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giovedì 30 settembre 2010

Il dito medio di Cattelan

Il dito medio di CattelanIl dito medio di Cattelan

Milano, piazza Affari - La scultura del dito medio di Maurizio Cattelan. La mano in marmo di Carrara è alta 4 metri e 60 ed è posizionata sopra una colonna che porta l'altezza della scultura a quasi 11 metri complessivi.
foto Alberto Cane ©
Quando venerdì scorso è stata inaugurata, dopo diatribe infinite (ne avevo parlato QUI) questa scultura di Cattelan che rappresenta un dito che la mette in quel posto alla Borsa ero in viaggio. E i fotografi che erano presenti quel giorno non hanno potuto produrre immagini di qualità per il tempo inclemente.

Sono quindi andato oggi a documentare l'opera prima che sparisca, e succederà domani o dopo, visto il compromesso a cui si era giunti: "Sì, diamo il permesso per esporla ma solo per una settimana."

Opera d'arte, non opera d'arte? E chi può dirlo?

Il gesto, questo gesto del dito non era nostro, lo è diventato in questi ultimi tempi. Globalizzazione del linguaggio che travalica la lingua e regredisce alla primitività.

Queste foto sono ©Alberto Cane. Lo dico perché mi sono un po' rotto di tutti i maleducati che prelevano da qui e manco grazie. Quindi se qualcuno vuole prenderle me lo deve chiedere.

Aggiornamento 2 ottobre
Ieri la giunta milanese ha deciso che la statua, che avrebbe dovuta essere rimossa lunedì, rimarrà in piazza Affari fino al 24 ottobre, data di chiusura della mostra di Cattelan a Palazzo Reale. E nel frattempo si è aperta anche la possibilità che l'opera rimanga in via permanente a Milano. Il sindaco Moratti, infatti, ha chiesto all'assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory di presentarle una proposta in merito di cui si discuterà la prossima settimana. Non verrà invece prolungato il calendario della personale a Palazzo Reale ma solo per un problema di carattere tecnico. Infatti la sala delle Cariatidi, che ospita due delle tre opere in mostra, è in fase di ristrutturazione e non può essere utilizzata oltre la data stabilita.

Aggiornamento 9 ottobre
Maurizio Cattelan dopo che si è ventilato l'ipotesi di esporre l'opera in via permanente a Milano ha scritto una lettera formale all'assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory.
"Sono felice che il Comune stia valutando la possibilità di accettare la donazione della scultura e sono più che contento di valutare qualsiasi proposta che rispetti però lo spirito originale del lavoro. Il progetto è stato realizzato per piazza Affari e lì deve rimanere, questa è la mia condizione. Se non in pianta stabile almeno per un numero di anni, una ventina per esempio. Perché tra vent'anni quella piazza sarà un'altra cosa e l'opera sarà stata metabolizzata."
Adesso si attende la decisione della Moratti che non dovrebbe tardare perché se la statua non dovesse restare a Milano bisognerà cominciare a organizzare il suo trasporto altrove entro il 24 ottobre, data di chiusura della mostra a Palazzo Reale.

Aggiornamento 23 ottobre
Letizia Moratti, durante la registrazione di Victor Victoria di Victoria Cabello, che andrà in onda martedì 26 ottobre in seconda serata su LA7, ha dichiarato: "Ho parlato con Cattelan oggi pomeriggio, era a New York. Abbiamo deciso che il dito rimane là dov’è fino a tutte le vacanze natalizie e poi sceglieremo dove metterlo, ma il dito rimarrà in città" e ha poi aggiunto: "Io spero che rimanga li dov’è, ma non decido da sola".

Il dito medio di Cattelan in piazza Affari a Milano davanti al palazzo della Borsa
Il dito medio di Cattelan in piazza Affari a Milano davanti al palazzo della Borsa

Le radici di un percorso. L'associazionismo agricolo nella provincia di Imperia

Esistono due tipi di eredità: senza e con testamento. Nell’eredità tramandata senza testamento c’è solo la continuità delle cose, mentre in quella trasmessa per testamento il testatore opera una scelta, assegna un nome, indica dove siano i tesori e quale ne sia il loro valore. E di tesori e del loro valore, in un’eredità volutamente tramandata, si parla in questo libro che ripercorre la storia dell’associazionismo e del cooperativismo agricolo di sinistra, che diventerà maggioritario, nella provincia bianca che più bianca non si può di Imperia.

La narrazione è del suo artefice: Mario Genari (classe 1921), ed è raccolta da Pia Viale (andate a vedere il suo blog) che ne risalta i contenuti con annotazioni di rara finezza. Un'impresa incredibile, quella compiuta da Mario insieme a pochi altri, e un monito severo alla nostra attuale incapacità di agire di fronte agli stravolgimenti politici, culturali e tecnologici che la nostra vita ha subito e subisce in questi anni.
gpl

Il libro sarà presentato da Gian Paolo Lanteri e Paolo Veziano a Sanremo domani, venerdì, alle ore 17 alla biblioteca civica, nell'ambito della manifestazione "Ottobre, piovono libri. I luoghi della lettura"

Le radici di un percorso. L'associazionismo agricolo nella provincia di Imperia

Mario Genari
Maria Pia Viale


Le radici di un percorso
L'associazionismo agricolo nella provincia di Imperia


CIA
(Confederazione Italiana Agricoltori)
e AMES LIGURIA




lunedì 27 settembre 2010

Panorama e paesaggio

Paesaggio del Roero
Paesaggio del Roero
Paesaggio del Roero

Panorama è Natura nuda e cruda. Paesaggio è Natura addomesticata.

Sono stato questo fine settimana, come avevo scritto in un commento al post precedente, nelle Langhe e nel Roero di Piemonte, zone per l'appunto di Natura addomesticata come potete vedere dalle foto sopra.

Il motivo per cui sono andato là era che si dava questo premio "Roero: Vino e territorio. Estetica del paesaggio agrario", inventato dall'amico Nico Orengo e giunto ormai all'ottava edizione.

E quest'anno il premiato è stato Jean-Marie Rey, figura unica nell'ambito del vivaismo mediterraneo. Pensate che nei 220 ettari della sua azienda ha raccolto 4200 varietà di piante, tra cui 250 di ulivi, altrettanti di oleandri, 100 di fichi, 25 di rosmarini e via andando.

Ma c'erano altri motivi per essere a Canale d'Alba e a Roccapaglia, nel comune di Pocapaglia, sulla riva sinistra del Tanaro.

Uno era una specie di gemellaggio o amicizia che dir si voglia tra queste terre del basso Piemonte e la Liguria, sia la mia, quella di Ponente, sia l'altra, quella delle Cinque Terre a levante, con l'obiettivo sempre del paesaggio rurale (andate a vedere queste fasce aeree di viti liguri che avevo pubblicato nel 2008).

L'altro è che si è deciso di dedicare ogni anno un albero a Nico prendendo spunto dai suoi romanzi, e si è cominciato con l'ulivo. Per questo ero stato incaricato di fotografarne alcuni. Delle immagini prodotte ne pubblico una (foto sotto).

Due giornate belle belle che mi hanno riempito gli occhi e il cuore e la mente.

Ringrazio molto Luciano Bertello, dell'Enoteca regionale del Roero, per la squisita ospitalità e gentilezza riservata a me, alle mie amiche a ai mie amici.

Ulivi in Liguria

venerdì 24 settembre 2010

Vittorio Feltri verso la sospensione dall’ordine dei giornalisti

Vittorio Feltri

Il sito de Il Fatto riporta che l'ordine dei giornalisti sta per decidere la sospensione di Vittorio Feltri per otto mesi (sei per il caso Boffo e due per il caso Renato Farina, nome in codice Betulla, già di Cl, a libro paga del Sismi e collaboratore del suo giornale). A dir la verità la sospensione c'era già stata da parte dell'ordine regionale della Lombardia ma il giornalista si era appellato e adesso a decidere in via definitiva è l'ordine nazionale.

Non me ne frega una mazza di come andrà a finire e penso che non gliene freghi una mazza nemmeno a Feltri, tanto lui continuerà imperterrito a fare il suo sporco lavoro, e se verrà sospeso l'unico impedimento sarà che non potrà firmare come direttore responsabile.

Non è male ricordare che il 21 novembre del 2000 Feltri venne radiato dall'albo dei giornalisti con delibera del consiglio dell'ordine dei giornalisti della Lombardia (anche qui). Il fatto incriminato era la «pubblicazione nell’edizione del 29 settembre 2000 del quotidiano Libero di sette fotografie impressionanti e raccapriccianti di bambini ricavate da un sito pornografico reso disponibile dai pedofili russi, fotografie che appaiono tutte contrarie al buon costume e tali, illustrando particolari raccapriccianti e impressionanti, da poter turbare il comune sentimento della morale e l’ordine familiare». Nel febbraio del 2003 l'ordine nazionale dei giornalisti annullò il provvedimento di radiazione e lo convertì in censura.

Mi chiedo a 'sto punto cosa ci stia a fare questo ordine se non a difendere interessi corporativi e privilegi ingiustificati.

Aggiornamento ore 12.48
Feltri, da quella malevola e furbastra volpe che è, ha messo le mani avanti e si è dimesso dalla sua carica di direttore responsabile del Giornale. Al suo posto andrà quel simpaticissimo signore che è Alessandro Sallusti, attuale vicedirettore. Cosa cambierà? Niente, assolutamente niente. C.V.D. (Come volevasi dimostrare).

giovedì 23 settembre 2010

Pecunia non olet, infatti profuma

Alessandro Profumo
Alessandro Profumo

Sono due giorni che Alessandro Profumo tiene banco, o meglio tengono banco le sue dimissioni da Unicredit.

Sarei veramente curioso di sapere se il 99 per cento degli italiani ha capito almeno un'acca di questa vicenda.

E sarei anche curioso di sapere se agli italiani che tutti i santi giorni tirano la carretta per sbarcare in qualche maniera il magro lunario è cambiato qualcosa. Cioè se ci hanno guadagnato o perso, anche in prospettiva, dal fatto che questa signore non guida più questa importante banca.

Intanto è partito un sondaggio, che definisco bizzarro per non farmi scappare termini irripetibili, sul sito di Repubblica. La domanda è "Dopo le dimissioni dell'ad di Unicredit, nel partito di opposizione circola l'idea del supermanager come futuro leader. Secondo voi Profumo può essere un candidato competitivo?"
Si può rispondere: *Sì , *No, *Sì, ma vorrei conoscere il suo programma, *No, un banchiere non può essere un leader di centrosinistra, *Non so.
La cosa che fa mordere le mani è che, a circa 12500 votanti, quasi un quarto ha risposto sì.

Un'ultima cosa, come sigillo sulla ceralacca per chiudere la vicenda. Si dice da più parti che Profumo dovrebbe beccarsi una liquidazione di 40 (quaranta) milioni.

mercoledì 22 settembre 2010

Libro e moschetto

Libro e moschetto

È un protocollo d'intesa fra il Ministero della Difesa e quello dell'Istruzione, in altre parole Ignazio La Russa e Mariastella Gelmini si sono protocollati. Il primo ci mette le armi e gli istruttori, la seconda fornisce gli allievi e le allieve che impareranno a sparare. Tutto vero purtroppo.

Una circolare del comando militare lombardo rivolta ai professori delle scuole superiori informa che d'ora in avanti sarà valido come credito formativo un corso teorico pratico che permetterà di avvicinare gli studenti "in modo innovativo e coinvolgente alle forze armate".

Si insegnerà loro anche a tirare con l'arco e a sparare con la pistola (ad aria compressa), e in più ci si eserciterà "in percorsi ginnico militari".

Seguirà, a fine corso, "una gara pratica tra pattuglie di studenti (avete letto bene, proprio pattuglie)", come nella migliore tradizione dei collegi militari.

Evidentemente, per fare tutto ciò, avanzavano dei soldi.

Notizia da Qui.

Balilla

martedì 21 settembre 2010

"Tanzi è indegno", revocato il titolo di cavaliere

"Tanzi è indegno" revocato titolo di cavaliere.

Aspettiamo di leggere anche «"Balducci è indegno" revocata l'onorificenza di gentiluomo del papa».

Ma mi sa che dovremo aspettare invano visto che un altro gentiluomo, Herbert Batliner, è ricercato in Germania per riciclaggio, ed è sempre al suo posto. Però questi gentiluomini, eh! Cominciate a leggere che sembra un thriller.

"Nelle segrete stanze della finanza vaticana più “oscura” non c’è solo il caso di Angelo Balducci, figura chiave del sistema Anemone e degli affari sporchi con la politica: se si scava più a fondo si scopre che il club più esclusivo del mondo, quello dei Gentiluomini di sua Santità, nasconde altre inquietanti verità, che portano a chiedersi come mai Ratzinger, a distanza ormai di cinque anni dall’inizio del suo pontificato, non abbia fatto pulizia negli oscuri meandri della finanza off-shore che prospera all’ombra dello Ior, dell’Apsa (Amministrazione Patrimonio Sede Apostolica), di Propaganda Fide e di molte società partecipate dal Vaticano. Raztinger, infatti, ha portato alla guida dello Ior un banchiere dell’Opus Dei, Ettore Gotti Tedeschi, inquisito (e poi prosciolto) per il caso Parmalat e molto legato a Gianmario Roveraro, centrale nella quotazione di Parmalat e ucciso poi da strani killer, e il Vaticano sta coprendo una serie di situazioni ancora più strane, che hanno radici lontane ma che presentano analogie col caso Balducci."
[continua]

Aggiornamento ore 13.04
Ior, indagato Gotti Tedeschi. Sequestrati 23 milioni di euro la Repubblica
Il provvedimento legato a violazioni delle norme anti-riciclaggio Corriere della Sera

A questo punto cambio mestiere e divento mago preveggente.

Aggiornamento 22 settembre, ore 12.52
Mi ero dimenticato e solo ora m'è venuto in mente che ho letto in questi giorni la recensione di un libro fresco di stampa "Denaro e paradiso", autori Ettore Gotti Tedeschi e Rino Cammilleri. La tesi è che il denaro non è più sterco del diavalo come fin qui si era creduto, La prefazione è (toh, chi si rivede) del cardinale Tarcisio Bertone. Il mondo è piccolo, ma in Vaticano è ancora più piccolo.

lunedì 20 settembre 2010

140° anniversario della breccia di Porta Pia

Benedetto XVI con il cappello da bersagliere
Aula Paolo VI in Vaticano, 15 settembre 2010 - Benedetto XVI indossa un cappello da bersagliere durante l'udienza generale.
foto Ansa

Tra queste due immagini c'è una lasso di tempo lungo 140 anni. Proprio oggi, 20 settembre, ricorre l'anniversario della conquista di Roma, 1870, da parte dei bersaglieri. E Roma diventerà capitale della neonata Italia, e sarà cosi la fine dello Stato pontificio e del suo Papa re.

La notizia è che per la prima volta parteciperà ai "festeggiamenti" il cardinale Bertone che è il capo del governo vaticano e quindi si occupa ufficialmente delle cose terrene (anche il suo capo se ne occupa ma non vuole che si sappia in giro).

Ora i giornali le radio e le televisioni a ripetere che si tratta di una riconciliazione definitiva dopo quello sfregio armato fatto a Pio IX, seppur mitigato dal Concordato del 1929 (Mussolini) poi rivisto nel 1984 (Craxi).

Balle, come la tiritera della fine del potere temporale dei papi. Non hanno mai comandato come adesso nel nostro Paese, e l'aspirazione di Cavour "Libera Chiesa in libero Stato" è rimasta un'aspirazione anche per noi.

Oggi dunque Bertone farà la passerella con la sua porpora di seta e il suo anello di smeraldo, alzerà la mano benedicente e tutti a fargli inchini, compreso le dame, nobildonne o borghesi. La Chiesa ha tempi lunghi e pazienza da vendere, così dopo quasi un secolo e mezzo si sta prendendo la sua rivincita visto le cose come si sono messe in questa nostra disgraziata nazione Loro, dico il papa i cardinali e tutta la corte, sì che hanno motivo di festeggiare, ma noi cosa?

I bersaglieri dopo avere sfondato a cannonate le mura vicino a Porta Pia conquistano Roma
Roma, 20 settembre 1870. I bersaglieri dopo avere sfondato a cannonate le mura vicino a porta Pia conquistano la città.
Stampa d'epoca


sabato 18 settembre 2010

La vergogna di Adro

Simbolo della Lega
Penso che ormai sappiate tutti di questa brutta cosa che hanno fatto ad Adro, e cioè tempestare la scuola di simboli (ben settecento) della Lega nord. Un'ignominia di indottrinamento che mai era successa in Italia in questa repubblica. Succedeva, oh se succedeva, al tempo del fascismo.

Quando esistevano i due partiti dell'immagine che vedete sotto, anche se la politica era roba sporca pure allora, nessun sindaco, fosse esso comunista o democristiano eletto con percentuali bulgare, si sarebbe mai azzardato non dico a fare ma nemmeno a pensare un'iniziativa del genere perché esistevano ancora delle regole condivise fra avversari politici. Ora tutto è saltato, e lo spettacolo è il bordello continuo che abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi che si riversa irrimediabilmente nella società che ormai troppe volte di civile conserva solo più il nome.

E la Gelmini? L'ineffabile ministro cosa fa, cosa dice? Dopo giorni e giorni di silenzio non fa niente ma sentenzia alla Ponzio e anche alla Pilato: «Io rimango perplessa con riferimento a questa iniziativa così come tutte le volte in cui nella scuola entrano simboli politici». Rimango perplessa? Tu che sei sempre così sicura e parti lancia in resta nelle tue deprecabili decisioni.

Ci sarà oggi ad Adro una manifestazione per chiedere la rimozione dei simboli padani e si concluderà con l'esposizione della bandiera tricolore sulla cancellata del polo scolastico. QUI la pagina su facebook. Se il caso faccio un aggiornamento, magari con delle foto.

Simbolo della Dc e del Pci

Aggiornamento, ore 19.03
Manifestazione ad Adro contro i simboli leghisti nella scuola
Manifestazione ad Adro contro i simboli leghisti nella scuola
foto Ansa


Metto in evidenza questo commento di Daniela, che ringrazio molto (avverrà, avverrà, un giorno ci incontreremo), e ringrazio anche tutti gli altri commentatori.
Rientro adesso da Adro. Mi sono sentita fuori dal mondo in quel paese. Mi sono rincuorata a vedere tanta gente che ha risposto all'appello con la Costituzione in mano e le bandiere sventolanti. Un carabiniere ha definito "simbolo di partito" la bandiera d'Italia, chiedendo di piegarla. In 50 anni non avrei mai creduto che il tricolore potesse diventare il simbolo di una "lotta". Ma qua non stiamo parlando di persone, di uomini e donne ma di burattini e di burattinai. Ed è avvilente sentire i discorsi dei genitori, timorosi che i loro figli potessero venire turbati dalle bandiere di partito. Non pensando che i simboli di cui è tappezzata la scuola dei loro figli è oltre il simbolo di un partito illegalmente e incostituzionalmente messo là, ovunque, a marcare un pensiero che tutto porta al ventennio. Ragazzi, questa gente deve essere fermata, con ogni mezzo ci è consentito.


Intanto sembra che la Gelmini si sia svegliata dalla catalessi pilatesca. Meglio tardi, come dice il vetusto proverbio, che mai.

Altro aggiornamento, ore 19.18
Nota, sempre di Daniela, su Facebook
Sono rientrata da pochi minuti. Il tempo di togliersi mutande e reggiseno ancora imbibiti d’acqua ed è necessità mia scrivere di questa piovosa giornata in terra padana.

Iniziata con un sorriso che del quale sapevo solo il nome ed il cognome e che ora conosco ed ho sentito, in queste ore, a me simile.

La telefonata mattutina, con la quale da casa mia si informavano della cellula comunista combattente, ci ha fatto sorridere.

Adro sembra la città del Mulino Bianco: tutto in ordine, tutto fottutamente in ordine.

Troppo, per i miei gusti.

E che aspettarsi da una città che ha osato sputare senza pudore alcuno le leggi, imponendo ad una scuola i simboli di un partito che, ogni giorno di più, ha tante reminiscenze del ventennio che se non noi, i nostri padri e nonni vorrebbero non aver vissuto?

E’ lo stesso, identico vento che si respira ad Adro: un vento che ha i colori neri del fascismo, della salvaguardia dei padani puri, della pura razza incontaminata.

La piazza, però, era rossa, bianca e verde.

La bandiera d’Italia, come simbolo di partito mi mancava nel mio curriculum degli ultimi cinquantanni; i colori sono sempre stati non quelli del basilico mozzarella e pomodoro, ma quello dei boschi, della neve e del sangue lasciato lassù da quei partigiani che lottarono per sventolare quei tre colori.

Chi la portava sventolante su un bastone, chi la usava come sciarpa per ripararsi dalla pioggia battente, chi l’aveva sulle spalle.

Ma c’era.

Assieme a tante altre sventolanti: le viola del Popolo Viola di Brescia, le rosse della Fiom, quelle di Sinistra e Libertà e quelle del PD.

Finalmente anche loro, sventolanti, a marcare la presenza di un partito che dovrebbe essere presente in queste ormai continue manifestazioni di vilipendio allo Stato, alla Costituzione, al Popolo Italiano.

Perché la voce ce l’ha, il Popolo Italiano, sapete?

Era la voce di quelle mille persone che erano là, arrivate un po’ da tutto il nord, anche dalla padana ma quella pianura diversa da quella che vogliono vendere ed alla quale auspicano questi fascisti di verde vestiti.

Il PD che ha spesso bollato certe esternazioni dei rappresentanti della lega come folklore e che oggi, forse, si sta rendendo conto della pericolosità di questo lega-pensiero, che distorce la storia con informazione taciute o alterate.

Personaggi, come questo sindaco che se ne strafotte delle istituzioni.

Sapete, c’era l’ex sindaco di Adro, che è il padre delle uniche bambine ritirate dalla scuola.

Ci ha parlato di un attentato che ha subito quando si è messo contro qualcuno che era intoccabile. La cosa che lo sconvolse non fu tanto l’attentato in sé ma il fatto che nessuno dei suoi concittadini si degnò di dargli un che di appoggio, una qualche manifestazione di sostegno.

Ci ha raccontato di una manifestazione che non è stata negata palesemente, sarebbe stata in disprezzo, ancora una volta, agli articoli costituenti che sanciscono la libertà di manifestare.

Lo hanno fatto in modo più sottile, concimando con letame il prato dove doveva svolgersi l’incontro.

Folklore?

No, vigliaccheria signori miei, spregio, sputo, strafottenza, tracotanza.

Come quel barista che si è rifiutato di servire un caffè al signore che portava la bandiera tricolore.

Vigliaccheria ma anche cattiveria ed ignoranza estrema, nelle parole di una madre e di un rappresentante delle forze dell’ordine che affermavano che quei simboli avrebbero turbato i loro figlioli, non sapendo che rispondere a chi domandava a questa affermazione come mai non erano turbati dal simbolo della lega che troneggiava ovunque, persino negli zerbini, anche se quello troneggiante sotto la scritta “Polo Scolastico Gianfranco Miglio” e che, oggi, era sparita.

Ah, i simboli di partito di cui sopra altro non erano che la bandiera tricolore, quella che in teoria è anche la loro bandiera; quelle di partito erano state democraticamente arrotolate, come da richiesta.

Ma il tricolore, signora madre, non è un simbolo di partito.

E’ il simbolo che dovrebbe, sempre in teoria, unire il popolo italiano nel riconoscersi in quei tre colori.

E’ il simbolo di chi le paga lo stipendio, signor carabiniere.

State sereni, cittadini di Adro, forse vi hanno raccontato che quelli che sbandierano molto rosso sono quelli che mangiano i bambini.

Ma quelli che erano là, a casa vostra, oggi, erano esattamente per salvarli, i vostri figli oltre ai propri.

Salvarli da un delirio che ogni giorno di più a me fa paura.

Perché il Prefetto non è intervenuto su questo fatto gravissimo

Perché il Ministro della Pubblica Istruzione risponde solo con delle puttanate.

Perché voi, signori cittadini di Adro siete, fino a prova contraria, cittadini dello Stato Italiano e dovete attenervi, come tutti gli altri cittadini, agli obblighi ed ai doveri sanciti da una serie di articoli che si chiama Costituzione Italiana.

E colui che avete eletto, con il 64% delle vostre preferenze, anche.

Non vi piace? Vi sentite diversi e non vi ci riconoscete nell’essere italiani?

Beh, sappiate che ci sarà sempre qualcuno, invece, che si batterà con ogni mezzo gli sarà consentito per non farlo dimenticare a nessuno.

Nemmeno a voi, che abitate il paese del Mulino Bianco locato ad Adro.

Perché se sabato ci sarà da andare a Brescia, davanti alla prefettura, ci saranno altre mille persone.

Io potrei giocarmi un altro giacchetto di pelle che ora è qui, povero, tutto accartocciato dalla tanta acqua che ha assorbito.

Ma il sapere che il gesto di qualcuno può servire se non a scuotere a far pensare a qualche cittadino di Adro che forse il sindaco non ha tutte le ragioni come vuol far credere.

Ed allora, quelle quattro bandiere tricolore che abbiamo visto al muro di quattro case, potranno diventare dieci e poi cento e poi molte di più.

Sveglia, Adro.

Sveglia, Italia.

Sveglia, partito democratico: quando succedono queste cose qui non è il momento di fare del politichese ma di metterci la faccia, la testa ed il cuore, dimenticando la pioggia ed esserci.

La politica delle piazze, scendendo in mezzo alla gente e non restando su quelle cazzo di comode poltrone che vi state litigando.

I problemi sono questi, signori, se non lo avete capito.

E queste sono le risposte che vuole la gente media, come me, che di politica non sa un cazzo ma sa che oggi è stato importante esserci.

Mille, eravamo in mille ad Adro oggi.

Ed io mi sento, un poco, garibaldina…


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venerdì 17 settembre 2010

Il gallo nel nuovo pollaio che verrà

Gallo

Amici miei ed amiche mie quanti e quante avete visto dal vivo un gallo in un pollaio? È l'autorità conquistata sul campo perché sei l'unico ad avere le balle. Ed è devozione. Mi scuso con le femmine che seguono questo blog ma il linguaggio è questo, per tradizione e per pigrizia mia di inventarne un altro.

Ora quanto prima in questo caravanserraglio che sono i palazzi del governo a Roma si presenterà il problema di un nuovo gallo visto che quello che c'è adesso, don Verzé o non don Verzé, i coglioni li ha persi in via definitiva e di quell'altro suo compare che diceva di avercelo duro è meglio tacere ed è anche meglio tacere di tutti i suoi seguaci che una volta assaggiata Roma ladrona son diventati peggio dei ladri.

Al momento in coda scorgo, belli visibili, Gianfri Fini e Pirferdi Casini, che se nomen omen non mi sembrano il massimo del gallismo. È un gioco, lo so, perché prevedere chi sarà il prossimo premier manco l'oracolo di Delfi. Ma gioco per gioco voi chi ci vedete o ci vorreste vedere a fare chicchirichì e a dirigere i coccodè del pollaio che verrà?

Off Topic
Qualcuno saprebbe dirmi cosa sta succedendo a feedburner che sembra impazzito in questi ultimi giorni? Non ho voglia né tempo di andare sui siti specifici.

giovedì 16 settembre 2010

Bandiera italiana

Bandiera italiana

*

Cosa dite, dopo la bandiera della pace cominciamo adesso ad attaccare alle nostre finestre la bandiera italiana visto quello che è successo a Venezia?

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lunedì 13 settembre 2010

Il richiamo della foresta

Gola di Gouta
Gola di Gouta, alta val Nervia. Ieri.

Avevo nove o dieci anni quando mio padre decise che era arrivato il momento di farmi vedere la foresta. Prima erano stati solo boschi boscaglie piccole praterie macchia mediterranea di arbusti spinosi e odorosi. Ma foreste, vere foreste mai.

Partimmo alle tre del mattino da una casa in campagna che era già in alto sulle colline, così il viaggio sarebbe stato più breve. E fu la prima volta che vidi l'aurora. Poi da allora altre ne vidi, ma quella mi è rimasta. Arrivammo dopo tre ore di cammino. E li mi apparvero questi abeti maestosi e anche un po' alteri, quasi da incutere soggezione. Colonne di una cattedrale infinita, e ai loro piedi una densa ombra misteriosa, luogo di folletti e di tutto il loro parentado immaginato.

Non sono queste le mie terre di mezzo ma le mie terre vicine, anche se lassù in alto, tanto in alto che dalle abetaie, in certe giornate di cristallo a febbraio, è uno spettacolo vedere il mare rubare buona parte dell'orizzonte al cielo.

Sono salito ieri fra questi alberi assieme alla mia amica del Louvre (ciao Christiane). È una sorta di pellegrinaggio che faccio ogni anno e quando ridiscendo mi acchiappa una leggera euforia. Sarà forse l'aria o saranno i ricordi che rigenerano la gioia di vivere che si ha quando si è fanciulli.

E a chi mi vede e mi chiede il motivo di quest'allegrezza racconto quello che ho appena detto a voi.

Gola di Gouta
Gola di Gouta

sabato 11 settembre 2010

Paolo Rumiz - La cotogna di Istanbul

"Ma voi che ne sapete dell'amore,"
diceva sospirando il nostro Max
quando il discorso cadeva sul tema
della passione che il mondo consuma:
era quello il segnale che noi tutti
aspettavamo per prendere coraggio
e chiedergli di raccontare ancora
della cotogna venuta da Istanbul,
una gran storia d'amore e di morte
che si giocò tra Vienna e Sarajevo
quando ebbe fine al centro dei Balcani .
quella cosa che noi chiamammo guerra
e invece fu un imbroglio sanguinoso.
E visto che quella era la “sua” storia .
e gli toccava parlare di sé,
Max cominciava prendendosi in giro,
forse per non creare aspettative
o magari spezzare l'incantesimo,
oppure per combattere, chissà,
la nostalgia che gli andava nel cuore.
E a quelli che alla fine gli chiedevano .
con gli occhi lustri per la commozione,
dopo un'ora o anche due di ascolto,
per che motivo non l'avesse scritta
quella storia che ci mangiava l'anima,
rispondeva così: “Perché narrarla .
ad alta voce è molto bello.
Scrivere è cosa fredda, senza cuore,
un miserabile atto di notai,
il che va detto,” spiegava, “con tutto .il rispetto per la categoria”.
S'infervorava sovente e diceva
“Non va letta da soli questa storia,
ma raccontata accanto a un fuoco acceso,
ad amici, bambini o forestieri;
è un mondo perduto pieno di voci .
che il vento freddo si è portato via,
ma al quale voi potreste ridar vita
col suono rotondo delle parole,
passando il racconto di bocca in bocca
come nelle ballate di una volta”.
[…]
Invece di inforcare gli occhiali
- il vetro rigato delle sue lenti
avrebbe messo come secoli tra i due -,
ne fece a meno per togliere di mezzo
ogni barriera tra sé e quella donna .
e lasciare l'aria di cristallo
a far da telescopio tra di loro.
Così scoprì, dal suo modo speciale
di sfiorare gli oggetti sulla tavola,
una combinazione sconosciuta
di sensualità e autocontrollo,
di forza contenuta e timidezza,
fierezza femminile e devozione,
abbinamenti impossibili in Austria,
paese che, ahimè, considerava
troppo inibito e pieno di complessi
per esprimere femmine speciali.
[…]
Altenberg ascoltava affascinato
e mentre lei macinava il caffè
intuì nel suo viso il portamento .
dei cavalieri erranti di Sarmatia,
vide le sopracciglia degli armeni
ma ben distanziate rispetto al naso;
e quando Maša arrivò fin da lui,
per porgergli la tazza e la zolletta
emanò dalle scapole un profumo
così buono che Max si rese conto
di essere perduto, e che resistere
era insensato, e lui che era un vecchio
pesce di mare, improvvisamente
sentì il richiamo forte del salmone
verso le freddi sorgenti natie.
Quando uscì, in silenzio la farina
stava cadendo lenta, turbinava
sopra i tetti sfondati dalla guerra,
sulle tombe, la fabbrica di birra
ed i sui pini schierati sul pendio
in alto verso la linea del fronte,
e quando lei salutò sulla porta
Max vide che in un attimo la neve
le aveva ingrigito i lunghi capelli;
in lei fiutò un impasto balcanico
fatto di sangue e miele, di polvere
e gelsomini, come le magnifiche
donne descritte dal conte Potocki
nei suoi lunghi viaggi in Asia Centrale
tra i secoli diciotto e diciannove.
Scendendo al fiume poi si rese conto
che Serajevo era precipitata
in un freddo di steppa siberiana
e gli unici passanti nelle strade
erano inquilini delle macerie
che erravano abbaiando nella notte
chiusi in branco per farsi compagnia.
[...]
Fu a quel punto che Max divenne certo
che un giorno lei gli sarebbe riapparsa,
chissà quando, ma per portarlo via,
sarebbe venuta da chissà dove,
Caucaso, Urali, o Patagonia,
sicuramente vestita di nero,
per guidarlo, passo lungo e sicuro
verso sud-est, oltre fiumi e montagne,
fino al gran passo della Linea d'Ombra.
Queste malinconie rimuginò,
e poco dopo a diecimila metri
aerei si incrociarono lasciando
code di volpe argentata nel cielo.
[…]
Gli era difficile quindi capire
come quel frutto sgraziato potesse
ispirare canzoni appassionate
e far guarire persino i malati.
Ma un amico, un giorno di gennaio,
lo condusse per una buia scala
nella sua cantina, gelida e piena
di ogni ben di Dio, e lì in un angolo
gli scoprì un cesto pieno fino all'orlo
di frutti brufolosi, giallo elettrico
dal folle profumo, da capogiro,
morbido, sensuale e algebrico insieme,
un misto di pera, pesca e limone:
una cosa che non era per nulla
preludio di un sapore, ma l'essenza,
anzi la quintessenza, dell'odore,
un sublimato quasi artificiale
simile a nessun altro; era un frutto
che conteneva in sé ancora il fiore,
una meraviglia che prometteva
il bel tempo nel cuore dell'inverno,
era sole, e al tempo stesso luna,
era un frutto capace di incarnare
entrambi gli astri della vita umana.
Così capì: era quello il segreto
nascosto nell'odore inconfondibile
di biancheria pulita nella pelle
di Maša la bella di Serajevo.
[…]

da
La cotogna di Istanbul



Paolo Rumiz
Trieste 1947


venerdì 10 settembre 2010

Parlamentari prostitute

Angela Napoli, deputata del plotone di Futuro e libertà, se n'è venuta a dire «Non escludo che senatrici e deputate siano state elette dopo essersi prostituite». Era più che prevedibile l'apriti o cielo dalla Carfagna in giù. E stavolta do loro ragione.

Cosa sarà mai coi tempi che corrono l'averla data in un momento (anche due) di debolezza al proprio mecenate, per ricomporsi subito dopo e riacquistare la dignità di facciata di fronte al fidanzato comprensivo e forse anche un po' complice?

La prostituzione in politica, quella vera, quella tosta, quella sì al massimo vergognosa, è una cosa che non c'entra né col sesso né con le donne.

giovedì 9 settembre 2010

E le centrali nucleari?


Scajola riceve la legion d'onore
Parigi, 26 febbraio 2010 - Claudio Scajola viene insignito dal primo ministro François Fillon della legion d'onore.

Forse non tutti sanno che il 26 febbraio di quest'anno, con una solenne cerimonia a Parigi, il primo ministro francese François Fillon ha insignito Claudio Scajola, allora ministro dello Sviluppo Economico, della più alta onorificenza, la légion d'honneur. QUI potete scaricare il discorso (in francese) che allora pronunciò Fillon. Sono le solite parole di circostanza: e l'amicizia Italia-Francia, e i grandi meriti dell'uomo in questione, e chissà quali grandi cose assieme si potranno fare e compagnia cantando.

In realtà quella onorificenza Scajola se l'era meritata per aver accettato di farsi sbolognare dai francesi e a caro prezzo una tecnologia ormai obsoleta che sarebbe dovuta servire all'Italia per la costruzione di un numero imprecisato di centrali nucleari su siti ancora adesso tenuti segreti. Come segrete sono senz'altro certe clausole, d'obbligo quando si tratta di questioni atomiche.

Poi Scajola è scivolato sulla buccia di quella casa al Colosseo e ha preso una bella culata. Apparentemente è fuori da quel giro anche se è quasi certo che parecchi fili li muova ancora dalla sua villa sulle alture di Imperia.

Ora in questo tempo segnato dal timer in testa al post la questione delle centrali nucleari è un po' passata nel dimenticatoio. A giorni, se le cose vanno come dovrebbero andare, sarà nominato un nuovo ministro. Staremo a sentire cosa avrà da dire e speriamo che qualche giornalista gli ponga domande stringenti sulla questione delle centrali.

Che anche a questo nuovo ministro, così tanto per tenerselo caldo caso mai fosse tiepido verso il dissennato e antieconomico piano nucleare, i francesi appendano al collo un'altra légion d'honneur?


mercoledì 8 settembre 2010

Buongiorno con Padre Pio

Buongiorno con Padre Pio - sms

Non ci è dato sapere se qualcuno s'è venduto i diritti d'autore o se questo qualcuno si becca una percentuale dalla Vodafone ad ogni messaggio inviato. Per ora sono solo SMS quotidiani con i pensieri del santo a un quarto di euro ognuno. Chissà quanto costeranno gli MMS con le stimmate in 3D che con ogni probabilità sono già in cantiere.

QUI via

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martedì 7 settembre 2010

Renato Vallanzasca

Qualche settimana fa Renato Vallanzasca mi ha chiesto l'amicizia su facebook, e io l'ho tenuto in sospeso. Adesso leggo quello che ha detto ieri Michele Placido alla Mostra del Cinema di Venezia dove presenta il suo film "Vallanzasca - Gli angeli del male".

Allora cosa dite? Gliela do o no questa amicizia?

lunedì 6 settembre 2010

Bruno Vespa il bavoso

Bruno Vespa e Silvia Avallone al premio Campiello
Silvia Avallone e Bruno Vespa al premio Campiello

«Assegniamo ora il premio Campiello opera prima a Silvia Avallone, autrice del romanzo "Acciaio", e prego la regia di inquadrare il suo strepitoso décolleté».

«Ma com'è possibile? Vespa si comporta come un vecchio bavoso.» ha sussurrato d'istinto Michela Murgia trionfatrice dell'edizione 2010 con il romanzo «Accabadora».

È possibile, è possibile cara signora. E quando qualcuno di questi lacché di regime velinista, in ambiti al massimo pubblici come questo del Campiello, al posto di elogiare le vostre doti di creatività e intelligenza elogia le vostre tette dovreste alzarvi e assestargli un bel calcio nei coglioni.

domenica 5 settembre 2010

Banano a Milano

Banano a Milano

E dunque, oltre a due ulivi (ve lo ricordate quello sotto la neve?), due palme, la lavanda e il vecchissimo arbusto di rosmarino, che tutti stanno a ricordarmi il Mediterraneo, ecco che nel giardino qui a Milano adesso c'è anche un banano. Messo a dimora ai primi di agosto hanno fatto capolino due nuove foglie, come a dire "per adesso mi trovo bene".

Qualche purista storcerà. Un banano a Milano? Roba da bauscia. Beh, potrei portare il purista in giro per la città e fargli vedere gli enormi banani che sono dalle parti di Greco e anche quello molto grande vicino a casa mia in via San Mamete.

E quindi ditemi. È forse fuori luogo questa pianta?

Banano a Milano
Banano a Milano

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sabato 4 settembre 2010

Letteratura e fede

Presumo che non vi siano peggiori lettori che gli uomini di fede (generalizzo, togliete le dovute eccezioni). La persona che crede, che ha fede... cosa vuoi che legga a fare... per avere dubbi? Per seminare nell'animo suo zizzania? Per stimolare la ricerca di un altrove? Chi ha già fede legge per imparare, per specializzarsi, per diventare un bravo servitore di Dio quaggiù in vista di un lassù. Ma la vera letteratura non insegna niente, non specializza nessuno, non mira certo a illudere i lettori. La letteratura non parla dell'eterno, si ferma solo sul minuto. La letteratura non fornisce certezze, anzi: quella vera fa crollare anche le più salde. La letteratura scombussola, provoca, inquieta, solletica, diverte (in senso proprio), smuove corpo e mente e lancia il lettore allo specchio a piangere o a ridere e, in entrambi i casi, a disegnare un S.O.S. nella nuvola di fiato che gli nasconde il volto. E lo scrittore di ieri, di oggi e di domani riceve quel messaggio e invia la sua scialuppa-libro in soccorso del lettore smarrito con se stesso. Da un po' di tempo, credo (e lo dico da lettore), molti salvataggi li compie anche quella particolare specie di scrittore chiamato blogger.
Luca Massaro
tutto il post

venerdì 3 settembre 2010

La posta certificata strombazzata da Brunetta che fine ha fatto?

Maurizio Crozza imita Brunetta
Maurizio Crozza nei panni di Brunetta

Dovevo iniziare una pratica all'Inps, faccio la richiesta per una casella di Posta Elettronica Certificata, di cui il ministro Brunetta decanta le meraviglie. Pertanto compilo il modulo online e il 21 maggio mi reco all'ufficio postale vicino casa per l'attivazione: pochi minuti e mi viene restituita la ricevuta con il codice cliente. Penso che sia finta lì, ma ad oggi dopo oltre tre mesi, la casella risulta risulta ancora "non attiva".
Edoardo Brusaporci
ebrusaporci[at]katamail[puntoit]

Lettera pubblicata ieri su Repubblica.

Lo so, è un'inezia questa della Posta Certificata rispetto a tutte le altre fanfaronate e di ben altro peso sparate di continuo da questo esecutivo ad uso e consumo di un popolo di boccaloni. Bisognerebbe fare la lunga lista delle promesse non mantenute e appena aprono bocca, in qualunque ambito, sbattergliela sotto i loro brutti musi.

Quando questo governo cadrà rimpiangerò solo il fatto che Crozza non potrà più fare l'impareggiabile imitazione del minuscolo uomo.

Aggiunta 20.39
Ieri, come si può vedere dalla screenshot del sito del governo, alle 19.29 le casella in attesa di attivazioni erano 228317, oggi alla stessa ora 228693. Quindi, giorno dopo giorno, la coda si allunga. E allora, per favore, Vittorio Pezzuto, portavoce del ministro della Pubblica amministrazione, che oggi si scusa su Repubblica col signore della lettera che ho riportato e a cui hanno attivato la casella a tambur battente, dica esattamente come stanno le cose. E si scuserà pertanto con gli attuali 228693 che scalpitano in coda?

Posta certificata

mercoledì 1 settembre 2010

Rientro

Mi sono lasciato alle spalle giornate, queste ultime tre, di cobalto puro. Cobalto il cielo e supercobalto il mare. È il tripudio lussurioso del blu, e questa lussuria mi ha fatto un po' pesare la partenza.

Cerco di fare il bilancio di questo mese che spartisce, e penso che anche per voi sia così, l'anno che sta scorrendo. Ma devo ancora decantarmi e togliermi di dosso la leggerezza del tempo libero, e soprattutto liberato, quando i sentimenti vanno e vengono un po' capricciosi e la voglia di trasgressione ti entra nella pelle e ti ridona la spontaneità che le inevitabili convenzioni della convivenza "civile" ti hanno a poco a poco scippato.

Sono arrivato a Milano al tramonto. Domani si risale sulla giostra metropolitana. Come ho già scritto ci attende un autunno di fuoco, e noi blogger che la pensiamo in una certa maniera dovremo fare la nostra parte. Io sono pronto.