martedì 9 febbraio 2010

Claudio Velardi, lo spin doctor pagato dalla destra e dalla sinistra

Claudio Velardi

Probabilmente non sono questi i miei tempi perché non riesco più ad adattarmi e capire quello che succede. Se invece qualcuno tra voi in questi tempi ci nuota come un delfino mi spieghi.

Ecco, c'è quest'uomo, Claudio Velardi, che fu già braccio destro di Massimo D'Alema a Palazzo Chigi e anche assessore ai Beni Culturali nella giunta regionale di Antonio Bassolino a Napoli, che sta organizzando contemporaneamente le campagne elettorali di due aspiranti governatori. Quella di Renata Polverini, destra, nel Lazio e quella di Enzo De Luca, sinistra, in Campania. Cioè arraffa soldi di qui e di là.

E non devono essere pochi visto che la sua società di marketing politico (bel mestiere, no?) risiede a Palazzo Grazioli in via del Plebiscito a Roma, sì, proprio quello dove al piano nobile abita anche il Berlusca.

«Con Berlusconi abbiamo ottimi rapporti», racconta lo spin doctor Velardi «Spesso ci incontriamo in ascensore, chiacchieriamo, mi chiede sempre dei miei "amici comunisti", scherziamo sul fatto che da noi "circolano belle donne" (infatti nell'azienda lavorano solo donne, 24 per la precisione, n.d.r.) e spesso mi invita a entrare da lui per finire la conversazione».

Velardi: "Sono io il vero 'papi' di Palazzo Grazioli"


Vi hanno mai detto che la democrazia costa? Avete mai letto dei vergognosi rimborsi ai partiti per le spese elettorali? Vi siete mai incazzati per questo? Beh, adesso c'è un motivo in più. Il bellimbusto che vedete è solo quello più noto, ma chissà quanti altri ce ne sono dietro le quinte del teatro elettorale pagati per prenderci in giro (guardate la definizione di spin doctor).


Allora qualcuno che in questi tempi ci nuota come un delfino mi può spiegare?


Da Wikipedia

Lo Spin doctor, la cui traduzione secondo il dizionario della Oxford University Press suona "persona incaricata di presentare le scelte di un partito politico sotto una luce favorevole", è una voce che nel corso del Novecento è andata assumendo un significato deteriore. Poiché spin è il termine usato nel gioco del baseball per indicare il moto rotatorio o effetto impresso dal lanciatore alla palla, "spin doctor" è definizione che è venuta a indicare l'autore di raggiri o il manipolatore di parole o notizie. Con esso si indicano in politica sempre più spesso i portavoce e i consiglieri degli uomini politici e, a volte, gli stessi uomini politici.


Claudio Velardi
Claudio Velardi con alcune sue collaboratrici. Foto da Chi



Addio ad Antonio Giolitti
È deceduto a Roma, Antonio Giolitti, membro della Costituente e senatore fino al 1992. Era il nipote dello statista Giovanni Giolitti aveva 95 anni. Nel 1941 venne arrestato dalla polizia fascista con l’accusa di attività eversiva, ma venne rilasciato per insufficienza di prove. Insieme a Giancarlo Pajetta fondò le Brigate Garibaldi (comuniste), molto attive nella lotta antinazista in Piemonte. Gravemente ferito in battaglia nel 1944, si fa curare in Francia. Torna in Italia nell’aprile del 1945. Dopo la Liberazione divenne sottosegretario agli Esteri nel governo provvisorio di Ferruccio Parri. Eletto all’Assemblea costituente nel 1946, fu deputato del Pci dal 1948 al 1957. Dopo l'invasione sovietica dell'Ungheria del 1956, abbandonò il Partito comunista per aderire al Partito socialista con cui divenne deputato dal 1958 al 1976.


lunedì 8 febbraio 2010

Il 26 marzo regaliamo un libro a uno sconosciuto

libri
Foto scattata al Salone del libro usato di Milano

Tutto è partito da questo blog e il gruppo corrispondente su facebook ha superato mentre scrivo i 105.000 iscritti.

Mi sembra un'iniziativa più che ottima a cui aderisco senza indugio, e ho già in mente i due libri da regalare a degli sconosciuti.

Riporto dal post

Ebbene sì. La cosa che mi inquieta molto è la surreale lontananza di persone fisicamente vicine. Ci saranno persone che (pendolariando da anni) vedo ormai da tempi infiniti a cui non ho mai rivolto parola e viceversa. E’ triste vedere come si può passare un’ora in un treno senza rivolgere parola a nessuno (sì sì, lo faccio anche io!). Com’è che accade ciò? Beh, la mia personale teoria dell’estraniamento routinario narra di una consuetudine che porta a creare uno scudo di serietà tra noi e il nostro prossimo. Tante volte infatti succede di rompere il ghiaccio proprio quando qualcuno rompe fisicamente il ghiaccio, rovinandoci sopra e provocando ilari risa tra due sconosciuti. E dobbiamo allora spaccarci una gamba per fare amicizia?

Non fare del male, non vuol dire fare del bene. Non uccidere qualcuno, non vuol dire curarlo. Volere bene a qualcuno, non significa fare il suo bene. Esigere rispetto, non vuol dire meritare rispetto. Occorre qualcosa di concreto, un gesto all’apparenza piccolo, ma dentro molto forte. Una piccola azione concreta che scalfisca un po’ quella stramaledetta scusa che ci porta spesso a dire “Sì, ma ci sono i bambini che muoiono di fame in Africa, a che serve fare questo?”. Bene, bimbi dell’Africa, ci stiamo attrezzando, ma prima di arrivare da voi dobbiamo fare tanti piccoli scalini, perché ora come ora non siamo in grado di aiutarvi. Dobbiamo diventare persone migliori e non lo si diventa da un giorno ad un altro, ma (leggere in crescendo) cazzo, fate un cavolo di piccolo passo che poi gli altri verranno da soli.

Il 26 marzo 2010 ognuno di voi avrà in mano un libro, una storia che considera bella, dei personaggi che ha amato. Avrà ciò in mano, nella propria borsa o dove volete. Il 26 marzo 2010 voi prenderete questo libro e lo regalerete ad una persona a cui non avete mai parlato. Sì, proprio uno di quelli che vedete tutti i giorni. Alzerete il vostro culo, schiarirete la vostra voce e metterete qualsivoglia infondata vergogna da un’altra parte. Prenderete quest’infuso di rivoluzione e lo donerete ad un vostro compagno. Lo guarderete negli occhi e sorriderete.


Che ne dite?

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sabato 6 febbraio 2010

Yosa Buson 与謝蕪村

[tre haiku]


Ho fatto del mio braccio un cuscino,
e amo il mio corpo,
nel vago chiarore lunare.

te makura ni
mi wo aisu nari
oboro zuki.
Ideogramma haiku Buson



Radioso splendore
del sole sulle pietre
che landa desolata!

tera tera to
ishi ni hi no teru
kareno kana.
Ideogramma haiku Buson




Si può sentire persino
la neve frantumarsi -
com'è buio!

yuki ore mo
kikoete kuraki
yo naru kana.
Ideogramma haiku Buson



Yosa Buson 与謝蕪村
Kema-chō (Giappone) 1715
Kyoto 1783


venerdì 5 febbraio 2010

Del caso Boffo e della Santa Maldicenza

San Pietro

Avevo ipotizzato un piano diabolico, quello cioè che mi sembrava essere stato ordito dai servizi segreti vaticani ai danni del direttore di Avvenire Dino Boffo per opera di Vittorio Feltri direttore del giornale della famiglia Berlusconi.

E adesso ti spunta fuori che la realtà è molto più fervida della mia scarsa fantasia, e che le vipere d'Oltretevere che seminano zizzania avvelenata hanno covi ovunque nel ristretto territorio del Vaticano.

Tutto sta venendo fuori dopo la cena riparatrice (?) avvenuta lunedì scorso tra Feltri e Boffo. E chissà cosa si saranno detti.

Intanto la famosa lettera anonima inviata al Giornale con la notizia del processo per molestie a Boffo e l'infangante e falsa nota d'accompagnamento spacciata come un atto giudiziario non era unica ma altre 200 erano state stampate, affrancate e inviate ai vescovi e a eminenti personalità del mondo cattolico. Di più. Sembra che altre lettere siano state spedite e riguarderebbero tanto un insigne professore che un manager della sanità, insomma due ulteriori poveracci messi nel mirino, lettere e perfidi allegati. Siamo a quota 600.

Mi immagino, come se lo potrebbe immaginare uno sceneggiatore e non è detto che non ci uscirà un film sull'argomento, dicevo mi immagino questo sotterraneo in San Pietro attrezzato di tutto punto con le ultime tecnologie di spionaggio ma che forse nei secoli passati era luogo di tortura e di chissà quali altre nefandezze. Ah, se i muri potessero parlare. Mi immagino dunque questi monsignori, questi chierici, ci saranno anche delle donne?, intenti a eseguire gli ordini arrivati dai piani alti di qualche apostolico palazzo. E mi immagino anche un altro speculare sotterraneo che riceve sempre gli ordini da un altro apostolico palazzo, nemico a morte del primo.

Ieri, in San Giovanni in Laterano, i due padroni di questi palazzi nemici, hanno detto la messa, uno dietro l'altro. Prima ha officiato il cardinale Tarcisio Bertone segretario di Stato vaticano, e poi Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei). Ma nemmeno una frase è stata detta sulla polemica che sta scuotendo i Sacri Palazzi, e i due si sono ignorati. L'orecchio attento del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta che era presente alla cerimonia è rimasto deluso.

Ormai la trama delle calunnie sembra chiara. Il cardinale Bertone, che è il numero due del Vaticano, in pratica il primo ministro essendo il papa il re, ha voluto punire il direttore di Avvenire perché si era permesso di criticare Berlusconi e così dare una pugnalata al cardinale Bagnasco, capo dei vescovi, garante della linea di quel giornale e protettore di Boffo.

Il clamore della vicenda arrivato ormai al calor bianco è penetrato anche nelle stanze, sante e ovattate, degli appartamenti di Benedetto XVI che ha chiesto una relazione dettagliata sui fatti.

Mi chiedo se l'inflazione della Santa Maldicenza non superi ormai le singole volontà, e magari non abbia a che fare con il rapporto falsato che la Santa Sede ha con il mondo. Mi chiedo anche se il riserbo e la prudenza, che hanno permesso alla Chiesa di galleggiare in mezzo a tremende tempeste per duemila anni, siano sulla via del tramonto, essendo gli antichi codici ormai non più sincronizzabili con la velocità dei tempi presenti.

E mi vien da dire: ma scannatevi pure fra di voi. Ed è solo una remota speranza, purtroppo.

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giovedì 4 febbraio 2010

Cocaina

morgan
Morgan. Lo fotografai a Dolceacqua (IM) nell'agosto del 2008.

Del fatto che Morgan sia stato cacciato dal festival di Sanremo per aver detto in un'intervista che si fa di cocaina penso che a molti di voi non gliene può fregare di meno. Ormai quel circo canoro nella città dei fiori ha raggiunto un tale grado di vuotaggine musicale che si tenta di riempirlo con cose altre, come questa.

Questa rappresenta l'ipocrisia squallida e cinica dei dirigenti Rai, a cui si sono subito accodati gli ululati sguaiati dei politici, tassativamente bipartisan. La Mussolini chiede il test antidroga per tutti i cantanti. Gasparri e La Russa plaudono all'espulsione del drogato. Il leghista Castelli "Morgan è complice della mafia perché tutti i drogati sono complici della mafia". Merlo del Pd vuole mandare Morgan in comunità.

Ma Morgan non è un artista maledetto che rivendica con orgoglio la sua trasgressività, è solo un cantante un po' arruffato che ha fatto marcia indietro e che stasera da Bruno Vespa si cospargerà il capo di cenere e forse verrà riammesso a calcare la scena nazional popolare.

L'Italia è diventato il primo Paese d'Europa nel consumo di droga e questi sciacalli del marketing d'assalto dovrebbero smetterla di giocare con la sofferenza di ragazzi come Cucchi che fu ammazzato di botte e dei molti giovani tossicodipendenti che si trovano nei gironi infernali delle patrie galere.

Il cartello che vedete sotto lo fotografai un po' di mesi fa in corso Como a Milano, la via chic della cocaina consumata nelle discoteche e nei vari locali frequentati da modelle, "creativi", e naturalmente pusher a cielo aperto. La scritta, come quella sui pacchetti di sigarette "Nuoce gravemente alla salute", oltre a essere inutile e senza nessun risultato concreto mi sembra quasi una presa per il culo.

cocaina
Milano, corso Como.

mercoledì 3 febbraio 2010

Maledetti

Intercity Milano-Ventimiglia
Intercity Milano-Ventimiglia

Me ne stavo andando questo pomeriggio alla stazione di Ventimiglia per prendere il treno per Milano e avevo dentro di me un che di rivalsa verso le ferrovie a cui non voglio per niente bene.

Avrebbero dovuto scalarmi dal prezzo del biglietto il rimborso per un altro viaggio, sempre lo stesso, effettuato il 15 dicembre e conclusosi a Milano con un ritardo di tre quarti d'ora.

E così ho porto allo sportello il vecchio biglietto. Dopo un rapido controllo sul monitor "Niente, questo treno non risulta tra quelli rimborsabili. Ma scusi quanti ritardo aveva?" "Tre quarti d'ora". "Ah, adesso capisco. Vedo la data, 15 dicembre. Dal 12 di quel mese per essere rimborsabile la corsa deve avere almeno un'ora di ritardo. Non più di mezz'ora come prima"

Maledetti, maledetti, e poi ancora maledetti. Così cornuti e anche mazziati. E sarà stata anche l'incazzatura, ma ho avuto l'impressione che l'impiegato avesse usato un'aria di leggero scherno nel darmi l'informazione.

Intanto a che punto è ridotto questo intercity potete vederlo dalla foto.

In certe situazioni, se ti capitasse sotto tiro l'amministratore delegato Mauro Moretti, che spesso vediamo spavaldo e borioso in televisione, cosa gli faresti? Me ne vengono in mente di tutti i colori.

[Sono sul treno e naturalmente è in ritardo]

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lunedì 1 febbraio 2010

Ciao Ezio

Quando ieri mattina l'ho saputo che te ne eri andato così, di colpo, ho trattenuto le lacrime per il groppo, e non potevo credere che non ti avrei visto più. Tu con Danila e i due piccoli diavoli, Ernesto e Vasco, e Ariù, ormai grande.

Ma oggi, in mezzo alla folla che ha riempito la piazza di questo nostro piccolo paese, le lacrime sono scese. Ho incrociato altri, tanti occhi amici rossi di pianto. Non credevo, ma forse anche un dolore si può condividere.

Ciao Ezio.

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domenica 31 gennaio 2010

Chiesa fortezza

Chiesa fortezza

Mi sono dunque reso conto che non esistono nella mia Liguria solo le terre di mezzo incantate lassù tra le montagne e il cielo ma ci sono quaggiù altri incanti di terre di mezzo, tra mare cielo e dolci declivi di taggiaschi ulivi.

E così, in questo tempo di mezzo, che è di inverno che se ne sta andando e di primavera gialla di mimose che spinge a venire, percorro carugi vuoti ma non deserti, perché le anime che vi hanno abitato le sento ancora un po' presenti nei manufatti. Una pietra scolpita, una arco scheggiato ma ancora portante, un lastricato irripetibile, un gradino scavato a mo' di misura di olive e grano.

E poi mi appare questa chiesa fortezza. Fiera, contro il blu, mare e cielo. Sento i clamori delle battaglie tra frati guerrieri e invasori barbaricini. Quasi quasi comincio a crederci che abbiamo avuto vite precedenti. Ditemi di no.

Chiesa fortezza

venerdì 29 gennaio 2010

Francesco Biamonti/Antonio Tabucchi

Porticciolo di Ospedaletti
Il molo del costruendo porticciolo di Ospedaletti

Questo pomeriggio avrei in mente di fare una domanda ad Antonio Tabucchi che al teatro dell’Opera del Casinò di Sanremo incontrerà i suoi lettori. La domanda è semplice. Che mi spieghi cosa intendeva esattamente per "rimorso", così lo ha definito nell'intervista uscita mercoledì su Repubblica, il sentimento che prova cioè nel vedere il degrado, in ogni senso, a cui è arrivata questa nostra Repubblica.

E se non sarà questo pomeriggio, la domanda intendo, sarà domani, quando lo scrittore, sempre a Sanremo a Villa Nobel riceverà il premio "Frontiere-Biamonti".

Francesco Biamonti, che ha cantato con versi in prosa questa terra della Liguria occidentale come nessuno mai, continuò (sulla scia di Italo Calvino, che nel 1956 già denunciava l'incipit del degrado di Sanremo nel romanzo "La speculazione edilizia") a denunciare lo sfascio del fragile territorio ad opera dei pescecani del cemento e di politici venduti e comprati, destra e sinistra.

Ieri, assieme all'amico Gian Paolo Lanteri, sono stato in un dolcissimo paese a ridosso del mare, che Francesco aveva descritto e da cui si gode ormai l'orrido panorama della cava di fronte, e quando tira vento la polvere della terra offesa penetra in ogni dove.

I massi estratti non servono per opere di primaria necessità ma per i moli dei porticcioli che stanno crescendo come funghi a settembre nelle annate buone e rappresentano l'ultima trovata di speculatori famelici. Dopo avere azzannato l'esigua striscia di terra tra il mare e le colline, e poi le stesse colline, non sapevano più dove attaccarsi. Così si sono inventati questi porticcioli, anche il più piccolo borgo marinaro deve averne uno, con annessi appartamenti, negozi, e via dicendo, spesso senza nessuna infrastruttura tanto che intaseranno ancora di più la già trafficatissima Aurelia. E tutto ciò non farà progredire di un virgola l'economia di una regione sempre più in crisi. In compenso farà incassare vagonate di euri a questi signori e qualche briciola cadrà loro dall'infame desco in questo periodo di campagne elettorali. Che squallore.

Civezza. Che volete di più? Paese in mezzo agli ulivi e alto sul mare; per arrivarvi si passa in una sinfonia di tronchi di rami; l'orizzonte si apre, oltre che sul mare, su altri paesi dai nomi bellissimi, Pietrabruna, Boscomare, su crinali che se ne vanno lontano, come melodie su flutti d'argento; le case e le piazzette sono antiche, di un'intimità raggrumata nel vento. C'è un che di sospeso, di dolce, di lieve, una vertigine che viene dalla luce in ascesa.

Più su del paese, più su degli ulivi si stende la macchia mediterranea con strade polverose e chiese e sentieri e ovili rosi dai cespugli. La grazia, che sotto era fragile, si fa rude, si accorda fuori del tempo alla forza del mare.

Poiché le prime alture, bisogna pur dirlo, sono le più indifese, di un equilibrio che se si tocca si rompe. Collocata su un costone, arenatavi come una barca, Civezza è fragile e leggera, una nuvola che vi si accosti sembra trascinarla.

Basta un palazzo sghembo per offenderla, e una macchina che passi in un vicolo disturba i morti. E' un paese che ha bisogno di vivere intatto come un ricordo. Di che sia frutto questa bellezza rimane un mistero: vicoli e cascate di ulivi non bastano a spiegarlo. Che venga dal fatto che ha, sotto, la luce instabile del mare e, sopra, quella più ferma di un paesaggio montano? "

Francesco Biamonti ( Scritti e parlati p.156)


Domenica poi a San Biagio della Cima, verrà consegnato al caro amico Marino Magliani il premio "Frontiere – Biamonti, Pagine sulla Liguria" con il romanzo "La tana degli alberibelli" (Longanesi, 2009), ambientato in Liguria, in queste terre di ponente.

Cava di pietre
Cava di pietre
Gli alberi che vedete in basso sono un uliveto. Chissà che fine farà.

Della speculazione edilizia in Liguria parlai QUI, recensendo il libro di Marco Preve e Ferruccio Sansa "Il partito del cemento" edito da Chiarelettere con la prefazione di Marco Travaglio.

mercoledì 27 gennaio 2010

Giornata della memoria - Milano, Albergo Regina

Milano - Lapide albergo Regina

Qui dove sorgeva l'Albergo Regina
si insediò il 13 settembre 1943
il quartiere generale nazista delle SS a Milano.

Qui furono reclusi, torturati, assassinati,
avviati ai campi di concentramento e di sterminio
antifascisti, resistenti,
esseri umani
di cui il fascismo e il nazismo
avevano deciso il sistematico annientamento.

Una petizione popolare
ha voluto questa lapide
per la memoria del passato
la comprensione del presente
La difesa della democrazia
il rispetto dell'umanità

27 gennaio 2010 - Giorno della Memoria
65 anni dopo la liberazione dell'Albergo Regina


Dalla petizione al Presidente del Consiglio Comunale di Milano
L'"Albergo Regina", dove fu detenuto anche Ferruccio Parri, fu un posto terribile e di grande importanza per il lavoro di ricerca poliziesca che vi si faceva in stretto rapporto con la Legione Muti di via Rovello 2, la X Mas, le brigate nere, e la banda Koch di "Villa Triste", che aveva sede in via Paolo Uccello 17/19. L'"Albergo Regina" è tristemente noto per essere stato luogo in cui la tortura e l'assassinio erano le regole di comportamento. Saevecke si serviva del cosiddetto 'macellaio' Gradsack, e 'lavorava' a stretto contatto con i sanguinari Otto Koch, sottufficiale Gestapo, e Franz Staltmayer, detto la belva, armato di nerbo e cane lupo. Dall'"Albergo Regina" i catturati (ebrei, partigiani, antifascisti, sospettati, ecc.) venivano avviati al carcere di San Vittore, in alcuni casi direttamente ai trasporti partiti dal Binario 21 della Stazione Centrale di Milano per essere deportati. Una struttura quindi simile a quella romana di via Tasso, a quella torinese dell'Albergo Nazionale, a quella parigina dell'Hotel Lutetia.
A Milano, tra via Silvio Pellico e via Santa Margherita non c'è nemmeno una lapide che ricordi cosa c'era o cosa vi avveniva.


Foto scattate venerdì scorso durante la cerimonia dello scoprimento della lapide.

Nel 2008 raccontai la toccante storia di due bambini ebrei tenuti nascosti da un intero paese nell'entroterra del Ponente ligure.


Milano - Lapide albergo Regina
Milano -  Albergo Regina, 1943