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martedì 21 febbraio 2012

La retorica della morte in combattimento

Funerale di un soldato italiano

Poi ritorneranno in "Patria" le salme di questi tre soldati morti ieri in un incidente stradale laggiù in terra di Afghanistan. Ritorneranno, ma non sarà come se fossero caduti in combattimento con le armi in mano ancora calde per gli ultimi colpi sparati.

Per le alte gerarchie militari morire come può succedere a qualunque civile su qualunque strada non ha lo stesso valore che perdere la vita in un'azione di guerra falciati dal fuoco nemico. E nei discorsi non si potrà nemmeno fare sfoggio della putrida retorica che viene sciorinata dai generali davanti alle bare.

Anche i media si accodano a questa visione. Mentre scrivo la notizia sull'home page del sito della Repubblica è scivolata in diciannovesima posizione, sull'home page del Corriere è in ventiseiesima.


Antica frontiera di Ponte San LuigiDomenica 26 febbraio alle ore 11 sarà scoperta presso la frontiera franco-italiana di Ponte San Luigi (Ventimiglia) la lapide in ricordo del partigiano francese Jean Bolietto morto in territorio italiano, a pochi passi dal confine, durante una coraggiosa azione, il 16 aprile 1944.

La lapide ripara un’ingiusta dimenticanza durata più di 60 anni e la cerimonia sarà l’occasione per ricordare, tra antifascisti francesi ed italiani, il contributo francese alla Resistenza italiana.

L’ANPI di Ventimiglia, il Comune di Ventimiglia e la SOMS di Grimaldi (Ventimiglia).

Saranno presenti alla celebrazione l'onorevole Michele Tabarot, deputato e sindaco di Le Cannet, il professore Enzo Barnabà per l’ANPI di Ventimiglia, la Commissione Prefettizia di Ventimiglia.

17 commenti:

  1. evidentemente nemmeno da morti si è "uguali", pensa te c'è discriminazione pure nella morte

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  2. Sono morti lontani dalla propria terra e lontani dalla pace; sono sostanzialmente morti per un pezzo di pane, la paga della trasferta di guerra. La logica dei riflettori della stampa è una logica bastarda che insegue e moltiplica un momento. Se non se ne parlava a Sanremo ci si dimenticava di un paio di italiane sequestrate da Al Qaeda. I riflettori sono al momento puntati tutti sulle misure del governo Monti e con tale insistenza al punto che ci sembrano già fatte anche le misure che sono solo in discussione.

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  3. La tua definizione "putrida retorica" rende perfettamente il concetto.
    Senza contare che, non solo è diverso morire in combattimento o in un incidente stradale, è diverso anche in base al grado, cioè da morto un capitano "conta" più di un caporale.

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  4. Il concetto di morte come evento tragico, in qualunque condizione avvenga, non farebbe vendere più copie del quotidiano e non attirerebbe più spettatori al TG. I generali, se non ricorressero a quella "putrida retorica", non otterrebbero la visibilità, il prestigio e gli "onori" necessari per stimolare la loro carriera ed il loro potere. Tutto rientra nell'ottica della spettacolarizzazione e mercificazione che caratterizza la nostra società. Se pensiamo che siamo riusciti a trasformare la guerra in uno spettacolo da guardare comodamente seduti in poltrona, come un film, senza capirne effettivamente il significato, capiamo anche che il "come morire" fa la differenza tra uno spettacolo ed un altro.

    Che schifo!

    Ciao Alberto, buona giornata a te.

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  5. Ad ognuno la sua memoria e i suoi morti. Ma si è pronti a morire per cosa? Per chi?

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  6. E fare putrida retorica sulla putrida retorica?

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  7. Maistretu21/2/12 12:13

    una situazione da follia pura,tre giovani soldati morti x cosa? costi incredibili e una missione sempre più lontana ed insensata.
    Onore al combattente Resistente "Maquis" caduto per la libertà di tutti noi.
    W la Resistenza!
    Maistretu

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  8. Hai detto tutto tu.
    Faccio le condoglianze alle famiglie.

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  9. Giorgia Calvini21/2/12 13:03

    Ho guardato le prime pagine de: Il fatto, il Giornale, la repubblica, Corriere della sera, La Stampa, l'Unità: non c'è nemmeno un cenno alla notizia. E bisogna andare a cercarla con il lanternino nelle pagine interne.

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  10. C'è una priorità anche nella celebrazione della morte... sconvolgente.

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  11. Condivido i tuoi ragionamenti...

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  12. la morte dovrebbe essere ricordata sempre a prescindere da tutto, ma ormai il copione è lo stesso. Ogni giorno si muore sui cantieri, in carcere, per incidente, aggressione ma si passa nell'ombra, giusto il tempo di uno spot.

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  13. Domani a Messina sarà lutto cittadino, uno dei tre era Messinese, ho chiesto a mia cugina che mi ha comunicato l'evento:

    Sono morti sul lavoro, se muore un muratore che cade da una impalcatura a causa di una mancata protezione, si fa il lutto cittadino?

    Mi ha risposto:

    No, sono cazzi suoi, mica costruiva per la patria.

    Ecco, per me quei tre sono cazzi loro, sono andati a lavorare in una zona ad alto rischio, coscienti che potevano lasciarci la pelle, non avevano una ricetta medica che li obbligava ad andarci, avevano solo un contratto vantaggioso...i loro figli avranno assegni corposi, i figli dei muratori avranno la fame...

    Rompessero meno le nocciole con la retorica e la patria, tornassero tutti a casa a zappare la terra.

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  14. faccio mie le parole finali di Marco Paolini in quel suo bellissimo pezzo dal titolo 'La carrucola' che parla delle morti sul lavoro:

    "Tante volte quando ti succede un incidente in cantiere un po' mona sei tu,
    Anche quando ti succede in macchina a guidare, tante volte, un po' mona sei tu,
    Quello che non capisco è perché se un stesso tipo di incidente
    succede all'estero in divisa ti mettono la bandiera sulla bara,
    Se invece succede in cantiere sei mona e basta!"

    Credo più e meglio di tutto esprima un pensiero molto comune!

    p.s. se interessa il pezzo completo in mp3 lo trovi qui http://www.chitblog.net/index.php/morti-sul-lavoro-il-miglioramento-percentuale-non-mi-basta/

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  15. approfitto di questo tuo post per riportare due righe di un bel romanzo che stò leggendo, dove in una parte si racconta di guerra e ben detto viene scritto così:

    "la sola cosa che devi sapere sulla guerra, figlio mio, è:
    NON andarci."

    ciao alberto

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  16. Il Corriere della Sera si è svegliato e pubblica oggi un articolo dal contenuto uguale a questo post.

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