Ero partito con uno scopo (e l'avevo detto anche a
Roberta incontrata casualmente sul ponte): fotografare i cormorani, quella tribù di uccelli che ormai da svariati anni viene a svernare nella val Nervia, nell'estremo Ponente ligure, e di cui avevo già
parlato in maniera provocatoria tre anni fa. Non era una semplice foto, pur se bella fosse venuta, che volevo fare, ma l'immagine che mi sarebbe piaciuto mettere nel sacco avrebbe dovuto documentare uno di questi famelici volatili col pesce nel becco appena catturato e intento a buttarlo giù nello stomaco.
Niente. Questi giorni di luce afona, muta e sorda all'iride, quasi deprimente, mi hanno tolto l'estro e l'energia e la pazienza, soprattutto la pazienza di aspettare l'attimo. E i cormorani, neri come la pece, maledetti, appollaiati su massi in mezzo al torrente in attesa della preda sembrava mi facessero cucù. Così un gabbiano soletto arrivato dal mare mi ha visto sconsolato e ha volato per me. Grazie Jonathan Livingston. Qualcuno di voi ha letto delle sue acrobazie descritte da Richard Bach, che oltre ad essere un nipote del musicista è anche un pilota?
A proposito, voi non sapete che sono stato lì lì per prendere il brevetto di volo. Ma forse è meglio che non parli di questa storia perché poi ne tirerebbe dietro di sé un'altra e un'altra ancora. E quando si raccontano solo vicende del passato vuol dire ormai che si è finito di vivere.
Fra qualche ora riparto per Milano.