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lunedì 31 marzo 2008

Scajola visita il suo feudo

Claudio Scajola

Sono ancora in Liguria. Un'ora fa stavo ritornando dalla campagna dove ero andato a fotografare le mie amate piante quando mi sono imbattuto in un crocchio di gente, compresi molti carabinieri, davanti a un bar. Cos'è, cosa non è? E' Claudio Scajola che sta facendo il giro per la campagna elettorale. Ho visto tutti i vassalli, i valvassori e anche i valvassini in devoto ossequio al loro signore. Zac, ho fatto clic. Ed eccolo qui, affamato.

Lo ricordo per chi se lo fosse dimenticato. Claudio Scajola era ministro degli Interni quando ci furono i massacri al G8 di Genova.

sabato 29 marzo 2008

Fogliadisole

Perchè ho scritto questo libro

Fogliadisole. Così.
C'erano quelle lettere, Fra il tuo silenzio e la mia vita.
C'era questa storia da raccontare.
Talmente bella da farne un romanzo. Un romanzo che ha avuto una fine.
Forse, o almeno per il momento.
Ma dentro di me ho la convinzione che è una storia senza fine.
Qualcuno, non l’ ha letto, qualcuno che mi sembrava importante, lui che è in quelle pagine interrotte e bellissime,

lui
non l’ ha
letto.

Ma questa non è neppure una storia, qui non si capisce niente, né io. né lui.

E io che dopo piango e tiro fuori il marcio di anni di una solitudine crudele.
Ogni volta, dopo, sento che lui è l' anima più vicina a me su questa terra.Glielo dico.
E lui si rattrista, no, ti prego non legarti a me.
No, non mi lego, cosa ne sai del mio cuore più in inverno del tuo, cosa ne sai di occhi troppo trasparenti per questo mondo.
Ma quando all’improvviso in un momento qualunque della giornata,lui cerca un qualsiasi contatto con me, allora io mi chiedo, ci stiamo cercando.

Sono profondamente chiusa dentro. Lui dice, col tempo.
(Ma come accettarlo di rilassarsi, se dall' inizio mi dici, vietato innamorarsi.)

Cosa dire infine, in questa mattina di dicembre, sotto un sole che sta guarendo – era ora- come spiegare le mie preghiere per la bellezza di questa storia nata con lui, quanto è importante se mio padre fa l' offeso, quanto è importante se mia madre mi dice sei una stupida, quanto è importante che sia durata tre settimane sei mesi un anno.
So che ci stiamo cercando e i progetti, i chilometri il silenzio tutto il resto viene dopo di noi.
Gli ho chiesto, tu cosa vuoi da me.
Lui ha risposto, voglio te e che tu sia felice.
E ho pensato, ho pensato che non gli chiederò nulla, se qualche domanda è da fare è da fare a me, chiedermi ( o non chiedermi ) , Quanta vita c' è. Quanta bellezza.
Chi potrebbe vivere sulla terra se non fosse per il mare.
Quel paesaggio che sarà unico, che il mondo finisca qui o lì. Questo ci basti.

Che strano quando tutto si tinge di lilla e di azzurro, quando i momenti sono allo stesso tempo terribili e bellissimi, quando mi prendeva per mano e pensavo, Se non caschiamo in acqua insieme supereremo tutto.
Che importanza ha, fra mille anni chi noterà la differenza.

Fogliadisole per chi non si ferma alla facciata delle cose. Per chi se ne fotte del dilemma letteratura/vita. Per chi vive senza confini, per chi non li vede.
Per chi li supera.
Noi facciamo le parole. I quesiti li lasciamo ai critici di professione.

Da QUI


Fogliadisole
[*]

venerdì 28 marzo 2008

Conto alla rovescia

pannello delle ferrovie
Milano, davanti alla stazione Centrale

Fra 265 giorni qualche ministro pigerà un bottone e farà partire il missile. Conto alla rovescia dunque. Io invece oggi il conto lo farò in avanti. Contando gli stramaledetti minuti o mezz'ore od ore di ritardo che immancabilmente avrà l'eurocity che mi porterà in Liguria. Mai, ma proprio mai, è arrivato in orario.

Se volete mandare delle maledizioni alle ferrovie e sfogarvi questo post è proprio il posto.

giovedì 27 marzo 2008

Brutta beffa a Salvador Allende

soldati americani in Iraq piangono un compagno caduto

Mentre scrivo la pagina è ritornata normale, ma fino a qualche ora fa l'home page del sito di Salvador Allende era stata sostituita. Accanto all'immagine tragicamente famosa degli ultimi momenti di vita del presidente cileno era stata inserita la foto del dittatore Pinochet, suo carnefice, sorridente con in braccio un bambino. La scritta che vedete in alto dice "Il Cile ha bisogno di un monumento al generale Augusto Pinochet Ugarte".

La sostituzione non è dipesa da un'azione di hackeraggio ma da un motivo più banale. Non era stato rinnovato il dominio e qualcuno se ne era subito impadronito.

Vi ricordate o avete letto dei tremendi giorni di passione che culminarono l'11 settembre del 1973 con l'uccisione di Allende e la presa del potere con un golpe del sanguinario Pinochet?
>
QUI
le ultime parole di Salvador Allende pronunciate a Radio Magallanes (grazie C.E.G.)

mercoledì 26 marzo 2008

Suicidati 6.256 militari americani tornati a casa

soldati americani in Iraq piangono un compagno caduto
Soldati americani in Iraq piangono un compagno caduto.

Due giorni fa i soldati americani morti in Iraq sono arrivati a 4000. La notizia era prevedibile e quindi anche se ha fatto il giro del mondo non ha sorpreso nessuno.

Altri numeri, che lasceranno il segno nella società degli Stati Uniti, sono tenuti segreti dal governo. Il 13 novembre 2007 la CBS nel programma «Early Show» aveva mandato in onda un dossier che non è stato ripreso da nessun giornale italiano in questo frangente. Nel 2005 si erano suicidati 6.256 militari reduci dall'Iraq e dall'Afghanistan, superando in un solo anno tutti i caduti nelle due guerre in corso.

Il numero dei feriti, rispetto ai morti, è aumentato di molto rispetto alla guerra del Vietnam. Allora era di uno a tre, adesso siamo passati a 16 soldati feriti per ogni caduto. Il motivo dipende dalla protezione data dai giubbotti anti-proiettile alle parti vitali del torace, e dai progressi della medicina d'emergenza. E il costo della guerra in Iraq potrebbe essere sorpassato dalle spese necessarie per curare i feriti gravi che attualmente sono 29.000 e per cui l'Amministrazione ha già speso 650 miliardi di dollari. A questi feriti però bisogna aggiungere gli attuali 52.000 veterani, e in continuo aumento, che soffrono della sindrome di stress post-traumatico (PSD), disturbo mentale di cui nessuno che sia stato in zona di guerra è esente, causa primaria dei suicidi.

Secondo uno studio pubblicato dall'American Journal of Public Health, attualmente 1,8 milioni di veterani sono senza assicurazione sanitaria.

Questa, anche questa, è la guerra di cui si parla troppo poco.

Una soldatessa di ritorno dall'Iraq riabbraccia la figlia
Una soldatessa di ritorno dall'Iraq riabbraccia la figlia

martedì 25 marzo 2008

Spezzo l'anello a due catene

Ho ricevuto in questi giorni l'invito di Negroski e di Mek2.k a partecipare a due meme. Li ringrazio, ma non mi divertono più molto questi giochini. Adesso poi che BlogBabel si è autocondannata al limbo e se risorgerà vatti a sapere cosa sarà, mi divertono ancora meno. Forse solo uno, che girava al contrario, mi era proprio piaciuto. Ma non era un meme. Questo.

Marino Magliani - Quella notte a Dolcedo

Marino MaglianiC'è un filo che lega gli uffici della Stasi (la polizia segreta della Germania dell'Est) a un piccolo paese sopra Dolcedo nella Liguria occidentale. Lasco per decenni questo filo si tende quando Hans Lotle, pensionato di fresco, chiede il visto per l'espatrio. Il tenente Günter Kobel che questo visto dovrebbe concedergli ha un dossier su di lui e su quello che era successo una notte dell'estate del 1944 quando Hans, soldato delle truppe di occupazione in Italia, partecipò al massacro della famiglia dei Droneri. Su quel dossier però non c'è un fatto che solo lui e il suo capitano conoscevano.

Hans lascia dunque Berlino e si stabilisce nel piccolo paese. Situazione molto precaria la sua. Abita in mezzo ai rovi in una baracca di fortuna e vive di duri lavori che gli procura Manfred un membro della numerosa comunità tedesca che si è stabilita nella zona.

Al paese è da poco ritornata Lori, una trentenne inquieta e girovaga, che instaura con Hans incontri fugaci ma vibranti. Che sia lei il tassello mancante per scoprire il segreto che l'anziano tedesco, ritornato sui luoghi dopo più di quarant'anni, cerca di scoprire?
Quella notte a Dolcedo, dal 6 marzo nelle librerie.

La narrazione ora ha il ritmo del thrilling, ora si smorza nel ricordo nostalgico di quelle terre a cui Magliani è attaccato come il muschio alla roccia. E questo lascia un po' disorientato il lettore che magari si aspetterebbe un crescendo di suspense in attesa del botto finale. Che c'è, nelle ultime pagine, e che non so, nonostante il disclaimer d'obbligo (ogni riferimento a persone e fatti eccetera), se sia ispirato da una storia veramente accaduta.

La trama viene intessuta mano a mano da Hans, metodico, ordinato, modesto, ma l'ordito rado e irregolare irrompe nella tela ad opera di Lori, enigmatica, evasiva, sgamata. Sono le due anime contrastanti e in osmosi dell'Autore, al quale, sabato prossimo, quando lo incontrerò a Ventimiglia, chiederò spiegazioni.

Nella foto Marino Magliani nella sua casa a Prelà dove andai a trovarlo la scorsa estate.
Quella notte a Dolcedo di Marino Magliani, fantasia o storia vera?

Marino Magliani - Quella notte a Dolcedo


Marino Magliani

Quella notte a Dolcedo

Longanesi


sabato 22 marzo 2008

Gianni Rodari

Dall'uovo di Pasqua

Dall'uovo di Pasqua
è uscito un pulcino
di gesso arancione
col becco turchino.
Ha detto: "Vado,
mi metto in viaggio
e porto a tutti
un grande messaggio".
E volteggiando
di qua e di là
attraversando
paesi e città
ha scritto sui muri,
nel cielo e per terra:
"Viva la pace,
abbasso la guerra".


Gianni Rodari
Omegna 1920
Roma 1980


venerdì 21 marzo 2008

Le campane "legate"

tarabala

Nei giorni del Venerdì e del Sabato Santo, in molti paesi c'era, e in alcuni c'è ancora, l'usanza di far tacere le campane in segno di lutto. Al posto dei din don altri suoni riecheggiavano prodotti da strumenti fuori del comune. Sopra una tarabala adoperata a Isolabona (IM). Un asse con due ferri mobili da entrambi i lati che agitata produceva un suono ritmico. Sotto un corno di Ceriana (IM) fatto con la corteccia del castagno.

Siete a conoscenza di strumenti che venivano adoperati in altri paesi?

corno
corno
Grazie Seve per le foto del corno.

giovedì 20 marzo 2008

Processione del Giovedì Santo

Cristo sotto la croce

Più di mezzo secolo fa fu soppressa a Isolabona (IM) una tradizione antica che veniva praticata il Giovedì Santo. Un uomo, alla maniera del Cristo, si faceva deridere e percuotere a sangue in una processione che attraversava per un lungo tratto il paese. Ho scritto questo racconto fedele alla cronaca basata sui ricordi di chi allora, ultimo, portò la croce.

Isolabona, pomeriggio e sera di un Giovedì Santo d’altri tempi

Quando il tramonto era ormai prossimo, un uomo usciva furtivamente di casa e dopo giri tortuosi nei carugi raggiungeva l’oratorio di S. Croce dove lo attendeva il capo dell’omonima confraternita. Aveva ancora nelle orecchie le raccomandazioni che la madre o la moglie gli avevano fatto: ma cosa una donna potesse dire a un uomo a cui voleva bene e che, sano di mente, di propria spontanea volontà, si accingeva a farsi deridere e percuotere, è al di fuori della mia portata immaginativa.

I convenevoli erano brevi, tutto ormai era già stato deciso nei giorni precedenti. Si passava subito alla vestizione che doveva essere terminata prima che arrivassero gli altri confratelli all’oscuro della sua identità. Veniva aiutato ad indossare un rozzo cåmiju (camice) di cànevu (canapa), si infilava ai piedi un paio di grossolane calze di lana al cui interno erano state inserite due suole di cartone, si cingeva alla vita un cordone, in ultimo si infilava sul capo un cappuccio con due fori corrispondenti agli occhi: era pronto. Appesa al muro lo attendeva una croce di medie dimensioni a cui non era inchiodato nessun Cristo. Se la sarebbe caricata sulle spalle e per quella volta l’agnello sacrificale sarebbe stato lui stesso.

In lontananza si sentiva il ta-ra-ta-tà delle tarabale che in quei giorni sostituivano le campane che erano “legate”. Erano suonate dalle turbe di Giüdei, bambini e ragazzi grandi, i suoi persecutori. Se li vedeva già davanti i più scalmanati, quelli che avrebbe dovuto tenere d’occhio per cercare di evitare le percosse più accanite.

Intanto arrivavano anche gli altri confratelli e anche per loro iniziava il rito della vestizione. Indossavano un camice più o meno simile e sulle spalle la mürsia (una mantellina di colore rosso cupo).

Ormai si era fatto scuro. Forse non avete mai provato a pensare com’erano questi paesi la notte. Bene. Provateci che vi do una mano. Quando non esisteva la corrente elettrica, alcuni farnåi (lumi a petrolio), appesi nei crocicchi principali e che un addetto accendeva la sera, costituivano l’illuminazione pubblica. Le finestre delle cucine emanavano un tenue chiarore rossastro proveniente dal caminetto e dai lumi ad olio. Si forava appena il buio. Ma quella sera speciale sui davanzali lungo il percorso della processione venivano posti gusci di lumache pieni d’olio e muniti di stoppino. Luminarie primitive di materiale riciclato non soggette alla bolletta Enel. Quando venivano accese, le fiammelle tremolanti ricordavano le anime del purgatorio dipinte negli affreschi sacri.

In questa atmosfera il condannato faceva capolino sulla porta dell’oratorio. Per un attimo si sollevava un lieve brusio, ipotesi sussurrate sull’appartenenza di quei due occhi che si intravedevano attraverso i buchi del cappuccio. Ma subito dopo si andava a cominciare.

Partenza.

La controfigura del Cristo prima di tutti, poi i confratelli - uno di essi portava un’altra croce sul cui braccio orizzontale erano infissi i misteri, cioè tutta la simbologia della Passione - poi le donne, ognuna con una candela in mano, e naturalmente i Giüdei in ordine sparso, impazienti di scatenarsi.

Ma non manca qualcuno? Altroché! Il parroco quella sera se ne stava rintanato in canonica, lavandosene tranquillamente le mani di quello che sarebbe successo al penitente. Per la cronaca, almeno nell’ultima edizione, che si svolse nel 1946 e di cui ho il racconto registrato fattomi dal protagonista, il prete c’era. Ma era un prete nuovo, appena insediato, e nessuno lo aveva informato delle usanze del paese.

Sulla Bunda, la via principale del centro storico, a parte qualche sberleffo, tutto rimaneva tranquillo. L’inizio del calvario iniziava dal Büteghìn, da lì in poi la strada era disseminata di sbrili (pietre aguzze e taglienti) e di ogni genere di arbusti spinosi tra cui soprattutto aråstre (ulex europaeus) ma anche regüranse (rosa canina) e rovi. I Giüdei impugnavano fusti di una pianta chiamata appunto båticristu (arctium lappa), adoperati, per la loro resistenza, come scudisci.

Forse all’inizio c’era un attimo di esitazione perché cominciare a colpire, così a freddo, un uomo, pure in un rito semisacro, poteva sembrare una vigliaccheria. Ma scagliata, e non metaforicamente, la prima geva (zolla di terra), era un diluvio. Anche perché nel percorso in discesa della Bunda il più delle volte il penitente veniva identificato dall’osservazione attenta di vari particolari, in primo luogo l’andatura. E così per qualcuno poteva diventare un piccolo regolamento di conti.

Il tragitto, anche se non in erta salita come il Golgota, era bello lungo. Si andava fino alla chiesetta di S. Rocco e si ritornava indietro dopo una sosta davanti al cimitero. Le donne e i confratelli pregavano e cantavano, i Giüdei colpivano, e qualche volta, quando le percosse si facevano più dure, il penitente bestemmiava; poteva addirittura succedere che preso particolarmente di mira, deponesse la croce e inseguisse il suo persecutore senza mai raggiungerlo, impacciato com’era nei movimenti, per ritornare poi mestamente al suo calvario. C’erano dei punti fissi dove i Giüdei si potevano rifornire di munizioni ed erano le fasce prospicienti la strada. Quando si arrivava lì, l’uomo cercava di proteggersi come meglio poteva ma tutto era inutile. Lividi, sudore e sangue, man mano che si procedeva, aumentavano.

Sorge quindi spontaneo l’interrogativo: ma perché lo faceva? Peccati da farsi perdonare? Di quale mai gravità? E nell’intimità della casa si conoscevano almeno le motivazioni del congiunto, oppure tutto rimaneva relegato in quell’angolo recondito dell’animo da dove si sprigionano gli impulsi più nobili ma anche gli istinti più inconfessabili? Domande senza risposta. Posso solo dire che chi mi raccontò la sua Passione, l’ultimo, come abbiamo già detto, perché con lo scioglimento della Confraternita nel 1947, il rito fu soppresso, motivò quella sua scelta con un voto fatto in tempo di guerra, prigioniero nell’isola di Creta, in stato di estrema prostrazione.

Sulla via del ritorno, dato che non c’era stato il sacrificio estremo, cioè la crocifissione, e ci sarebbe mancato anche questo, la penitenza continuava, anche se con minore fervore. Ma su quel corpo ormai piagato pure le carezze avrebbero fatto male.

Dopo quello sfogo collettivo, su cui gli antropologi avrebbero ancora molto da scavare, si finiva in bellezza con una cena offerta dal priuu a base di fresciöi (frittelle) di baccalà, turta (torta pasqualina) e va da sè vino.

mercoledì 19 marzo 2008

E poi dicono che Milano è cara

menu ristorante
Milano, via Padova. Scelta tra quattro primi, tre secondi, tre contorni per 6,50 euro.

Mi piacerebbe sapere dai numerosi amici liguri della costa e dell'interno se un posto simile esiste anche da quelle parti.

martedì 18 marzo 2008

Fausto e Iaio, trent'anni dopo

Fausto e Iaio
Prima di leggere vi consiglio vivamente di sentire questa traccia sonora. Sono solo quaranta secondi.


Ero a casa quel sabato 18 marzo del !978 appena rientrato dopo essere passato da questo bar. Quel comunicato di poche parole crude mi impietrì. Ma reagii subito. Feci le scale di corsa e saltai al volo sulla Bianchi. In due minuti fui davanti al Centro sociale Leoncavallo.

Due giorni prima, il giovedì, era stato rapito Aldo Moro dalle Brigate Rosse, e la città era intontita e incredula. Nei luoghi della Sinistra, parlamentare ed estrema, era un susseguirsi di discussioni che discussioni non erano perché ognuno rimaneva sulle proprie posizioni. Né con le Br né con lo Stato, no, con lo Stato. E intanto la Storia aveva il suo corso.

Arrivai che via Mancinelli, dove era avvenuto il duplice omicidio, era bloccata dalla polizia. Compagni e compagne che si abbracciavano con lacrime di emozione straziante e di rabbia impotente. Molti stavano arrivando da ogni parte di Milano, saputa la notizia che era rimbalzata in un istante da una radio libera all'altra.

Partì un corteo spontaneo per il Casoretto che a mano a mano si ingrossò. Mentre un altro corteo molto più numeroso attraversò la città per raggiungere la sede dell'Ansa in piazza Cavour. C'era da smentire e subito le vergognose veline che la Questura aveva fatto circolare subito dopo l'omicidio, "regolamento di conti tra gruppi dell'estrema sinistra" "motivi di droga", quando era evidente a tutti che erano stati i fascisti.

Seguirono giornate convulse, Il 22 marzo ci furono i funerali che, come potete vedere dalla foto, furono la risposta di una città che aveva ancora una coscienza civile di combattività.

"Pur in presenza dei significativi elementi indiziari sopra illustrati a carico della destra eversiva in particolare degli attuali indagati appare evidente allo stato la non superabilità in giudizio del limite appunto indiziario di detti elementi". E così il 6 dicembre del 2000 Clementina Forleo mette fine alla vicenda giudiziaria di Fausto Iaio. In questa Italia, e penso alle stragi, la verità della Giustizia non corrisponde mai a quella storica.

Fausto e Iaio
Lorenzo Iannucci detto Iaio e Fausto Tinelli

Fausto e Iaio
22 marzo 1978 - I funerali al Casoretto



Fausto e Iaio



... che idea morire di marzo
Il libro che uscì nel 1979. Potete scaricarlo in formato PDF (11227 Kb) QUI.




Fausto e Iaio



Fausto e Iaio
Trent'anni dopo
Raccolta di scritti, documenti, testimonianze per non dimenticare. QUI






lunedì 17 marzo 2008

Non c'è più religione

gruppo di scout
Ero attaccato allo stereotipo. Lo scout bravo ragazzo, forse un po' demodé nella mise. Pantaloni corti anche nel rigido inverno e calzettoni di lana nella calura estiva. Ma quella era la divisa. Lo scout che sa fare centouno nodi, che supera ponti sospesi sui torrenti, che accende il fuoco senza fiammiferi e che insomma il manuale delle piccole marmotte dalla prima all'ultima voce lo sa mettere in pratica. Senza dire poi dell'attaccamento devoto ai parroci giovanilisti.

Mi si è rotto l'incanto di questa gioventù esemplare. Adesso il moderno adolescente scout non si tira indietro se c'è da ubriacarsi, farsi le canne, fare sesso prematrimoniale e non dice nemmeno no all'aborto.

Il ritratto emerge da una ricerca svolta su 2.500 scout di 25 paesi europei durante Roverway 2006 e presentata alla Provincia di Firenze. Per 8 scout su 10 ci si può ubriacare, per 1 su 2 farsi le canne, oltre il 90 per cento accetta il sesso prematrimoniale e 9 su 10 non escludono l'aborto.

Mio dio, ma allora dove sono andati a finire i "bravi ragazzi"?.

A dir la verità i cambiamenti in queste organizzazioni cattoliche li avevo visti da tempo. Nel luglio del 1976 feci un ampio reportage fotografico per Panorama, che allora era una rivista "seria", su un raduno nazionale di scout vicino a Torino. Scoppiò in certi ambienti di chiesa un piccolo scandalo. Le scout, orrore, erano riprese in hot pants, al posto delle bragone corte classiche, abbracciate ai loro amici maschi sotto le tende. Feci anche avere sottobanco alcune foto a Famiglia Cristiana che ci montò un lungo servizio. In quell'occasione fotografai anche Gianni Rodari che era stato invitato al raduno e rimasi a tal punto affascinato dalla sua umanità affabulatrice che il giornalista che era con me mi scrollò a scattare tanto ero rimasto imbambolato a sentirlo parlare.

La foto è presa da qui

domenica 16 marzo 2008

Il pranzo della domenica

nido di rondine
No, oggi non mangio questo/a. L'ho mangiato/a qualche sera fa. E ne vado matto. Dopo un po' di risposte vi dico cos'è.

Ma voi la domenica, che magari c'è un po' più di tempo per stare dietro ai fornelli, fate un pranzo speciale come nella tradizione italiana? Oppure le abitudini sono cambiate, ci si alza tardi, si apre il frigo, e via cosa c'è.

Risposta
Zuppa di cipolla in crosta

sabato 15 marzo 2008

Aimé Césaire

Zanne

Non è polvere di pigmento
né mirra
odor di viola né diletto
ma fior di sangue a fior di pelle
carta di sangue carta del sangue
di sudore al vivo a pelle
né albero a taglio raso
ma sangue che sale nell'albero di carne
con nervi e fegato
            Nessuna remissione
a picco lungo le pietre
            a picco lungo le ossa
peso rame ceppi cuori
veleni carovanieri del morso
sul filo tiepido delle zanne


Aimé Césaire
Basse-Pointe (Martinica) 1913

È giusto che gli studenti diano i voti ai loro prof?

nido di rondine
Immaginate un sito dove ci siano tutte le scuole d'Italia, e per ogni scuola tutti i professori e che ogni studente abbia la facoltà di dare un voto ai propri prof. Non c'è tanto da immaginare, un sito del genere esisteva, anzi a dir la verità esiste ancora in Francia, Note2be.com, ma, anche se non è stato oscurato, è stato colpito al cuore del suo sistema dalla Giustizia francese, in quanto le votazioni già espresse sono state eliminate e naturalmente non si può votare più, almeno fino a quando non ci sarà un grado definitivo di giudizio in un senso o nell'altro.

Non era un sito goliardico, in quanto i parametri di giudizio variavano dalla capacità di suscitare interesse, la competenza sulla materia insegnata, la sensibilità ad ascoltare le difficoltà nell'apprendimento dell'allievo e via dicendo.

Come c'era da aspettarsi, la classe dei professori, ha reagito con durezza mettendo in campo tutte le armi a disposizione. Per prima cosa, un invito al boicottaggio rivolto agli inserzionisti del sito, facendo pressione sulla concessionaria. Poi iniziative legali portate avanti da parte di un rappresentativo sindacato di categoria e una campagna di opinione lanciata attraverso infuocate dichiarazioni sul diritto alla privacy, sull'intoccabilità dei professori, sull’impossibilita da parte di studenti e genitori di emettere pareri sugli insegnanti (e sopratutto di renderli pubblici) per provata mancanza di competenza.

Il sito, pur avendo fatto ricorso in appello, si è quindi schiantato ponendo fine a questa poco ortodossa intrusione 2.0 nelle gerarchie di chi insegna e dà voti e di chi invece ha il ruolo di ascoltare. La sentenza, che va controcorrente rispetto a casi identici sviluppatisi negli Stati Uniti, Canada o Regno Unito, stabilisce dunque un precedente che rischia di fare giurisprudenza in più di un paese europeo.

La materia è delicata, molto, ho riportato il caso per sapere cosa ne pensate.

Via apogeonline

giovedì 13 marzo 2008

Nostalgia delle rondini

nido di rondine

Arrivavano a stormi e seppur stanche del lungo viaggio prima di posarsi, come per dire ecco vedete siamo di nuovo qua, facevano tutte assieme larghe virate e poi picchiate e poi cabrate. Finalmente si dividevano e planavano, ognuna a ritrovare la casa dove era nata l'anno precedente. Al mio paesello, di fronte alla finestra della cucina c'è un nido che ormai da anni rimane miseramente vuoto. E fa tristezza.

Causa il cambiamento del clima, causa la mancanza di insetti eliminati da mille pesticidi questi uccelli intoccabili che annunciavano la bella stagione sono sempre più rari nelle zone dove da secoli avevano scelto di nidificare. Cambiano rotta, oppure la perdono per andare a finire in territori non confacenti alle loro esigenze con le conseguenze che si possono immaginare.

Altri volatili migratori, mai visti prima, viceversa arrivano come scrissi QUI, sconvolgendo la fauna tradizionale. E' proprio il caso di dirlo, grande confusione sotto il cielo, anzi in cielo.

Ho la piccola soddisfazione che nella casa a Milano le rondini arrivano, e i nidi abbarbicati a un soffitto a cassettoni di legno del Seicento sono sempre abitati. E queste rondini le difendiamo. Guardate il volantino dell'anno scorso attaccato al portone.

Uno stormo di uccelli, contrariamente a quanto viene da pensare, non ha un leader. Agisce in modo armonioso perché ogni singolo uccello segue un insieme di regole di base, che lo portano ad imitare l’atteggiamento dei propri vicini. Vedere QUI.


La foto è di Barry Gomer ©

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domenica 9 marzo 2008

Ciao Fogliadisole

La foto che mi avevi mandato, tu tutta bella con le calze a rete di fronte al chiarore prepotente della finestra, era pronta. Volevi la chioma rossa, e rossa te l'avevo fatta. Sarebbe stata la copertina del tuo prossimo romanzo.

Ma te ne sei andata. In silenzio. Solo oggi l'ho saputo.

Ciao Fogliadisole, in qualunque parte dell'Universo tu sia.

Milena Belliardo autrice di Fogliadisole

sabato 8 marzo 2008

Saffo

Sei giunta: hai fatto bene: io ti bramavo.
All'animo mio, che brucia di passione, hai dato refrigerio.

Saffo
Isola di Lesbo (Grecia) 600 a.C.

giovedì 6 marzo 2008

Il genocidio delle api

ape su fiore
Ebbi la fortuna, da ragazzino, di seguire per due estati, tre volte la settimana, un fantastico apicultore, Alfredo Ferraresi. Inseguiva le fioriture, d'inverno al mare e d'estate in montagna. Passava a prendermi con la sua R4 grigia e salivamo su verso Gouta nell'alta Val Nervia (IM), dove, in mezzo alle acacie che un tempo erano state piantate per trattenere il terreno franoso, aveva piazzato i suoi sciami. Ferraresi produceva poco miele, si era specializzato nella pappa reale e aveva i suoi segreti per indirizzare le api a produrre di più questa preziosa sostanza.

Fra un po' le gemme esploderanno in fiori ma miliardi di api italiane mancheranno all'appuntamento. Questa volta non è la Varroa che sterminò parecchi anni fa gli otto alveari che avevo attorno a questa casetta, anche per mio volere perché mi rifiutai di immettere nelle arnie un potente pesticida che avrebbe annientato questo acaro parassita. Adesso ci troviamo di fronte a un assassino ben più subdolo che non arriva dalla natura ma che abbiamo creato noi stessi con la chimica. Sono gli insetticidi neonicotinoidi a base di molecole neurotossiche e proprio per questo motivo da anni vietati in Francia.

La polverina con cui vengono irrorate le sementi si solleva durante la semina e poi si posa sull'erba dei fossati, sulle foglie degli alberi. dove la rugiada se ne imbeve, e le api che nella stagione secca hanno solo la rugiada come dissetante, ne assorbono concentrazioni non letali ma sufficienti a istupidirle. In giro a bottinare, come drogate, senza più la cognizione dello spazio e del tempo, non trovano più la via di casa e vagano senza meta per poi lasciarsi morire esauste.

Quando si parla di questi insetti il primo pensiero va al miele, ma la loro grande e insostituibile funzione è quella di impollinare i fiori che poi diventeranno frutti. Se non ci fossero loro assieme al vento niente mele, niente pesche, niente ciliegie. "Se morissero tutte le api all'uomo resterebbero quattro anni di vita". Lo disse quel simpaticone di Albert Einstein.

Un'ultima cosa. Se per caso un'ape vi gironzola attorno alla testa, state calmi, non fate movimenti bruschi, e non vi succederà niente.
ape su fiore
Uno sciame dentro un tronco d'albero cavo
Maison des abeilles, Casa delle api, a La Brigue, alta Val Roya in Francia. Un antichissimo sistema di allevamento di api. Uno sciame dentro un tronco d'albero cavo.

mercoledì 5 marzo 2008

Bicentenario di Meucci

MontecarloIl 3 di questo mese chi è andato su Google avrà notato che al solito logo avevano aggiunto qualcosa. Succede ogni tanto quando in quel dato giorno si vuole ricordare una particolare ricorrenza o un evento in corso. In questo caso il noto motore, nell'anniversario della nascita, sembrava dare a Bell il merito dell'invenzione del telefono. In realtà, come ha ammesso a fatica il Congresso degli Stati Uniti l'11 giugno del 2002, questa fondamentale invenzione si deve al nostro connazionale Antonio Meucci.

Quest'anno, il 13 aprile, ricorre il bicentenario della sua nascita ma non mi sembra che lo Stato Italiano abbia finora battuto la grancassa come di solito fa per gli anniversari secolari di cittadini illustri. Ora l'amico Gimmi propone per quel giorno di organizzare un Meucci Day, pubblicando un post in tema. Aderisco al volo, e mi piacerebbe anche che aderissero Giovanna, Annarita, Suburbia, Biagio, Keplero e CattivaMaestra.

martedì 4 marzo 2008

Pecunia non olet

Montecarlo
Principato di Monaco

Avrete senz'altro saputo della lista di 400 nostri connazionali con conti bancari sospetti in Liechtenstein acquisita dall'Agenzia delle entrate e adesso anche in possesso dei pm che stanno indagando per stabilire eventuali reati. Sembra che ci siano, anzi no, ci sono anche politici intestatari di questi conti. Fuori i nomi, il più presto possibile, e non qualche giorno prima delle elezioni che diventerebbero schizzi di cianuro di cui non si sente proprio il bisogno.

Quando si parla di cose strane nel nostra Paese si usa l'allocuzione "è un'anomalia tutta italiana". In questo caso dovremmo dire "è un'anomalia tutta europea". Ci sono, all'interno del territorio di questa grande federazione, cinque Stati che si sono tirati fuori. Il Vaticano, il Principato di Monaco, il Principato del Liechtenstein, la Repubblica di San Marino e la Repubblica di Malta. Anche la Repubblica di Andorra, ma lì è un altro discorso. Ora questi cinque Stati, orgogliosi della loro superba indipendenza, hanno come moneta ufficiale l'euro. E l'Europa, non può, diciamo non vuole perché se lo volesse potrebbe o con le buone o con le cattive, mettere il naso nelle loro banche, crocevia molto trafficato di affari sporchi e sporchissimi da cui questi Stati traggono utili che solo loro sanno.

Sono sempre più d'accordo con quello che dicevano i Romani, pecunia non olet, il denaro non puzza. C'è forse differenza tra i soldi che una fabbrica d'armi guadagna vendendo, con il placet del suo governo, pistole, fucili, mine, mezzi corazzati a un paese africano alla fame, e i soldi che guadagna un mercante d'armi irregolare che vende allo stesso Stato mercanzie simili? Ma i primi, secondo la legge sono puliti, i secondi sporchi. No, sono sporchi entrambi, di sangue. E del resto basta un po' del deodorante che adoperano le banche di questi Stati e le banconote che puzzano ritornano fragranti di rose e violette.

Mi ricordo benissimo un punto del discorso che fece il principe Alberto di Monaco dopo il suo insediamento, sorry intronamento: «Faremo pulizia nelle nostre banche». Le promesse dei politici, si sa, sono peggio di quelle dei marinai. E le promesse dei principi?

lunedì 3 marzo 2008

MyBlogLog, cosa mi combini?

screenshot mybloglog
MyBlogLog è un social network. Ci si iscrive e si può così entrare in contatto con tante altre persone. A dir la verità deve il suo successo alla possibilità che dà di farsi vedere mentre si naviga su altri blog iscritti allo stesso circuito. Sono le iconcine che vedete nella colonna di destra. Ora quando si genera l'account viene inserita automaticamente la data. Guardate la mia. I casi sono due. O è 1999 o 2099. Ma nel 1999 MyBlogLog non esisteva ancora e nel 2099 senz'altro non esisterà più. Quindi mi trovo tra color che son sospesi. Qualcuno fra gli espertissimi sa dirmi cosa mai può essere successo in quel database? E magari anche quale strano insetto si è intrufolato tra righe e colonne?

domenica 2 marzo 2008

Cena dalla baronessa con sorpresa

fichi secchi
Qualche sera fa sono andato con alcuni amici a cena in un antico palazzo non molto ben messo di nobiltà in bilico. Era da parecchio tempo che si rimandava, e perché non poteva uno e perché non poteva l'altra, e perché non potevano tutti quanti. Finalmente abbiamo salito lo scalone e siamo entrati in questi saloni rimasti pressoché immutati da un secolo. Per me era anche una specie di sopralluogo non dichiarato per un eventuale prossimo servizio fotografico. Ho fatto anche, e ti pareva, la gaffe. Che l'ho chiamata contessa e lei benigna mi ha corretto senza aversela a male. Dicevo della cena. A un certo punto il marito della nobildonna, che non è un barone, ha tirato fuori questi due pacchetti che avviluppavano nelle foglie qualcosa di mangereccio. Cosa? Hanno un diametro di circa quindici centimetri.

Aggiornamento, 3 marzo, ore 19.56
giuseppe riina
Lo ammetto, l'aspetto non è il massimo ma vi assicuro che questi fichi secchi sono proprio squisiti. Si seccano normalmente poi si racchiudono nelle foglie della pianta assieme a foglie di alloro. Si consumano dopo qualche mese. Qualcuno magari sarà rimasto deluso, chissà cosa si credeva. Nemochiaravalle e Skip avete indovinato, bravi.

Curiosità della serie ecchissenefrega. La gerarchia nobiliare era la seguente. Re o Imperatore, Viceré, Principe, Arciduca, Granduca, Duca, Marchese, Conte, Visconte, Barone, Nobile, Cavaliere.

sabato 1 marzo 2008

René Char

L'ascesa della notte

ll fiore che riscaldo,
i suoi petali raddoppio,
la sua corolla oscuro.

Il tempo lacera e taglia.
Un chiarore se ne allontana:
il nostro coltello.

La primavera ti cattura
e l'inverno ti emancipa,
paese di balzi d'amore.

La stella mi restituisce
l'aculeo di vespa
che in lei s'era nascosto.

Veglia, volto chino,
irrighi il cuore
delle capre sui picchi.


La montée de la nuit


La fleur che je réchauffe,
je double ses pétales,
j'assombris sa corolle.

Le temps déchire et taille.
Une lueur s'en éloigne:
notre couteau.

Le printemps te capture
et l'hiver t'émancipe,
pays de bonds d'amour.

L'étoile me rend
le dard de guepe
qui s'etait enfoui en elle.

Veille, visage penché,
tu irrigues le coeur
des chèvres sur le pics.


Traduzione di Adriano Marchetti

René Char
Isle-sur-la-Sorgue 1907
Parigi 1988