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sabato 9 maggio 2015

Trentennale della Banda degli ottoni a scoppio

Foto scattate sabato  scorso al Trotter nella festa molto bella per il trentennale della Banda degli ottoni a scoppio, presente in moltissime manifestazioni e iniziative non solo a Milano. Arrivate anche altre  9 bande vibranti sulla stessa lunghezza d'onda dall'Italia e dall'estero.

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La nascita
Carnevale 1985. Facemmo qualche tentativo di fare musica insieme perché volevamo caratterizzarci politicamente, ma senza la retorica di sinistra ormai inaccettabile ai più, durante il carnevale che vedeva per il centro di Milano decine di migliaia di persone animate da uno sfogo, in quegli anni ottanta, di un edonismo più medioevale che reganiano.
Il pretesto fu un elicorno tutto scassato che suo zio regalò a Danilo. Lo rimettemmo un po’ in piedi. Si era già provato all’Oasi (cantina-centro sociale di Quarto Oggiaro) io (tromba) e Kai col trombone di suonare insieme, Riccardo aveva appena cominciato col sassofono, Enrico suonava la chitarra elettrica come una rock star ma con una staticità ed un look che cozzavano con l’immagine con cui ci si rappresenta quel tipo di musica, arrivò alle prime prove con un banjo, Kevin, oltre al liuto suonava il flauto, per la ritmica proponemmo al fratellino di Flavio di occuparsene. Massimiliano aveva sedici anni ma ballava molto bene, gli costruii un tamburo con un vecchio bidone della Esso (sic) (influenza Schwartz!) e una pelle da rullante tesa con delle corde.
Il fatto di venire da «nazioni» diverse, di essere comunisti, anarchici, e molto internazionalisti, che in quel periodo ci facevamo girare il disco della ‘liberation music orchestra’ sulle canzoni della guerra di Spagna, ci portò a travestirci da banda delle «brigate internazionali». Uscita bella, pesante per le nostre labbra che non conoscevano la difficoltà di suonare camminando, ma bella.
In questo carnevale-sfogo un po’ folle si ammiccava, si solidarizzava, si mostrava che si poteva essere di sinistra senza essere perdenti, neanche vincenti certo ma almeno ci si divertiva, ci si ubriacava, si suonavano le nostre canzoni in modo un po’ sgarruppato ma con grande dignità. (pierre)
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L’elicorno me lo diede l’Enrico, un fotografo per il quale lavoravo, effettivamente amico di mio zio. non mi pagava, ma mi regalò, in cambio del mio lavoro, tutta una serie di oggetti di cui via via si liberava, praticamente si svuotava la cantina. Ricordo che arrivarono mobili, vasche d‘acquario, vecchie fotocamere sovietiche e anche l’elicorno, rotto in vari pezzi, che l’Enrico, evidentemente influenzato dal film blow up, si era comprato in qualche mercatino. Chissà, se avesse comprato un’elica d’aeroplano, forse oggi gli ottoni sarebbero una pattugli acrobatica. (Danilo)
(da facebook)
Il sito

banda degli ottoni a scoppio
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10 commenti:

  1. Mannaggia, mi mordo le mai. Ed io qui a Roma, a sentire gli scoppi di certi motori.

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    1. @Amanda
      È stata proprio una bella festa.

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  3. bellissime foto... deve essere stato un vero spettacolo

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    1. @Ernest
      Ci siamo proprio divertiti.

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  4. Tutto bello, ma... che roba è un "elicorno"? Nelle bande che conosco si suonano i flicorni, con la F: non è che si tratti di un Orrore di stUmpa?

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    1. @Kokk
      Vorrei saperlo anch'io cos'è un elicorno.

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    2. Se rivedi il suonatore di "elicorno" scatta una foto allo strumento, ti prego.

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  5. Vai tranquillo che non me lo lascio scappare.

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