Beppe Grillo un mese fa a Frosinone aveva ribadito uno dei punti prioritari del programma «Accorpiamo i comuni sotto i cinquemila abitanti. Ci sono realtà con ventotto abitanti, di cui ventisette lavorano in Comune».
L'occasione per far seguire agli intenti delle decisioni si è presentata subito in Emilia Romagna. Ma è successo il contrario. I consiglieri del Movimento 5 Stelle di quella Regione si sono dissociati da quel programma fondante che pure avevano sottoscritto e hanno fatto di testa propria votando compatti contro la proposta del Pd di fusione dei comuni di Crespellano, Bazzano, Monteveglio, Castello di Serravalle e Savigno. La fusione, già avallata dai paesi interessati con un referendum, è stata comunque approvata, dando vita al comune di Valsamoggia che garantirà un risparmio annuo di 2 milioni e seicentomila euro rispetto alla situazione precedente.
Piccola cosa direte voi. Sì, piccola cosa. Ma se la nutrita (nelle previsioni) compagine dei grillini in parlamento votasse contro il proprio programma sconfessando il capo cosa succederebbe?
Un partito, o movimento che dir si voglia, con poca o nulla dialettica interna e quindi per niente flessibile, si frantumerebbe come si frantuma un cristallo. Che è bello, ma molto fragile.