venerdì 9 marzo 2012

Mosca, caccia senza tregua alle Pussy Riot

Pussy Riot

Le stanno cercando nei licei, nelle sale da ballo, nei piano bar di tutta Mosca. Ma l'impresa è ardua perché i loro identikit son del tutto vaghi. Giovanissime, musiciste, attrici, amano il linguaggio scurrile.

Si fanno chiamare "Pussy Riot" (eh, eh) e sono già famose dalla Siberia agli Urali e ai Carpazi per merito dei filmati su youtube. Passamontagna coloratissimi, arrivano come fulmini nei luoghi strategici della capitale russa e improvvisano miniconcerti con chitarre bongo e un profluvio di parolacce e insulti contro Putin, Medvedev e il potere tutto. Cose in fondo innocue.

Ma nella settimana passata hanno compiuto un errore fatale. Il concertino lo hanno tenuto nella chiesa del Santissimo Salvatore cantando "O Madonna liberaci da Putin". Il Patriarca scandalizzato ha urlato al sacrilegio e la polizia ha messo le "Pussy Riot" al primo posto nella lista dei ricercati.

Due giorni fa ne hanno prese due, Maria Alyokhina e Nadezhda Tolokonnikova, e la polizia aveva assicurato che per le altre le ore erano contate. Infatti ieri, giornata della donna, tornate in piazza per protestare per la libertà delle due attiviste, altre cinque sono finite in galera. Due pittrici, un'attrice di prosa e due studentesse: rischiano sette anni di carcere per vilipendio alla religione.

Che c'entri in tutto ciò l'appoggio incondizionato del patriarcato al partito di Putin che assomiglia sempre più a una relazione d'affari: la chiesa ortodossa chiede e Putin concede ottenendo in cambio il totale apporto elettorale dei credenti. Che c'entri in tutto ciò il fatto che la chiesa ortodossa partecipi indubbiamente alla grande razzia delle risorse del Paese? Che c'entri in tutto ciò il fatto che in due decenni la chiesa ortodossa abbia recuperato tutto il potere temporale che aveva ai tempi degli zar?

Pussy Riot
Pussy Riot

giovedì 8 marzo 2012

Otto marzo, essere femmine

Da quando Camilla e Lucia, affettuosamente dette le Gemellazze, vanno alla scuola elementare (prima o poi prenderò coscienza dell’anno in cui ci troviamo e come viene denominata la scuola elementare dall’attuale riforma), insoliti e bizzarri concetti di genere aleggiano nell’aere.

Per esempio, dice Camilla: “Michelino (nome di fantasia) vuole sposarmi. Io non voglio, ma lui sostiene che il suo papà gli ha detto che sono gli uomini che decidono chi sposare, e quindi secondo lui io sarei obbligata a dire di sì”. Lucia invece, dopo il famigerato bacino sulla guancia in bagno il giorno di San Valentino, riferisce di essere stata lasciata da tale Pierino (nome di fantasia), il quale ha preferito la di lei gemella. “Ma io comunque sono felice che stia con Camilla” mi ha confidato, “purché io possa essere la loro segretaria”. Optato per la gemella, il caro Pierino ha comunque velocemente cambiato idea, dal momento che pare che Camilla, all’intervallo, preferisca giocare con le amiche piuttosto che con lo stronzetto (mi dicono che su genitoricrescono tale epiteto non suoni consono, ma vista l’eccezionalità della situazione mi permetto di insistere. Silvia e Serena non me ne vogliano).

Senza voler generalizzare troppo, credo che in un sistema culturale dove alle donne è richiesto continuamente l’onere della prova, la dimostrazione della propria intelligenza, due donne belle e uguali si avvicinano ancora di più al concetto di donna “estetica”, quasi “coerografica”. Tant’è che in alcune pubblicità le gemelle sono sceme, interscambiabili e parlano in coro.
Io voglio che le mie figlie, nella vita, entrino dalla porta principale, sempre, e che ci entrino da donne, a pieno titolo.

Essere mamma di tre figlie femmine significa che, per quanto tu ti impegni a non dare mai niente per scontato quando parli di genere, per quanto ridimensioni le fiabe, abolisci la televisione, fornisci un esempio di femminilità non stereotipata, ecco, prima o poi il mondo con le sue generalizzazioni, quel mondo che va stretto anche a tanti uomini, si affaccia nell’oasi protetta, e a volte finanche culturalmente autarchica che è la tua famiglia (nel mio caso: io, le bimbe e la gatta).

Io non credo che le mie figlie un giorno mi chiederanno cos’è essere femmina perché essere femmine è l’essenza del nostro piccolo mondo, però se me lo dovessero chiedere, risponderò che i maschi e le femmine fanno le stesse cose: lavorano duro, stirano, progettano aeroporti, piangono, si innamorano, sanno essere genitori attenti e affettuosi. Però le donne vivono una dimensione fisica che agli uomini è preclusa.

Hanno le mestruazioni, e prendono coscienza della propria capacità riproduttiva sin da ragazze. Rimangono incinte: il corpo si deforma vistosamente, a breve e a lungo termine, e mostrano al mondo il proprio essere state fecondate. Allattano, se vogliono, restituendo al proprio seno il significato del nutrimento, oltre che quello erotico. Abortiscono, a volte. Si sottomettono a cure quando cercano una gravidanza che la natura, bizzarramente, non concede.

Anche gli uomini, certo, vivono tutto questo, di fianco alle loro donne. Ma un conto è razionalizzarlo, un conto è sentire la propria dimensione animale: partorire, allattare, sanguinare come le gatte e le mucche.

Dirò loro che il corpo è un contenitore bello e prezioso, quasi magico, perché sarà spesso il veicolo dei loro percorsi.

Dirò loro che rispettarlo le farà stare meglio che non rispettarlo.

Dirò loro che una femmina non può non essere femminista. Dirò loro che una femmina non può non essere femminile, e che deve lottare per essere la femmina che vuole: con o senza gonna, con o senza figli, con o senza velo. In nome della parità, non deve mai reprimere la femmina che è: sarebbe come se, cacciata dalla porta, rientrasse dalla finestra.

Io voglio che le mie figlie, nella vita, entrino dalla porta principale, sempre, e che ci entrino da donne, a pieno titolo. Sta a loro decidere se saranno donne-principesse o donne-carpentiere o donne-mamme.

Buona festa della donna a tutt*.

Grazie alle sorelle che hanno lottato, che lottano, e che lotteranno. E grazie agli uomini che sanno che la loro libertà passa attraverso la nostra.

Valentina da Genitori Crescono



Tre foto e una mimosa

Aderisco senz'altro all'invito fatto dal direttore del Quotidiano della Calabria Matteo Cosenza di dedicare questo 8 marzo a Giuseppina, Maria Concetta, Lea: tre donne calabresi coraggiose che si sono opposte alla criminalità, arrivando a denunciare anche i propri cari e pagando prezzi altissimi, in due casi con la vita.


Giuseppina Cordopatr
i, testimone di giustizia contro la ‘ndrangheta, trattata come cittadina di serie B, e vessata anche dalle istituzioni.

Maria Concetta Cacciola, portata al suicidio per le vessazioni della famiglia dopo aver collaborato con la giustizia ed essere poi lasciata sola dallo Stato.

Lea Garofalo, sciolta nell’acido per aver collaborato con la giustizia.

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mercoledì 7 marzo 2012

La Padania tratta da imbecilli i suoi lettori

La Padania, giornale
la Padania di oggi

Lo sapete tutti. Il leghista Davide Boni, presidente del consiglio regionale della Lombardia, è indagato per corruzione. Sono ormai quattro (su cinque) arrestati o indagati i componenti di quel consiglio; e il quinto, anche se magari onestissimo, si sta toccando gli attributi, perché non si sa mai.

Oggi, tutte, dico tutte, le prime pagine dei quotidiani riportano con grande evidenza la ghiotta notizia. Tutte meno quella della Padania: della serie non si parla di corda in casa dell'impiccato. Mette dunque la Padania, con ottusa autocensura, la testa sotto la sabbia come fa il tacchino, ops lo struzzo, credendo anzi sperando che i suoi lettori si accodino nel non dare importanza al fatto. Cosa assai difficile, dopo che la notizia è rimbalzata nei titoli di testa su tutti i tiggì.

Intanto gli ex alleati (tremendi gli ex, di qualunque tipo) usi ad adoperare la spada più che il fioretto non si sono fatti pregare a menar fendenti come vedete sotto.

Non è che qualcuno a 'sto punto azzardi l'idea, tanto per vedere l'effetto che fa, di dare un calcio in culo a Formigoni e sostituire la sua giunta con un governo tecnico della Lombardia?

Il giornale
Libero, quotidiano

martedì 6 marzo 2012

Forza Lecco

Forza Lecco

Talvolta faccio il burlone, ma non è questo il caso. Tutto assolutamente vero, compreso il logo che vedete.

Michela Brambilla, che non ha bisogno di presentazioni, fonda "Forza Lecco" e inaugura così, sulle sponde del Lario, la prima scissione all'interno del Pdl. Intenzioni serie, per carità, ma si sa certe volte le parole sono pietre, certe altre farfalle, certe altre ancora tutte e due le cose.

Su twitter è già scoppiata la bagarre, ecco un assaggio
“#ForzaLecco? La vota la Lecco bene!”
"#ForzaLecco è un'esortazione a tirar fuori la vera anima del #PDL"
"La Brambilla ipotizza #Bocchino come presidente del suo #ForzaLecco"
"In quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno... tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare... #forzalecco"

Michela Brambilla scosciata

lunedì 5 marzo 2012

Trent'anni senza John Belushi

John Belushi

Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare.



Chicago, 24 gennaio 1949 – Los Angeles, 5 marzo 1982

Sono trent'anni esatti che siamo orfani di John Belushi. Una meteora straordinaria, che lasciò il segno nell'immaginario comico, cinematografico, musicale e televisivo. Un corpo strabordante e un'anima dolce, che con il suo sguardo, anche se coperto da occhiali neri, ci ha "rivelato" il piacere - seppur breve - del vivere.

"The Blues Brothers" e "Animal House" sono saliti sugli altari. Ve li ricordate?

[Sentieri selvaggi]

domenica 4 marzo 2012

Il blob della domenica #6

Ventisette anni fa, a quest'ora, dormivo in una bella nursery, pesavo 4,1 Kg e ignoravo che cosa mi attendeva.

Oggi indosso scarpe così basse che camminando perdo l'equilibrio.

La maiuscole stanno scomparendo. Del resto provate a dar loro l'intonazione giusta quando leggete ad alta voce.

Mi accorgo per la prima volta che gli uomini mi guardano, ma non sono così figa da stare antipatica alle donne.

Il primo segnale del delirio da potere è la sopravvalutazione del proprio humour.

Così tante coppie di nostri amici si stanno lasciando che restiamo insieme solo per fare quelli alternativi.

Gl elefanti che si dondolavano sopra il filo di una ragnatela, ritenendo la cosa interessante, cosa avevano nella testa? Segatura?


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blob #5
blob #4
blob #3
blob #2
blob #1

venerdì 2 marzo 2012

Appello per la liberazione di Rossella

Rossella Urru

Nella notte tra il 22 e il 23 ottobre Rossella Urru ed altri due cooperanti spagnoli (Ainhoa Fernandez de Rincon, dell’Associazione amici del popolo saharawi, e Enric Gonyalons, dell’organizzazione spagnola Mundobat) sono stati rapiti da uomini armati, arrivati a bordo di diversi pick-up. Originaria della provincia di Oristano, Rossella Urru, 29 anni, è rappresentante della ONG Comitato Italiano Sviluppo dei Popoli (Cisp) e lavora da due anni nel campo profughi Saharawi di Rabuni, nel sud ovest dell’Algeria, coordinando un progetto finanziato dalla Comunità europea.

Rossella si occupava di rifornimenti alimentari, predisponeva la distribuzione con particolare riguardo alle necessità di donne e bambini. Rossella Urru è laureata in Cooperazione Internazionale presso la facoltà di Conservazione dei Beni Culturali di Ravenna, proprio con una tesi sul popolo Saharawi.
Dalla notte del sequestro non si hanno avuto notizie di Rossella Urru fino al mese di dicembre quando un gruppo dissidente dell’Aqmi (Jamat Tawhid Wal Jihad Fi Garbi Afriqqiya) ha rivendicato il rapimento.

Grazie a rapporti personali col popolo tuareg da parte del consigliere regionale Claudia Zuncheddu, sappiamo che Rossella è viva e che si trova in un territorio desertico quasi inaccessibile, crocevia di interessi contrastanti fra governi e movimenti, dove ovviamente assume rilevante importanza l’intreccio delle funzione di mediazione di soggetti diversi. I sequestratori mirano ad un riscatto per acquistare armi necessarie alla loro lotta per l’indipendenza. Il governo algerino, che conosce il territorio desertico a palmi, tuttavia non è favorevole alla mediazione con riscatto visto che sarebbe il destinatario di una insurrezione armata da parte del fronte del Polisario armato. In aggiunta il governo francese, spinto da mire neocolonialiste, è fortemente interessato alla liberazione forzata dei ragazzi sequestrati, mettendo così a rischio la loro incolumità.

Sono passati 118 giorni dal suo sequestro e rivendichiamo la sua liberazione, il silenzio che la circonda è assordante.

Lasciamo ai servizi ed alle ambasciate rispettivi ruoli e rispettiamo il desiderio dei familiari di mantenere basso il profilo sulle trattative tuttavia dobbiamo fare in modo che si parli di questo sequestro per spingere le nostre amministrazioni, i nostri governi e quanti più Stati possibile ad intraprendere azioni diplomatiche per la liberazione di Rossella.
Forse i suoi sequestratori fanno paura ai diplomatici.
Forse il sequestro è capitato in un momento storico in cui tutte le attenzioni dei governi sono rivolte allo spread, ai bond, alle borse, ai mercati e alle finanze.
Forse è capitato proprio quando in Italia si è verificato un cambio traumatico di governo e si affronta una crisi economica gravissima.
Ma non si può perdere altro tempo e tutti noi dobbiamo chiedere a gran voce che le autorità competenti rivolgano la massima attenzione al problema della liberazione di Rossella.
Il nostro appello è rivolto alle organizzazioni, alle ambasciate, ai mediatori, ai servizi ed ai governi, centrale e regionale, perché utilizzino tutti i mezzi e tutte le strategie possibili per riportare Rossella a casa quanto prima.
Il fratello di Rossella dice: «le parole cedono di fronte a tanto assurdo, si sgonfiano e sembrano afone. Eppure, in questa vibrante impotenza in cui ci troviamo, sono quel poco che ci è concesso, un nonnulla che tenta di colmare un abisso e una distanza insospettati; che riescono appena a tenerci in piedi, a farci avanzare».
Parliamo di Rossella fino a diventare afoni anche noi, parliamo di lei e di questo popolo abbandonato nel mondo che lei ha voluto aiutare nonostante i troppi rischi.

Donne Viola




Per informazioni più dettagliate e per le testimonianze di alcuni eventi per la liberazione di Rossella rimandiamo ai link di articoli pubblicati nel blog “DonneViola”.
http://donneviola.wordpress.com/2011/12/13/liberate-rossella-urru/
http://donneviola.wordpress.com/2012/02/01/per-fare-rete/
http://donneviola.wordpress.com/2012/01/31/violeta-martin-pedregal-per-rossella-urru-ainhoa-fernandez-de-rincan-e-enric-gonyalons/
http://donneviola.wordpress.com/2012/01/24/vespagiro-per-rossella-urru/

I familiari hanno aperto un blog per raccogliere lettere, documenti, testimonianze o articoli di stampa per mantenere viva l’attenzione sul sequestro:
www.rossellaurru.it.

Queste le due pagine facebook dedicate alla richiesta di liberazione di Rossella:
https://www.facebook.com/groups/rossellalibera/
https://www.facebook.com/pages/Vogliamo-Rossella-Urru-e-i-colleghi-Spagnoli-liberi-sani-e-salvi/239516446106962



Aggiornamento 3/3 12.34

L’emittente araba Al-Jazeera ha annunciato la liberazione di Rossella.




Ciao Lucio


mercoledì 29 febbraio 2012

Luci e penombre di Liguria

Il mare visto da Grimaldi

Domenica sono stato alla frontiera italo-francese di Ponte San Luigi per lo scoprimento della lapide dedicata al partigiano Jean Bolietto (ne avevo parlato in questo post) e poi sono andato a pranzo a casa di Enzo Barnabà a Grimaldi da dove ho scattato la foto sopra.

Lunedì invece, assieme alla mia amica del Louvre, ci siamo incuneati nella selvaggia e, per la stagione, gelida val Roja diretti al santuario di Notre Dame de Fontaines a La Brigue, dove avrei dovuto scattare una serie di foto per corredare un suo articolo. Questo santuario è anche chiamato, per gli straordinari affreschi di Giovanni Canavesio che ti fanno dire "oooooh" la prima volta che li vedi, la cappella Sistina delle Alpi Marittime.

Là dentro, per una scelta che ha diverse motivazioni, non c'è luce alcuna al di fuori di quella tenue che entra da alcune finestre circolari in alto. E così mentre la foto del mare l'avevo scattata a 1/500 f11 quelle all'interno della chiesa hanno avuto bisogno di pose che hanno variato dagli otto ai quindici secondi sempre per diaframma 11.

Faccio un piccolo indovinello, così dopo pubblico qualche immagine. Di chi è la testa che vedete in basso? È un particolare del grande dipinto della parete in fondo che rappresenta il giudizio universale.

Notre dame des fontaines
Notre dame des fontaines, particolare di affresco

Aggiunta
Ha vinto Skip, è la testa di un serpente. Ho fatto un po' il bastardo e l'ho pubblicata capovolta. La potete vedere sotto. In fondo invece tutta la parete col giudizio universale, il serpente è in basso a sinistra. Vale proprio la pena ingrandirla.

Forse qualcuno tra i miei vecchi lettori si ricorda dell'ultima cena dipinta sulla parete destra che presenta un personaggio singolare seduto sulle ginocchia del Cristo. L'avevo pubblicata QUI.

Notre dame des fontaines - Giudizio universale
Notre dame des fontaines - Giudizio universale
[clic sopra per ingrandirla]