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venerdì 13 novembre 2015

L'outlet del funerale, ovvero pubblicità indecente


Milano, via Padova (vicino dove abito)

In tempi di corvi, al di qua e al di là del Tevere, ci sono anche questi di corvi. E mi faccio una domanda che difficilmente avrà risposta. Ma il gran giurì della pubblicità non pensa che si sia superato in questo caso il limite della decenza?

9 commenti:

  1. Il gran cosa???
    Cioè, se esistesse davvero un "gran giurì della pubblicità" dovrebbe cassare senza opzioni l'intero impianto pubblicitario esistente, perché non esiste una sola pubblicità che non passi i limiti della decenza!

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  2. Ma chi se lo fila di striscio, quel sito IAP.

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  3. Concordo col primo commentatore: nell'ipocrita vatikalia si censurano solo parolaccette e bestemmiole: tutto il resto fa brodo.

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  4. E' proprio all'insegna del cattivo gusto oltre che dell'indecenza.

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  5. perchè oggi ci si può ancora aspettare decenza? i limiti ormai non esistono più..

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  6. La pubblicità è l'anima della stupidità umana..
    Un abbraccio
    Maurizio

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  7. No ottimo Alberto, non sono d’accordo. Io trovo la faccenda divertente. Molto ma molto peggio speculare sui malati, su chi soffre, o chi specula sui prezzi altalenanti del cibo, sulla fame di milioni di persone. Questa cosa dei funerali è al massimo comica, ci scappa una risata. Tempo fa nell’amata Franciacorta mi imbattei in una ditta di onoranze funebri col nome «Caronte» e un’altra in Lunigiana col nome «Il Piccolo Eden». Ci vuole ironia, caro Alberto, e un uomo della tua intelligenza come scrivano e come fotografo, ne deve avere.

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  8. Io direi che di cattivo gusto sono le agenzie funebri fuori dagli ospedali e le case di cura, con l'omino in abito scuro e faccia da condor sulla porta che attende i parenti del defunto per proporre funerali a 5.000,00 euro.

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