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martedì 20 novembre 2018
Dissequestrato il conto corrente di Formigoni, ma...
Roberto Formigoni nel periodo del suo massimo fulgore
Sono perfidi questi giudici. Dopo avergli sequestrato tutto ma proprio tutto compreso il vitalizio della Regione, adesso che fanno? Gli dissequestrano il conto corrente. Un boccata di ossigeno direte voi. Manco per niente. Il conto è in rosso, così adesso la banca gli chiederà senza tanti complimenti di rientrare. Sono proprio perfidi questi giudici.
giovedì 5 aprile 2018
Nel comune di Ficarra l'assenteismo è un obbligo
Leggo che a Ficarra in provincia di Messina sono indagati e quindi sono stati sospesi per assenteismo 16 impiegati su 40. I soliti furbetti del cartellino. Allora sono andato a vedere quanti abitanti fa questo comune: 1.432. Millequattrocentotrentadue abitanti e quaranta dipendenti. Penso che se avessero lavorato tutti assieme sarebbe successo il caos perché negli uffici non ci sarebbe stato posto per tutti e perciò l'assenteismo era per così dire un tacito obbligo.
Sconvolto il sindaco, Gaetano Artale: «Siamo alla paralisi - dice - stiamo cercando di mandare avanti il Comune con quel poco di personale che ci è rimasto. Stiamo registrando rilevanti problemi. Tutte le aree, a seguito delle sospensioni, sono state decapitate e stiamo valutando cosa fare per tenere il Comune aperto...»
Ora, visto che, a quel che ne so, Ficarra non ha pozzi di petrolio, mi chiedo dove il sindaco Artale trovi le risorse per pagare tutti i 40 dipendenti. Dati i tempi di magrissime vacche che pascolano nelle amministrazioni locali.
Sconvolto il sindaco, Gaetano Artale: «Siamo alla paralisi - dice - stiamo cercando di mandare avanti il Comune con quel poco di personale che ci è rimasto. Stiamo registrando rilevanti problemi. Tutte le aree, a seguito delle sospensioni, sono state decapitate e stiamo valutando cosa fare per tenere il Comune aperto...»
Ora, visto che, a quel che ne so, Ficarra non ha pozzi di petrolio, mi chiedo dove il sindaco Artale trovi le risorse per pagare tutti i 40 dipendenti. Dati i tempi di magrissime vacche che pascolano nelle amministrazioni locali.
giovedì 21 gennaio 2016
Rieccolo Bertolaso, pronto a fare il sindaco di Roma
Questo bel tomo di Guido Bertolaso, che ha sulle spalle due processi non proprio da prendere sottogamba, quello per il G8 della Maddalena e il “Grandi Rischi bis” a L'Aquila (parliamo di centinaia di milioni di euro pubblici rubati) se ne esce, perché evidentemente consultato dall'ex Cavaliere
"Ho detto sì a Silvio, a Roma posso vincere. Se ci fossero le condizioni per una candidatura al di sopra delle parti e dei partiti, penso a una lista civica con un programma molto preciso, potrei prenderla in considerazione perché io amo Roma e mi addolora vederla ridotta così. Ma servono le condizioni, senza questi giochetti politici. Io non sono mai stato un politico, e mai lo sarò".
Bravo bel tomo. Certo che ci vuole una bella faccia.
Pregherei, casomai qualcuno commentasse, di non adoperare termini per cui potrei essere querelato. Magari provate a fare dei giri di parole.
"Ho detto sì a Silvio, a Roma posso vincere. Se ci fossero le condizioni per una candidatura al di sopra delle parti e dei partiti, penso a una lista civica con un programma molto preciso, potrei prenderla in considerazione perché io amo Roma e mi addolora vederla ridotta così. Ma servono le condizioni, senza questi giochetti politici. Io non sono mai stato un politico, e mai lo sarò".
Bravo bel tomo. Certo che ci vuole una bella faccia.
Pregherei, casomai qualcuno commentasse, di non adoperare termini per cui potrei essere querelato. Magari provate a fare dei giri di parole.
giovedì 8 ottobre 2015
Ho un sospetto su Ignazio Marino che nessuno dice
Non vado nel merito se il sindaco Ignazio Marino abbia fin qui amministrato bene la capitale.
Vado sul fatto che c'è una cosa che nessuno dice. Quando un politico viene attaccato a 360 gradi, destra centro sinistra, vuol dire che ha smosso equilibri di potere consolidati e squarciato la ragnatela degli interessi sporchissimi che coinvolgono buona parte dei dirigenti pubblici di Roma e dei loro leccapiedi. Senza contare il nido di vipere velenose che sta ancora al caldo in una parte del Pd romano e a cui il commissario Orfini fino ad adesso ha fatto un baffo.
venerdì 2 ottobre 2015
I quattro casinò italiani sono carichi di debiti
Sanremo, Venezia, Saint Vincent, Campione (enclave italiana in Svizzera) sono le quattro case da gioco legali (quelle illegali chi lo sa?) in Italia. Tutte in mano a Regioni Province Comuni. In dieci anni hanno accumulato debiti per 300 milioni. Inutile dire perché lo avrete già capito che i colpevoli di questa cattiva gestione sono gli amministratori locali che hanno fatto di questi luoghi non proprio cristallini le loro piazze per il voto di scambio con la creazione di posti fasulli ma con stipendi veri.
Ora mi chiedo, siccome esiste da oltre un anno una legge che impone a Regioni Province e Comuni di razionalizzare le proprie partecipazioni societarie, cedendo le attività che niente hanno a che vedere col servizio pubblico, perché nessuno di quei casinò è stato messo sul mercato?
Ripeto, perché?
Una curiosità. Tempo fa pubblicai un post, con alcune foto, su un casinò particolare con una storia particolare che sorgeva, nei primi anni del Novecento, dove adesso si sta dipanando tra alti e bassi la vicenda del presidio sugli scogli dei migranti e dei No Borders sul confine francese a Ventimiglia. È QUI.
martedì 29 settembre 2015
Il gran merdaio della politica, non solo Cimoli
«Sprechi incalcolabili, che hanno creato danni enormi per la collettività pagati ancora oggi dai contribuenti. Operazioni abnormi, manager assunti sulla base di rapporti privatistici. Scelte scellerate, fino alla realizzazione di una vera e propria dissipazione dell'azienda».
Questo scrivono i giudici su Giancarlo Cimoli ex presidente e amministratore delegato di Alitalia.
E allora ricordo che questo bellimbusto era stato assunto dalla sinistra, diciamo centrosinistra, per risanare le Fs. Era il 1996. Le lasciò più malate di prima con una liquidazione di 6 milioni e 700 mila euro.
Poi il centrodestra lo mise a capo dell'Alitalia. Lì si intascava tra stipendio e benefit vari 2,9 milioni di euro l'anno. Dopo aver portato la compagnia aerea al fallimento, nel 2007 ne uscì con quasi tre milioni di euro di liquidazione.
È Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana, Commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica italiana e Cavaliere del lavoro.
Da ieri, è anche condannato a otto anni e otto mesi per bancarotta fraudolenta e aggiotaggio, in primo grado.
Mi chiedo come personaggi del genere, fallimento dopo fallimento, possano sempre rimanere a galla e ricevere le più alte onorificenze della Repubblica. Ops, dimenticavo, è il gran merdaio dell'attuale politica dove galleggiano in molti.
mercoledì 1 luglio 2015
L'acqua di Venezia e le 130 sanguisughe
Cinque miliardi e 423 milioni di euro si sono messi in saccoccia gli ineffabili 130 consulenti del Mose. La punta dell'iceberg di questi signori che hanno percepito il loro bel malloppo, perché di malloppo si tratta, sono qui rappresentati. Ora non posso definirli ladri ma se uno si intasca malloppi del genere cos'è?
fonte Corriere della Sera
giovedì 11 dicembre 2014
Mafia Capitale: e la Chiesa?
Diceva quello là, che di politica e di chiesa si intendeva non poco, «A pensar male si fa peccato ma il più delle volte ci si azzecca». Allora penso male e mi chiedo come mai non è ancora uscito fuori il monsignore che si intascava allegramente le mazzette e le giustificava alla sua coscienza come la Divina Provvidenza. Del resto quel Renatino, killer della banda della Magliana, sepolto (poi sfrattato) nella basilica di Sant'Apollinare non era ritenuto un benefattore della Chiesa e perciò degno di quella ultima dimora?
Ho detto monsignore per semplificare, ma pensavo alla gerarchia ecclesiastica tutta. Anche quella più in basso di monsignore e quella più in alto.
Voi pensate sinceramente, dentro di voi, che siano rimasti fuori dal magna magna?
Ho detto monsignore per semplificare, ma pensavo alla gerarchia ecclesiastica tutta. Anche quella più in basso di monsignore e quella più in alto.
Voi pensate sinceramente, dentro di voi, che siano rimasti fuori dal magna magna?
mercoledì 3 dicembre 2014
Il fascista-mafioso Carminati ha bestemmiato sulla terra di mezzo
Ecco la mia "terra di mezzo", distante miliardi di galassie da quella citata dal terrorista nero Carminati accusato di essere a capo di una banda di fuorilegge
Ieri sono andato fuori dal mondo. Fra le mie montagne incantate e i folletti dei boschi che abitano ancora queste terre di mezzo della Liguria estrema, estrema a occidente e a mezzanotte. L'essere in mezzo non è una questione geografica, forse anche un po' questo, ma è soprattutto un luogo dello spirito evanescente, dell'essere sospesi, e non sai bene nemmeno tu fra chi e che cosa.
Ma visto che le terre sono sospese e appese ti trovi a casa tua. Ho risentito il fremito delle gocce grondanti dal cielo indecise se donarsi all'Adriatico o al Ligure di mare, ché queste creste di montagne spartiscono l'acqua di qua e di là dell'Italia. E mentre cade e fa il corso suo tu la guardi e fluttui in queste nebbie che una volta diradate forse ti faranno vedere il cammino. Che queste terre rimangano incontaminate. E che i turisti se ne rimangano tranquilli pasciuti e inebetiti sotto gli ombrelloni di una spiaggia finta nello skyline artefatto dei cementificatori. Della vera Liguria ci rimane ormai solo questo, e ce la teniamo stretta.
Da un vecchio post
mercoledì 12 novembre 2014
Povera mia Liguria
Ripubblico questo post del luglio 2008. Da allora qualche politico e qualche imprenditore citato nel libro ha varcato le patrie galere, da allora qualche porto in costruzioine è diventato una cattedrale nel deserto (umido), da allora la politica poco o niente ha fatto per combattere l'incultura criminale che saccheggia la Terra, la nostra terra di Liguria.
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Nei riquadri, Claudio Scajola e Claudio Burlando
Quando frequentavo il liceo e prendevo la corriera per Ventimiglia, superato Camporosso mi appariva la visione del mare. Poi, condominio dopo condominio, non rimase nemmeno più un buco di azzurro. Cemento, nient'altro che cemento a formare una muraglia impenetrabile e odiosa. Il naturale skyline che avevo visto fin da piccolo si era trasformato in un artificiale skifoline. Sagome accatastate in maniera casuale senza capo né coda
Questo un'era fa. L'altro giorno viaggiavo sul treno che da Genova porta a Nizza e osservavo con interesse l'espressione di una giovane donna che sedeva di fronte a me. Dal finestrino scorrevano uno dietro l'altro anonimi palazzi su anonimi palazzi, distanti l'uno dall'altro sì e no un metro. Sembrava di essere nella brutta periferia di una qualsiasi metropoli. Lei si accorse che la stavo guardando e mi indicò quello spettacolo indegno con un dito. Non ci fu bisogno di parole.
Dopo essersi appropriati con i denti della rara terra vicino al mare, dopo aver sbancato, famelici, colline e colline più a monte, adesso i pescecani del cemento armato si stanno impadronendo del mare. Si sa che la voracità non ha limiti.
Proprio di questo parla un libro inchiesta uscito da pochi giorni, Il partito del cemento, scritto da due bravi giornalisti, Ferruccio Sansa e Marco Preve. E la storia documentata, punto per punto, dei maneggi che si svolgono nei retrobottega della politica frequentati da imprenditori e banchieri, quasi tutti prima o poi inquisiti, qualcuno passato anche per le patrie galere, che intrecciano con gli amministratori pubblici rapporti quantomeno dubbi e quantopiù indecenti e sul filo dell'illegalità. Non c'è differenza tra destra e sinistra, i veri inciuci sono questi, fatti sottobanco, molto più pericolosi per la democrazia di quelli dichiarati alla luce del sole che generano scandalo solo negli sprovveduti. Nel libro si parla delle furbate per aggirare le leggi, come quella, che sarebbe ridicola se non fosse troppo seria, delle torri antincendio che diventano ville, dello spregio cinico di questa classe dirigente per questa terra bellissima che ha trasformato, nell'arco di un cinquantennio, in una regione che si sta estinguendo. Si estingue nei posti di lavoro, nella popolazione, nella cultura, e rimane, di quello che era stata, solo uno struggente ricordo.
Vogliono impadronirsi del mare dunque. E lo fanno costruendo porti ovunque, grandi, medi, piccoli. I posti barca nel 2000 erano in totale 14.500, nel 2008 sono diventati 20.500 ed è già pronto un piano per altre ottomila imbarcazioni. Porti vuol dire anche appartamenti, centri servizi, centri commerciali, negozi. Follia pura. Chi frequenta queste coste conosce, solo per dirne una, i problemi snervanti dei parcheggi e delle code chilometriche sull'Aurelia, che esistono anche in quelle cittadine che il porto non ce l'hanno, come Ventimiglia, ma che fra un po' l'avrà anche lei e allora voglio proprio vedere dove metteranno le macchine. L'ho già detto e lo ripeto. Follia.
Il libro scava a fondo sui due potentissimi Claudii. Claudio Scajola, ex DC ora Pdl, ministro del governo Berlusconi, e Claudio Burlando, ex PCI ora Pd, presidente della Regione. Si scoprono così intrecci insospettati nelle varie amministrazioni pubbliche, nei cda della miriade di società, e legami di sangue che diventano ragnatele di un potere come al tempo del Medio Evo.
Dopo la lettura si potranno avere reazioni diverse. C'è chi disgustato si allontanerà definitivamente dalla politica visto il degrado infimo a cui è arrivata, c'è chi si indignerà come non mai e farà di tutto per diffondere le notizie che ha letto, e ci sarà anche chi si darà da fare per impedire questo scempio. Alla fine del libro c'è un capitolo ad hoc "Prontuario anticemento".

Marco Preve
Ferruccio Sansa
Il partito del cemento
chiarelettere
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Nei riquadri, Claudio Scajola e Claudio Burlando
Quando frequentavo il liceo e prendevo la corriera per Ventimiglia, superato Camporosso mi appariva la visione del mare. Poi, condominio dopo condominio, non rimase nemmeno più un buco di azzurro. Cemento, nient'altro che cemento a formare una muraglia impenetrabile e odiosa. Il naturale skyline che avevo visto fin da piccolo si era trasformato in un artificiale skifoline. Sagome accatastate in maniera casuale senza capo né coda
Questo un'era fa. L'altro giorno viaggiavo sul treno che da Genova porta a Nizza e osservavo con interesse l'espressione di una giovane donna che sedeva di fronte a me. Dal finestrino scorrevano uno dietro l'altro anonimi palazzi su anonimi palazzi, distanti l'uno dall'altro sì e no un metro. Sembrava di essere nella brutta periferia di una qualsiasi metropoli. Lei si accorse che la stavo guardando e mi indicò quello spettacolo indegno con un dito. Non ci fu bisogno di parole.
Dopo essersi appropriati con i denti della rara terra vicino al mare, dopo aver sbancato, famelici, colline e colline più a monte, adesso i pescecani del cemento armato si stanno impadronendo del mare. Si sa che la voracità non ha limiti.
Proprio di questo parla un libro inchiesta uscito da pochi giorni, Il partito del cemento, scritto da due bravi giornalisti, Ferruccio Sansa e Marco Preve. E la storia documentata, punto per punto, dei maneggi che si svolgono nei retrobottega della politica frequentati da imprenditori e banchieri, quasi tutti prima o poi inquisiti, qualcuno passato anche per le patrie galere, che intrecciano con gli amministratori pubblici rapporti quantomeno dubbi e quantopiù indecenti e sul filo dell'illegalità. Non c'è differenza tra destra e sinistra, i veri inciuci sono questi, fatti sottobanco, molto più pericolosi per la democrazia di quelli dichiarati alla luce del sole che generano scandalo solo negli sprovveduti. Nel libro si parla delle furbate per aggirare le leggi, come quella, che sarebbe ridicola se non fosse troppo seria, delle torri antincendio che diventano ville, dello spregio cinico di questa classe dirigente per questa terra bellissima che ha trasformato, nell'arco di un cinquantennio, in una regione che si sta estinguendo. Si estingue nei posti di lavoro, nella popolazione, nella cultura, e rimane, di quello che era stata, solo uno struggente ricordo.
Vogliono impadronirsi del mare dunque. E lo fanno costruendo porti ovunque, grandi, medi, piccoli. I posti barca nel 2000 erano in totale 14.500, nel 2008 sono diventati 20.500 ed è già pronto un piano per altre ottomila imbarcazioni. Porti vuol dire anche appartamenti, centri servizi, centri commerciali, negozi. Follia pura. Chi frequenta queste coste conosce, solo per dirne una, i problemi snervanti dei parcheggi e delle code chilometriche sull'Aurelia, che esistono anche in quelle cittadine che il porto non ce l'hanno, come Ventimiglia, ma che fra un po' l'avrà anche lei e allora voglio proprio vedere dove metteranno le macchine. L'ho già detto e lo ripeto. Follia.
Il libro scava a fondo sui due potentissimi Claudii. Claudio Scajola, ex DC ora Pdl, ministro del governo Berlusconi, e Claudio Burlando, ex PCI ora Pd, presidente della Regione. Si scoprono così intrecci insospettati nelle varie amministrazioni pubbliche, nei cda della miriade di società, e legami di sangue che diventano ragnatele di un potere come al tempo del Medio Evo.
Dopo la lettura si potranno avere reazioni diverse. C'è chi disgustato si allontanerà definitivamente dalla politica visto il degrado infimo a cui è arrivata, c'è chi si indignerà come non mai e farà di tutto per diffondere le notizie che ha letto, e ci sarà anche chi si darà da fare per impedire questo scempio. Alla fine del libro c'è un capitolo ad hoc "Prontuario anticemento".
Marco Preve
Ferruccio Sansa
Il partito del cemento
chiarelettere
Ferruccio Sansa, già giornalista del Messaggero e de la Repubblica, è ora inviato del Secolo XIX. Ha pubblicato per la Bur-Rizzoli Milano da morire (con Luigi Offeddu, 2007). Collabora con MicroMega.
Marco Preve è giornalista de la Repubblica. Anch’egli collabora con MicroMega.
Marco Preve è giornalista de la Repubblica. Anch’egli collabora con MicroMega.
Ringrazio gli Autori per aver citato questo blog nel libro.
mercoledì 3 settembre 2014
Fuori i responsabili, subito
L'Aquila. È stata sgomberata la famiglia al primo piano della palazzina del progetto C.a.s.e. che si è vista precipitare il balcone del piano superiore sopra il proprio, sfiorando la tragedia. Al secondo piano sono stati apposti i sigilli alla porta del balcone precipitato. Il fatto si è verificato ieri alle 12,30 nello stabile di via Volontè. Sono in tutto 4500 alloggi costruiti, con 500 milioni di finaziamenti Ue, dopo il terremoto per dare un tetto ai 16mila aquilani rimasti senza casa. Inutile dire l'ansia e lo sgomento di tutti gli inquilini.
Fuori i responsabili, subito. Ma non dovrei dirlo io. Se c'è un vero cambiamento in questo malridotto Paese dove lo scaricabarile è lo sport più diffuso dovrebbe dirlo, e pretenderlo, Matteo Renzi.
giovedì 5 giugno 2014
Di un altro, solo per una notte
Hai un bel dire solo per una notte, e se ci prende gusto?
Ridiamo valà, che se pensiamo a quello che succede nel Lombardo-Veneto, Expo e Mose per quel che sappiamo (chissà quello che non sappiamo), mi sorge il pericoloso dubbio che forse era meglio sotto gli Asburgo. E provo pena per tutti quelli che hanno dato la vita nel Risorgimento prima e nella Resistenza poi per arrivare a questa Italia.
Allora ridiamo perché troppa rabbia fa male alla salute. Quindi: e se ci prende gusto?
giovedì 8 maggio 2014
venerdì 29 novembre 2013
Torna a casa, Cota
A nulla è servita la lezione del Trota (a proposito chissà cosa starà combinando ora). A nulla. E nemmeno sono servite le grandi scritte sui muri in Padania, eh eh, "Lega ladrona". Continuano allegramente nell'andazzo i leghisti.
Difatti la procura di Torino contesta al presidente della Regione Piemonte Roberto Cota ben 115 contraddizioni nelle pezze giustificative delle spese da rimborsare. Centoquindici.
I tabulati telefonici lo hanno preso spudoratamente con le dita nella marmellata. E già prevedo un bello arrampicamento di specchi per difendersi. Questi tabulati smascherano i suoi reali spostamenti quando scontrini e ricevute lo vorrebbero in posti diversi contemporaneamente. Come quando il suo telefono risulta in Lombardia ma la Regione paga per lui un pasto a Torino. Oppure quando mentre paga il conto in un bar sempre a Torino nello stesso momento fa shopping in una boutique nel cuore di Roma. O ancora quando è a Pavia ma gusta gelati per 22 euro in una nota pasticceria torinese.
Torna a casa, Cota.
Il Piemonte, la Regione Piemonte non si merita come presidente un ladro di polli.
giovedì 18 luglio 2013
I Ligresti culo e camicia con i politici
Chi abita a Milano sa quali scempi urbanistici questa famiglia di palazzinari abbia provocato in città. Palazzinari corruttori va da sé, tanto che il capostipite Salvatore aveva come soprannome "mister 5 per cento", e non c'è bisogno di aggiungere altro. Da Craxi, che fu il santo protettore, in poi un'intera classe politica, non solo milanese, fu blandita, con le buone e con le cattive, allo scopo di favorirli in maniera indecente, e in barba alle leggi,in tutte le speculazioni edilizie su cui avevano buttato i loro occhi di rapaci.
Adesso che sono finiti tutti dentro, meno uno che è latitante (al momento in cui scrivo) comincerà da parte dei politici, statene certi, la solita vigliacca manfrina dei distinguo, del tirarsi fuori, per arrivare anche a qualche spudorato che "mai conosciuto" "ma come, siete assieme nella foto" "un caso, un puro caso, mai avuto a che fare". Oh, come si vedono in questi momenti le spine dorsali dei molluschi.
Chiosa finale
Roma, Parioli, in via delle Tre Madonne, 16/18, c'è un lussuoso condominio. Samo in una delle vie più belle della capitale. Sentite sentite. Vi abitano, o vi hanno abitato, gratis o a prezzi di grande favore, e naturalmente a loro insaputa questi
Angelino Alfano, attuale ministro dell'Interno
Renato Brunetta, presidente dei deputati berlusconiani
Mauro Masi, ex direttore generale della Rai
e poi giù giù una sfilza interminabile di gran commis dello Stato.
Indovinate un po' di chi è il palazzo?
giovedì 16 maggio 2013
Florido il futuro
È questo il manifesto dell'ultima campagna elettorale di Gianni Florido (Pd), presidente della provincia di Taranto arrestato ieri mattina per concussione. L'accusa è di aver dato il via libera a una discarica di rifiuti speciali dentro l'Ilva contro ogni legge, rimuovendo tra l'altro dall'incarico il dirigente del settore ecologia che si era sempre opposto a rilasciare l'autorizzazione. Non ho altro da aggiungere.
la foto da qui
mercoledì 24 ottobre 2012
Scajola: sarà stato di nuovo a sua insaputa?
La scorsa notte è stato arrestato Paolo Pozzessere, ex direttore commerciale di Finmeccanica, accusato di corruzione internazionale per forniture all'estero da parte del gruppo. Nell'ambito della stessa inchiesta condotta dalla Procura di Napoli è indagato l'ex ministro dello Sviluppo Economico (cosa ha sviluppato lo sa solo lui) Claudio Scajola. Sono, queste forniture, elicotteri e navi fregate vendute al Brasile e a Panama, armi insomma. I pm ipotizzano anche nei confronti di Scajola il reato di corruzione in riferimento ad un suo presunto tentativo di mediazione nell'affare. Ora è strarisaputo che nelle transazioni di armi le mazzette viaggiano come i cioccolatini in una cremeria. Le prendono i generali, i manager, i faccendieri, i millantatori, e i politici.
Quando tutti intascavano l'unico a non intascare era l'integerrimo ex ministro? Oppure intascava a sua insaputa?
giovedì 4 ottobre 2012
«Sono stata assunta a mia insaputa»
Vi ricordate che tempo fa avevo detto che bisognava fare la lista delle facce di merda, bene adesso a questa lista bisogna affiancarne un'altra, quella degli "a mia insaputa", che poi in genere sono gli stessi. L'ultima, degli "a mia insaputa" (per le facce di merda fate voi) è questa qui, Samantha Reali, ex fidanzata di Franco Fiorito, che il primo ottobre in un interrogatorio della guardia di finanza che chiedeva spiegazioni di certi bonifici della Regione Lazio, rispondeva che sì, quei bonifici li aveva visti, ma che non sapeva che derivassero dal fatto che Fiorito l'aveva assunta come collaboratrice del gruppo Pdl. Di quella assunzione lei era del tutto all'oscuro. Vedendo arrivare quei soldi sul suo conto corrente cosa avrà dunque pensato la signora cascata dalle nuvole? Alla divina provvidenza forse?
lunedì 24 settembre 2012
I ladri della Regione Lazio e il Pd
Quando scoppiò lo scandalo dei soldi pubblici rubati alla Margherita, cioè a un partito morto e sepolto ma ancora vivo per succhiarci il sangue, Bersani se ne uscì con «Noi abbiamo i bilanci certificati» e lo ripeté come un mantra. Né a lui, né al suo cerchio, non magico ma sempre cerchio, sfiorò l'idea che l'indignazione di tanti non era causata tanto dalle ruberie di un Lusi, ma era provocata dall'esercito di sanguisughe che un referendum non era riuscito a neutralizzare, e che anzi erano diventate più numerose e più fameliche che mai.
Questa idea, quella che non ha sfiorato Bersani, non ha sfiorato nemmeno il capogruppo Pd alla Regione Lazio Esterino Montino. Nel 2011 questo gruppo di 14 consiglieri ha intascato poco più di due milioni, quindi oltre 142.000 euro a cranio, oltre naturalmente agli stipendi e a indennità varie. Ora il buon Esterino Montino dice che ha incaricato una società esterna, la Promogest, per la contabilità. Perché non rende pubblica la lista di quelle fatture a fugare così ogni dubbio?
Ma anche qui il punto non è come hanno speso i soldi, il punto è che questi soldi sono indecenti in tempi come questi e quando la presidenza del consiglio regionale ha deciso al di fuori di ogni legge di ricoprire tutti i consiglieri di questo denaro nessuno si è opposto. Nessuno.
Adesso che è scoppiato il bubbone Montino dichiara «È vero, quel denaro è troppo, abbiamo sbagliato a prenderlo e tutti siamo chiamati in causa». C'è voluto Fiorito per farvi aprire gli occhi?
Sia ben chiaro, non faccio di ogni erba un indistinto fascio, perché credo che all'interno del Pd non nuotino le bande di pescecani che si stanno azzannando dall'altra parte dopo le gozzoviglie sfrenate, ma sarebbe opportuno che questo partito avesse verso i soldi pubblici un approccio più spartano. E lo capisce adesso o non lo capisce più.
mercoledì 25 maggio 2011
Miserabili
Claudio Scajola
Vengono dunque fuori dai file con tutte le "donazioni" che Anenome faceva alcune voci singolari, oltre naturalmente alle altre somme di ben altra consistenza.
Scajola
100 euro, 05/08/2004
Rimborso frullatore per il ministro
Cardinale Sepe
23 euro, 03/12/2003
Rimborso torta pranzo
Monsignor Francesco Di Muzio
5000 euro, 11/12/2008
per l'indulgenza di una «benedizione»
105 euro, 07/07/2008
profumo
Monsignor Franco Camaldo
(mondano cerimoniere del papa)
3250 euro, 7/04/2007
conto meccanico riparazione fuoristrada
Bertolaso
120 euro, 31/08/2oo4
riparazione tv
150 euro, 08/05/2008
Lavanderia
MISERABILI
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