l'dea di creare una varietà di grano a basso fusto, nanizzato, senz'altro più redditizio. E così nel 1974 un gruppo di ricercatori del CNEN (comitato Nazionale per l’Energia Nucleare) indusse una mutazione genetica nel grano duro “Cappelli” esponendolo ai raggi Gamma per ottenere una mutazione genetica poi venne ibridato con una varietà canadese. Nacque il grano "Creso" che è quello maggiormente usato dall'industria alimentare.

Ora nessuno può mettere in dubbio che questo grano sia geneticamente modificato, anche se non è transgenico, nel senso che non è stato ottenuto dall'inserimento di frammenti di DNA estranei. Ecco, il punto è questo. Una pianta trasformata con questo metodo deve sottostare a tutte le restrizioni che le leggi impongono sugli OGM?

Ma cosa più importante, chi può garantire che a lungo andare un cibo ottenuto dal grano "Creso" non sia dannoso alla salute? Per dirne una, c'è stato in questi ultimi decenni un notevole aumento della celiachia con un incremento annuo del 9 per cento. Ora c'è qualche scienziato che può dare una spiegazione riguardo al fenomeno? Allo stato non risulta uno studio in materia.

Ho affrontato questo argomento perché è in atto una raccolta di firme, la mia l'ho messa, contro gli OGM. Anche il grano "Creso" rientra tra questi?

La foto è presa da qui

mercoledì 21 novembre 2007

Class action contro i Savoia

I Savoia hanno chiesto allo Stato italiano un risarcimento di 260 milioni di euro più la restituizione dei beni che furono loro confiscati. E noi partiamo con una class action contro questa famiglia per i danni materiali e morali che procurò con la seconda guerra mondiale alle nostre di famiglie. In braghe di tela devono rimanere, così imparano. Si facciano avanti gli avvocati che i clienti non mancano.

Televisori da rottamare?

televisore widescreen, 16:9
Non so che televisore abbiate, se uno con lo schermo come quello di sopra (widescreen, 16:9) o uno come quello di sotto (4:3). Nel primo caso avete tre alternative: deformare l'immagine per adattarla ai 16:9, fare zoom, o trasmetterla così com'è al centro dello schermo. Tutte e tre le possibilità hanno inconvenienti. La prima rende le figure e le persone appiattite e un po' tozze. La seconda fa perdere alcune porzioni di immagini ai bordi. La terza conserva la fedeltà dell'immagine, ma due fasce nere laterali rendono superfluo un monitor di questo formato. Questo succede perché le emittenti italiane in analogico e anche quasi tutti i canali Sky continuano a trasmettere nel formato 4:3. Viceversa, nel televisore sotto vedrete le trasmissioni a tutto shermo, ma se volete godervi un film in Dvd, che è più "rettangolare", perderete due porzioni di schermo, sopra e sotto.

Adesso l'Adiconsum chiede al parlamento di aggiungere un emendamento alla finanziaria che obblighi dal primo gennaio 2009 le emittenti a trasmettere in 16:9. Da quella data infatti cesserà la vendita di Tv dotate di sintonizzatori analogici. Naturalmente i programmi in 16:9 si vedranno comunque bene sulle vecchie Tv 4:3. Solo, saranno create due bande, in alto e in basso sullo schermo come dicevo prima con i Dvd. Nel resto d'Europa, la diffusione del widescreen ha già toccato il cuore delle emittenti: per esempio, la Rtl tedesca ha appena annunciato che dal 2008 passerà ai 16:9.

Widescreen, un po' come il CinemaScope. Chi se lo ricorda?

televisore 4:3

lunedì 19 novembre 2007

Occitani in Liguria? (7)

I vecchi lettori di questo blog sanno di cosa sto trattando. I nuovi, se vogliono capire , devono andare a questo post e si faranno un'idea.

Ci sono novità, non da parte della Provincia di Imperia, che sulla questione, almeno per quanto ne so, se sta rannicchiata in se stessa come un riccio pauroso, ma da parte dei professori, gli unici che possono mettere una pietra tombale a questa vicenda che ha assunto i tratti di un paradosso linguistico.

Il giorno 16-17-18 novembre si è svolto a Bolzano il Convegno di Studi "Garibaldi e l’identità nizzarda – Garibaldi und Nizzas Identitaet". Nel consesso è stato emesso questo O.d.G che verrà inviato a tutte le autorità competenti sulla materia, in primis la Provincia. Il documento riafferma in maniera ormai incontrovertibile che l'occitanità incautamente e irresponsabilmente dichiarata di alcuni paesi della Liguria occidentale è un'assurdità che va corretta senza indugio.

Vedremo se finalmente il riccio si schiude.

sabato 17 novembre 2007

Milano, Fiera di Senigallia

Raffaella Carrà da giovane
Raffaella Carrà sulla rivista NAT, 1 dicembre 1965

Era un bel po' che non ci andavo, vuoi per disinteresse, ma vuoi soprattutto per il fatto che molto raramente passo il fine settimana in città. Così stamattina ho dato appuntamento a un amico che non vedevo da un anno alla Fiera di Sinigallia. Due piccioni accalappiati con una fava sola.

Questa fiera, che è un'istituzione milanese, non prende il nome da una via o da una piazza come succede da altre parti. Sinigallia perché nel XV° sec. la citta' di Sinigaglia (nelle Marche) si chiamava Fiera di Sinigaglia. Durante la festa di S. Maddalena le navi che vi ormeggiavano erano esentate dai dazi, e vi era una tale massa di mercanzia esposta che i milanesi ribattezzarono Sinigallia la loro fiera delle pulci che si svolgeva negli anni 20 sul Bastione di P.ta Ticinese. Poi fu spostata in via Calatafimi dove rimase per parecchi anni, da lì andò alla Darsena e adesso si trova allo scalo merci della stazione di Porta Genova.

Ho girato fra i banchi, soprattutto quelli di libri e riviste usate, e ho parlato con molte persone che non avevo mai visto prima. Sarebbe stato possibile qui? Forse questa è una delle poche situazioni di Milano ancora umana.

E voi, nella vostra città e paese che fiera avete?

cestino di biscotti al plasmon
Un cestino di biscotti al plasmon. Dietro un scatola di Turmac, le sigarette che fumava Enrico Berlinguer.

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Attilio Bertolucci

Per B...

I piccoli aeroplani di carta che tu
fai volano nel crepuscolo, si perdono
come farfalle notturne nell’aria
che s’oscura, non torneranno più.

Così i nostri giorni, ma un abisso
meno dolce li accoglie
di questa valle silente di foglie
morte e d’acque autunnali

dove posano le loro stanche ali
i tuoi fragili alianti.

Attilio Bertolucci
Parma 1911
Roma 2000


venerdì 16 novembre 2007

Una quindicenne prende a schiaffi il prof

Il professore di Diritto è stato preso a schiaffi nel corridoio della scuola da un’alunna di 15 anni, che l’ha anche strattonato violentemente, strappandogli il maglione. L’aggressione è avvenuta alla sezione alberghiera dell’istituto professionale «Ciro Pollini» di Mortara ed è costata alla responsabile la sospensione dalle lezioni per 15 giorni: il consiglio di classe, riunito in seduta straordinaria martedì, le ha inflitto la sanzione massima, ritenendo che fosse necessaria una punizione esemplare.
via e anche qui

Mi ero ripromesso di non dirlo mai, ma a 'sto punto non posso proprio farne a meno «Ai miei tempi...»

giovedì 15 novembre 2007

Anni Settanta, il decennio lungo del secolo breve

Mostra anni 70
Particolare della sala dedicata ai fumetti

Finalmente ho trovato due ore di tempo (ci vogliono tutte e forse non bastano) e sono andato a vedere questi Anni Settanta, il decennio lungo del secolo breve alla Triennale di Milano. Che il Novecento sia stato un secolo breve è da vedere, e quanto prima ne parlerò, che il decennio degli anni Settanta sia stato lungo anzi lunghissimo è nella mia memoria.

Non c'è un percorso stabilito nel dipanarsi dei vari luoghi, 26, con le parole di Fabrizio De André che ti accompagnano, e tra video, installazioni, microrappresentazioni, moda, interviste da seguire in cuffia, fotografie, filmati, trasmissioni radio e televisive, fumetti, manifesti, giornali, bar in stile di quegli anni, con tanto di jukebox, telefono a gettoni, liquori di quel tempo, ci si perde.

Le mostre son fatte per essere viste e non per essere raccontate. Però quando sono entrato nella cella dove le Brigate Rosse avevano tenuto prigioniero Aldo Moro, perfettamente rifatta, uguale dimensione, uguale materiale, uguali oggetti, devo ammettere che ho avuto uno scossone.

Chi, come me e gli amici con cui ero, ha vissuto in pieno quel periodo di generosi e creativi entusiasmi seguiti poi da penose delusioni affiancate da irrimediabili tragedie, quando vede la rappresentazione che se ne dà la trova sempre parziale e impropria. Viene a galla nostalgia struggente, che non è la gioventù che se n'è andata ma il rimpianto per la strada imboccata dall'umanità opposta a quella che allora avremmo voluto.

Mostra anni 70
Manifesti dei film di serie B ( B?)

Una foto anche QUI

mercoledì 14 novembre 2007

Questo colore è illegale

Colore magenta
Colore magenta

Se fossi in Germania questo colore che vedete non potrei adoperarlo. Il magenta, codice (CTM 002534774) è stato infatti registrato e acquistato dalla Deutsche Telekom e se in quello Stato un utente vuole utilizzarlo sul proprio computer non può farlo. Compare una finestra che dice: "Attenzione, questo colore non è tuo". La "T" della Telecom tedesca è di color magenta e l'azienda considera la tonalità parte integrante del marchio.

Se faccio in tempo mi registro l'arcobaleno così voi rimanete a bocca asciutta.

Il tam tam è cominciato anche qui

Aggiunta 15/11
Ho trovato il trucco che gabba il brevetto. Mi riferisco alla stampa tipografica in quadricromia ma a video è lo stesso basta cambiare i parametri in RGB. Allora il magenta puro è C0 M100 Y0 K0, che vuol dire zero di Cyan, 100 di Magenta, zero di Giallo e zero di Nero. Basta che io aggiunga 1 a uno dei tre colori a scelta e il Magenta si "sporca" di una piccola parte di un altro colore, invisibile a occhio ma non è più quello registrato.

martedì 13 novembre 2007

Scie chimiche, a volte ritornano

Qualche tempo fa ci recammo, io e due amici, uno dei quali un notissimo scrittore, in un negozio sull'Aurelia a Vallecrosia (IM). Qualcuno, di quelli che credono agli ufo e dintorni, ci aveva assicurato che lì avremmo potuto trovare una macchina che eliminava gli effetti sedativi delle scie chimiche rilasciate nell'aria da aerei bianchi, senza insegne, decollati da basi segrete. Guai a ridere quando uno di questi tipi vi parla delle cose più impossibili e incredibili, quanto meno vi darà dell'ignorante, perché: «NOI lo sappiamo, e voi credete a tutto quello che vi dicono i giornali e le televisioni». Fare buon viso a cattivo gioco, se quel giorno ne avete voglia, e vi accorgerete quante panzane furbastri di ogni genere fanno bere a persone facilmente suggestionabili.

Ne parlo perché c'è una domanda formale (Atto n. 4-02585) rivolta ai ministri della salute e della difesa italiani dal senatore Amedeo Ciccanti, vicepresidente del gruppo UDC, che parla di "scie chimiche (chem trails), rilasciate da aerei non meglio identificati".
"diversamente dagli aerei civili, i quali su rotte predeterminate rilasciano scie di condensazione a dispersione quasi immediata, le scie chimiche riscontrate sono di natura gelatinosa e vengono nebulizzate da aerei che volano a bassa quota e sono irrorate nell’aria attraverso sistemi di supporto ben visibili ad occhio nudo"


QUI tutto quello che c'e da sapere e quello che ne pensano i piloti.

lunedì 12 novembre 2007

Il paradosso della pigrizia

Spesso rimproveriamo gli altri per la lor pigrizia, perché noi stessi ne siamo colpevoli. Qualche giorno fa due giovani donne sedevano vicine lavorando a maglia, quando una dice all'altra: «Viene un freddo dannato da quella porta, sorella, tu che sei più vicina, chiudila per favore». L'altra, che era più giovane, si degnò di dare un'occhiata alla porta, ma rimase seduta e non disse nulla. La maggiore lo ripeté due o tre volte, e alla fine, poiché l'altra non rispondeva e non accennava a muoversi, si alzò e chiuse la porta. Tornando a sedere, lanciò alla più giovane un'occhiataccia, e disse: «Dio, sorella Betty, non vorrei essere pigra come te per tutto l'oro del mondo»; e lo disse con tanta forza da diventare rossa in volto. Riconosco che la più giovane avrebbe dovuto alzarsi, ma se la più grande non avesse dato tanto peso alla sua fatica, avrebbe chiuso lei stessa la porta, non appena le avesse dato fastidio il freddo, senza dire alcuna parola. Distava dalla porta solo un passo più della sorella, e quanto all'età non vi erano nemmeno undici mesi di differenza fra di loro, ed entrambe avevano meno di vent'anni. Ho pensato che fosse difficile stabilire chi delle due fosse la più pigra.
Bernard Mandeville La favola della api 1724.

Paradosso irrisolvibile sulla pigrizia oppure qualcuno sa dire quale delle due sorelle è la più pigra?

domenica 11 novembre 2007

6 miliardi di Altri

6 miliardi
Il sito 6 miliardi di Altri è un'iniziativa assolutamente lodevole di Yann Arthus-Bertrand. Andate a visitarlo.

Nato all'inizio del 2003, il progetto si propone di creare un ritratto degli abitanti del pianeta e dei loro sentimenti.

Le interviste sono state realizzate da 6 persone che stanno viaggiando in giro per il mondo per interrogare gli abitanti di ogni angolo della Terra con domande semplici ma non banali. Il riso, il pianto, la gioia, la famiglia, le esperienze vissute...

Sono 6000 interviste con ben 450 ore di filmati sottotitolati anche in italiano.

sabato 10 novembre 2007

Jorge Carrera Andrade

Lo straniero

Un gelido territorio mi circonda
una zona impermeabile e silenziosa
dove gli ardenti segni si spengono
e perdono il loro senso gl'idiomi terrestri.

Distese di piante e di città
che solo anima l'ubicuità del vento,
latitudine ridotta dalla notte,
meridiani sperduti nella mappa del sonno.

Non un gesto d'amicizia dell'uccello o della nube
o del gregario tetto accigliato.
Un muto monaco verde abita in ogni albero
e un cielo senza pupille guarda il mondo.

Tra volti cangianti ed edifici che crescono
cerco la compagnia salvatrice,
ma il suo frutto nasconde un nocciolo amaro
e mi resta tra le mani la loro forma di cenere.

Tu, solitudine perduta e recuperata,
affidi agli uccelli il tuo dominio senza limiti
e m'addentro nelle tue intime provincie
custodito da forze invisibili.

Senza memoria di bussola né di idiomi terrestri,
spronato di cielo,
guadando solitudini senza fiumi,
attraverso la muta geografia del pianeta.


El extranjero

Un territorio helado me rodea,
una zona impermeable y silenciosa
donde se apagan los ardientes singnos
y sun sentido pierden los terrestres idiomas.

Extensiones de plantas y ciudades
que anima solamente la ubicuidad del viento,
latidud abreviada por la noche,
meridianos perdidos en el mapa del sueño.

Ni un gesto de amistad del pájaro o la nube
o el gregario tejado cejijunto.
Un mudo monje verde en cada árbol habita
y un cielo sin pupilas mira el mundo.

Entre rostros cambiantes y edificios que crecen
busco la salvadora compañía,
mas esconde su fruta un hueso amargo
y me queda en las manos su forma de ceniza.

Tú, soledad perdida y recobrada,
entregas a lo pájaros tu dominio sin límites
y me interno en tus intimas provincias
custodiado de fuerzas invisibles.

Sin memoria de brújula ni terrestres idiomas,
espoleado de cielo,
vadeando soledades como rios,
la muda geografía del pianeta atravieso.


Jorge Carrera Andrade
Quito 1903
Quito 1978

venerdì 9 novembre 2007

L'enciclopedia Treccani riconosce le unioni di fatto

Non è un'enciclopedia, la Treccani è "l'Enciclopedia", che vediamo certe volte dietro le spalle durante l'intervista a personaggi importanti. Mi viene in mente l'ufficio del direttore del Corriere della sera.

Andate alla voce "matrimonio" e scoprirete che la Grande Enciclopedia Italiana ha già fatto i conti con la realtà, e con il dibattito europeo, decretando che il "riconoscimento giuridico" e la tutela delle unioni di fatto rispondono, "in uno Stato laico e democratico, a basilari principi di equità sociale".

E intanto il Parlamento italiano è ancora incatramato tra ex Pacs, ex Dico, ora Cus (Contratti di Unione solidale), e chissà fino a quando.

La Treccani fornisce le cifre: le unioni di fatto sono passate dall'1,8 per cento (biennio '94-'95) al 3,6 per cento del totale delle coppie nel 2001. Dati indiscutibili, fenomeno sotto gli occhi di tutti come lo è, sottolinea l'Enciclopedia, la constatazione che solo pochi Paesi, tra cui l'Italia, sono indietro nel cammino di riconoscimento pubblico della famiglia di fatto con l'equiparazione giuridica alla famiglia di diritto, ossia quella fondata sul matrimonio.

Eppure, Isabella Bertolini, fedelissima del pluriammogliato Berlusconi, strilla indignata: "Anche la Treccani è diventata strumento di propaganda!". Le danno man forte Luca Volontè, capogruppo Udc alla Camera, che parla di "una scelta fuori luogo fatta dall'Istituto diretto dal professor Francesco Casavola" e il forzista Maurizio Lupi, convinto di trovarsi di fronte ad una tipico caso di "genuflessione al laicismo". Che squallore!

giovedì 8 novembre 2007

Ha vinto Bin Laden

Pochi si ricordano, e viene anche citata poco, una delle minacce che Bin Laden fece dopo l'attentato dell'11 settembre :«Il petrolio salirà a cento dollari al barile». Ci siamo. E sui mercati di tutto il mondo gli spintoni che si danno gli Stati per accaparrarsi questa, per adesso insostituibile, materia prima, diventano sempre più violenti.

Come tutta la nostra vita dipenda dall'oro nero non merita parlarne. Ognuno di noi lo sa. Ma c'è un aspetto poco considerato e che invece è di primaria importanza. Quello del cibo e del tipo di agricoltura che serve a produrlo.

La rivoluzione meccanica delle coltivazioni nella prima metà del Novecento con l'avvento del trattore è stata seguita nei successivi cinquant'anni dalla rivoluzione chimica. Fra il 1950 e il 1989 l'uso dei fertilizzanti azotati inorganici, sintetizzati con processi petrolchimici, è passato da 14 a 143 milioni di tonnellate. Fra il 1950 e il 1986 l'impiego di pesticidi, parecchi sperimentati nella guerra del Vietnam, è passato da 100.000 tonnellate a 6400 milioni di tonnellate.

Molti antropologi miopi considerano l'aumento della resa della produzione agricola come uno dei più grandi successi dell'era moderna. Non considerano però che l'azoto dei fertilizzanti è attualmente responsabile della metà dell'inquinamento idrico e di due terzi di quello dovuto a rifiuti solidi e che i pesticidi contribuiscono anche alla distruzione di quel che resta del suolo quasi ormai esausto nella sua vitalità primordiale.

Nel contempo la possibilità dell'esistenza di grandi masse urbane cresciute a dismisura in questi ultimi decenni non sarebbe neppure concepibile senza l'aumento di rendimento e produttività delle attività agricole, determinato dall'utilizzo del petrolio per alimentare le macchine, per fertilizzare la terra e per sconfiggere i parassiti, oltre che per trasportare i prodotti verso le aree metropolitane.

E intanto il petrolio continua a salire...

mercoledì 7 novembre 2007

La luna sotto casa

E' uscito per la Shake edizioni (ciao Gomma) La luna sotto casa storia sociale di Milano, dall’immediato secondo dopoguerra fino alla fine degli anni Ottanta. Autori Primo Moroni e John N. Martin.

"[...] Sono centinaia di informazioni che emergono dal libro. Compaiono nomi di persone, di strade, di locali notturni, di cinema,di piazze e, piano piano, in quel caos di «cemento armato» che trasformò la Milano dei vecchi quartieri, sembra di afferrare il filo di una trama. Quella scritta sulla propria pelle non da quelli che volevano essere «primi», ma dagli «ultimi»: dai figli dei poveri che, all'improvviso, hanno urlato il loro basta. Basta alla «società dei sacrifici» e via alla lotta per autoaffermarsi. Senza però cambiare molto. Anzi, cercando di rispettare una non ben identificata ruvida legge della strada, intrisa di lealtà reciproca, di sicurezza di gruppo [...]"
Piero Colaprico

Primo Moroni
Primo Moroni al parco Lambro nel 1989. Scattai la foto in occasione della tre giorni, 23-24-25 giugno, organizzata dal Centro Sociale Leoncavallo Né eroina, né polizia. Nemmeno due mesi dopo, il 16 agosto, il centro sociale fu sgomberato e abbattuto dalle ruspe. La vecchia facciata di via Leoncavallo 22.

Quando alla fine degli anni Settanta arrivai a Milano la mia prima casa fu in via Porpora al numero 14 vicino a piazzale Loreto. Era il tempo della banda Vallanzasca, dell'Autonomia, di Re Nudo, del Macondo e delle Brigate Rosse. Via Montenevoso dove fu scoperta la base strategica di questa organizzazione era, è, una traversa di via Porpora. A fianco del mio portone potevi entrare in un bar frequentato da una fauna pulsante di vite fuoribinario. Metalmeccanici turnisti incazzati, rapinatori appena usciti di galera in cerca di ingaggio, slavi biscazzieri e armati, greci ridanciani e truffatori, casalinghe ribelli dei piani di sopra in cerca di brivido, padri disperati in cerca delle figlie in fuga, tossici che si erano appena bucati in piazza Aspromonte, intellettuali disillusi che avevano buttato la spugna e scrivevano per riviste pornografiche, compagne e compagni, seri e frichettoni uniti nella lotta. Un giorno a un tavolo vidi quattro che giocavano a carte. Perdio, ma giocavano a belote! un gioco francese diffusissimo nell'estremo Ponente ligure, ma che pensavo sconosciuto in città. E difatti sconosciuto lo era, ma non ai malavitosi che lo avevano imparato, come seppi in seguito, dai loro colleghi di Marsiglia. Quel bar c'è ancora, ma non è più lui.

lunedì 5 novembre 2007

Ho fatto l'olio

Ieri ho abbacchiato le olive. Oggi le ho frante in questo frantoio. Sono alberi di Taggiasche che piantò il bisnonno di mio bisnonno e che malgrado le gelate e le malattie che hanno subito in questi secoli sono ancora vegeti e produttivi. Vegliardi della terra di Liguria, quintessenza della lentezza, si trovano spaesati in un mondo di insana velocità che non ti fa più godere il presente. Tanti se ne stanno andando assieme ai muretti a secco dove vivono e non sono questi convegni che arresteranno il degrado di un territorio nato su un equilibrio bisognoso di continuo sostegno e attenzione. Se coltivo questi alberi lo devo anche a Paolo che dell'olivicultura è un maestro e che scrive anche degli ottimi libri.

L'abbacchiatura
L'abbacchiatura
Un pugno di olive Taggiasche appena raccolte
Un pugno di olive Taggiasche appena raccolte

domenica 4 novembre 2007

Il mercato dei capri espiatori

I recenti avvenimenti nazionali hanno portato una ventata di euforia sul mercato delle materie prime, specie nel comparto “capri espiatori”, un po’ depresso dopo la bolla speculativa dei lavavetri. I romeni continua...

sabato 3 novembre 2007

Erminio Lanteri Motin

Erminio Lanteri MotinErminio Lanteri Motin era parte di una comunità antichissima - i brigaschi - che da millenni ha abitato le montagne intorno al Saccarello. A Realdo, uno degli alti borghi della terra brigasca, era rimasto forse l’ultimo autentico cantore di questa civiltà . E’ con struggente nostalgia che ricordo le innumerevoli volte in cui Erminio mi ha raccontato le interminabili storie della sua terra. Storie che percorrevano secoli e ritornavano sempre al nocciolo della questione: la lotta per la sopravvivenza in una terra conquistata all’altitudine, la vita scandita dalle stagioni, la storia di questo popolo di pastori che in parte diventa contadino e semina grano fino alle alte pendici del Saccarello. Nello scandire lento di una civiltà rimasta quasi immutata fino al dopoguerra e preservatasi fino al 1972 grazie al suo isolamento (solo allora venne costruita la strada carrozzabile da Loreto a Realdo) i fatti della storia che hanno interessato questo territorio assumono un fascino e una valenza tutta particolare. Dalle lotte per i confini tra Repubblica ligure e Regno di Sardegna- confine che era tracciato dal torrente argentina tra Realdo e Verdeggia – alle battaglie degli eserciti napoleonici e sabaudi proprio vicino a Cima Marta, alla guerra partigiana combattuta proprio su quei monti, Erminio era il nostro affascinante aede, ultimo erede di un popolo abituato a tramandare la propria identità da generazione a generazione attraverso i suoi racconti orali.

Tutto è importante per conservarne la memoria: il dialetto, le tradizioni, i riti, i canti, le feste religiose, le processioni, le preparazioni di piatti tradizionali, l’accensione del forno comune almeno una volta l’anno. Ma soprattutto l’abitudine di riunirsi nella piazza in cima al paese per accogliere chi arrivava con un saluto cordiale.

E da lì controllare il monte Saccarello seguendo con il binocolo il migrare dei camosci, i livelli delle acque e della neve. Erminio ha accompagnato per i sentieri della terra brigasca tutti coloro che gli chiedevano di poter conoscere quel fantastico e sconosciuto territorio. Spesso erano giornalisti, registi, autori di documentari, archeologi, storici, etnologi. Generoso ed orgoglioso della sua appartenere alla comunità brigasca ha sempre voluto far partecipe l’ospite del paese svelandogli l’anima del paese stesso, il pulsare della vita contadina e degli uomini che per secoli hanno vissuto in quelle case ora abbandonate e hanno percorso con i loro animali quegli acciottolati sconnessi. Preferiva che altri e non lui scrivessero su Realdo e sui brigaschi. Erminio si riservava il piacere più intimo di scrivere poesie, bellissime poesie. Per ricordarlo trascrivo la mia preferita
(‘Ř Ni’), tradotta in italiano dal brigasco (l’originale ha una maggiore forza espressiva dovuta all’uso di termini e espressioni dialettali).
Il Nido
Una volta, entrando nella batteria
del forte del Saccarello
(abbandonato da tanti anni)
in un buco del muro
ho visto un nido,
forse di un piccolo tordo, con gli uccellini dentro.
Finalmente, mi son detto,
che tanta spesa servisse a qualcosa
e lo potessero vedere, e ne sarebbero
contenti, anche gli operai
che hanno lavorato qui al forte,
fatto per mandare fuoco e morte,
servire invece per proteggere un nido.
Come sarebbe bello, mi son detto,
che tutti i forti e le rampe del mondo
si trasformassero un giorno
in nicchie per uccelli,
e le baionette in falci e roncole,
i fucili e cannoni
in aratri e bidenti
per lavorare e coltivare questa terra.
Se tutte le frontiere si coprissero di fiori
come al mese di giugno
qui al Saccarello,
quando il verde dei prati
si abbina al rosa dei rododendri in fiore.

Erminio Lanteri Motin
Realdo (frazione di Briga Marittima) 1928
Realdo (frazione di Triora) 2007