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sabato 2 novembre 2019

Sotto l'abete in fondo al giardino...

funghi a milano
funghi a milano
Sempre qualche sorpresa ci riserva questo magico giardino della casa qui a Milano. Sotto l'abete rosso ecco che sono nati i funghi che vedete. E i funghi sono proprio qualcosa di magico. Sono appena stato alcuni giorni in Liguria e se il tempo fosse stato più clemente quasi certamente sarei andato in qualche bosco di mia conoscenza. Perché per andare a funghi bisogna conoscere, come potete capire dalle righe che seguono.

Quei posti che conosco solo io
Ci vuole la pioggia. Perché senza terra bagnata, senza umidità, non vengono. E poi ci vuole il sole. Perché se, dopo la pioggia, non salta fuori il caldo, non vengono. E poi bisogna che non ci sia nessuno intorno. Perché se ci sono degli intrusi o degli spioni, non vengono; peggio, se ne vanno, nel senso che te li portano via, quindi non bisogna farsi seguire, non bisogna farsi vedere, bisogna dissimulare. È una questione fra te e loro, quella con i funghi. Una questione privata, seppure all’aperto, in mezzo alla natura.

Ha riti e consuetudini che si affinano in anni di pazienza e camminate. Non è che, i funghi, li vai a cercare: i funghi si vanno a trovare. Vai direttamente a casa loro, come se andassi in visita. Conosci l’indirizzo. Sai dove nascono, dove si raccolgono. E loro, generalmente, ti aspettano sempre nello stesso posto, seminascosti sotto quelle foglie, sotto quell’albero, quel castagno, sotto quell'abete, al limite di quel prato, là dove c’è uno sbanco di terra e comincia il sottobosco. Chi va a funghi conosce i posti segreti dei funghi. Sono un bene prezioso. Ciascuno ha i suoi, in una parte di bosco che diventa come una tasca, qualcosa di intimo. Si passano in eredità, ma non si rendono pubbliche, non si raccontano.

L’andare a funghi preferisce il silenzio alle parole. Puoi regalarli tutti o condividerli a cena, ma non sveli il luogo da cui provengono. Non è ingenerosità, è il piacere della raccolta, quel gesto che comincia dagli occhi, quella carezza che diventa strappo morbido, quella golosità del tocco. C’è chi raccomanda l’uso del coltello per raccoglierli, ma tagliarli è come mozzare la coda ai cani. Non si va a funghi con un’arma. Si va con naso, occhi, tatto. E con quella parte di corpo che richiama la fortuna.


QUI tutte le foto del sabato (301 post).

26 commenti:

  1. Vedo un'analogia tra l'andare in cerca di funghi e l'andare in cerca di libri. Così come a volte sono i libri a cercare il lettore e non il contrario, forse a volte sono i funghi a cercare chi li raccoglie :-)

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    1. Io in cerca di libri faccio il rabdomante.

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  2. E' vero, andare per funghi in silenio è un po' come quando vado in libreria alla ricerca di libri e, allo stesso modo, anch'io penso che funghi e libri a volte vengono a cercarci. Ed è anche vero che in tutte e due i casi ci vuole amore e rispetto.
    Un salutone e buona domenica

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  3. ho letto da qualche parte che a Milano da qualche anno crescono funghi incredibili

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  4. Sono creature curiose e pure un po'inquietanti.

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    1. Per me no, non sono inquietanti, ci conosciamo a vicenda.

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  5. come so bene tutto quello di cui parli! anche se non sono mai stato geloso dei posti. e m'è sempre piaciuto più andare alla ricerca. del bosco più ancora che dei funghi. ciao

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  6. Apprezzo molto i funghi quando arrivano nel piatto.A volte li ammiro nei boschi ma non li raccolgo perche non li conosco.
    Ciao.fulvio

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    1. Fai bene. Bisogna conoscerli ed essere sicuri di che specie sono.

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  7. Godibilissima, questa tua dissertazione che dà una vera e propria anima a questi cursiosi, estemporanei, apprezzati (ma nutrizionalmente nulli, benché ricchi di proteine) regali della natura.
    Le mie poche esperienze di "cercatore passivo" sono state scoraggianti: evidentemente hanno bisogno di un lungo periodo di conoscenza e corteggiamento.

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    1. Prima di tutto ci vuole passione, poi viene la conoscenza.

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  8. e credo che dopo queste pioggie dalle mie parti ce ne saranno parecchi

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    1. Però dopo la pioggia ci vuole il sole, e assolutamente non deve arrivare il vento.

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  9. Aspettavo che qualcuno me lo chiedesse, e comunque lo dico lo stesso, questi sono prataioli.

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  10. Io vado per famiole e porcini. Le prime tante, i secondi pochi. Pazienza Ciao

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  11. Alberto scusa... dissento Non mi paiono proprio prataioli (genere Agaricus o Psaliota a seconda delle denominazioni specie bispora o campestris) bensì delle Lepiote (note quelle mangerecce a volte come mazze di tamburo Lepiota procera) ma le dimensioni apparenti in foto me le fanno sembrare assai piccole e quindi probabili Lepiota cristata o L. helveola. In quel caso entrambe poco consigliabili nel piatto, da tossica a velenosa. Fammi sapere se hai voglia e tempo.

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    1. Le mazze di tamburo hanno il gambo lungo, questi ce l'hanno molto corto. Sono di diametro più o meno di 10 centimetri. Guarda QUI.

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  12. Appunto, piccola, Lepiota cristata, la mazza di tamburo velenosa (non la procera che è a volte meravigliosamente grande e buona) max 10 cm di diametro piccine piccine basse gambo esile, l'agaricus ha il gambo più tozzo.
    Certo da foto è tutto molto aleatorio, ma davvero stai attento, non mi sembra un prataiolo, la mia vicina a bz ha vomitato per 3 giorni, poi visto che non credeva possibile fossero stati quei funghi visto che era certa fossero buoni ci ha pure riprovato ed è stata da cani. (Bresadolanus :D prende il nome da Bresadola, religioso di origine trentina grande naturalista, stesso paese di mia madre :D :D )

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  13. Li abbiamo solo guardati. Figurati se mangiamo funghi simili.

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  14. Bravo mi tranquillizzi. A casa quando stavo a Terre alte (ci tornerò a vivere fra pochi mesi) erano circa una sesantina le specie di funghi che raccoglievamo e mangiavamo, ormai ho dimenticato molto di quello che sapevo, dovrò studiare di nuovo :) ma la testa non è più quella.

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