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giovedì 15 dicembre 2011

Time - The protester

Copertina di Time con la Persona dell'anno 2011
La copertina di Time con la Persona dell'anno

Per Time la Persona dell’Anno 2011 non è una singola figura ma “The Protester”, il contestatore. Qualcosa di grosso s’è risvegliato, partito dal venditore di frutta tunisino che si è dato fuoco e ha incendiato il Medio Oriente con le conseguenze note a tutti. E poi gli Indignados, Occupy Wall Street, un mondo, milioni di persone, in movimento con una nuova coscienza: basta con le ingiustizie, più dignità, più tolleranza, più civiltà.

Mi chiedo, e non so rispondermi, se questo vento sia solo uno zefiro d'annata, e poi al prossimo giro chissà Time cosa mai metterà in copertina, oppure se sia l'inizio di un uragano non controllabile, nemmeno dagli attuali padroni della Terra.

Moi chiedo e non so rispondermi.

31 commenti:

  1. sorry, ma no. non ci credo che il mondo cambia, perché la storia del potere è sempre stata uguale, dal feudalesimo, al comunismo, a berlusconi. La maggior parte ha pochissimo e pochi hanno tantissimo, e sarà sempre così. Con la differenza che per ora, qui, abbiamo ancora la pancia piena. Io l'unico antidoto che ho trovato è: sperare di non avere la pancia troppo vuota e godermi il viaggio, perché tanto la meta è uguale per tutti e non sono tanto convinta che chi ha tantissimo stia così tanto meglio. Sono nichilista?
    Baci Al.

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  2. la speranza è quella del cambiamento, la voglia è quella che l'utopia si trasformi magicamente in realtà, la realtà purtroppo credo sia diversa.
    Ma rimane la lotta, da fare, fatta, è che ci fa sentire vivi.

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  3. potevano metterci un pensionato/pensionando, con un paio di mutande in testa..
    Maistretu

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  4. Temo che pollywantsacracker abbia ragione, il destino finale è lo stesso per tutti, e quel che conta è la qualità di quella "fessura di luce fra due abissi di tenebra" che sarebbe la nostra vita secondo Nabokov (ma anche Nikos Kazantzakis e Miche de Montaigne esprimono un concetto analogo).
    Anche l'età rientra in questa ottica: un mio collega, compiendo cinquent'anni, diceva "come sono passati in fretta!". Allo stesso traguardo, io dico: "Il problema non è che sono passati in fretta: non sono passati in fretta, ci sono voluti cinquant'anni per arrivare a cinquent'anni. Il problema è che troppo spesso sono passati male, e questo per una serie di ragioni tra le quali rientrano anche scelte e decisioni prese da altri sulla nostra pelle". Non so però se protestare può cambiare questo stato di cose... Temo che sia dura. Se si vuole cambiare le cose, a poco serve cambiare le persone al potere: bisogna cambiare il modo di pensare della collettività dalla quale escono le persone chiamatea gestire il potere (che non sono piovute dalla Luna, come sembra pensare chi considere i politici un corpo a parte: le abbiamo prodotte noi, a nostra immagien e rappresentanza - o almeno, della grande maggioranza di noi).

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  5. @Polly:
    Non è proprio esatto che nulla cambi (congiuntivo), piuttosto direi che ogni tanto c'è una "rivoluzione", intesa come movimento sotto-sopra, per cui una certa elite viene sostituita da un'altra elite.
    Quindi esiste una certa "mobilità sociale" nel corso delle epoche. Tutto sta nel prendere l'onda giusta nel momento giusto. Se sei umile caporale nell'esercito giusto nel momento giusto e nella rivoluzione giusta, puoi diventare Imperatore e nominare gli amici generale e i parenti re o governatore di qualche provincia.

    @Alberto:
    A quanto pare te sei uno di quelli che non ricordano la Storia e che quindi sono condannati a riviverla. Ma per tua fortuna mentre togli i binari da dietro per metterli davanti sei convinto di costruire una ferrovia, quindi finché non arriva la consapevolezza, tutto bene.

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  6. Ho sempre pensato che le rivoluzioni e/o i cosiddetti moti popolari siano "gestite" dietro le quinte da un potere che vuol mandare avanti gli altri, al fine di scalzare il precedente potere e prenderne il posto.
    Riguardo alla tua specifica domanda, non so cosa rispondere.

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  7. In parte concordo con Polly anche se nella storia ci sono sempre stati periodi in cui la forbice fra i pochi che avevano tanto ed i tanti che avevano poco era più stretta ed altri come ora in cui si sta aprendo maggiormente. Quando si apre troppo in genere scoppia una guerra o una rivoluzione

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  8. mah, a me sembra che in italia negli ultimi anni ci sia stata una "dormienza" mai vista prima

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  9. @lorenzo: gli esempi più o meno casuali che ho fatto parlando di potere (comunismo, feudalesimo, berlusconismo) stavano a significare appunto che la lobby al potere cambia, ma la logica del potere non cambia. Che questa possa essere definita mobilità sociale è opinabile. Al massimo è la mobilità sociale di un'oligarchia rispetto a un'altra. Non mi risulta che siano esistite rivoluzioni che abbiano portato la massa al potere.

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  10. certo che non cambierà mai niente se state tutti attaccati al passato: la vera rivoluzione potrebbe essere staccarci tutto dal passato, guardare il presente e costruire un futuro.
    il potere e la storia? dimentichiamoli per un attimo, se vi chiudete gli occhi e diventate ciechi come lo sono diventata io vi accorgerete che non c'è spazialità ma manco temporalità.
    troppi bla bla bla: io la copertina non la vedo, ma sento dentro che tutto è fermo alle immagini e poco peso si da ai fatti.
    condivido l'idea che dietro ogni rivoluzione ci sia un burattinaio, l'importante è non fare i burattini

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  11. @polly:
    Ma le "rivoluzioni" non sono fatte per la "massa", sono fatte per le elite. Quindi chiaro che la "mobilità" riguarda sempre una minoranza. La "massa" è solo una leva che la elite adopera e poi mette via quando non gli serve più.

    La "rivoluzione" che libera il "popolo" è appunto la balla di cui le elite si servono per fare leva sulla sopracitata "massa".

    Ma se la guardiamo nell'altra direzione, come può la "massa" essere libera? E' implicito nel concetto stesso di "massa" l'assenza di autonomia.

    Una massa di sudditi di un monarca può diventare una massa di sottoposti di un generale o di fedeli di un profeta.

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  12. Ciao Alberto e buona serata. E' probabile che Time dedichi la prossima copertina a tutt'altro ma non è il segno che qualcosa nasce o muore. Soprattutto per quanto riguarda quel movimento di protesta che sta attraversando il mondo, da quello "meno progredito" a quello industrializzato.

    Un movimento che ha già fatto alcune vittime come i "monarchi" caduti in Medio Oriente, sostituiti non si sa ancora bene da cosa.

    Da noi, potremo definirlo un venticello... anche perché, a guardare il nostro Paese, di qualunquisti ce ne sono ancora tanti, troppi e, poi, noi facciamo le rivoluzioni per la pancia e non per un'ideale.

    Anche nel resto del mondo "moderno", per ora i vari movimenti sono poco meno che una fastidiosa puntura d'insetto. Puntura che, però, sta smuovendo più coscienze di quello che ci si aspettava.

    Nel mondo, sta franando un sistema che vuole caparbiamente rimanere ben saldo nella società, schiacciando la stessa. Non durerà. Quel venticello diventerà un uragano, prima o poi e, francamente, spero di assistere e partecipare a quel magnifico evento.

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  13. Senza utopie, cosa resta?
    I sognatori hanno cambiato il mondo, se è vero che i nostri antenati non avrebbero potuto nemmeno immaginare come siamo oggi.
    Io sogno la fine del capitalismo.

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  14. Quindi la speranza e il sogno è tornare a quei bei discorsi di Lenin del 1920, nonostante le sue statue nel frattempo siano state abbattute ovunque dalle folle ingrate.

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  15. Già come un'onda sale la marea della rivolta. Ma se davvero sarà foriera di cambiamento, anch'io non riesco a esserne certa. Speriamo di si.

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  16. x Lorenzo
    ti invito al congresso di Lotta Comunista.Lenin sempre Lenin, dittatura del proletariato e centralità operaia. il resto è blaterare. oppure fantasia al potere se ti va meglio, comunque sia..
    Maistretu

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  17. @ Lorenzo

    Io Lenin lo lascerei perdere: le sue statue sono state abbattute quasi ovunque (consiglio, in proposito, la lettura del libro di Tiziano Terzani "Buonanotte, signor Lenin"), ma in Cina le sue immagini rimangono esposte - epperò, la Cina è tutt'altro che una realtà in cui il capitalismo è stato superato (nonostante tutte le "forzature" descritte nell'altro illuminante libro di Terzani, "La porta proibita"), ed è anzi definibile come un Paese di capitalismo selvaggio.
    Quanto alle rivoluzioni, se non comportano un cambiamento di mentalità che coinvolga tutti, sono solo dei meri avvicendamenti al vertice (e così è sempre stato, storicamente, a dispetto del poco o molto sangue versato). Con la russia zarista, si veniva spiati dalla polizia segreta e se si era oppositori si finiva deportati in Siberia (illuminante la descrizione fatta da Anton Cechov nel suo libro sull'Isola di Sachalin); col regime sovietico, idem. Con la Russia zarista, c'erano le grandi tenute agricole i cui nobili proprietari non si sforzavano più di tanto (è un eufemismo) nel gestire la loro azienda e i cui contadini cercavano di lavorare il meno possibile e per vivacchiare alla bell'e meglio rubacchiavano sui prodotti e sulle forniture; con la Russia sovietica, il padrone della tenuta è stato fisicamente sostituito dal capo del kolkhoz, ma il resto delle condizioni non è cambiato affatto, e così via.
    Va anche detto che le rivoluzioni, come del resto tutti i sommovimenti violenti, di qualsiasi orientemento ideologico vero o presunto, sono il campo di libero sfogo di individui frustrati della peggior specie, con tutte le nefandezze e le angherie per le "vittime" che ne derivano.
    E qui si torna alla necessità di cambiare la forma mentis, non solo la struttura del potere.
    Semmai, più che Lenin, citerei il Marx che diceva (frase cara a José Saramago, e già riportata su questo blog): "se l'uomo è formato dalle circostanze, bisogna rendere le circostanze umane".
    Finora, le circostanze non la ha cambiate nessuna rivoluzione. In parte ci è riuscito (laddove è stato praticato con convinzione, come in alcuni stati del Nord Europa) un "riformismo forte" che ha agito anche sul modo di pensare. Dico "in parte" perché gli elementi di disturbo (o disagio) non sono stati eliminati del tutto neppure lì, ma quantomeno sono stati notevolmente ridotti.

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  18. @c.e.g.
    "Lenin sempre Lenin, dittatura del proletariato e centralità operaia."

    Non so se è chiaro. Nel 2011.
    lasciamo perdere dici?

    La cosa divertente è che i Bolscevichi del 1920 in queste teste bacate sono contigui ai Fratelli Musulmani di oggi.

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  19. @ Lorenzo

    Certo che anche parlare di "proletariato" nell'Italia del 2011...
    "Proletarius", da "proles", "figliolanza", era il cittadino romano che aveva come sola ricchiezza i propri (numerosi) figli. Mia nonna, per esempio, ancora nei primi decenni del secolo scorso, ne ha avuti sette, ma qualcuno ne aveva dieci o anche più. Però, se mi guardo attorno oggi, di famiglie con bambini numerosi non ne vedo molte, diciamo così. Ragion per cui il proletariato in Italia sarebbe oggi una ristrettissima minoranza, e magari neppure italiana (anche se, a dire il vero, neppure gli immigrati hanno poi famiglie dalla prole così numerosa...).
    Forse, alla luce della situazione attuale, qualche concetto andrebbe un po' rivisto, ecco...

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  20. Si anche perché la centralità degli operai è praticamente nulla se confrontata con quella dei pensionati e dei dipendenti pubblici.

    MAGARI l'Italia fosse centrata sul lavoro degli operai. Vorrebbe dire che qui invece degli uffici (vuoti) del "terziario avanzato" ci sarebbero ancora le fabbriche. Che invece sono state tutte dismesse.

    Il proletario di oggi, che non ha NESSUNA rappresentanza, è il cococo che lavora nel call center.

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  21. L'economia della produzione, sia di beni che di servizi, è stata sostituita dall'economia della finanza, che mi rifiuto di considerare un servizio, ma solo un'attività virtuale (il che fa il pari con la realtà virtuale che tende a sostituire quella concreta...).
    E i poveri CO.CO.CO. (ne abbiamo qui anche noi, persone capaci e meritevoli, ma precarissime e mortificate) sono effetivamente l'equivalente contemporaneo dei proletari di un tempo, che però non possono neppure farsi una famiglia (e quindi avere prole), data la loro condizione di incertezza costante...

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  22. la Rivoluzione è l'unica via per la GIUSTIZIA SOCIALE. il resto sono quisquiglie, per l'elevazione ed emancipazione del Proletariato posssiamo deglutire qualche svarione, qualche gulag può essere utile per conservare come memoria visiva, sempre che si resista (vedi i racconti della Kolima di Salamov), i prodotti degeneri del nuovo capitalismo o tardo che sia..
    Maistretu

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  23. Maistretu, rispondi a questo elementare quesito:

    Una volta che hai fatto la rivoluzione e l'operaio si è impadronito della fabbrica, chi decide cosa si fa il giorno dopo?

    In ogni fabbrica, in ogni fattoria, in ogni miniera, in ogni ufficio, eccetera.

    Chi decide se, quando, come e dove consegnare le materie prime e i prodotti finiti?

    Chi decide poi quante ore deve lavorare ogni operaio, contadino, minatore, impiegato?

    Chi decide che beni devono essere assegnati ad ogni cittadino?

    Resto in attesa.

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  24. @Ross
    Bello, anche la tempestività.

    @Blindsight aka Laura
    In copertina c'è una ragazza di cui si vedono solo gli occhi e un po' di fronte avendo un foulard fin sul naso e un ampio copricapo di maglia. Per la precisione si tratta di Sarah Mason, arrestata a Los Angeles durante una manifestazione del movimento Occupy Wall Street il 17 novembre e quel giorno fotografata da Ted Soqui. La foto è finita poi tra le mani di Shephard Fairey, l'autore del poster "Hope" di Obama, che l'ha rimaneggiata e di lì sulla cover di Time. Ciao.

    Se avete notato ho parlato degli attuali padroni. Di quelli passati sappiamo. Degli attuali un po' meno. Chi sono? dove sono? Possiamo farli fuori con delle pallottole? Un po' difficile perché assomigliano un po' a dei fantasmi o anche vampiri se volete.

    Di una sola cosa sono sicuro che accadrà: il crollo del capitalismo. Quando non saprei, in che maniera ancora meno. E chi comanderà dopo meno meno meno.

    C'è una teoria di Jeremy Rifkin in "Economia all'idrogeno" che mi ha molto incuriosito: l'abbinamento di ogni civiltà a un tipo di energia. La nostra è legata agli idrocarburi, finiti questi sarà la fine della nostra civiltà. E date a questo sostantivo la valenza che volete.

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  25. Si be Alberto, allora io faccio questa profezia: anche la specie umana finirà prima o poi.

    Statisticamente c'é una estinzione di massa ogni tot milioni di anni.

    Spero che capiti più in la e non domani mattina.

    Lo stesso dicasi del "capitalismo", perché è facile demolire qualcosa, molto più difficile costruire. Quindi PRIMA di abbattere il capitalismo bisognerebbe avere bene in mente cosa fare dopo, vedi commento precedente sulla Dittatura del Proletariato.

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  26. @Lorenzo
    "Statisticamente c'é una estinzione di massa ogni tot milioni di anni."
    Paragone fuori luogo. Le ere della storia umana sono molto più brevi. E quello che "verrà dopo" non è mai stato programmato. Fiorisce dalle macerie.

    E con questo chiudo, per quel che mi riguarda, il thread.

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  27. Lorenzo ti regaliamo un magaglio a quattro corni e poi una ventina di fasce gerbide, qui da noi, nell'estremo ponente, così mentre magagli ti insegno a cantare Bandiera Rossa.
    Maistretu

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  28. Ah be, se pensiamo di ridurre tutto in macerie e stare a vedere cosa fiorisce dopo allora direi che siamo nel campo della follia o della ribellione adolescenziale.

    Il che mi fa venire in mente qualcuno che ha detto che non si può non avere ideali a 20 anni ma averli ancora a 30 significa essere un po' scemi.

    E ho volutamente scritto "ideali" anche se l'originale era più specifico.

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  29. Caro Maistretu, "bandiera rossa" insieme a "bella ciao" me l'hanno insegnata le maestre quando ancora andavo all'asilo negli anni '60.

    Aspetto te, pirla.

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  30. che sei limitato lo dimostri dando del pirla e prendendoti sul serio, mentre noi si cerca di ironizzare e ridersi addosso, cosa credi cherì che io pensi alla rivoluzione leninista? ti prendi troppo sul serio, la verità non vive nel reale anzi gli sfugge sempre, l'io, diceva Freud, non è padrone in casa propria... il reale sfugge e vive in una altro tempo che non riusciamo a decifrare se non nelle forme che l'Altro ci consente di farlo. Bandiera Rossa vedi è il segno dell'impossibile, il desiderio dell'oggetto che si sottrae l'imprendibile che vive nell'Altrui terreno dove non ci è concesso di addentrarci...
    la Cultura caro Lorenzo, la Cultura...
    Maistretu

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