
Erminio Lanteri Motin era parte di una comunità antichissima - i brigaschi - che da millenni ha abitato le montagne intorno al Saccarello. A
Realdo, uno degli alti borghi della terra brigasca, era rimasto forse l’ultimo autentico cantore di questa civiltà . E’ con struggente nostalgia che ricordo le innumerevoli volte in cui Erminio mi ha raccontato le interminabili storie della sua terra. Storie che percorrevano secoli e ritornavano sempre al nocciolo della questione: la lotta per la sopravvivenza in una terra conquistata all’altitudine, la vita scandita dalle stagioni, la storia di questo popolo di pastori che in parte diventa contadino e semina grano fino alle alte pendici del Saccarello. Nello scandire lento di una civiltà rimasta quasi immutata fino al dopoguerra e preservatasi fino al 1972 grazie al suo isolamento (solo allora venne costruita la strada carrozzabile da Loreto a Realdo) i fatti della storia che hanno interessato questo territorio assumono un fascino e una valenza tutta particolare. Dalle lotte per i confini tra Repubblica ligure e Regno di Sardegna- confine che era tracciato dal torrente argentina tra Realdo e Verdeggia – alle battaglie degli eserciti napoleonici e sabaudi proprio vicino a Cima Marta, alla guerra partigiana combattuta proprio su quei monti, Erminio era il nostro affascinante aede, ultimo erede di un popolo abituato a tramandare la propria identità da generazione a generazione attraverso i suoi racconti orali.
Tutto è importante per conservarne la memoria: il dialetto, le tradizioni, i riti, i canti, le feste religiose, le processioni, le preparazioni di piatti tradizionali, l’accensione del forno comune almeno una volta l’anno. Ma soprattutto l’abitudine di riunirsi nella piazza in cima al paese per accogliere chi arrivava con un saluto cordiale.
E da lì controllare il monte Saccarello seguendo con il binocolo il migrare dei camosci, i livelli delle acque e della neve. Erminio ha accompagnato per i sentieri della terra brigasca tutti coloro che gli chiedevano di poter conoscere quel fantastico e sconosciuto territorio. Spesso erano giornalisti, registi, autori di documentari, archeologi, storici, etnologi. Generoso ed orgoglioso della sua appartenere alla comunità brigasca ha sempre voluto far partecipe l’ospite del paese svelandogli l’anima del paese stesso, il pulsare della vita contadina e degli uomini che per secoli hanno vissuto in quelle case ora abbandonate e hanno percorso con i loro animali quegli acciottolati sconnessi. Preferiva che altri e non lui scrivessero su Realdo e sui brigaschi. Erminio si riservava il piacere più intimo di scrivere poesie, bellissime poesie. Per ricordarlo trascrivo la mia preferita
(‘Ř Ni’), tradotta in italiano dal brigasco (l’originale ha una maggiore forza espressiva dovuta all’uso di termini e espressioni dialettali).
Il Nido
Una volta, entrando nella batteria
del forte del Saccarello
(abbandonato da tanti anni)
in un buco del muro
ho visto un nido,
forse di un piccolo tordo, con gli uccellini dentro.
Finalmente, mi son detto,
che tanta spesa servisse a qualcosa
e lo potessero vedere, e ne sarebbero
contenti, anche gli operai
che hanno lavorato qui al forte,
fatto per mandare fuoco e morte,
servire invece per proteggere un nido.
Come sarebbe bello, mi son detto,
che tutti i forti e le rampe del mondo
si trasformassero un giorno
in nicchie per uccelli,
e le baionette in falci e roncole,
i fucili e cannoni
in aratri e bidenti
per lavorare e coltivare questa terra.
Se tutte le frontiere si coprissero di fiori
come al mese di giugno
qui al Saccarello,
quando il verde dei prati
si abbina al rosa dei rododendri in fiore.
Erminio Lanteri Motin
Realdo (frazione di Briga Marittima) 1928
Realdo (frazione di Triora) 2007