domenica 29 gennaio 2012

Il blob della domenica #1

Comincio questa rubrica domenicale che è un blob di frasi affastellate: un po' demenziali, un po' con un certo verso di senso. Alcune le ho scritte io, altre le ho prese dalla rete e dalla carta stampata. Durerà, questa rubrica voglio dire, finché avrò voglia di scrivere e voglia di annotare quello che leggo in giro.

Suggerimenti e osservazioni sono più che benvenuti. Io sono qui.

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Non capisco quelli che hanno troppo tempo libero e non sanno che farsene.

Sai come si fa a tenere un idiota sulle spine? Te lo dico domani.

C'ho l'emicrania da essiccamento cerebrale, altro che cefalea a grappolo. E pensare che una volta si chiamava "mal di testa" e basta.

Seduta su un divano nuovo. a guardare un film nuovo in compagnia di vecchi vizi, di vecchi amici, e di vecchi desideri.

Rendi visibile quello che, senza di te, nessuno avrebbe mai visto.

Vaffanculo è una delle poche parole non inutili.

Chissà perché tanti si appassionano a libri e trasmissioni di cucina e poi comprano cibi pronti.

venerdì 27 gennaio 2012

Oggi giornata della memoria. "Il figlio di Caino" di Guido Seborga

da "Il figlio di Caino"
di Guido Seborga


È orribile
orribile hanno fermato i treni
bloccato le stazioni
……………………
li chiudono nei vagoni
li deportano in Germania.
Lunghi treni di agonizzanti
e di moribondi! Luca esclamò
……………………
A Ventimiglia due vagoni chiusi
fermi in stazione rigurgitanti
prigionieri che imprecano
urlano e alti lamenti
Luca chiese Hai studiato la situazione
c'è possibilità di salvarli?
I tedeschi armatissimi sorvegliano
costantemente i vagoni


Stazione di Ventimiglia
Interno della stazione di Ventimiglia all'epoca. Entrata al salone da visita della dogana


Renato ordinò Gli uomini di Luca
possono entrare in azione
ma prima Luca deve fare un sopralluogo
……………………
Camminava senza peso velocemente
poi si trovò a dover attraversare
uno spiazzo aperto
abbandonare il lato protetto della collina
e portarsi al centro
non era facile senza farsi vedere
pensò che in tasca non aveva documenti
se lo avessero preso era spacciato
e intanto cominciava a distinguere
il movimento di Ventimiglia e la stazione
e vide presso una grossa cisterna
un gruppo di grigi tedeschi in bivacco
con mitragliatrici puntate
……………………
Come avanzare senza farsi vedere?
Tutta la stazione era sotto controllo
in mano dei tedeschi che avevano sparso
intorno gruppi d'uomini coi mitra
e c'erano treni e c'erano i vagoni
soltanto non gli riusciva ancora di vedere
i vagoni che avrebbe dovuto liberare
Come fare ad avvicinarsi?
Si coperse dietro un muretto che cintava un orto
e si sentiva sconfitto
doveva escogitare un modo qualsiasi
per superare lo spiazzo
e raggiungere la stazione
……………………
un'invisibile rana gracchiava monotona
tutto il resto era sole e silenzio
e muri e case calcinate di sole
anche quelle piccole casette
sparpagliate nel tratto di pianura
prima della città prima delle macerie
non erano che muri non faceva che ammirare
i cocci verdi di bottiglia
gli sterpi del sentierino
le pietre e il tempo si fermava
non gli veniva in mente nessuna idea
……………………
senza bere senza mangiare
li picchiano li torturano li uccidono
Luca pensò che era meglio non perdere
tempo Svestiti svelto disse mi prendo la tua divisa
infila i miei abiti se vuoi
erano stretti per lui gl'indumenti
del ferroviere maniche corte
il berretto non gli entrava in testa
il ferroviere consigliò
di prenderlo lo stesso
……………………
con passo calmo e come nulla fosse
attraversò lo spiazzo aperto
i tedeschi non si mossero
la sua divisa aveva funzionato
si sentì più leggero si diresse
con decisione verso Ventimiglia
osservava le case distrutte
dai bombardamenti i cumuli di macerie
i caseggiati sventrati anche la stazione
era danneggiata squallida
qualche binario divelto
entrò nella stazione vide
i due vagoni piombati
carri per bestiame dalle grate strette
si scorgevano teste pallide urlanti
come avrebbe fatto per far uscire
quei disgraziati uomini?
Alcuni sporgevano le mani
fuori dalle finestrine
Acqua dicevano
sete dicevano
fame dicevano
E nessuno faceva qualcosa per loro
i ferrovieri lavoravano guardinghi
smarriti pronti a tagliare la corda
ad ogni evenienza
i tedeschi facevano la guardia
con i mitra spianati
con le divise mimetizzate gli elmi
sembravano bestie preistoriche
giunte chissà da quale strano mondo
non si occuparono di lui
temette che qualche ferroviere traditore
potesse indagare sul suo conto
erano giornate in cui molti soldati
chiedevano abiti borghesi alla popolazione
e cercavano di raggiungere le loro case
Comparve un ufficiale tedesco
parlò col capostazione
i tedeschi cominciarono a passarsi
ordini Hep dicevano
e tutti scattavano
Hep Hep urlavano
e tutti scattavano
a forza di hep la macchina militare teutonica
si metteva a funzionare anche troppo bene
Hep Hep Hep
era un hep continuo
dall'ufficiale al graduato al soldato
tutti scattavano come molle
o burattini di ferro
dalle gambe rigide
dagli occhi freddi gelidi


Stazione di Ventimiglia
Stazione di Ventimiglia


Hep Hep Hep Hep Hep e così via
maledizione forse un giorno m'avrete
ma prima ne avrò accoppati parecchi!
Comprese con raccapriccio
cosa significavano quegli ordini
stavano facendo partire i vagoni giunse una locomotiva
un ferroviere passandogli vicino disse
con voce costernata È giunto l'ordine
di partire per quei poveretti
I lamenti e le urla si fecero strazianti
molti dalle piccole grate chiedevano
acqua erano ore che stavano al sole
soffocante della stazione
pigiati in quei vagoni piombati
schiacciati gli uni contro gli altri
Luca sentì il suo ventre rivoltarsi
e voglia d'aggredire
ma capì d'essere impotente
frenò un urlo di collera
collera ardente e voglia di combattere
quali uomini potevano rimanere neutrali
e guardare indifferenti simili crudeltà
la vita non valeva più nulla
se non si lottava collera e lotta
per ritrovare la vita
sangue e morte per ritrovare la vita
questa era la nuova legge oscura
che nasceva dalla triste realtà delle cose
questa era libertà questa era giustizia
Il piccolo treno era formato stava per partire
non c'era più nulla da tentare
ora ma l'indomani sarebbe nato
con la rivolta di quelli che non tolleravano
atrocità e violazioni
I lamenti si moltiplicavano
mani uscivano tra le sbarre dei finestrini
s'intravvedevano visi pallidi e tormentati
Hep Hep Hep
gli ordini continuavano
era questione di minuti
il treno della morte
stava per passare di fronte
ai suoi occhi attoniti senza speranza
Vide con stupore una donna
avvicinarsi ai vagoni con un fiasco
gocciolante d'acqua fresca
la donna s'avvicinava ai vagoni calma
non aveva scarpe ma grandi piedi nudi
e la sottana di stoffa ordinaria sporca
lunga e ampia non era più giovane
forse una madre
era una donna
giunta vicinissima ai vagoni
avendo un fiasco solo
di fronte a tante mani alzate per afferrarlo
ella esitava
quando come si fosse decisa
fece per porgere il fiasco
si udirono degli Hep più forti e beduini
poi scariche violente d'armi da fuoco
il fiasco andò in aria a pezzetti
l'acqua formò una macchia umida
sulla terra secca e polverosa
più alti furono i lamenti dei prigionieri
e la donna la donna che era una donna
giaceva al suolo stroncata dalla raffica
Hep Hep Hep
l'avevano freddata
il treno partiva
La testa della donna in una pozza di sangue
il binario vuoto sotto il sole infuocato
ancora nelle orecchie
il lamento dei deportati
e nd ventre nd cuore un gran caldo
dopo il gelo alla schiena
come se la raffica avesse toccato pure lui
caldo nel ventre nel cuore nelle braccia
caldo sotto il sole che spaccava le pietre
e rendeva ancora più rossiccia polverosa
deserta la stazione caldo nel cuore
per la prossima azione liberatrice
Luca comprese che doveva andarsene
al più presto senza lasciare traccia
voleva raggiungere il capo i compagni
spiegar loro l'accaduto combinare insieme
qualcosa di grosso di decisivo
andava svelto per attraversare lo spiazzo
scoperto e risalire la collina verso il Sasso
tra gli ulivi dalle foglioline argentee
che lasciavano vedere il cielo azzurro
o aveva bisogno di cielo e del silenzio
della natura dopo i momenti passati
Cercheranno di salire anche quassù
pensò non appena si saranno sistemati
sul litorale ma qui tra alberi e colline
tra siepi e filari avremo buon gioco
camminava svelto e il suo cervello
lavorava di fantasia gli pareva
che tutti gl'italiani in poco tempo
dovevano diventare patrioti
perché gl'italiani non erano scaltri
vili stupidi come molti asserivano
ma giusti e fieri uomini erano!


Guido SeborgaGuido Seborga, giornalista, letterato, poeta pittore (Torino 1909 - 1990). Il suo vero cognome è Hess, figlio dell'alpinista Adolfo, che con Kind introdusse lo sci sulle nostre montagne. La scelta dello pseudonimo Seborga, piccolo paese ligure dell'entroterra di ponente, è legata all'amore per il mare e a quello che considerava un riferimento nel ritorno dai suoi viaggi all'estero.
La formazione di Guido avvenne nella Torino antifascista di Augusto Monti (di cui era stato allievo) e di Felice Casorati, di Gobetti e poi di Mila e di Bobbio, conosciuti fin dai tempi del D’Azeglio, ma la sua insofferenza all'ordine lo spinse a cercare nuove esperienze a Berlino, poco prima dell'avvento del nazismo, poi a Parigi, luogo amatissimo.
A Torino strinse amicizia con Umberto Mastroianni arrivato nel '28 da Roma, con Luigi Spazzapan, Mattia Moreno, Oscar Navarro, Raf Vallone, Vincenzo Ciaffi , Albino Galvano, Piero Bargis.
I lunghi portici di via Po, corso Vittorio e via Pietro Micca furono l’ambiente in cui questo gruppo passeggiando discuteva di tutto in totale libertà, protetto dall'oscuramento bellico. Racconta A. Cazzullo (I ragazzi di via Po, 1997) che tali discussioni ripresero nel dopoguerra lungo il medesimo percorso oppure ai tavolini del bar Patria di piazza Castello o, più tardi , al caffè Torino "... gli piaceva stare al caffè. Si stava bene insieme..." ricorda Edoardo Sanguineti nel suo intervento nel numero de "La Riviera Ligure " dedicato a Seborga (maggio 2004). E c’erano anche Augusto Monti e Amedeo Ugolini e il futurista Mino Rosso.
Fece parte del gruppo antifascista torinese di Casalegno, Ciaffi, Navarro, Silvia Pons, Anna Salvatorelli, Raf Vallone, Giorgio Diena che, fondendosi con il nucleo di GL di Agosti e Galante Garrone, diede vita nel 1942 al Partito d’Azione (G. De Luna, Storia del Partito d’Azione 1997). La matrice antifascista lo indusse all'azione, alla diserzione dalle guerre e alla partecipazione alla lotta partigiana nelle brigate socialiste "Matteotti", del cui direttivo fece parte fino agli anni settanta. Fu tra i componenti del C.L.N.
Dall'azione diretta passò nel primo dopoguerra all' attività politica nel Partito Socialista, di cui aveva tentato la ricostruzione ancora prima della guerra. A Roma con Basso diresse la rivista "Socialismo" ed entrò nelle vicende della direzione del partito, occupandosi anche della propaganda del Fronte Popolare.
A Roma, soprattutto nel dopoguerra, frequentò gli ambienti artistici e culturali.
Già presente dagli anni '30 sui maggiori periodici culturali italiani (Circoli, Campo di Marte, Prospettive, Letteratura, Maestrale), redattore dei quaderni “Il Dado” e “Girasole” di Maria Luisa Spaziani, nel dopoguerra contribuì alla riapertura della redazione torinese del "Sempre Avanti" poi ridiventato "Avanti", fu giornalista sui quotidiani e sulle riviste della sinistra italiana e internazionale, occupandosi dei temi della cultura e dell'impegno, della critica d'arte e dell'attualità.
Partecipò a Torino con Ada Gobetti, Franco Antonicelli, Casorati, Mila, , Umberto Mastroianni, Menzio, Norberto Bobbio ed altri alla fondazione dell'Unione Culturale a cui dette un contributo anche negli anni successivi. Seborga fu tra gli organizzatori dell'allestimento del “Woyzeck” di Buchner interpretato da Raf Vallone, con cui nel ’46 riaprì il teatro Gobetti.
Nel febbraio del 1951 al CUT (Centro Universitario Teatrale ) fu messo in scena il suo dramma “Spartaco”
A Parigi, dove fu direttore di "Italia Libera" e collaborò a "Europe" e "Editions des Minuit", scrisse per i giornali italiani di quell'ambiente di intensa attività culturale e artistica dei surrealisti, del Café Flore, di Sartre, Vercors, Artaud, Eluard, Tzara, di Picasso, di Severini e Franchina e che lui ben conosceva dall'anteguerra, raccontando di teatro, cinema, musica, letteratura, pittura.
Nel 1948 Mondadori pubblicò nella prestigiosa Medusa degli italiani "L'uomo di Camporosso", nel 1949 "Il figlio di Caino" accolti dalla critica italiana e straniera con interesse e giudizio positivo. Letterato di forte intonazione realista, Seborga racconta di un mondo di diseredati che combattono per la sopravvivenza, in una terra aspra e dura, in cui lavoro è fatica e difendere le proprie convinzioni diventa pericoloso in un'epoca di regime.
Seguono altri quattro titoli tradotti in diverse lingue e un diario uscito nel '68.
Tutti questi romanzi furono ripubblicati negli ultimi anni.
I personaggi di Seborga fanno parte del dramma del vivere sia nel bene che nel male, per cui non sono possibili evasioni se non a rischio della mistificazione e pertanto della complicità con la società e con se stessi. Per Seborga il pericolo è l'automazione, cioè la violenza sull'uomo da parte dalla società tecnico-industriale, a cui egli oppone il rigore di una moralità gobettiana che si richiama all'impegno civile .
Affiancò all'attività di scrittore quella di poeta, presente fin dagli anni giovanili e approdata nel 1965 alla prima di tre raccolte " Se avessi una canzone" in cui dominano il mare, il sole, il vento, le aspre valli di confine di una terra di ulivi e viti, selvaggia come i suoi abitanti. E' lo stesso mondo presente nei racconti. Partecipò all'esperienza politico-musicale del gruppo torinese di Cantacronache, nato per una proposta musicale alternativa alla canzonetta di consumo. Altre poesie furono musicate negli anni seguenti.
Seborga, negli anni '50-' 60, a Bordighera, fece parte dell'organizzazione e della giuria, che più volte presiedette, del premio di letteratura e pittura "Cinque Bettole" insieme a personaggi di rilievo quali Calvino, Vigorelli, , Betocchi, Balbo, Sbarbaro, Bo, Pivano, Tecchi in cui furono premiati, fra gli altri Berto, Caproni, Natta, Tomizza, e i giovani Gambarotta e Biamonti.
Se i versi furono il leit-motiv che percorse tutto l'arco della sua vita, fin da bambino fu affascinato dalle incisioni rupestri della Valle delle Meraviglie, che costituiscono il legame ideale fra poesia e pittura: dagli anni '60, nella sua casa di corso Galileo Ferraris, riprese a disegnare e dipingere creando nelle "ideografie" una forma di pittura originale che unisce il segno dinamico e le nere silhouettes di figure arcaicizzanti alle contrastanti accensioni cromatiche degli sfondi in cui esse si profilano.
Come pittore visse un periodo di grande entusiasmo e di attività molto intensa, nel quale restò vicino ai giovani con cui era sempre disposto a mettere in comune le sue numerose conoscenze e a collaborare alle loro iniziative culturali e artistiche. Furono allestite molte sue mostre tanto nelle gallerie torinesi quanto a Milano e all’estero
In seguito si ammalò gravemente e morì a Torino nel 1990, dopo una vecchiaia che l'aveva duramente colpito, limitandogli in modo insopportabile quella libertà e quella autonomia alla quale aveva tenuto per tutta la vita.


La biografia è stata presa dal sito
QUI il gruppo su Facebook


Le foto sono state riprodotte dal libro "Ombre di confine" di Paolo Veziano.

L'anno scorso in questa occasione pubblicai le foto del treno dei deportati di Borgo San Dalmazzo (CN), due anni fa parlai del famigerato albergo Regina a Milano, nel 2009 misi in evidenza le problematiche dell'attuale Stato di Israele, e nel 2008 raccontai la toccante storia di due bambini ebrei tenuti nascosti dall'intera popolazione di un paesino ligure di montagna.


giovedì 26 gennaio 2012

Emilio Fede, dal Tg4 al Senato?

Emilio Fede

Ormai è notizia certa. Le trattative fra Mediaset ed Emilio Fede per la sua uscita in maniera consensuale dal Tg4 (e mi piacerebbe tanto conoscere il profilo del telespettatore tipo di quel tigì) sono a buon punto. Era circolata voce che il giornalista (giornalista?) avrebbe chiesto una liquidazione di otto milioni di euro, ma lui, per quel che può valere, ha smentito.

Se ora pensate e anche sperate che alla verde età di anni 81 sia scoccata per l'Emilio l'ora di ritirarsi a vita privata e coltivare dalie forse vi siete sbagliati. «Mi piacerebbe fare un’esperienza in Parlamento, magari insieme a mia moglie che è già senatrice» ha dichiarato due giorni fa in un’intervista alla Zanzara su Radio 24. E vorreste voi essere così crudeli da impedirgli il ricongiungimento familiare?

Non c'è molto da ridere. Dopo che la Consulta ha buttato alle ortiche il milione e 200mila firme di cittadini che volevano un referendum contro la porcata che è l'attuale legge elettorale tutto è possibile. Pure che Fede pretenda di barattare la sua poltrona di direttore con uno scranno a Palazzo Madama. E che il baratto vada a buon fine.

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mercoledì 25 gennaio 2012

Le relazioni online

Le relazioni online sono come le relazioni offline: poche sono profonde, moltissime sono superficiali, altrettante sono opportunistiche, di maniera o false.

È questo il terzo punto dei dodici di questo post che mi ha dato da pensare e che mi trova, dopo averci pensato, sostanzialmente d'accordo.

Vi consiglio di andare a vedere anche gli altri punti, che di carne al fuoco ce n'è, e poi se volete dite la vostra.

lunedì 23 gennaio 2012

Manifestazione della Lega, a Maroni viene tappata la bocca

Milano, manifestazione della Lega
Milano, manifestazione della Lega
Milano, manifestazione della Lega
Milano, manifestazione della Lega

Grande manifestazione della Lega ieri a Milano. L'ho seguita tutta, da largo Cairoli a piazza Duomo, per cercare di capire che aria tirasse tra quelle fila. Quasi per scongiurare quello che poi è successo molti cartelli con la foto di Maroni e Bossi in apparente concordia (come quello nell'immagine qui sopra) che più che concordia è tregua armata bella e buona.

Ma poi è successo quello che doveva succedere. Bossi fischiato, ed è la prima volta che succede, per aver impedito a Maroni di prendere la parola dal palco. Che il numero due di un partito debba rimanere muto, come per castigo, in occasione di una manifestazione nazionale è la prova della trasparente democrazia praticata in quella organizzazione.

E allora mi chiedo cosa avranno pensato di questo fatto i leghisti, soprattutto quelli che avevano portato in processione i suddetti cartelli. Qualche spiritoso ha già sfornato la battuta che il Carroccio è passato dalla lotta per la secessione alla lotta per la successione.

Comincia la settimana e il lunedì è sempre un po' duro, quindi prendiamolo con un po' di leggerezza guardando il signore della foto sotto con quell'originale orpello sul naso. Sapete che non ho ben capito se era un fan del Senatùr o un infiltrato che si era conciato così per prenderlo per il culo. Secondo voi?

Milano, manifestazione della Lega

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venerdì 20 gennaio 2012

"Sul concetto di volto nel figlio di Dio" contestato

Scena  del 'Sul concetto di volto nel figlio di Dio'

Quello che a ottobre era già successo a Parigi davanti al Theatre de la Ville si ripeterà di sicuro, e in maniera ben più eclatante, martedì prossimo qui a Milano davanti al Teatro Parenti: i nuovi crociati dell'integralismo cattolico a manifestare contro lo spettacolo "Sul concetto di volto del figlio di Dio" di Romeo Castellucci.

Si annunciano pubblici rosari, veglie di preghiera e messe di riparazione. Ieri è intervenuta addirittura la Santa Sede che per mezzo della Segreteria di Stato ha condannato formalmente la pièce teatrale. Per fortuna non ci sono più i roghi, ché in quel caso i papalini non esiterebbero a gettare tra le fiamme autore regista attori e spettatori tutti.

Non vado nel merito della rappresentazione perché non l'ho vista, ma vi sembra che nel secondo decennio del primo secolo del terzo millennio si ripresentino, qui in Occidente, questi rigurgiti di intolleranza contro la libera espressione? E che il Vaticano, per l'ennesima volta, metta becco negli affari nostri? E ancora. Perché il papa se n'è rimasto zitto zitto quando "Sul concetto di volto nel figlio di Dio" è stato rappresentato a Mosca, a Oslo, ad Atene, a Londra, a Parigi, anche nella cattolicissima Polonia e si sveglia solo adesso che lo spettacolo è arrivato in Italia?

"Sul concetto di volto nel figlio di Dio" parla di un padre vecchio e incontinente accudito dal figlio che deve pulirlo dalle feci. A far da fondale una gigantografia del Cristo rinascimentale di Antonello da Messina. La pièce dura 50 minuti. Due gli attori in scena, Gianni Plazzi (il padre) e Sergio Scarlatella (il figlio). Da un anno e mezzo gira in tutta Europa.


Scena  del 'Sul concetto di volto nel figlio di Dio'

giovedì 19 gennaio 2012

Milano, cittadinanza onoraria a Saviano. La Lega contraria diserta la cerimonia

Milano, il sindaco Pisapia consegna la cittadinanza onoraria a Saviano

Ieri pomeriggio nella sala Alessi di palazzo Marino è stata conferita la cittadinanza onoraria a Roberto Saviano. Gente nota e semplici cittadini assiepati in quello spazio si sono stretti con affetto allo scrittore.

Assenti, perché contrari a questa onorificenza, buona parte dei politici del Pdl e la Lega tutta, compatta in questa occasione come una falange macedone.

Eh sì che questa cittadinanza a Saviano era stata decisa a larghissima maggioranza il 6 maggio del 2010 sotto l'amministrazione Moratti. E in quella occasione sia il Pdl che il Carroccio avevano votato a favore.

Cosa è successo da allora? Forse le dichiarazioni di Saviano sulle infiltrazioni della mafia e della 'ndrangheta al Nord? Confermate poi da sventagliate di inchieste della magistratura che hanno portato alla luce le zone "grigie", frequentate in un andirivieni confuso da criminali e politici. Dichiarazioni che avevano mandato in bestia i leghisti, da Maroni in giù. Tutti a difendere un Nord incontaminato, mica quella feccia del Sud.

E allora mi chiedo quali mai interessi sotterranei la Lega voglia difendere con questa (apparente) politica dello struzzo.

mercoledì 18 gennaio 2012

Ma di cosa vanno cianciando?

Pagina pubblicitaria contro la liberalizzazione delle farmacie
Pagina a pagamento apparsa oggi sui principali quotidiani nazionali

Riporto il testo

Natale 2012. Massimo, 43 anni, è in vacanza con la famiglia. La giornata sugli sci è finita. A cena un piccolo fastidio a un dente che diventa subito più forte. Un dolore insopportabile. Ma la farmacia del paese non esiste più. Sulla serranda un cartello "CHIUSO PER LIBERALIZZAZIONI". Prende la macchina, iniziano le curve, ma di paese in paese nessuna croce verde lampeggiante. E' passato solo un anno e hanno chiuso tutte. "Vacanze rovinate! Non ci voleva molto a capirlo, con le licenze libere chi vuoi che apra in questi paesini di montagna? Finché stai in città non ci pensi, ma quando capita a te..."


Ora al mio paesello, seicento e rotte anime, c'è una farmacia; più su, sette chilometri, a Pigna, novecento abitanti, ce n'è un'altra; più giù, quattro chilometri, a Dolceacqua, che di abitanti ne ha un po' di più di duemila, ce n'è un'altra ancora. Tutte classificate come farmacie rurali secondo la legge n. 221 dell'8 marzo 1968. Tutte fiorenti e vegete, e ai loro titolari (ciao Lida, ciao Barbara) non passa nemmeno di sfioro il pensiero di chiuderle.

Ma questi qui di cosa vanno cianciando?