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lunedì 30 gennaio 2006

La muraglia ligure


Si è svolto a Genova, il 21 e 22, un seminario internazionale, pardon, workshop che fa più cool, su “I terrazzamenti, risorse del territorio”. Traduzione, si è parlato delle nostre “fasce”. Sono intervenuti i capataz della Regione e poi professori universitari e poi ancora esperti stranieri, e per forza, altrimenti che roba internazionale era? Hanno discusso sul come fare per arrestare il degrado dei muretti a secco che se ne stanno andando. Costruiti nei secoli con le mani e le unghie dai nostri antenati più che della vecchiaia risentono dell’abbandono delle colture tradizionali e del conseguente degrado del fragile territorio, da sempre, come tutte le costruzioni umane, in precario equilibrio. Io non c’ero ma immagino senza sforzare troppo la fantasia. I piani, gli studi, i progetti, i possibili finanziamenti, i coordinamenti, ancora pardon, volevo dire i network. Parole al vento come piume leggere che mai avranno la forza di muovere pietre.

Sono curioso, ma proprio curioso, di sapere se a questo consesso era stato invitato un vero esperto di queste pietre, cioè uno che i muretti li costruisce e li ripristina davvero, bestia quasi estinta per mancanza assoluta di discendenza. E in caso affermativo se gli si è dato la parola. Temo di no. Anzi ci scommetto. E allora è come aver celebrato una messa senza prete. Non valida. Nulla. Ma chi se ne frega, cosa potrà mai insegnare un povero contadino, magari anziano, a degli assessori, a degli architetti, a degli esperti, quelli di professione? Lei cosa fa nella vita? L’esperto. Tanto di cappello. E poi fra pausa caffè, pausa pranzo, buffet nel pomeriggio e poi pranzo in trattoria, come da programma, le idee vengono. Quali idee concrete siano venute lo verificheremo tra qualche anno quando il tempo sarà scaduto.


Io però una piccola idea ce l’avrei. Piccola? Mica tanto. M’è venuta pensando alle vicende di una cava di pietra pregiata in quel di Barge, in Piemonte, sull’orlo del fallimento, che rilevata da un’azienda cinese e risanata, viaggia adesso a gonfie vele. Bene. La Regione noleggi una grossa nave e le faccia fare rotta per la Cina. Laggiù imbarchi qualche migliaio di contadini della remota provincia agricola esperti da sempre nel costruire e riparare muretti e li porti qui da noi allettandoli con un radioso futuro. Ci vuole poco per la vita che fanno adesso. Una volta sbarcati a Genova li dissemini nei paesini semiabbandonati dell’entroterra dove saranno impiegati a rimettere in sesto le case fatiscenti e a restaurare con efficace maestria la “muraglia ligure”. Sto scherzando? Fate voi.


L’argomento mi interessa. Avremo modo di parlarne ancora.

L'ho già detto ma lo ripeto. Se per caso dovesse rispondere il rappresentante di qualche ente pubblico deve usare la mail che si vede nella parte destra della schermata dove c'è scritto "la mia mail", perchè adoperando i commenti Dio si può spacciare per il Diavolo e viceversa.

12 commenti:

  1. E' così che vanno, purtroppo, molti convegni, seminari, workshop e quant'altro; fatti solo per "esperti... studiosi".
    Per quanto riguarda, invece gli "esperti operatori", t'informo che nell'imperiese ci sono già degli ottimi costruttori di muri a secco: sono turchi. Con i cinesi, oltre ai costi del viaggio che, non ho ben capito se a carico loro o della regione Liguria, c'è il rischio d'inflazionare il mercato.
    Cialan

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  2. Benita39616/2/06 14:28

    E' il male del secolo...gli "esperti operatori" a mio parere altro non sono che dei ruba-stipendio..d'accordo con chi lo stipendio gli da...insomma non e' possibile continuare a "bloggare" sull'ignoranza statale-provinciale-regionale..bisogna correre ai ripari..Alberto pensaci seriamente e niente cinesi o turchi..ci sono gli italiani!!!!

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  3. Muri del pianto

    Ogni giorno un nuovo vaniloquio. Pare che anche la nuova amministrazione regionale di centro-sinistra non perda occasione per esibirsi in questa inutile arte che altro risultato non ottiene se non quello di approfondire il già profondo fossato che li separa dalla realtà. Una realtà, quella dei muri a secco, assai diversa dalla visione semplicistica e incantata proposta dai politici. Nello specifico, più che di “muraglia ligure”, parlerei di “muri del pianto”. Certo, a parole tutti sono pronti a cantare la bellezza e le particolarità del paesaggio ligure, ma nella sostanza si registra invece una scarsa attenzione per le problematiche di un territorio così fragile. Gli incentivi economici che, sulla carta, dovrebbero consentire il ripristino dei terrazzamenti, coprono solo in parte le spesa sostenute. Perdurando questa situazione perché l’agricoltore, il “guardiano del territorio”, dovrebbe ripristinare quasi interamente a sue spese la muraglia ligure? Se si tratta di un patrimonio così prezioso, perché non lo si tutela in maniera adeguata? Io credo che occorra una forte “volontà politica”, nella accezione più completa del termine che, con finanziamenti adeguati e una strategia mirata, incida in maniera tale da incoraggiare anche i giovani ad intraprendere questa difficile e faticosa azione di recupero. In questo direzione vorrei offrire il mio contributo, o meglio, i miei momenti di passione. In occasione del ripristino di alcuni muretti a secco, per ottenere l’autorizzazione ad iniziare i lavori mi sono stati richiesti in rapida successione: una documentazione fotografica, l’indicazione sulle mappe catastali dei punti in cui si sono verificate le frane, le misure in altezza e lunghezza da inserire in una apposita legenda e, come se non bastasse, anche un disegno su lucido della sezione di un muretto a secco. Ma è possibile che il tecnico incaricato dal comune non sappia come è fatto un muro a secco? Poco ci è mancato che non mi fosse richiesto anche il peso ogni singola pietra. Passa forse per questa pletora di richieste la salvaguardia del territorio?
    Credo sarebbe opportuno che i politici abbandonassero per qualche giorno i loro comodi uffici e i paludati convegni e partecipassero ai lavori di ripristino della muraglia ligure, occasione in cui potrebbero maneggiare tutti gli attrezzi di questo duro mestiere sotto un bel sole estivo. Sarebbe forse l’occasione per riprendere contatto con la realtà. Nel caso in cui questa ferma “volontà politica” non emerga con decisione, sarebbe infinitamente più opportuno e coerente rassegnarsi all’idea dello sfacelo del territorio e chiudersi in un dignitoso silenzio. Ai nostri politici un alibi deve però essere concesso, forse ignorano o hanno dimenticato quanto recita un vecchio adagio che è più che mai opportuno ricordare: Chi non ha la volontà di costruire, abbia almeno la bontà di conservare.

    Testù

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  4. BENITA39618/2/06 14:24

    rileggendo tutto ho notato di aver usato un termine gia' utilizzato ma con soggetti diversi...per esperti operatori io intendo quelli che a tavolino dicono cosa si deve o non si deve fare e che se vanno sul posto (cosa molto rara!) scambiano un muro a secco con un muro sintetico...complimenti per l'intervento di testu', i coltivatori sono stanchi di fare con le loro forze senza QUEGLI aiuti, che,quando sono previsti, richiedono una laurea in "burocrazia"!!!

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  5. Che la "convegnite" sia una malattia professionale dei politici italiani - compresi, purtroppo, quelli "ulivisti" - e che il tutto si accompagni ad un uso demenziale dell'inglese (dove anche una semplice scrivania diventa improvvisamente una bellicosa "workstation")è un triste dato di fatto. Chi sa, fa; chi non sa, parla (a vanvera).
    Si discorre tanto di "sviluppo sostenibile", di "rilancio del territorio", ma si rischia solo una ulteriore cementificazione (vedi le "grandi opere" in progetto). Bisognerebbe motivare (anche economicamente, rendendo la cosa fattibile e non un sogno) gli appassionati a ripopolare (fosse anche solo per il fine settimana)i magnifici paesini di pietra delle "Liguria verticale", e così un indotto si creerebbe pure per chi sa ristrutturare queste case e questi muri (cosa ben diversa che lavorare col mattone). I cinesi, perché no? Se riescono a garantire un recupero di case e muri finanziariamente abbordabile anche per i non milionari (in euro), ben vengano. Alla faccia della Bossi-Fini, che però non vale quando gli extracomunitari sono calciatori, e non vale neppure per quegli altri extracomunitari di nazionalità statunitense (infatti non mi pare che gli U.S.A. siano parte dell'Unione Europea!).
    Io - con qualche agevolazione economica, visto che ricco non sono - verrei più che volentieri a passare parte del mio tempo tra gli ulivi liguri...

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  6. Non è solo in Italia che stanno crollando questi muri a secco. Succede anche nella Scozia dove gli inabitanti di tempo fa hanno costruito i muri e poi portato la terra nelle 'gerle' (come si chiamono in Piemonte) detto 'creel' in Scozia.

    Il workshop avrebbe dovuto essere al posto e gli esperti quelli che sanno fare i muri, come dice tu, Alberto!

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  7. Faccio la voce fuori da coro . caro Alberto mi spiace dire cosa dico . Sono bajocco e ho un amore sconfinato per le ns valli , nessuna esclusa, e per tutto ciò che le riguarda . Ma sono proprio i paesani che hanno distrutto tutto. Sono proprio questi mitici abitanti che non hanno mai avuto rispetto per le loro cose , per la loro storia. Basta guardare le "ristrutturazioni delle case degli anni 60 e 70 . Intonaci e "bale" gabinetti sospesi ecc.. Guarda lo dico con sofferenza ,ma chi si riempie di tradizioni ( baiocchitudine nel mio paese )e che usa questo pedigree per vantare diritti ha devastato tutto e se gli chiedi qualcosa della loro storia non sanno nulla. Ben vengano invece gente colta cha parla di quello che sa. Possiamo dire tutto quello che vogliamo , chieder provvidenze ed elemosine , ma nulla ha un futuro se non è economicamnte vantaggioso. La burocrazia ? . L'abbiamo voluta noi sensibili alle tradizioni ! Se non ci fossero regole ( che forse a volte esagerate) i nostri paesi sarebbero deturbati proprio dagli autoctoni. Scusate ma dovevo dirlo . Il mito del passato e della purezza degli anziani qualcuno doveva romperlo...

    Mauro LAURA
    ps ma come mai nesuno si firma più nei blog con NOME e COGNOME ma con sigle nomignoli ecc. ?

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  8. Il dibattito è aperto. Riaffronteremo il problema in uno dei prossimi post. Intanto sarei curioso di sapere che effetti pratici ha sortito quell'workshop.

    In quanto agli scriventi anonimi forse si sentono più liberi di scrivere quello che vogliono. Nè io ne tu apparteniamo a questa categoria ma ognuno è fatto alla propria maniera.

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  9. hai ragione, l'avevo seguito per Regione, è stata una messa senza prete, o un matrimonio con i fichi, fai tu. Ne è uscito solo qualche "corso di muretti a secco" per studenti disoccupati e volenterosi.
    Però l'idea che proponi non è molto lontana dall'attuale realtà, solo che al posto dei cinesi, i muretti a secco a Taggia li fanno i curdi di Pietrabruna: una intera comunità che si è spostata nel paesino di "Attesa sul mare" e di lavoro fa praticamente solo quello. Io e mio fratello Franco stiamo documentando la loro attività, è un caso molto particolare di integrazione.

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  10. Davvero incredibile. E' la solita storia che si ripete di solito chi fa non viene interpellato. Mentre gli accademici...

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  11. Bellissimo articolo, condivido in pieno il tuo pensiero, non per niente mi rifiuto ormai quasi del tutto di seguire inutili seminari, e se ci vado dopo 20 minuti me ne pento. Il miglior seminario sarebbe quello sul campo, una bella camminata e poi tutti a tirar su e incatenare pietre con le proprie mani, sotto la direzione di un autentico maestro di questa tecnica difficile e antica; questo si che per me sarebbe un bel workshop..
    Riguardo al ripopolamento dei paesini, altro che scherzo, ma sarebbe un ragionamento troppo difficile da fare intendere alle nostre istituzioni, che basano la loro forza proprio su scelte politiche a breve termine e cercano di tenersi stretto il consenso dell'opinione pubblica alimentando proprio la fobia verso lo straniero...

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    1. Io Alex ho definito il mio territorio ligure lento, e quindi asincrono rispetto alla folle velocità presente.

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