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venerdì 19 gennaio 2007

Elogio della lentezza

19 gennaio, san Lentino. No, non cercatelo sul calendario, nemmeno su quello di Frate Indovino, non lo troverete. E' un santo inventato da questi qui che oggi a Milano organizzano la Prima giornata mondiale della lentezza. Leggete cosa dicono: "Divorati dalla fretta di ogni giorno, tra scadenze, impegni e mille appuntamenti perdiamo la capacità di concentrarci su ciò che stiamo facendo e di goderne appieno: dedicare tempo alla lentezza significa rallentare per vivere meglio, riappropriarsi del tempo, gustarlo e renderlo più utile, perchè vivere con lentezza non significa oziare, ma trovare un equilibrio".

Penso che Francesco Biamonti di cui si parla nel post precedente avrebbe avuto tutti i requisiti per diventare presidente onorario di questa associazione.

7 commenti:

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  2. Penso che da sempre una delle maggiori aspirazioni dell’uomo consapevole sia poter gestire il proprio tempo. Potersi sottrarre agli obblighi, alle scadenze, ai ritmi frenetici, cui siamo sottoposti quotidianamente, per imprimere alla nostra vita un andamento lento che ci consenta non solo di guardarci intorno ma anche di leggerci dentro, è il sogno, credo, di tutti noi. Molte volte attraversiamo la città in cui abitiamo senza renderci conto dello scenario, bello o brutto che sia, nel quale ci muoviamo; non c’è bisogno di scomodare Joyce per sapere che i luoghi da noi abitualmente frequentati ci possono apparire all’improvviso (le epifanie) del tutto diversi e non perché essi siano cambiati ma perché noi li avevamo ignorati, trascurati o più semplicemente non guardati con la necessaria attenzione. Anche le cose spesso ci scivolano addosso, senza che ce ne rendiamo conto, perché non abbiamo il tempo e talvolta neppure la voglia di soffermarci a pensare, di prenderne coscienza e di rielaborarle. Lo stesso discorso vale per i sentimenti, le emozioni, le intermittenze del cuore, i soprassalti della memoria involontaria che ci colpiscono senza lasciare tracce, senza aprire, come la madeleine di Proust, scenari sul passato, per cui non possiamo che concludere amaramente che non solo sprechiamo il nostro tempo ma non abbiamo neanche la possibilità o la capacità di recuperarlo.
    Carlo Petrini, fondando lo Slow Food, il cui simbolo è la chiocciola, emblema appunto della lentezza, ha voluto senza dubbio alcuno contrapporsi alla standardizzazione del gusto e al recupero delle più genuine tradizioni culinarie ma ha inaugurato anche una nuova filosofia di vita che combina piacere e conoscenza. In questo modo ha posto un argine al dilagare dei Fast Food, sempre più anonimi e omologanti, e ha restituito ai più il piacere del cibo e soprattutto della convivialità, che rimane tra i momenti più alti di aggregazione e di socievolezza, avvicinando inoltre – impresa veramente meritoria – anche i giovani alla civiltà del vino.

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  3. Alberto, che bisogno c'era di linkare "post precedente", tanto si vede.

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  4. Ciao Rita (ma chi sei?), l'Alberto è un tipo previdente. Quando il post sarà insaccato nell'archivio e uno lo troverà con un motore di ricerca non avrà a disposizione nella videata il post precedente. Così gli rendo la vita facile. Capì?

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  5. Ho dato un'occhiata anche al sito - linkato - degli organizzatori. Ho visto con piacere il bel film, da loro suggerito, "Un'ottima annata". D'altronde, la Provenza si presta a questo tipo di fruizione: c'è un bel testo (del 1939) di Jean Giono, "Ce que je veux écrire sur la Provence", nel quale l'autore ci racconta, lentamente, una sua lunga camminata per le strade (allora) polverose della sua terra, descrivendo quel che vede e sente. Anch'io ho trovato decisamente brutto e sgradevole "Slow man" di Coetzee (ogni tanto bisogna pur avere il coraggio di dire che il re è nudo!), mentre consiglierei di aggiungere tra le segnalazioni bibliografiche "La lentezza" di Kundera e soprattutto "Stagioni" di Rigoni Stern (la Natura ed il suo trascolorare sono di per sé lenti - giustamente lenti, direi).
    E, sì, condivido con cormorano29 la consapevolezza delle piacevoli sorprese che può riservarci, se osservato nel modo giusto, il nostro ambiente quotidiano, oltre che la propensione per la degustazione lenta dei cibi (che lascia lo spazio necessario al dipanarsi del filo della memoria "sensoriale", ma anche alla fruizione piena degli stimoli papillari presenti) e l'avversione netta per i pasti rapidi, dozzinali, omologati (che caratterizzano, per esempio, la parte "inglese", da uomini d'affari senza cuore, di "Un'ottima annata").
    E che dire di un buon cibo ed un buon vino assaporati con gli amici, fatto che che ne raddoppia la godibilità? Come scriveva nel suo dialetto il ventimigliese Renzo Villa (lo cito in italiano, però): "Ma vuoi mettere il piacere / di gustare in compagnia / un bicchiere di rossese / che gli affanni porta via?"

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  6. Pallone con i lacci stando attenti a non graffiarci la fronte.Figurina di Pizzaballa introvabile.Partite a biliardino e... non alla playstation.Il mercoledi la Coppa dei camioni e ...non la Champions.Tribuna politica con Jader Jacobelli senza insulti.Complimenti per l'iniziativa.Ti segnalo analoga sul blog sinistramaldestra al post "Di quelli che stanno in mezzo al guado"

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  7. Molto probabilmente volevi inserirlo nel post "Eravate bambini, eccetera, eccetera"

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