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sabato 19 novembre 2016

Scarpe di lusso

scarpe di lusso


Ci tengo alle scarpe. Non è una mia mania ma quasi una necessità dopo che  l'incidente stradale in moto mi aveva fracassato una gamba. E quindi i miei piedi, uno dopo l'altro, devono appoggiare bene al suolo e darmi sicurezza. Visto anche che sono un buon camminatore. Ne compro poche ma di buona qualità, e perciò comode e durevoli. Un paio di queste mie scarpe lo potete vedere in uno di questi post. Le pago di solito 150 euro, più o meno.

Sapreste dirmi invece quanto costano queste che ho fotografato nel pomeriggio in un negozio di corso Venezia a Milano?



Buona domenica.

Aggiunta, 22 novembre
Ecco


Curiosità. Quando molti anni fa abitavo in via Porpora 14 e frequentavo questo bar (descritto nel riquadro) che era di più di un porto di mare, sentii dire da un rapinatore di banche che per la buona riuscita di una rapina ci voleva prima di tutto un bel paio di scarpe.


QUI tutte le foto del sabato

sabato 28 marzo 2015

Che attinenza c'è tra queste mie scarpe e questi piedi?


Che attinenza c'è tra queste mie scarpe e questi piedi?

Sono in giro. A risentirci.


Buon fine settimana.

Aggiunta  2 aprile
Bravo Fausto, ci sei arriìvato solo tu. Sono le mie scarpe che avevo messo nello scaffale quando fotografai la moschea di via Padova a Milano. L'immagine è QUI. Sotto invece i piedi della Boldrini quando andò in visita alla grande moschea di Roma.

Scusate la mia attuale latitanza ma sono proprio preso da altre cose.


QUI tutte le foto del sabato.

martedì 11 dicembre 2012

Arma impropria



Quando le ho viste di colpo mi si è scatenato l'ironico pensiero "Oddio, speriamo non diventino una nuova moda femminile altrimenti noi siamo fritti". Noi maschi intendo. Ma poi l'ironico pensiero al negativo si è capovolto in positivo e ha proseguito "E se invece diventassero una moda tout court, senza differenze di genere?". Tutti in giro con gli aculei ai piedi a sfogare almeno un po' di rabbia in corpo. Già adesso certi figuri della politica e del vasto vampiresco sottogoverno hanno un po' di tremarella ad andare tra la folla. Immaginate dopo, quando i loro stinchi e i loro polpacci potrebbero diventare quasi di sicuro il bersaglio di calci implacabili e liberatori.

venerdì 22 giugno 2012

Scarpe con fluido positivo



Sarà che con la crisi ci si arrampica dove si può per poter vendere, sarà che la prossima settimana qui a Milano arriva il Dalai Lama, o saranno tutte e due le cose assieme. Scarpe con fluido positivo integrato non ne avevo mai visto fino a un'ora fa quando ho fotografato queste.

Fluido positivo? Aiutatemi a capire cos'è nel frattempo, dato che la prossima volta che passo da lì potete star certi che entro e chiedo lumi.

Cerco di chiudere la settimana con leggerezza, perché tra il caldo (da voi com'è?) e tutto che sembra un campo di battaglia con truppe stanche di combattere, si ha bisogno di una tregua.

sabato 9 ottobre 2010

Le scarpe slacciate


Questa storia dei lacci delle scarpe mi accadde per la prima volta a Torremolinos. Una sera di primavera inoltrata me ne andavo un po’ a zonzo tranquillamente e quasi perdendomi qua e là lungo le vie della bella parte antica del paese. Faceva ancora caldo. Le porte delle piccole case bianche erano aperte, davanti a esse stavano sedute le mamme e le nonne. I bambini giocavano. Si potevano vedere quadri di santi all’interno delle stanze e udire la gente che gridava da una casa all’altra. Gruppi di ragazzi e di ragazze passeggiavano - separatamente - su e giù per le vie, chiamandosi a vicenda e ridendo e cinguettando.

Ero tra di loro, ma essi vivevano nel loro mondo, io nel mio. Dunque questa, pensavo, è quella che Ferdinand Tönnies chiamava Gemeinschaft, una comunità chiusa, dove gli individui sono strettamente vincolati gli uni agli altri, in opposizione alla Gesellschaft, la «società» delle grandi città. A un certo punto ebbi l’impressione che le donne mi stessero dicendo qualcosa. Una ragazzetta mi si avvicinò, ridendo, guardandomi appena, di sottecchi. Pensai: «Però, precoce la piccola, fa già la civettuola!». Ma lei nascose il volto timidamente dietro le mani e corse da sua madre. Poi una ragazza poco più grande venne verso di me e indicò le mie scarpe. Finalmente capii: avevo le stringhe slacciate che penzolavano sulla strada. È una cosa che mi capita così spesso che ormai non ci faccio più caso.

Ma le donne, attente, se n’erano accorte, e ovviamente temevano che l’anziano straniero potesse inciampare e farsi del male. Così, osservato e incoraggiato da donne, uomini e bambini attorno a me, mi allacciai le stringhe con cura e, ridendo verso i volti che mi circondavano amichevolmente, ringraziai tutti. Poi il piccolo trambusto cessò e la vita riprese il suo corso consueto. È di certo una Gemeinschaft, dissi tra me e me; nessuno è un perfetto straniero. Ma la mia coscienza sociologica mi corresse: come puoi sapere quel che accade, se non sei là dove accade? Il giorno dopo lasciai le stringhe slacciate a bella posta, camminando in quella che forse è la via principale di Torremolinos, dove ci sono i turisti. E, come mi aspettavo, nessuno vide il pericolo; o meglio: talvolta qualcuno passando vicino sembrava accorgersi dei lacci che ciondolavano slegati, ma se ne guardava bene dall’avvertirmi. Dopo due ore cessai l’esperimento.
[continua]

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Norbert Elias

L'illusione del quotidiano
Sociologia con le scarpe slacciate

Medusa
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Ho riportato un passo tratto da questo libro fresco di stampa perché io vivo di prevalenza in una società aperta, cioè a Milano (Gesellschaft) ma sovente vivo anche in una società chiusa quando mi reco al paesello (Gemeinschaft) e quindi conosco gioie e dolori di entrambi i vissuti. Per me sono due camere di compensazione, l'una dell'altra. La metropoli mi dà continui stimoli e il paesello mi regala la tranquillità che dopo un po' di giorni però mi assopisce.

Io non vedo, a parte alcuni, dove voi viviate. Ecco mi piacerebbe sapere se siete contenti del posto o se lo cambiereste volentieri con un altro.

OT
Se a qualcuno interessa ho fatto un altro aggiornamento a Il dito medio di Cattelan.


martedì 20 ottobre 2009

Guerriera


Penso che magari parecchie di voi che seguite questo blog della moda ve ne freghiate. Potete fregarvene per quello che vi mettete addosso ma non potete chiudere gli occhi di fronte alle altre donne che vanno in giro con le ultime grida urlate dalle passerelle di questa primavera. E pian piano vedo apparire stivali di modelli disparati, adesso quasi solo nelle vie centrali, ma quando arriverà il freddo mi sa che questo genere di calzatura diventerà di largo uso.

Un soldato con le scarpe è solo un soldato. Con gli stivali diventa un guerriero.

George Patton
generale americano


Che una donna con le scarpe sia solo una donna e con gli stivali diventi una guerriera?

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giovedì 11 giugno 2009

Autarchia


Padania, scarpa della Lega

Interamente realizzata con pellame di vitello proveniente da animali allevati, macellati e conciati in Italia secondo le normative EU.
Il modello la lavorazione e la produzione sono stati eseguiti in Italia.
La fodera è in pelle, il sottopiede in cuoio
e la suola in gomma.
Questo prodotto è 100% PADANO.
categoria tempo libero uomo

Numeri disponibili
da 37 al 45

Sovvenzione
Euro 99.00
(comprese spedizione postali)
La foto e il testo qui sopra li ho presi dal sito ufficiale della Lega dove queste scarpe sono in vendita. Lo vedete, "questo prodotto è 100% padano" è un tentativo un po' maldestro di autarchia che in tempi di globalizzazione, piaccia o non piaccia, lascia il tempo che trova . A meno che nella Padania crescano gli alberi della gomma (suola) e vi siano anche vaste piantagioni di cotone (lacci). La Lega inoltre, ad evitare le malelingue che già parlano di Romania e Cina, dovrebbe dire in maniera chiara in che azienda della Padania queste scarpe vengono prodotte.


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lunedì 2 marzo 2009

Tirate scarpe



Quando sabato ho fotografato questo paio di scarpe che stavano per essere infilate da un clown pronto ad andare in scena m'è venuto in mente quel post sulle scarpe in faccia, e questo tipo mi era sfuggito dall'elenco. E dire che mi sembrano proprio fatte apposta per essere tirate contro qualcuno.

Meglio cominciare dunque la settimana con leggerezza e così vi propongo questo gioco. Contro chi le tirereste? Che poi facciamo la classifica. Non è detto che per forza deve essere un politico. Può essere un personaggio televisivo, un collega di lavoro, un vicino di casa, una/o ex, insomma qualcuno che vi sta veramente sulle balle per quello che dice e quello che fa. Potete tirarle anche a più persone.

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mercoledì 4 febbraio 2009

Scarpe in faccia




Avete in mente quando ci diamo una pacca sulla fronte e dentro esclamiamo «Possibile che non ci abbia pensato prima?».

Bene, questa pacca me la sono data ieri quando ho sentito che il premier cinese Wen Jiabao si era preso una scarpata durante una conferenza all'università di Cambridge. Non proprio subito dopo aver appreso la notizia. Solo dopo aver riflettuto anche sulla scarpa che si era preso Bush e quella molto più antica che Kruscev aveva ripetutamente battuto sui banchi dell'ONU.

Ma perché sempre scarpe mi son chiesto, non uova e ortaggi vari? Perdio, semplice la risposta. Quale mai proiettile improprio passerebbe inosservato agli occhiuti poliziotti che sovrintendono alla sicurezza di certe manifestazioni con personaggi politici di primo piano? Un uovo non potete mettervelo in tasca e la verdura occupa spazio. Mentre le scarpe, mica vi possono leggere nel cervello che avete intenzione di tirarle.

Soltanto che gli improvvisati tiratori non hanno buona mira e così sia Wen Jiabao che Bush sono stati mancati, per un pelo ma mancati.

Propongo di organizzare dunque duelli di allenamento tipo western, tanto la successione delle azioni è la stessa. Estrarre, mirare, tirare. Se ne guadagnerebbe in velocità e precisione.

Ognuno dovrebbe poi considerare la gravità dell'atto, e le possibili pene. Lo scarpone ha l'aggravante, il mocassino pena normale, la ballerina l'attenuante perché è quasi una carezza. Ma voi maschietti non fate i cretini a presentarvi sotto il palco con le ballerine ai piedi perché verreste subito tenuti d'occhio.

Quasi quasi apro un gruppo di tirascarpe su Facebook.

Per la cronaca le scarpe che vedete sono le mie, ma poco adatte a essere tirate per difficoltà ad essere estratte velocemente dal fodero interno.


venerdì 30 gennaio 2009

Per un uso corretto tenere presente




Quando ho visto il foglietto di istruzioni che accompagnava questo tendiscarpe appena comprato sono rimasto allibito. Ma ci prendono forse per imbecilli? Mi ricorda un po' le scemenze annunciate in tutta serietà alla tivù quando comincia a far caldo "Si raccomanda di vestirsi con abiti leggeri" o viceversa col freddo "Indossare abiti pesanti", e tutti gli anni a ripetere la solfa come la mamma con i bambini.

Il bello è che poi, con qualche aggeggio un po' più complicato, sul libretto di istruzioni non si capisce mai una mazza. Sarà capitato anche a voi.