Penso abbiate letto di quella ragazzina che vendeva le foto di lei svestita per potersi vestire di abiti griffati.Riporto da Repubblica di oggi, pag. 19, "Un commercio a quanto pare abbastanza fiorente, da consentire alla studentessa di comprarsi quei vestiti firmati che i genitori si rifiutavano di regalarle per ragioni educative prima ancora che per questioni di soldi". A fianco di questo articolo spunta il prezzemolo tritato Paolo Crepet che dice la sua "Il modello è la mamma che fa troppo shopping". Ora vorrei sapere da dove questo signore, che passa per psicologo nel circo Barnum dei talk show, ha desunto questo tranciante giudizio senza avere men che niente in mano. E perché il modello non è un'amica, o la mamma dell'amica, o la rivista di moda alla moda? Ma forse è di moda prendersela con le mamme e visto che questo Crepet è alla moda quant'altri mai che avrebbe dovuto dire?
Ma può anche darsi che il motivo di questa sparata gratuita sia più profondo. Che non abbia mai risolto il problema del rapporto con la sua di mamma? In tal caso, prima di far stendere gli altri sul lettino, sarebbe meglio, per il bene di tutti, che si stendesse lui.
Se fossi nei panni della mamma della ragazzina citerei senza indugio in giudizio il Crepet Paolo e come risarcimento danni chiederei il divieto per questo signore di parlare in pubblico per i prossimi venti anni.
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Non sto qui a ricordare le dure battaglie operaie per la giornata lavorativa di otto ore prima e per la conquista della settimana corta poi. Prendo la questione da un altro punto di vista, quello biblico.
La Confindustria, un attimo dopo l'insediamento del governo, dichiarò gongolante che era in sua completa sintonia. Bugia. Era l'esecutivo che si trovava in sintonia con la Confindustria. Ragione di più per gongolare.
In Italia abbiamo centomila poliziotti, altrettanti carabinieri e altrettanti finanzieri, non conto le guardie forestali. Questi trecentomila uomini e donne dovrebbero garantire sonni tranquilli ai cittadini. Ma ultimamente questi sonni si sono fatti agitati, sia per fattori oggettivi che non nego, sia molto di più per il gran can can della destra e anche della sinistra amplificato dagli organi di stampa scodinzolanti e conniventi.


La Liguria dell'estremo Ponente d'Italia ha uno scrittore che non è molto conosciuto in tutto il Paese, Francesco Biamonti. Quello che ha scritto su queste terre di mare, di colline e di montagne travalica il territorio geografico per diventare un luogo dello spirito sempre in bilico sull'abisso della caducità della vita.



Quando uno arriva a una certa età e si è buttato ormai alle spalle la carriera dovrebbe essere più libero di parlare e dire quello che veramente pensa. Non è così per gli uomini di potere che avendo mentito per tutta la vita rimane loro il vizio anche a un passo dalla tomba. Ci sono le eccezioni e Carlo Maria Martini, cardinale, è una di queste. A dir la verità non le mandava a dire nemmeno quando era arcivescovo di Milano. Mi ricordo i visi ingrugniti dei dirigenti di Comunione e Liberazione, Roberto Formigoni in testa, a cui Martini negava pubblicamente qualunque favore per i loro numerosi affari, e mi ricordo anche i politici delusi da un prelato così poco, anzi per niente, propenso a mischiare le cose di Cesare con quelle di Dio. Riporto alcuni passi che il cardinale ha pronunciato commentando i brani della lettera di San Paolo ai Romani dove si parla del peccato durante gli esercizi spirituali a Galloro vicino ad Ariccia.




