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domenica 29 gennaio 2012

Il blob della domenica #1

Comincio questa rubrica domenicale che è un blob di frasi affastellate: un po' demenziali, un po' con un certo verso di senso. Alcune le ho scritte io, altre le ho prese dalla rete e dalla carta stampata. Durerà, questa rubrica voglio dire, finché avrò voglia di scrivere e voglia di annotare quello che leggo in giro.

Suggerimenti e osservazioni sono più che benvenuti. Io sono qui.

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Non capisco quelli che hanno troppo tempo libero e non sanno che farsene.

Sai come si fa a tenere un idiota sulle spine? Te lo dico domani.

C'ho l'emicrania da essiccamento cerebrale, altro che cefalea a grappolo. E pensare che una volta si chiamava "mal di testa" e basta.

Seduta su un divano nuovo. a guardare un film nuovo in compagnia di vecchi vizi, di vecchi amici, e di vecchi desideri.

Rendi visibile quello che, senza di te, nessuno avrebbe mai visto.

Vaffanculo è una delle poche parole non inutili.

Chissà perché tanti si appassionano a libri e trasmissioni di cucina e poi comprano cibi pronti.

venerdì 27 gennaio 2012

Oggi giornata della memoria. "Il figlio di Caino" di Guido Seborga

da "Il figlio di Caino"
di Guido Seborga


È orribile
orribile hanno fermato i treni
bloccato le stazioni
……………………
li chiudono nei vagoni
li deportano in Germania.
Lunghi treni di agonizzanti
e di moribondi! Luca esclamò
……………………
A Ventimiglia due vagoni chiusi
fermi in stazione rigurgitanti
prigionieri che imprecano
urlano e alti lamenti
Luca chiese Hai studiato la situazione
c'è possibilità di salvarli?
I tedeschi armatissimi sorvegliano
costantemente i vagoni


Stazione di Ventimiglia
Interno della stazione di Ventimiglia all'epoca. Entrata al salone da visita della dogana

Renato ordinò Gli uomini di Luca
possono entrare in azione
ma prima Luca deve fare un sopralluogo
……………………
Camminava senza peso velocemente
poi si trovò a dover attraversare
uno spiazzo aperto
abbandonare il lato protetto della collina
e portarsi al centro
non era facile senza farsi vedere
pensò che in tasca non aveva documenti
se lo avessero preso era spacciato
e intanto cominciava a distinguere
il movimento di Ventimiglia e la stazione
e vide presso una grossa cisterna
un gruppo di grigi tedeschi in bivacco
con mitragliatrici puntate
……………………
Come avanzare senza farsi vedere?
Tutta la stazione era sotto controllo
in mano dei tedeschi che avevano sparso
intorno gruppi d'uomini coi mitra
e c'erano treni e c'erano i vagoni
soltanto non gli riusciva ancora di vedere
i vagoni che avrebbe dovuto liberare
Come fare ad avvicinarsi?
Si coperse dietro un muretto che cintava un orto
e si sentiva sconfitto
doveva escogitare un modo qualsiasi
per superare lo spiazzo
e raggiungere la stazione
……………………
un'invisibile rana gracchiava monotona
tutto il resto era sole e silenzio
e muri e case calcinate di sole
anche quelle piccole casette
sparpagliate nel tratto di pianura
prima della città prima delle macerie
non erano che muri non faceva che ammirare
i cocci verdi di bottiglia
gli sterpi del sentierino
le pietre e il tempo si fermava
non gli veniva in mente nessuna idea
……………………
senza bere senza mangiare
li picchiano li torturano li uccidono
Luca pensò che era meglio non perdere
tempo Svestiti svelto disse mi prendo la tua divisa
infila i miei abiti se vuoi
erano stretti per lui gl'indumenti
del ferroviere maniche corte
il berretto non gli entrava in testa
il ferroviere consigliò
di prenderlo lo stesso
……………………
con passo calmo e come nulla fosse
attraversò lo spiazzo aperto
i tedeschi non si mossero
la sua divisa aveva funzionato
si sentì più leggero si diresse
con decisione verso Ventimiglia
osservava le case distrutte
dai bombardamenti i cumuli di macerie
i caseggiati sventrati anche la stazione
era danneggiata squallida
qualche binario divelto
entrò nella stazione vide
i due vagoni piombati
carri per bestiame dalle grate strette
si scorgevano teste pallide urlanti
come avrebbe fatto per far uscire
quei disgraziati uomini?
Alcuni sporgevano le mani
fuori dalle finestrine
Acqua dicevano
sete dicevano
fame dicevano
E nessuno faceva qualcosa per loro
i ferrovieri lavoravano guardinghi
smarriti pronti a tagliare la corda
ad ogni evenienza
i tedeschi facevano la guardia
con i mitra spianati
con le divise mimetizzate gli elmi
sembravano bestie preistoriche
giunte chissà da quale strano mondo
non si occuparono di lui
temette che qualche ferroviere traditore
potesse indagare sul suo conto
erano giornate in cui molti soldati
chiedevano abiti borghesi alla popolazione
e cercavano di raggiungere le loro case
Comparve un ufficiale tedesco
parlò col capostazione
i tedeschi cominciarono a passarsi
ordini Hep dicevano
e tutti scattavano
Hep Hep urlavano
e tutti scattavano
a forza di hep la macchina militare teutonica
si metteva a funzionare anche troppo bene
Hep Hep Hep
era un hep continuo
dall'ufficiale al graduato al soldato
tutti scattavano come molle
o burattini di ferro
dalle gambe rigide
dagli occhi freddi gelidi


Stazione di Ventimiglia
Stazione di Ventimiglia


Hep Hep Hep Hep Hep e così via
maledizione forse un giorno m'avrete
ma prima ne avrò accoppati parecchi!
Comprese con raccapriccio
cosa significavano quegli ordini
stavano facendo partire i vagoni giunse una locomotiva
un ferroviere passandogli vicino disse
con voce costernata È giunto l'ordine
di partire per quei poveretti
I lamenti e le urla si fecero strazianti
molti dalle piccole grate chiedevano
acqua erano ore che stavano al sole
soffocante della stazione
pigiati in quei vagoni piombati
schiacciati gli uni contro gli altri
Luca sentì il suo ventre rivoltarsi
e voglia d'aggredire
ma capì d'essere impotente
frenò un urlo di collera
collera ardente e voglia di combattere
quali uomini potevano rimanere neutrali
e guardare indifferenti simili crudeltà
la vita non valeva più nulla
se non si lottava collera e lotta
per ritrovare la vita
sangue e morte per ritrovare la vita
questa era la nuova legge oscura
che nasceva dalla triste realtà delle cose
questa era libertà questa era giustizia
Il piccolo treno era formato stava per partire
non c'era più nulla da tentare
ora ma l'indomani sarebbe nato
con la rivolta di quelli che non tolleravano
atrocità e violazioni
I lamenti si moltiplicavano
mani uscivano tra le sbarre dei finestrini
s'intravvedevano visi pallidi e tormentati
Hep Hep Hep
gli ordini continuavano
era questione di minuti
il treno della morte
stava per passare di fronte
ai suoi occhi attoniti senza speranza
Vide con stupore una donna
avvicinarsi ai vagoni con un fiasco
gocciolante d'acqua fresca
la donna s'avvicinava ai vagoni calma
non aveva scarpe ma grandi piedi nudi
e la sottana di stoffa ordinaria sporca
lunga e ampia non era più giovane
forse una madre
era una donna
giunta vicinissima ai vagoni
avendo un fiasco solo
di fronte a tante mani alzate per afferrarlo
ella esitava
quando come si fosse decisa
fece per porgere il fiasco
si udirono degli Hep più forti e beduini
poi scariche violente d'armi da fuoco
il fiasco andò in aria a pezzetti
l'acqua formò una macchia umida
sulla terra secca e polverosa
più alti furono i lamenti dei prigionieri
e la donna la donna che era una donna
giaceva al suolo stroncata dalla raffica
Hep Hep Hep
l'avevano freddata
il treno partiva
La testa della donna in una pozza di sangue
il binario vuoto sotto il sole infuocato
ancora nelle orecchie
il lamento dei deportati
e nd ventre nd cuore un gran caldo
dopo il gelo alla schiena
come se la raffica avesse toccato pure lui
caldo nel ventre nel cuore nelle braccia
caldo sotto il sole che spaccava le pietre
e rendeva ancora più rossiccia polverosa
deserta la stazione caldo nel cuore
per la prossima azione liberatrice
Luca comprese che doveva andarsene
al più presto senza lasciare traccia
voleva raggiungere il capo i compagni
spiegar loro l'accaduto combinare insieme
qualcosa di grosso di decisivo
andava svelto per attraversare lo spiazzo
scoperto e risalire la collina verso il Sasso
tra gli ulivi dalle foglioline argentee
che lasciavano vedere il cielo azzurro
o aveva bisogno di cielo e del silenzio
della natura dopo i momenti passati
Cercheranno di salire anche quassù
pensò non appena si saranno sistemati
sul litorale ma qui tra alberi e colline
tra siepi e filari avremo buon gioco
camminava svelto e il suo cervello
lavorava di fantasia gli pareva
che tutti gl'italiani in poco tempo
dovevano diventare patrioti
perché gl'italiani non erano scaltri
vili stupidi come molti asserivano
ma giusti e fieri uomini erano!


Guido SeborgaGuido Seborga, giornalista, letterato, poeta pittore (Torino 1909 - 1990). Il suo vero cognome è Hess, figlio dell'alpinista Adolfo, che con Kind introdusse lo sci sulle nostre montagne. La scelta dello pseudonimo Seborga, piccolo paese ligure dell'entroterra di ponente, è legata all'amore per il mare e a quello che considerava un riferimento nel ritorno dai suoi viaggi all'estero.
La formazione di Guido avvenne nella Torino antifascista di Augusto Monti (di cui era stato allievo) e di Felice Casorati, di Gobetti e poi di Mila e di Bobbio, conosciuti fin dai tempi del D’Azeglio, ma la sua insofferenza all'ordine lo spinse a cercare nuove esperienze a Berlino, poco prima dell'avvento del nazismo, poi a Parigi, luogo amatissimo.
A Torino strinse amicizia con Umberto Mastroianni arrivato nel '28 da Roma, con Luigi Spazzapan, Mattia Moreno, Oscar Navarro, Raf Vallone, Vincenzo Ciaffi , Albino Galvano, Piero Bargis.
I lunghi portici di via Po, corso Vittorio e via Pietro Micca furono l’ambiente in cui questo gruppo passeggiando discuteva di tutto in totale libertà, protetto dall'oscuramento bellico. Racconta A. Cazzullo (I ragazzi di via Po, 1997) che tali discussioni ripresero nel dopoguerra lungo il medesimo percorso oppure ai tavolini del bar Patria di piazza Castello o, più tardi , al caffè Torino "... gli piaceva stare al caffè. Si stava bene insieme..." ricorda Edoardo Sanguineti nel suo intervento nel numero de "La Riviera Ligure " dedicato a Seborga (maggio 2004). E c’erano anche Augusto Monti e Amedeo Ugolini e il futurista Mino Rosso.
Fece parte del gruppo antifascista torinese di Casalegno, Ciaffi, Navarro, Silvia Pons, Anna Salvatorelli, Raf Vallone, Giorgio Diena che, fondendosi con il nucleo di GL di Agosti e Galante Garrone, diede vita nel 1942 al Partito d’Azione (G. De Luna, Storia del Partito d’Azione 1997). La matrice antifascista lo indusse all'azione, alla diserzione dalle guerre e alla partecipazione alla lotta partigiana nelle brigate socialiste "Matteotti", del cui direttivo fece parte fino agli anni settanta. Fu tra i componenti del C.L.N.
Dall'azione diretta passò nel primo dopoguerra all' attività politica nel Partito Socialista, di cui aveva tentato la ricostruzione ancora prima della guerra. A Roma con Basso diresse la rivista "Socialismo" ed entrò nelle vicende della direzione del partito, occupandosi anche della propaganda del Fronte Popolare.
A Roma, soprattutto nel dopoguerra, frequentò gli ambienti artistici e culturali.
Già presente dagli anni '30 sui maggiori periodici culturali italiani (Circoli, Campo di Marte, Prospettive, Letteratura, Maestrale), redattore dei quaderni “Il Dado” e “Girasole” di Maria Luisa Spaziani, nel dopoguerra contribuì alla riapertura della redazione torinese del "Sempre Avanti" poi ridiventato "Avanti", fu giornalista sui quotidiani e sulle riviste della sinistra italiana e internazionale, occupandosi dei temi della cultura e dell'impegno, della critica d'arte e dell'attualità.
Partecipò a Torino con Ada Gobetti, Franco Antonicelli, Casorati, Mila, , Umberto Mastroianni, Menzio, Norberto Bobbio ed altri alla fondazione dell'Unione Culturale a cui dette un contributo anche negli anni successivi. Seborga fu tra gli organizzatori dell'allestimento del “Woyzeck” di Buchner interpretato da Raf Vallone, con cui nel ’46 riaprì il teatro Gobetti.
Nel febbraio del 1951 al CUT (Centro Universitario Teatrale ) fu messo in scena il suo dramma “Spartaco”
A Parigi, dove fu direttore di "Italia Libera" e collaborò a "Europe" e "Editions des Minuit", scrisse per i giornali italiani di quell'ambiente di intensa attività culturale e artistica dei surrealisti, del Café Flore, di Sartre, Vercors, Artaud, Eluard, Tzara, di Picasso, di Severini e Franchina e che lui ben conosceva dall'anteguerra, raccontando di teatro, cinema, musica, letteratura, pittura.
Nel 1948 Mondadori pubblicò nella prestigiosa Medusa degli italiani "L'uomo di Camporosso", nel 1949 "Il figlio di Caino" accolti dalla critica italiana e straniera con interesse e giudizio positivo. Letterato di forte intonazione realista, Seborga racconta di un mondo di diseredati che combattono per la sopravvivenza, in una terra aspra e dura, in cui lavoro è fatica e difendere le proprie convinzioni diventa pericoloso in un'epoca di regime.
Seguono altri quattro titoli tradotti in diverse lingue e un diario uscito nel '68.
Tutti questi romanzi furono ripubblicati negli ultimi anni.
I personaggi di Seborga fanno parte del dramma del vivere sia nel bene che nel male, per cui non sono possibili evasioni se non a rischio della mistificazione e pertanto della complicità con la società e con se stessi. Per Seborga il pericolo è l'automazione, cioè la violenza sull'uomo da parte dalla società tecnico-industriale, a cui egli oppone il rigore di una moralità gobettiana che si richiama all'impegno civile .
Affiancò all'attività di scrittore quella di poeta, presente fin dagli anni giovanili e approdata nel 1965 alla prima di tre raccolte " Se avessi una canzone" in cui dominano il mare, il sole, il vento, le aspre valli di confine di una terra di ulivi e viti, selvaggia come i suoi abitanti. E' lo stesso mondo presente nei racconti. Partecipò all'esperienza politico-musicale del gruppo torinese di Cantacronache, nato per una proposta musicale alternativa alla canzonetta di consumo. Altre poesie furono musicate negli anni seguenti.
Seborga, negli anni '50-' 60, a Bordighera, fece parte dell'organizzazione e della giuria, che più volte presiedette, del premio di letteratura e pittura "Cinque Bettole" insieme a personaggi di rilievo quali Calvino, Vigorelli, , Betocchi, Balbo, Sbarbaro, Bo, Pivano, Tecchi in cui furono premiati, fra gli altri Berto, Caproni, Natta, Tomizza, e i giovani Gambarotta e Biamonti.
Se i versi furono il leit-motiv che percorse tutto l'arco della sua vita, fin da bambino fu affascinato dalle incisioni rupestri della Valle delle Meraviglie, che costituiscono il legame ideale fra poesia e pittura: dagli anni '60, nella sua casa di corso Galileo Ferraris, riprese a disegnare e dipingere creando nelle "ideografie" una forma di pittura originale che unisce il segno dinamico e le nere silhouettes di figure arcaicizzanti alle contrastanti accensioni cromatiche degli sfondi in cui esse si profilano.
Come pittore visse un periodo di grande entusiasmo e di attività molto intensa, nel quale restò vicino ai giovani con cui era sempre disposto a mettere in comune le sue numerose conoscenze e a collaborare alle loro iniziative culturali e artistiche. Furono allestite molte sue mostre tanto nelle gallerie torinesi quanto a Milano e all’estero
In seguito si ammalò gravemente e morì a Torino nel 1990, dopo una vecchiaia che l'aveva duramente colpito, limitandogli in modo insopportabile quella libertà e quella autonomia alla quale aveva tenuto per tutta la vita.


La biografia è stata presa dal sito
QUI il gruppo su Facebook


Le foto sono state riprodotte dal libro "Ombre di confine" di Paolo Veziano.

L'anno scorso in questa occasione pubblicai le foto del treno dei deportati di Borgo San Dalmazzo (CN), due anni fa parlai del famigerato albergo Regina a Milano, nel 2009 misi in evidenza le problematiche dell'attuale Stato di Israele, e nel 2008 raccontai la toccante storia di due bambini ebrei tenuti nascosti dall'intera popolazione di un paesino ligure di montagna.


giovedì 26 gennaio 2012

Emilio Fede, dal Tg4 al Senato?

Emilio Fede

Ormai è notizia certa. Le trattative fra Mediaset ed Emilio Fede per la sua uscita in maniera consensuale dal Tg4 (e mi piacerebbe tanto conoscere il profilo del telespettatore tipo di quel tigì) sono a buon punto. Era circolata voce che il giornalista (giornalista?) avrebbe chiesto una liquidazione di otto milioni di euro, ma lui, per quel che può valere, ha smentito.

Se ora pensate e anche sperate che alla verde età di anni 81 sia scoccata per l'Emilio l'ora di ritirarsi a vita privata e coltivare dalie forse vi siete sbagliati. «Mi piacerebbe fare un’esperienza in Parlamento, magari insieme a mia moglie che è già senatrice» ha dichiarato due giorni fa in un’intervista alla Zanzara su Radio 24. E vorreste voi essere così crudeli da impedirgli il ricongiungimento familiare?

Non c'è molto da ridere. Dopo che la Consulta ha buttato alle ortiche il milione e 200mila firme di cittadini che volevano un referendum contro la porcata che è l'attuale legge elettorale tutto è possibile. Pure che Fede pretenda di barattare la sua poltrona di direttore con uno scranno a Palazzo Madama. E che il baratto vada a buon fine.

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mercoledì 25 gennaio 2012

Le relazioni online

Le relazioni online sono come le relazioni offline: poche sono profonde, moltissime sono superficiali, altrettante sono opportunistiche, di maniera o false.

È questo il terzo punto dei dodici di questo post che mi ha dato da pensare e che mi trova, dopo averci pensato, sostanzialmente d'accordo.

Vi consiglio di andare a vedere anche gli altri punti, che di carne al fuoco ce n'è, e poi se volete dite la vostra.

lunedì 23 gennaio 2012

Manifestazione della Lega, a Maroni viene tappata la bocca

Milano, manifestazione della Lega
Milano, manifestazione della Lega
Milano, manifestazione della Lega
Milano, manifestazione della Lega

Grande manifestazione della Lega ieri a Milano. L'ho seguita tutta, da largo Cairoli a piazza Duomo, per cercare di capire che aria tirasse tra quelle fila. Quasi per scongiurare quello che poi è successo molti cartelli con la foto di Maroni e Bossi in apparente concordia (come quello nell'immagine qui sopra) che più che concordia è tregua armata bella e buona.

Ma poi è successo quello che doveva succedere. Bossi fischiato, ed è la prima volta che succede, per aver impedito a Maroni di prendere la parola dal palco. Che il numero due di un partito debba rimanere muto, come per castigo, in occasione di una manifestazione nazionale è la prova della trasparente democrazia praticata in quella organizzazione.

E allora mi chiedo cosa avranno pensato di questo fatto i leghisti, soprattutto quelli che avevano portato in processione i suddetti cartelli. Qualche spiritoso ha già sfornato la battuta che il Carroccio è passato dalla lotta per la secessione alla lotta per la successione.

Comincia la settimana e il lunedì è sempre un po' duro, quindi prendiamolo con un po' di leggerezza guardando il signore della foto sotto con quell'originale orpello sul naso. Sapete che non ho ben capito se era un fan del Senatùr o un infiltrato che si era conciato così per prenderlo per il culo. Secondo voi?

Milano, manifestazione della Lega

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venerdì 20 gennaio 2012

"Sul concetto di volto nel figlio di Dio" contestato

Scena  del 'Sul concetto di volto nel figlio di Dio'

Quello che a ottobre era già successo a Parigi davanti al Theatre de la Ville si ripeterà di sicuro, e in maniera ben più eclatante, martedì prossimo qui a Milano davanti al Teatro Parenti: i nuovi crociati dell'integralismo cattolico a manifestare contro lo spettacolo "Sul concetto di volto del figlio di Dio" di Romeo Castellucci.

Si annunciano pubblici rosari, veglie di preghiera e messe di riparazione. Ieri è intervenuta addirittura la Santa Sede che per mezzo della Segreteria di Stato ha condannato formalmente la pièce teatrale. Per fortuna non ci sono più i roghi, ché in quel caso i papalini non esiterebbero a gettare tra le fiamme autore regista attori e spettatori tutti.

Non vado nel merito della rappresentazione perché non l'ho vista, ma vi sembra che nel secondo decennio del primo secolo del terzo millennio si ripresentino, qui in Occidente, questi rigurgiti di intolleranza contro la libera espressione? E che il Vaticano, per l'ennesima volta, metta becco negli affari nostri? E ancora. Perché il papa se n'è rimasto zitto zitto quando "Sul concetto di volto nel figlio di Dio" è stato rappresentato a Mosca, a Oslo, ad Atene, a Londra, a Parigi, anche nella cattolicissima Polonia e si sveglia solo adesso che lo spettacolo è arrivato in Italia?

"Sul concetto di volto nel figlio di Dio" parla di un padre vecchio e incontinente accudito dal figlio che deve pulirlo dalle feci. A far da fondale una gigantografia del Cristo rinascimentale di Antonello da Messina. La pièce dura 50 minuti. Due gli attori in scena, Gianni Plazzi (il padre) e Sergio Scarlatella (il figlio). Da un anno e mezzo gira in tutta Europa.


Scena  del 'Sul concetto di volto nel figlio di Dio'

giovedì 19 gennaio 2012

Milano, cittadinanza onoraria a Saviano. La Lega contraria diserta la cerimonia

Milano, il sindaco Pisapia consegna la cittadinanza onoraria a Saviano

Ieri pomeriggio nella sala Alessi di palazzo Marino è stata conferita la cittadinanza onoraria a Roberto Saviano. Gente nota e semplici cittadini assiepati in quello spazio si sono stretti con affetto allo scrittore.

Assenti, perché contrari a questa onorificenza, buona parte dei politici del Pdl e la Lega tutta, compatta in questa occasione come una falange macedone.

Eh sì che questa cittadinanza a Saviano era stata decisa a larghissima maggioranza il 6 maggio del 2010 sotto l'amministrazione Moratti. E in quella occasione sia il Pdl che il Carroccio avevano votato a favore.

Cosa è successo da allora? Forse le dichiarazioni di Saviano sulle infiltrazioni della mafia e della 'ndrangheta al Nord? Confermate poi da sventagliate di inchieste della magistratura che hanno portato alla luce le zone "grigie", frequentate in un andirivieni confuso da criminali e politici. Dichiarazioni che avevano mandato in bestia i leghisti, da Maroni in giù. Tutti a difendere un Nord incontaminato, mica quella feccia del Sud.

E allora mi chiedo quali mai interessi sotterranei la Lega voglia difendere con questa (apparente) politica dello struzzo.

mercoledì 18 gennaio 2012

Ma di cosa vanno cianciando?

Pagina pubblicitaria contro la liberalizzazione delle farmacie
Pagina a pagamento apparsa oggi sui principali quotidiani nazionali

Riporto il testo
Natale 2012. Massimo, 43 anni, è in vacanza con la famiglia. La giornata sugli sci è finita. A cena un piccolo fastidio a un dente che diventa subito più forte. Un dolore insopportabile. Ma la farmacia del paese non esiste più. Sulla serranda un cartello "CHIUSO PER LIBERALIZZAZIONI". Prende la macchina, iniziano le curve, ma di paese in paese nessuna croce verde lampeggiante. E' passato solo un anno e hanno chiuso tutte. "Vacanze rovinate! Non ci voleva molto a capirlo, con le licenze libere chi vuoi che apra in questi paesini di montagna? Finché stai in città non ci pensi, ma quando capita a te..."


Ora al mio paesello, seicento e rotte anime, c'è una farmacia; più su, sette chilometri, a Pigna, novecento abitanti, ce n'è un'altra; più giù, quattro chilometri, a Dolceacqua, che di abitanti ne ha un po' di più di duemila, ce n'è un'altra ancora. Tutte classificate come farmacie rurali secondo la legge n. 221 dell'8 marzo 1968. Tutte fiorenti e vegete, e ai loro titolari (ciao Lida, ciao Barbara) non passa nemmeno di sfioro il pensiero di chiuderle.

Ma questi qui di cosa vanno cianciando?


lunedì 16 gennaio 2012

"Stop ai colossi del mare in aree pregiate"

Sotto l'onda delle emozioni suscitate da una tragedia del mare ancora calda il ministro dell'Ambiente Clini dichiara: "Stop ai colossi del mare in aree pregiate del Paese".

Sono specialisti i nostri governanti a fare dichiarazioni di intenti a cui nella maggior parte dei casi non seguirà alcuna decisione operativa. Spenti i riflettori sull'argomento chi si ricorda più?

E così ripubblico tale e quale, foto compresa, questo post del 22 gennaio 2008.

Venezia invasa dalle meganavi

Venezia
La foto è stata scattata dal ponte dell'Accademia, a sinistra l'imbarcadero di Santa Maria del Giglio.

Il sogno delle grandi agenzie turistiche internazionali è quello di far sbarcare direttamente i loro clienti sotto il campanile di piazza San Marco. Spesso, troppo spesso, questo sogno si avvera e le enormi navi da crociera hanno il via libera per attraversare il canale della Giudecca verso La Salute, San Marco e poi per il canale dei petroli. Quattro anni fa a causa della nebbia una nave si era incagliata addirittura davanti a palazzo Ducale.

Adesso una mostra fotografica itinerante denuncia questa situazione insostenibile da parte di una città che si regge su un equilibrio sempre più precario. Organizzata dall'associazione "Amici di Venezia" assieme alle associazioni ambientaliste e alle organizzazioni storiche dei gondolieri, queste immagini quasi surreali dovrebbero far pensare tutti noi, perché forse sono l'emblema di questa bella Italia (ancora bella per quanto?) che per quattro soldi, maledetti e subito, con miopia assoluta, non riesce e non vuole conservare il preziosissimo esistente.


sabato 14 gennaio 2012

Pierluigi Cappello

Piove

Piove, e se piovesse per sempre
sarebbe questa tua carezza lunga
che si ferma sul petto, le tempie;
eccoci, luccicante sorella,
nel cerchio del tempo buono, nell'ora
indovinata
stiamo noi, due sguardi versati in un corpo,
uno stare senza dimora
che ci fa intangibili, sottili come un sentiero
di matita
da me a te né dopo né dove, amore,
nello scorrere
quando mi dici guardami bene, guarda:
l'albero è capovolto, la radice è nell’aria.




Mattino

Ho un acero, fuori casa, e tutto è lontano qualche volta
tutto passa nelle cose senza contorno
ho un acero misterioso come una città sommersa
e guardare diventa le sue foglie, l’ombra premuta
metà sulla strada metà nel giardino
la luce di ciascun giorno
dove le voci si appuntano e si disperdono.
Siamo l’acqua versata sulle pietre dei morti
sul filo teso tra la preghiera e il canto
siamo la neve dentro le cose
l’occhio cui tutto allucina, tutto separa
e vivere è un minuscolo posto nel mondo
dove stare in giardino.




Una rosa

Che cos'è quella rosa sul tavolo
ferma nella sua freschezza come un lago alpino
alta nel suo silenzio più del fragore
dei quotidiani affastellati lì accanto
più del disordine dei notiziari,
la concitazione delle chiavi di casa.
Che cos'è questa parola verdeggiante d'amore
se non il suolo dove lasciarsi cadere
la penombra di un bosco da attraversare
e la mano che si apre e prende la mia
e mi conduce a me.



Pierluigi Cappello
Gemona del Friuli 1967




È uno dei più grandi poeti italiani contemporanei. Nel 2006 ha vinto il Premio Bagutta (con "Assetto di volo") e nel 2010 il Viareggio Repaci (con "Mandate a dire all'imperatore"), e la sua è una storia dolorosa, la storia di un uomo che ha bisogno d'aiuto.

Appello per la concessione a Pierluigi Cappello dei benefici della Legge Bacchelli
Friulano di Gemona, 44 anni, Cappello versa in condizioni di estrema indigenza ed è paralizzato su una sedia a rotelle dal 1983: aveva 16 anni, era un brillante centometrista, sognava di fare l'aviatore, quando un amico gli diede un passaggio in moto. Ebbero un incidente, l'amico morì sul colpo e Pierluigi iniziò un calvario di interventi chirurgici, rieducazioni e fisioterapia, un percorso che gli ha permesso di continuare a vivere ma gli ha provocato un'estrema fragilità fisica. Da tempo ha bisogno di assistenza 24 ore su 24, e l'assistenza costa.

Fino al mese scorso, Pierluigi Cappello ha vissuto in un prefabbricato del terremoto a Tricesimo, nei pressi di Udine, una baracca donata nel 1976 dall'Austria al Friuli, una catapecchia abbandonata prima di Natale perché ormai inabitabile e infestata dai topi. Oggi Pierluigi vive con la madre in un minuscolo appartamento dove non esiste neppure il collegamento a Internet, essenziale per una persona isolata dal resto del mondo, per un intellettuale che può comunicare - poesie a parte - solo grazie alla Rete e al telefono.

Tutti i suoi libri sono rimasti negli scatoloni, il letto è in realtà un piccolo divano, l'assistenza a domicilio è un peso insostenibile per chi non ha alcun tipo di reddito, ma solo un'esigua piccola pensione di invalidità.

La situazione di Cappello ha spinto la Regione Friuli Venezia Giulia a chiedere la concessione dei benefici della Legge Bacchelli, la quale prevede un piccolo vitalizio per gli artisti di chiara fama che versino in condizioni disagiate.

L'appello è stato raccolto e sottoscritto dalle Università di Siena, Firenze, Udine, Roma Tre e dall'Accademia della Crusca, oltre che da migliaia di privati cittadini e intellettuali. Anche Facebook e Twitter si sono mobilitati per aiutare Pierluigi Cappello, e la stessa cosa intende fare Repubblica.it.

Tra le personalità del mondo della cultura e dello spettacolo che hanno beneficiato del vitalizio, la scrittrice Anna Maria Ortese, Gavino Ledda, la poetessa Alda Merini, i cantanti Umberto Bindi, Ernesto Bonino e Joe Sentieri, le attrici Alida Valli e Tina Lattanzi, il pugile Duilio Loi, l'attore Salvo Randone. Della legge hanno goduto anche la prima annunciatrice della Rai, Fulvia Colombo, l'eroe di guerra Giorgio Perlasca e il poeta di Andreis, in provincia di Pordenone, Federico Tavan, per il quale proprio Cappello si è dato tanto da fare.

I benefici della Legge Bacchelli vengono concessi, dopo un complesso e a volte lungo iter burocratico, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri con la controfirma del Presidente della Repubblica: il nostro invito, dunque, è rivolto direttamente al professor Mario Monti e al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano.

A Pierluigi Cappello, in fondo, basta poco: il minimo per sopravvivere e continuare a comporre versi, donando a tutti le sue parole trasparenti, delicate e forti, scritte nella bellissima lingua friulana e in italiano. Triste e povero è un paese che dimentica i poeti, e ancor più triste se è insensibile al dolore di chi, in silenzio e con enorme dignità, nella sofferenza chiede aiuto.
da repubblica

Si può aderire inviando una email all’indirizzo istituzionale del presidente del Consiglio regionale, Maurizio Franz (presidente.consiglio@regione.fvg.it). Crescono di giorno in giorno anche le adesioni alla pagina Facebook per l’Assegnazione dei benefici della legge Bacchelli a Pierluigi Cappello.


venerdì 13 gennaio 2012

Bossi, quanto ti ha dato Berlusconi?

Bossi, volantino
Milano, via Padova. Fermata della 56 vicino a casa
scattata cinque minuti fa

Si dice da più parti che la Lega sia carica di debiti e qualche perfido azzarda che il famoso "investimento" in Tanzania sia stato fatto laggiù per impedire in un futuro prossimo il sequestro del tesoretto. Anche La Padania, organo del partito, è ormai al tracollo, nonostante i generosi finanziamenti pubblici.

In questo scenario il dietrofront di Bossi rispetto al caso Cosentino dopo essersi incontrato con Berlusconi dà origine a più che legittimi sospetti. Che a questo punto il rapporto tra i due sia solo legato al vil denaro? E che il Cavaliere stia stringendo sempre più la cravatta al collo del Senatur?

E allora amplifico la domanda dell'anonimo estensore del volantino. Bossi, quanti euro ti ha dato Berlusconi?

La prima pagina della Padania di oggi. Guardate con la lente se c'è un riferimento a Cosentino. No, non c'è. Questo giornale prende i suoi lettori per degli imbecilli, ecco.
Padania giornale

giovedì 12 gennaio 2012

E il maestro a causa di un trillo zittì l'orchestra

Alan Gilbert
Alan Gilbert
foto di Chris Lee


Quando martedì sera al Metropolitan di New York sul finale incandescente della strepitosa Nona Sinfonia di Mahler s'è fatto largo una marimba della suoneria di un cellulare il maestro Alan Gilbert battendo due volte la bacchetta sul leggio ha bloccato l'orchestra e poi "Ha finito?".

Il disgraziato proprietario del telefonino con tutti gli occhi della sala puntati su di lui è rimasto muto e allora Gilbert ha aggiunto "Aspettiamo...". Roba da film, e invece è proprio successo l'altro ieri in uno dei santuari della musica classica, l'Avery Fisher Hall del Metropolitan, uno spazio dall'acustica perfetta dove anche ogni schiarimento di gola viene sentito da tutti i presenti.

Riporto la singolare notizia perché anch'io una volta mi sono trovato in una situazione simile, anche se in scala più ridotta, e non riuscivo a bloccare quelle note maledette che mi uscivano dalla tasca. La lezione però mi è servita.

A voi non è mai successo? Oppure avete mai assistito a scene del genere? Mi viene da sorridere a pensare come siamo bravi a complicarci la vita.

mercoledì 11 gennaio 2012

Wanted

Wanted
Milano, corso Buenos Aires
scattate ieri


Quando sono passato qui davanti sono rimasto interdetto. Ora non è per difendere i ladri ma vi sembra legale tutto ciò? E può risultare un deterrente?

Wanted
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martedì 10 gennaio 2012

Quelle facce di bronzo di Alemanno & C.

Gianni Alemanno - La pazienza dei romani è finita
Manifesti fatti affiggere da Alemanno a Roma in questi giorni

Noi del Nord forse non tanto ma i romani si ricorderanno benissimo (almeno lo spero) quale fu il cavallo di battaglia della campagna elettorale per sindaco di Roma di Gianni Alemanno e dei suoi sostenitori. Era la primavera del 2008, ed esattamente il 20 aprile, a ridosso delle elezioni, Maurizio Gasparri sentenziava
La Roma di Prodi, Rutelli e Veltroni è il regno del terrore e dello stupro. Bisogna rimettere ordine in Italia e nella capitale. Allontanare subito clandestini e rom - e aggiungeva - la politica voluta anche da Rutelli, vice presidente del governo dell’indulto, ha ridotto Roma a un luogo da incubo. Battere il terrore alimentato dalla sinistra è la prima emergenza democratica. Basta con la resa al crimine.

E dopo l'elezione a sindaco Alemanno ripeteva come un disco e i giornali titolavano su quattro e sei colonne "Il mio primo impegno: Roma, una città sicura". Non si ricordano altre voci del programma che rimasero nebulose.

Sono passati quattro anni e quello che Roma è diventata grazie a questi gaglioffi lo sapete tutti. Adesso che si trovano col culo per terra vanno a piangere dal governo. Bel coraggio, bel muso.


Foto (che ho ritagliato e ottimizzato) da qui vista qui.

lunedì 9 gennaio 2012

Beppe Grillo e piazzale Loreto

Beppe Grillo

"Da piazzale Loreto sono cambiate solo le forme del Potere, la sostanza è rimasta la stessa."

Questo ha scritto sabato Beppe Grillo nel post di preparazione al prossimo Vday dedicato alla revisione della Costituzione.

Allora vediamo. Se nel Ventennio, cioè prima di piazzale Loreto, il comico genovese si fosse messo in testa di fare politica avrebbe avuto due strade davanti a sé: o dentro il partito fascista e quindi dire sempre sì e guai a sgarrare, o all'opposizione lottando contro i fascisti. In questo secondo caso sarebbe andato incontro a tre possibilità: il confino, la galera, l'eliminazione fisica. Dimenticavo, avrebbe anche potuto autoesiliarsi, scappando in America.

Se adesso Beppe Grillo può dire tutto quello che gli pare è perché quelle "forme del Potere" sono cambiate dopo piazzale Loreto. E quelle forme non sono leggere piume di apparenza.

sabato 7 gennaio 2012

Pel lidele un po'

Milano, ristorante giapponese
Milano, corso di Porta Ticinese - Ristorante giapponese Ume
scattata ieri sera


Pelché non plovate pel tle minuti a palale così? È una cletinata, lo so, ma noi ieli sela lo abbiamo fato e abbiamo liso tanto, ploplio come dei cletini.

venerdì 6 gennaio 2012

Sono rimasta incinta

Sono rimasta incinta per caso a 27 anni, col desiderio di maternità ai minimi registrati. "Ma che davvero?" è stata la prima frase proferita dopo aver visto il test di gravidanza positivo. Passare dal Pampero ai Pampers è stato uno shock, ma ce la stiamo cavando...

Sono nata in un anno bisestile.
Mia figlia è nata in un anno bisestile.
Questo sarà un anno bisestile. Indosseremo strani cappelli e berremo thé alla corte del Cappellaio matto, e faremo cose che non abbiamo mai fatto.
Ma non lo sentite, poi, il cambiamento che c'è nell'aria? Io sì. Sfrigola, bisbiglia
Che questo 2012 sia pieno di rischi, avventura, dubbi, tentativi, pericoli, ebbrezza, passioni, baci.
Un 2012 vissuto pericolosamente. Sto iniziando. Sì, certo, mi faccio paura da sola.
Pazienza.

dal blog Ma che davvero?


Auguri alle Befane tutte, belle e brutte



Riccardo Giordano - Battitore libero



Sabato 7 gennaio
a Isolabona
ore 16,30
nella Loggia di piazza Martiri
presentazione del libro di

Riccardo Giordano

Battitore libero
philobiblon edizioni

introduce Paolo Veziano






Per centinaia e centinaia di chilometri in lunghezza e per centinaia e centinaia di metri in altezza, muri di pietra, nei boschi, nei prati, per le strade, nei rii, muri di pietra ovunque.
Furono davvero gli uomini a realizzare tutto questo? Se lo chiedeva e si rispondeva: no, non furono gli uomini, è impossibile.
Furono i ciclopi, furono creature gigantesche, dalla forza sovrumana, che dimoravano sui monti e per raggiungere più comodamente le loro case, al ritorno dal lavoro, avevano costruito delle gradinate alla portata dei loro passi e dei loro piedi.
Furono i ciclopi, non poteva essere che così. Ancora oggi se si passeggia per la rena che porta dalla chiesetta di San Salvatore al monte Follia si scorgono le ossa dei loro giganteschi femori, delle loro tibie, che fuoriescono dal terreno.
Loro, i ciclopi, presero tutta la poca terra disponibile per riempire i gradini e gliene rimase pochissima per seppellire i corpi enormi dei loro morti. Le ossa sono lassù, sono fatte di pietra e calcare e possono essere scambiate per rocce affioranti, ma sono i loro resti, le vestigia della loro mitica esistenza.

di più


giovedì 5 gennaio 2012

Blitz della finanza a Cortina, la Santanchè...

Cortina 31 gennaio 2011, blitz della finanza. Risulta che girano per le strade in Ferrari e poverini sono costretti a vivere con meno di trentamila euro lordi l'anno: sono i 42 contribuenti proprietari di supercar beccati dagli ispettori. Per effetto delle verifiche gli incassi dei ristoranti sono aumentati del 300%, quelli dei negozi di lusso del 400%.

La Santanchè, abituale ospite della Regina delle Dolomiti, unendosi al numeroso e variegato coro degli evasori e dei difensori di questi, si dice scandalizzata da tali metodi

Daniela SantanchèSono assolutamente contraria a questi metodi da polizia fiscale e trovo sbagliato colpire la ricchezza. Ci lamentiamo tanto che il Paese non cresce, poi chi è ricco in questo periodo viene guardato con sospetto, come colui che certamente evade il fisco. Non trovo giusto colpire Cortina che è un simbolo del nostro turismo per fare controlli fiscali.


Dopo la caduta del governo Berlusconi pensavo che questa signora (signora?) avesse tolto il disturbo. Beata mia ingenuità. E adesso, visto che non è più sottosegretario, chissà chi le dà lo stipendio.


mercoledì 4 gennaio 2012

Salvo il muro della casa di Alda Merini

Muro della casa di Alda Merini

Dei muri di casa (la casa in Ripa di Porta Ticinese 47 abitata dal 1986 fino alla sua scomparsa) Alda Merini se ne serviva come fossero pagine di un block notes. Non importa se per appuntare un numero di telefono, una vignetta uscita da un ghiribizzo fulmineo o un aforisma alato.

Questi muri hanno rischiato di sparire completamente sotto una spessa mano di vernice degli imbianchini. Gli attuali proprietari dell'appartamento avevano infatti scritto una raccomandata al Comune di Milano «Il 15 gennaio 2012 la casa verrà ristrutturata». E subito era partito il tam tam per salvare quella testimonianza singolare della vita e del lavoro della poetessa.

Una petizione
promossa da Emanuela Carniti, una delle figlie di Alda Merini, aveva subito raccolto molti consensi (l'invito lo avevo messo anch'io su facebook) e Adriano Celentano il 31 dicembre scriveva sul suo blog
Ho parlato con il sindaco Pisapia e con Stefano Boeri i quali ci hanno assicurato di aver risolto il problema del muro di Alda Merini.
Il muro verrà recuperato e riposizionato in una zona che quanto prima ci faranno sapere e che sarà accessibile a tutti. Verificheremo che tutto questo accada nel minor tempo possibile.
Ringrazio tutti voi che avete contribuito affinché questo avvenisse.


Già oggi i tecnici faranno un sopralluogo nell'appartamento per capire come salvare la parete per poi ricollocarla intatta altrove. Quasi sicuramente nell'ex tabaccheria comunale di via Magolfa 32 trasformata in «Casa Merini - Atelier della Parola Giovane».

Ogni tanto, proprio ogni tanto, una bella notizia.

Di Alda Merini su questo blog, QUI (Alda Merini nata il 21 marzo, con la bella lettera che mi scrissero le quattro figlie) QUI e QUI (Il murale di Alda Merini trafugato).


Muro della casa di Alda Merini
Muro della casa di Alda Merini

domenica 1 gennaio 2012

2012 brut

2012 brut

Prendetela e capitela come volete. Ci è venuto di scrivere questo ieri sera seduti attorno a un tavolo del ristorante "da Bruno" dove abbiamo cenato.

Chiedo scusa a tutti quelli a cui non ho contraccambiato gli auguri, ma (e lo dico per pura cronaca, non per giustificarmi) è da prima di Natale che non mi collego più alla rete.