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martedì 20 giugno 2017

La sedia da spostare

La sedia da spostare

- Secondo me quella sedia lì va spostata.
- Anche secondo me quella sedia lì va spostata.
- Facile dirlo quando lo han detto gli altri.
- Se è per questo sono anni che lo dico e nessuno mi ascolta.
- Da un'approfondita analisi storica e sociologica, viene fuori che quella sedia pesa dai nove ai  dieci chili
- Non sono d’accordo. Dai sondaggi il due per cento degli intervistati dice che pesa dai cinque ai sei chili, il tre per cento dai sei ai sette chili, il novantacinque per cento non lo so e non me ne frega niente.  Basta che la spostiate.
- Secondo me per spostarla, bisognerebbe prenderla con cautela per la spalliera, e metterla da un’altra parte.
- Eccesso di garantismo, al punto in cui siamo, non resta che affidarsi a una figura autorevole e competente. Forse un tecnico. Magari di destra, appoggiato dalle sinistre.
- Un tecnico? No, un tecnico non può garantire la stabilità della sedia. E poi costituisce un’anomalia antidemocratica e anticostituzionale.
- Se è così cambiamo la Costituzione.
- Non è una cosa che si può fare da un giorno all’altro.
- Nel frattempo propongo di indire un referendum.
- Non si troveranno mai cinquecentomila firme per spostare una sedia.
- E allora non c'è scelta: elezioni anticipate.
- No, le elezioni oggi no, sarebbe troppo grave per il paese, forse domani.
- Rimane il problema urgente della sedia da spostare.
- Su questo sono d’accordo. Può essere un punto d’incontro.
- Parliamone.
- Parliamone.
- Parliamone.

Giorgio Gaber
1995/1996


Gli artisti, quelli veri, vedono le cose sempre prima degli altri.

9 commenti:

  1. Amo Giorgio Gaber, ho avuto il privilegio di vederlo dal vivo tre volte e condivido al 100% la tua chiusa al post. ciao.

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    1. @Enri
      Anch'io l'ho visto più volte dal vivo. Un grande artista.

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  2. Capacità di analisi e ironia, polso della società, ce ne siamo perse troppe di belle teste

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    1. @amanda
      Purtroppo. Chissà se se ne faranno vive di nuove.

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  3. All'epoca Gaber, svelando ciò che era strategico per una certa politica nazionale, ossia parlare e parlare perché grazie alle chiacchiere inutili nulla cambi, pensava si potesse, seppur cantando, spronare le singole coscienze degli individui a ricostruire una società parecchio discutibile già allora. Sappiamo tutti come hanno votato gli stessi in tutti questi anni, sappiamo bene cosa ne hanno fatto della loro dignità e sappiamo benissimo cosa abbiamo (non) costruito e quale futuro siamo destinati a vivere.

    Ciao Alberto

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    1. @Carlo
      Non devo pensare al futuro altrimenti mi deprimo.

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  4. Perdere tempo facendo finta di occuparlo...
    Grande lezione, che non vale solo in politica.

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