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martedì 19 ottobre 2010

L'orecchia alle pagine di un libro

Ma intanto il fatto è accaduto. Non previsto e non in sintonia con l'occasione, l'indefinito si è fatto carne, la carne voglia, e la voglia azione. Un "fatto fatto" direbbe la 'Nita. Perché così si usa esprimere nella sua lingua, con la duplicazione, l'inconsueto e l'eccezionale.
Un fatto fatto.
Ho tolto gli occhiali, ho messo l'orecchia alla pagina e riposto il pesante volume di avventure che in quei giorni mi dava piacere, e ho allungato le mani. Mollemente. Qualcosa nel mio cuore prima ancora che altrove mi ha chiesto di farlo.

Maurizio Maggiani
Meccanica celeste
Feltrinelli


Del romanzo ho già parlato. E adesso, quando rivedo Maggiani, glielo chiedo. Se questo del fare le orecchie alle pagine dei libri per tenere il segno è una sua abitudine o ha appiccicato questa abitudine al suo personaggio.

Forse mi sarà capitato qualche rarissima volta da ragazzo, ma poi non più. Non faccio orecchie alle pagine, e per tenere il segno quando sono in giro può essere uno scontrino un biglietto una penna un pezzo di giornale ma orecchie mai. E non è che io tratti i libri come delle reliquie da prendere con i guanti. Non li maltratto ma nemmeno sono un maniaco come certi che foderano le copertine per non sporcarle.

Io i libri li presto anche volentieri. E certi non ritornano e non so nemmeno più in che mani siano finiti. I libri sono fatti per essere letti e se lo stesso volume ha più lettori ben venga.

Ma dicevo le orecchie mai. E voi?


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