Viatico per una passeggiata
Avverto un'esitazione crescente anche solo a nominare i luoghi che mi "parlano", come si dice, di più. Infatti, vengono a malapena riscoperti, a volte, angoli abbandonati dagli antichi abitatori e messi da parte, che già, con le migliori intenzioni del mondo, li si riempie di rumori, di discorsi, di sport e di "installazioni" artistiche ben lungi dal valere il loro silenzio, la loro distanza.
È bene tuttavia, incontestabilmente, per uscire dalla patologia ambientale, prendere un nuovo contatto con i luoghi, i paesaggi, realizzare un nuovo incontro tra lo spirito umano – il corpo-mente umano – e la terra.
La domanda è: come?
Innanzitutto, cos’è un luogo? Questa domanda ce la si pone fin dagli esordi del pensiero occidentale. Ecco la risposta di Aristotele (nel libro IV della Fisica): "È difficile dire cos’è esattamente un luogo. Il luogo è una cosa, ma ha anche una potenza. È inoltre evidente che all’interno del luogo vi è un altro luogo, e così all’infinito".
E poi, cos’è un essere umano? L’essere umano si è creduto molte cose: fatto a immagine di Dio, padrone della natura, portatore dell’ideale. Preferisco dire semplicemente: abitante della Terra. E mi piace la definizione che comincia ad aver corso nella biologia più recente: quella di un "sistema aperto" la cui "grammatica" interna non è separata dalla sintassi dell’universo.
Senza essere minimamente tentati di "fare i filosofi", una lunga camminata meditativa, nella quale le piste del pensiero si uniscano ai sentieri della sensazione, può condurre a spazi non codificati, inediti.
E poi, senza assolutamente "fare i poeti", si può cercare di dire ciò che si è visto, lo spazio nel quale si è penetrati. Ho trovato che la forma più propria a questo genere di contesto è l’haiku giapponese, basato su un gioco delicatissimo fra il fenomeno presente e il tutto che ci circonda. Ecco perché ho proposto, anni fa, quella che ho definito la passeggiata-haiku, consacrata all’ecologia della mente, alla filosofia naturale e alla conservazione durevole del mondo:
Quel tanto di dolcezza
perché al prugnolo un fiore
dopo l’altro si schiuda.
Non fosse per il verso,
invisibili gli aironi
nel mattino di neve.
Dove il sentiero termina
tutto si rassomiglia:
odore di biancospino selvatico.
Buon percorso, buona passeggiata!
Kenneth White
Gorbals (Scozia) 1936