Pagine

Visualizzazione post con etichetta Politica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Politica. Mostra tutti i post

giovedì 1 dicembre 2022

Mi immagino la scena...

pos 60 euro

Mi immagino la scena. Sono in pizzeria e devo pagare il conto: 34 euro. Prendo il bancomat ma il gestore gentilmente ma fermamente mi dice che sotto i 60 euro non accetta pagamenti elettronici. Io dico che ho solo 10,5 euro in saccoccia. 

Vi chiedo, come potrà mai finire questa scena?

Intanto il governo potrebbe far progettare da un grafico di grido un cartello da apporre all'esterno di tutti quegli esercizi che si comportano come il gestore della pizzeria.

martedì 20 settembre 2022

sabato 2 luglio 2022

Milano, gay pride a scrutinio segreto

milano gay pride pirellone
C'è voluta in Regione una votazione a scrutinio segreto per far apparire questa notte sulla facciata del Pirellone, sede del Consiglio regionale, i colori del gay pride che si e svolto nel pomeriggio.
Salvini, del tutto contrario, non di dà pace e sta dando la caccia ai franchi tiratori nelle sue fila 😃​😃​😃​
milano gay pride pirellone

 

QUI tutte le foto del sabato (425 post)

sabato 28 maggio 2022

Banda degli Ottoni a Scoppio

Banda degli ottoni a scoppio

La Banda degli Ottoni a Scoppio questo pomeriggio all'anfiteatro della Martesana

E’ giunto il momento di festeggiare: siamo stati impegnati per quasi due anni a batterci contro un processo per “concorso in resistenza a pubblico ufficiale” intentato contro due di noi, membri della Banda degli Ottoni a Scoppio, per fatti accaduti durante una manifestazione. La sentenza in appello si è conclusa con la piena assoluzione perché “il fatto non costituisce reato”. Come promesso, intendiamo festeggiare questa vittoria e, con essa, ringraziare Per la Solidarietà Ricevuta. Durante tutta la durata del processo la banda non si è mai sentita sola, tanti amici, compagni di strade e anche lontani conoscenti si sono infatti stretti intorno a noi e ci hanno sostenuto con il loro tempo, il loro affetto e anche con i propri soldi, aiutandoci a sostenere le spese legali.

QUI le foto del trentennale. 

Banda degli ottoni a scoppio
Banda degli ottoni a scoppio
Banda degli ottoni a scoppio

Banda degli ottoni a scoppio
Banda degli ottoni a scoppio






 

QUI tutte le foto del sabato (420 post)

mercoledì 9 febbraio 2022

Ciao Carmen

Carmen de Min

Carmen non c'è più. Era una delle storiche mamme del Leoncavallo. Ieri c'è stato l'ultimo saluto a Villa Pallavicini. Molto toccante. Carmen abitava nella mia stessa casa. Pubblico la sua vita tratta dall'Enciclopedia delle donne.

Carmen de Min

 

Sono nata nel 1934 in un paese della provincia di Belluno, vicino a Vittorio Veneto. Durante la guerra ne ho viste di tutti i colori. Era un paese a 700 metri lungo la Val D’Alpago, un posto pieno di partigiani che combattevano sulle montagne nei dintorni.

La mia famiglia era antifascista da un mucchio di tempo. Se penso alla violenza che le SS e le camicie nere facevano nella mia zona, mi viene ancora oggi da rabbrividire… Gli uomini dai 16 ai 45 anni erano tutti spariti, o li internavano nei campi di concentramento in Germania o se li portavano via per lavorare nelle loro fabbriche. Mio padre era ormai anziano e non gli fecero nulla, così ai miei fratelli in quanto molto giovani. Ma cugini, zii, amici e conoscenti scomparvero nel giro di pochi mesi nell’autunno del 1943. Molti non sono più tornati.

I partigiani che scappavano dalla pianura venivano spesso a rifugiarsi nelle grotte dalle mie parti, mio padre li aiutava a trovare i nascondigli più sicuri. Non c’era abbastanza da mangiare neanche per noi, eppure un po’ di polenta dovevamo sempre avanzarla per qualche partigiano. Ma c’erano delle spie in paese e più di una volta fummo prelevati dai fascisti dentro casa e poi costretti ad andare contro un muro con i mitra puntati addosso. Rivolgevamo loro la schiena e sentivamo caricare le armi… Volevano sapere dove erano nascosti i partigiani. Fingevano di ucciderci come in un plotone di esecuzione. Al muro mia madre, mio padre, i miei fratelli più piccoli e io.

Per forza sono cresciuta antifascista convinta !! Nel dopoguerra mi sono trasferita in Svizzera per lavorare e verso l’inizio degli anni Sessanta sono arrivata a Milano. Mia figlia Ornella era nata nel 1957 e Manuela nel 1958. Nel 1962 mi sono iscritta al sindacato, a quei tempi partecipare all’attività sindacale non era semplice, dovevi agire in semi-clandestinità altrimenti c’era il rischio del licenziamento. La parola d’ordine di allora era: «Dobbiamo resistere due minuti più del padrone».

A Milano abitavamo in via Guerrini, non lontano dal Casoretto. Proprio sotto casa c’era una sede del Msi. Quando le mie figlie hanno cominciato a uscire da sole subivano delle provocazioni dai fascisti, dovevano sempre stare attente e io avevo i denti avvelenati. Nel 1976 tutte e due hanno iniziato a frequentare il Centro Sociale Leoncavallo, erano ancora minorenni e io stavo in pensiero. Magari tornavo tardi dal lavoro, non le trovavo e così andavo a cercarle… Le vedevo lavorare al ciclostile o fare striscioni per i cortei, non mi facevo neanche notare perché ero contenta di vederle così attive a quella loro giovane età. Ero tranquilla insomma. Manuela andava alla magistrale in piazza Novelli insieme a Iaia: pranzavamo molte volte tutte insieme prima del mio turno pomeridiano. Tante sere venivano tutti a casa mia, Iaia, suo fratello Iaio e altri giovani compagni a suonare la chitarra con le mie figlie o a organizzare riunioni e manifestazioni.

Siamo diventati così amici. Era il 18 marzo del 1978. Due giorni prima di quel sabato, il giorno dell’assassinio di Fausto e Iaio, c’era stato il sequestro di Aldo Moro e il clima, sia per le strade che sul lavoro era parecchio teso. Non mi dimenticherò mai quello che ho sentito al telegiornale: «Sono stati uccisi due ragazzi al Casoretto per un regolamento di conti tra drogati». Mi pareva strano. Solo la mattina ho saputo con sgomento che erano proprio Fausto e Iaio i compagni assassinati! «Non è vero! Non è vero!», non potevo crederci, non era possibile… Ho pianto poco, perché una rabbia micidiale mi soffocava: loro semmai stavano lavorando a un libro bianco contro gli spacciatori!

… Mi salivano alla mente gli incubi peggiori. Rivedevo le immagini del mio paese in tempo di guerra, conoscevo bene la ferocia dei fascisti. Gli assassini non potevano che essere loro, ne ero certa.

Pensavo: «Adesso inizieranno a uccidere i compagni in giro per le strade…» Il telegiornale non parlava già più di Fausto e Iaio, le notizie si concentrarono esclusivamente sulle indagini per Aldo Moro… Non mi davo pace.

Dovevo fare qualcosa!

Le mie figlie mi hanno dato le loro agendine, mi sono messa a telefonare a tutti chiedendo, non del ragazzo e della ragazza, ma delle loro madri… Volevo parlare con la mamma. E parlavo, parlavo, dicevo che i giornali e la televisione raccontavano bugie. «Guardate che qui è un altra storia, c’è sotto qualcosa di brutto… Come hanno ucciso quei due ragazzi potrebbero domani farlo ai nostri figli…». La gran parte delle mamme che mi rispondevano si mettevano a piangere. «Anch’io ho paura per mia figlia, anch’io per mio figlio… Anch’io, anch’io, anch’io…» Un’angoscia, una cosa straziante, però quella sera siamo riuscite, non so come, a farci forza… Alcune hanno proposto di andare tutte insieme ai funerali con uno striscione, altre di organizzare una riunione tra noi mamme…..

Le mie figlie ed io con la mia vicina di casa ci siamo messe a fare uno striscione su un lenzuolo: «Le mamme di tutti i compagni piangono i loro figli!». Poi sono andata a ordinare una corona con la firma: «Le Mamme del Leoncavallo» e l’ho fatta portare all’obitorio, dove noi mamme avevamo l’appuntamento. Ai funerali c’era un sacco di gente. Centomila persone, molti rischiando il licenziamento perché anche i sindacati erano contro: non appoggiarono i lavoratori che volevano dimostrare, scioperare o semplicemente ottenere un permesso..

Fuori dall’obitorio, noi mamme che non ci conoscevamo ancora, ci siamo incontrate per la prima volta, davanti alle due bare di Fausto e Iaio sormontate dalla nostra corona. Poi il corteo, tutte insieme a tenere lo striscione: «Le mamme di tutti i compagni piangono i loro figli!»Nei giorni dopo il funerale le nostre riunioni continuavano ed erano sempre più numerose. Un pomeriggio ci siamo trovate in più di trecento, una più arrabbiata dell’altra… La tesi dei fascisti la sostenevamo all’unanimità, il nostro compito era quello di dirlo a più gente possibile e nello stesso tempo tranquillizzare i nostri ragazzi disperati e spaventati; erano paralizzati, vivevano nel terrore. L’assassinio di Fausto e Iaio è stata una cosa spaventosa. Molti giovani non si sono ripresi più, hanno smesso di fare politica, qualcuno ha anche cambiato zona.

Le mamme di compagni uccisi, come la mamma di Varalli, di Franceschi, di Brasili e naturalmente Danila, la mamma di Fausto, e Iaia, la sorella di Iaio e tantissime altre donne, volevamo la verità… Qualcosa cominciava a saltare fuori: i fascisti romani, la banda della Magliana, i servizi segreti deviati, il covo delle Brigate Rosse davanti alla stanza di Fausto e da tempo controllato dalla polizia. La pista fascista si faceva sempre più evidente, ma nello stesso tempo la situazione diventò difficilissima per tutti noi. Più i contorni della storia si facevano nitidi e più i nostri spazi si restringevano. Andavamo ormai tutti i giorni al Leoncavallo, e spesso a parlare con il giudice Spataro al Palazzo di Giustizia.

Per vent’anni siamo andate al Tribunale, con o senza appuntamento, per incontrare o protestare con i giudici che cambiavano in continuazione. Una volta eravamo in cento, una volta in quindici, un’altra volta in sei. Per vent’anni… Io mi sono contata persino tutti i gradini che ci volevano per arrivare all’ufficio dei giudici… 940 scalini… 940 scalini per conoscere la verità: «Chi li ha uccisi e perché». Solo questo: «Chi li ha uccisi e perché».

Poi invece purtroppo c’è stata l’archiviazione. Nelle motivazioni c’era scritto: «archiviazione nonostante ci siano i nomi di personaggi fortemente indiziati appartenenti alla banda della magliana di Roma e ai Nuclei Armati Rivoluzionari», gruppo famigerato responsabile di tante stragi di quegli anni, compresa la stazione di Bologna e nonostante alcuni volantini di rivendicazione. Sui mandanti poi non si è mai voluto nemmeno indagare. Penso che la morte di quei due giovani, avvenuta poche ore dopo il sequestro Moro, sia stata una cosa pazzesca, una ferita ancora aperta che rappresenta una tremenda svolta storica, altrimenti non si spiegherebbe come mai il 18 di marzo di ogni anno, in via Mancinelli, dove sono stati uccisi, si ritrovi così tanta gente, dopo 32 anni.

Un segno di vita per Fausto e Iaio, due invisibili per la giustizia istituzionale.

Questa è la storia per cui si è formato nel 1978 il gruppo delle Mamme Antifasciste, su mia iniziativa.

Il nome ce lo ha suggerito durante un’ assemblea Lydia Franceschi, la mamma di Roberto il ragazzo della Bocconi ucciso da un poliziotto durante una manifestazione e noi siamo diventate così le MAMME ANTIFASCISTE del Leoncavallo. Il gruppo delle Mamme Antifasciste era un gruppo eterogeneo, alcune donne non avevano mai fatto politica, altre erano impegnate in attività femministe, qualcuna sindacalista, alcune laureate, altre con licenza elementare, dai 40 ai 70 anni , arrivavano da tutte le zone di Milano al Leoncavallo di via Leoncavallo, il vecchio Leo.

Davanti a tutte vedo Danila, la mamma di Fausto, mai con le spalle piegate, dignitosa nel dolore , diretta nelle accuse, implacabile contro i fascisti, in attesa ancora di giustizia.

Ricordo Rosanna che negli anni 80 dall’hinterland di Milano inforcava la bicicletta , attraversava tutto il Parco Lambro anche dopo mezzanotte per tornare a casa, Luciana che arrivava da Mac Mahon con 2 ore di viaggio tra andata e ritorno, Emilia che aveva già 70 anni ed era stata combattente e partigiana, Rosa partigiana che nei momenti di tensione con la polizia si faceva mettere sul petto tutte le medaglie del marito ucciso dai fascisti, Luciana la falegnama forte e dolcissima, Francesca la più giovane con tanta voglia di fare.

E ancora: l’altra Rosa che piano piano con le sue capacità riuscì a organizzare il gruppo, a tenerlo insieme e a dargli una struttura ; Carmen 2a che esordì la prima volta in una riunione numerosa dicendo ad alta e chiara voce: «Me ciami Carmen, ma me disen Pirelli in lotta» (mi chiamo Carmen, ma sono soprannominata Pirelli in lotta). Ed Edda che, prendendo le difese di tutti i giovani e schierandosi contro i pregiudizi sente che questo è il modo migliore di proteggere i suoi 7 figli. Ho negli occhi Maria, sempre disponibile a tutte le battaglie, pur portando nel cuore il dolore di parenti e amici persi a Marzabotto. E Adriana la memoria storica del gruppo. Ed Enrica, arrivata qualche anno dopo con la sua preziosa capacità di analisi politica e ancora, Franca pronta a battersi e sempre disponibile, Bianca sempre ricca di proposte e fantasia. E poi Maria Teresa Rossi, la professoressa del Liceo Classico Parini di Milano, protagonista del famoso caso della Zanzara [1]

Ma in mezzo a tante altre compagne, di due in particolare vorrei dire qualcosa di più.

Una è Dina che nel ’79 ebbe l’idea di occupare, noi tutte, Palazzo Marino, sede del Comune di Milano, per convincere il sindaco Aniasi a non dare piazza Duomo ai fascisti per una manifestazione. Che occupazione è stata! Una cinquantina di donne fino a notte fonda con mariti e figli fuori davanti ai cancelli e noi mamme dentro, nelle dorate stanze.

Dina ha lavorato come mamma antifascista con il primo gruppo sperimentale contro la droga di via De Amicis, dove medici, psicologi e volontari davano le sostanze, morfina e metadone a scalare ai tossicodipendenti, dimostrando che questi così riuscivano a reinserirsi nel lavoro e nella vita, senza spacciare, senza rubare e senza morire.

Peccato che i nostri governanti non abbiano mai capito niente: il premio per tutta l’equipe è stata una denuncia a tutti per spaccio, compresa la nostra Dina.

Dina ha preso la licenza media negli anni 80, dovrebbe essere una laurea per la sua speciale intelligenza e apertura mentale. I suoi temi quasi sempre parlano di Fausto e Iaio, perché tutto deve essere detto e ricordato.

E poi Nina, una gran donna e una donna grande, grossa, felliniana.

E’ una forza della natura, un gran vocione, spesso parla in milanese. La sua presenza é travolgente, spinge il gruppo ad affrontare nuovi problemi e a studiare: «a fa’ i coss, minga sta cu i man in man a ciciarà» (fare le cose, non stare con le mani in mano a discutere).

In occasione di un’intervista anni fa si è dichiarata contro la violenza ma alla domanda: «Nina, ai fascisti cosa faresti?»

Con la sua solita ironia risponde: «ai fassisti, mi ghe daria quater sciaffun». Anche Nina come Dina ha preso il diploma di 3° media con le 150 ore, è una poetessa naturale, leggera e dolcissima. Nina è morta da 6 anni. In questi anni abbiamo incontrato anche donne di altri paesi: le Madri de Plaza de Mayo, le donne indiane, i senza terra brasiliani, i militanti del Chiapas, i rom di casa nostra, abbiamo ospitato immigrati “clandestini” da tutti i paesi. Li abbiamo  vestiti, nutriti, incoraggiati e aiutati a ricongiungersi alle famiglie in Europa.

Abbiamo lottato per il diritto all’aborto, contro il caro vita, contro gli spacciatori, contro il nucleare, per la libera informazione, portando volantini via per via, casa per casa, instancabili. (Per esempio informando le donne dell’esistenza e dell’utilità dei consultori). E quante denunce ci siamo prese!!Oggi siamo un po’ più vecchie, però molte di noi sono presenti e attive nell’Associazione Familiari e Amici di Fausto e Iaio, e comunque tutte lavoriamo sempre per affermare l’antifascismo e i diritti dei più deboli.

Il gruppo delle Mamme Antifasciste è stata l’esperienza più bella della mia vita, della nostra vita.

Noi, come tutte le donne pensiamo e sentiamo nel cuore proprio le cose che così bene hanno scritto le Mamme di Roma Città Aperta: «Le madri generano e non possono accettare che le vite dei loro figli siano spezzate: dalle lame, dalla precarietà del lavoro, ad un posto di blocco, durante una manifestazione.

Le madri generano e non possono accettare che i sogni dei loro figli siano spezzati da contratti non rinnovati, da spazi negati, dall’impossibilità di amarsi e generare.

Le madri vogliono poter generare e rigenerare vite, sogni e memoria come hanno fatto le madri argentine e le madri di ogni paese violentato dalla guerra. Partendo dal sangue dei figli, un gruppo di donne si è messo in cammino.

Le Mamme Antifasciste hanno imparato dai giovani, dai loro figli, loro le hanno aiutate a crescere. Oggi, queste donne non smettono di trasmettere forza e memoria alle nuove generazioni.

mercoledì 20 gennaio 2021

I sovranisti Meloni e Salvini sempre con Trump

Salvini e Meloni sovranisti

Nel giorno dell’insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca, i sovranisti italiani eletti al Parlamento europeo non condannano le violenze di Capitol Hill.

Fratelli d’Italia vota contro, la Lega si astiene nel voto su un emendamento alla risoluzione sulla politica estera dell’Ue.

Ecco l’emendamento:
Il Parlamento europeo “condanna con la massima fermezza l’attacco perpetrato al Congresso degli Stati Uniti da un gruppo di rivoltosi incitati dalle teorie cospirative del Presidente Donald Trump e dalle accuse infondate di brogli nelle elezioni presidenziali del 3 novembre 2020; confida nel fatto che gli Stati Uniti garantiranno un pacifico passaggio di poteri al Presidente eletto Joseph Biden e alla vicepresidente eletta Kamala Harris; è allarmato per l’ascesa del populismo e dell’estremismo su entrambe le sponde dell’Atlantico e sottolinea l’urgente necessità di difendere la democrazia, i diritti umani e lo Stato di diritto a livello globale”.

Scaccio via il pensiero di un governo Salvini-Meloni.

giovedì 7 gennaio 2021

Salvini Trump i fatti di Washington

Salvini con la mascherina di Trump

Adesso aspetto che Salvini dica qualcosa sui fatti di Washington e su Trump che questi fatti ha provocato.

mercoledì 24 giugno 2020

Stati generali e mafia

Non vado nel merito di questi Stati generali dell'economia. Chi dice si vedrà fra poco se hanno prodotto qualcosa di positivo e chi invece è convinto sia stata una passerella a puro scopo propagandistico.

Quello che mi lascia parecchio perplesso è che in questi sette giorni non si sia data la parola ad alcuna associazione antimafia o a qualche giudice in prima linea a combattere questo cancro.

La mafia (adopero questo termine ma intendo tutte le organizzazioni criminali) ha grandi disponibilità pronta cassa. Sappiamo bene com'è la situazione di tante attività economiche. In certi casi basta un niente per cadere nella rete degli strozzini e perdere tutto.

Non sono argomenti che dovrebbero interessare all'economia?


martedì 2 giugno 2020

Salvini e Meloni irresponsabili

2 giugno Roma manifestazione organizzata da Salvini e Meloni

Oggi a Roma la manifestazione organizzata da Salvini e Meloni

Mesi di sacrifici, pandemia ancora in corso, oggi a Roma il più grande assembramento dall'inizio dell'emergenza, senza nessun rispetto delle distanze, con Salvini che si abbassa più volte la mascherina per un un selfie. 33.000 morti non sono bastati.

2 giugno Roma manifestazione organizzata da Salvini e Meloni

Aggiunta 4 giugno
Questa mi era sfuggita. Salviniani che festeggiano la festa della Repubblica con la bandiera della monarchia.

2 giugno Roma manifestazione organizzata da Salvini e Meloni

martedì 26 maggio 2020

La ministra Lamorgese boccia il progetto delle spie del ministro Boccia



Milano, corso  Como

Quando ho letto  che il ministro per gli affari regionali Boccia voleva mettere in campo 60.000 "volontari", presi tra i percettori di reddito di cittadinanza o di sussidio di disoccupazione,  per controllare in qualche maniera gli assembramenti il pensiero mi  è andato a "1984", il romanzo distopico di Orwell, dove fare la spia del vicino, del conoscente, a addirittura del congiunto :), era considerato dal Grande Fratello molto onorevole. Ma al di là delle reminiscenze letterarie come avrebbero agito questi "volontari" soprannominati "assistenti civici"? Con quale autorità? Con quale preparazione? E chi li avrebbe controllati perché non commettessero scorrettezze contro qualcuno che gli stava sulle balle, in tempi come questi di tensione e inquietudine? E se tra questi "assistenti civici" ci fossero stati anche persone  con precedenti penali? Mi immagino già possibili risse o di peggio.

Per fortuna la ministra dell'Interno Lamorgese, persona di gran buon senso, si è detta del tutto contraria al progetto.

mercoledì 19 febbraio 2020

Salvini, i preti, il crocifisso

Matteo Salvini mentre inaugura con due parroci la sezione della Lega a Sedrina

Matteo Salvini mentre inaugura con due parroci la sezione della Lega a Sedrina in provincia di Bergamo (foto Lapresse)

Lasciamo perdere per una volta il Salvini e pensiamo ai due preti, don Roberto Mocchi, quello a destra, e don Pierangelo Redondi.  Evidentemente non seguono il Vangelo, laddove Cristo dice: «Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

giovedì 12 dicembre 2019

Milano: a cinquant'anni dalla bomba di piazza Fontana

Milano: a cinquant'anni dalla bomba di piazza Fontana
L'intervento del presidente Mattarella al consiglio comunale straordinario questo pomeriggio trasmesso all'Ottagono della Galleria Vittorio Emanuele II


C'è un bisogno incredibile di memoria. L'Italia giunge al cinquantesimo della strage di piazza Fontana in un contesto civile e politico frammentato, nel quale è difficile per chiunque intravvedere il futuro. Siamo certi, e lo siamo tutti, che un futuro ci sarà. E che sarà positivo, perché le energie di questo Paese sono estese e profonde. Questa fondamentale fiducia verso il domani, che rende necessario oggi raccontare il passato, rivivere le vicende positive e drammatiche della nostra storia con strumenti adeguati a un pubblico che non li ha vissuti in prima persona. Siamo speso abituati a pensare che 'i giovani' non ricordano fatti che non hanno visto con i loro occhi. Ma oggi è possibile avere superato i quarant'anni ed essere nati dopo Piazza Fontana. Ci allontaniamo da quegli eventi, ma proprio per questo possiamo capirli e raccontarli meglio.
      Prefazione del libro di Mario Consani Piazza Fontana per chi non c’era


E ieri il sindaco Beppe Sala ha chiesto "scusa e perdono" da parte di tutta la città alla famiglia di Giuseppe Pinelli.

Dobbiamo ricordarlo, specialmente di questi tempi
Fu una strage fascista.

giovedì 14 novembre 2019

Venezia: non date la colpa all'acqua, per favore

Venezia invasa dall'acqua
San Marco, il 12 novembre (AP Photo/Luca Bruno)

Quello che avviene a Venezia ha dei responsabili, nomi e cognomi. No, non è l’acqua, no. L’acqua fa l’acqua come avviene da sempre e come continuerà ad avvenire. Dare la colpa all’acqua per l’allagamento di una città che galleggia sul mare significa voler giocare al dito e la luna. Un gioco penoso, irresponsabile, pericoloso e che erode Venezia. E mica solo Venezia. Venezia sott’acqua porta la firma del Mose. Di tutti quelli che l’hanno usato come cuscino per nascondere tangenti che poi hanno esportato in giro. Galan (sì, sì,  Galan e i suoi amici leghisti) le sue mazzette le ha esportate allegramente in Montenegro. C’è una sentenza. Ma a Venezia le sentenze non galleggiano, vanno in fondo alla memoria.

Il Mose è costato 7 miliardi di euro. 7 miliardi di euro per costruire un’opera che il cambiamento climatico renderà ogni mese più inutile. 7 miliardi di euro che sarebbero serviti per occuparsi di una manutenzione ordinaria che continua a mancare. Nomi e cognomi: sul Mose non è difficile, basta tornare al governo Berlusconi che lo pensò e basta vedere chi oggi ancora lo invoca (sindaco e presidente di Regione in testa). Venezia sott’acqua porta la firma di tutti quelli che l’hanno abusata come luna park. Sono quelli che pensano a canali più grandi per permettere il passaggio di navi ancora più grandi. Sono quelli che la trattano come se fosse un parco divertimenti che hanno trovato già pronto: per loro non è una città, bellissima e fragile, no, Venezia è una slot machine da fare ingrassare. Nomi e cognomi.

Venezia sott’acqua porta la firma di tutti quelli che negano i cambiamenti climatici. Sono gli stessi che deridono Greta e che pensano che il clima sia un problema sempre degli altri. Sono quelli che adorano la produttività a tutti i costi e se ne fottono se la produttività erode le fondamenta e la vivibilità dei posti in cui vivono. Quelli, di solito, pensano comunque di potersi comprare i posti più alti se si allaga o si asciuga tutta là in basso. Venezia sott’acqua porta la firma di chi considera il patrimonio artistico qualcosa di eterno e si illude di non doversene prendere cura. Sono gli stessi che in piazza San Marco ci vedono i ristoranti o gi hotel che si potrebbero aprire, dove si potrebbe investire. Una generazione che ha ricevuto in eredità un inestimabile valore in arte e cultura e che non sente il dovere di preservarlo e prendersene cura. Cari, vi si è bucato il luna park. Ma scommetto che già ci vedete il sequel di Atlantide, nevvero?

Giulio Cavalli

martedì 9 luglio 2019

A proposito dei furbetti del cartellino

Credo abbiate tutti visto e sentito la faccenda dell'ospedale di Molfetta.
Sorvolo sul fatto che tra i furbetti c'erano anche quelli che i furbetti avrebbero dovuto controllare, assenteisti pure loro, tipico esempio della serie non si sa se ridere o piangere. Sorvolo.

Faccio due considerazioni. Uno. Ma i colleghi onesti di questi furbacchioni (si fa per dire) rimanevano muti? E si sorbivano in più il lavoro dei lavativi? Oppure non se lo sorbivano e quell'ospedale non funzionava come avrebbe dovuto? Due. E i dirigenti? O erano collusi o non se ne accorgevano. In entrambi i casi sarebbero da sanzionare in maniera pesante. Ma di loro nessuno parla. E certi dirigenti sono di nomina politica. Siamo sempre lì che andiamo a sbattere.

sabato 2 marzo 2019

Milano, marcia antirazzista in 250 mila

Era da un po' che a Milano non si facevano manifestazioni così partecipate. Si ritorna a casa con il cuore un po' più leggero, bricioli di contentezza.
Buona domenica.
Milano, manifestazione antirazzista

Milano, manifestazione antirazzista
Milano, manifestazione antirazzista
Milano, manifestazione antirazzista
Milano, manifestazione antirazzista
Milano, manifestazione antirazzista
Milano, manifestazione antirazzista
Milano, manifestazione antirazzista
Milano, manifestazione antirazzista
Milano, manifestazione antirazzista
QUI tutte le foto del sabato (273 post).

giovedì 28 febbraio 2019

Le piroette del saltimbanco Di Maio

Ormai ci siamo abituati. Oggi tutto e domani il contrario di tutto.

Di Maio e il secondo mandato


Non sono passati nemmeno due mesi ed ecco che l'ineffabile vicepresidente del Consiglio dei ministri se ne viene fuori che sì, dopo due mandati ci si può ancora presentare. Mi piacerebbe sapere da un cinque stelle, uno della base, quali argomenti mi porta per giustificare tutto ciò.

giovedì 31 gennaio 2019

Provocazione sui navigator

Centro per l'impiego

I navigator saranno assunti con un contratto co.co.co. Precari quindi. Se arriverà qualche (rarissima) buona proposta di lavoro a tempo indeterminato pensate che la girino ai disoccupati che hanno in carico? Ma nemmeno per sogno. Questi navigator si licenziano e si presentano loro per essere assunti. Credete sia un'ipotesi del tutto inverosimile?

martedì 22 gennaio 2019

Di Maio: Lino Banfi patrimonio dell'Unesco

Luigi Di Maio e LIno Banfi

«Ne approfittiamo per dare una notizia all'Italia che a me riempie di orgoglio: come governo abbiamo individuato il maestro Lino Banfi perché rappresenti il governo nella commissione italiana per l'Unesco. Abbiamo fatto Lino Banfi patrimonio dell'Unesco». Lo ha annunciato il ministro del Lavoro Luigi Di Maio all'evento M5s sul reddito di cittadinanza.

E tutti a fare ironia. Ma a nessuno è venuto in mente che il fondatore dei Cinque stelle è un comico e quindì... Ci sarà da fare ironia, e che ironia, quando Beppe Grillo verrà fatto patrimonio di chissà cosa. Già, di che cosa?

lunedì 14 gennaio 2019

Virginia Raggi scippa le monetine della fontana di Trevi

Forse avete letto la notizia. In breve. Le monetine che i turisti gettano nella fontana di Trevi sperando in una sorte benigna e che ogni anno fanno un bel gruzzoletto di un milione e mezzo di euri non andranno più alla Caritas come da tradizione. Così ha deciso la sindaca Virginia Raggi . Verranno incamerati dal Comune per non meglio precisati scopi.

Questa scelta è comprensibile. Dopo che l'ineffabile Di Maio ha abolito la povertà cosa ci sta più a fare la Caritas, e cosa ci stanno più a fare tutte quelle associazioni del terzo settore che gestiscono mense per i poveri, alle quali del resto sono state raddoppiate le tasse?

Adesso, viste le indignate reazione da tutte le parti,  dicono che faranno marcia indietro. Dicono, e poi si vedrà. Intanto ci hanno provato questi furfanti svergognati.

Virginia Raggi, monetine fontana Trevi