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venerdì 15 marzo 2013

Simboli e sostanza

Resta un mistero, visto l'aria che tira nel Paese, la ragione per cui Bersani abbia messo solo al quinto comma del terzo dei suoi otto punti un vago accenno alla questione "denaro ai partiti" che per molti italiani è diventato la prova del nove per distinguere i buoni dai cattivi. Denaro che nel Palazzo si ostinano a definire "costi della politica" e che invece sugli autobus e nei bar definiscono piatto piatto "furto" e altre allocuzioni ben più colorite.

Intanto il papa, dal furbacchione di gesuita qual è, si è pagato l'albergo di tasca propria. Atto simbolico lo so. Ma in certi momenti i simboli pesano più della sostanza.

giovedì 14 marzo 2013

Indulgenza plenaria

Con la benedizione solenne il nuovo papa Francesco I ha concesso l'indulgenza plenaria a tutti i fedeli.

Non so se faccio parte dei fedeli in quanto battezzato, e comunque non ho mai saputo cosa questa indulgenza plenaria sia. E non mi sono informato nemmeno adesso. Alzi la mano chi lo sa; va da sé, senza consultare l'oracolo google et similia.

Ne vedo pochine di mani alzate.

Che poi adesso che la pronuncio ad alta voce, i-d-u-l-g-e-n-z-a, suona anche bene.

martedì 12 marzo 2013

Il sistema jammer e lo Spirito Santo

conclave

Mentre scrivo le eminenze, con al seguito solo un piccolo bagaglio a mano, si saranno già sistemate nelle stanzette loro assegnate immerse dentro un silenzio tombale.

Delle varie notizie che ci ha passato il Vaticano mi soffermo su questa: i palazzi interni al conclave sono completamente isolati elettronicamente col sistema jammer gestito qui dai gesuiti. In pratica l'etere attorno alla Cappella Sistina e alla residenza di Santa Marta creerà una bolla impenetrabile in mezzo all'universo.

E allora mi chiedo come farà a passare lo Spirito Santo che è il vero primo attore di questa sacra rappresentazione. Sacra?

sabato 9 marzo 2013

Fior di loto

fior di loto
Piove. Piove e non posso dare del ladro al governo perché non c'è. A essere precisi c'è ma è come se non ci fosse. E siamo quindi all'umido, fisico e metaforico. Pubblico perciò questa foto del sabato: è un fior di loto che nell'umido nasce e nell'umido vive, e di questa sua situazione gode visto i colori di cui si veste.

Buon fine settimana.

foto del sabato

venerdì 8 marzo 2013

giovedì 7 marzo 2013

Dove sei finita cara dialettica?

Internet sta trasformando la scrittura in conversazione. Vent’anni fa gli scrittori scrivevano e i lettori leggevano. Oggi invece i lettori possono rispondere, e lo fanno regolarmente sui forum e nei blog. Molti di quelli che rispondono non sono d’accordo. Bisogna aspettarselo: essere d’accordo è meno divertente che essere in disaccordo.

E poi, quando uno è d’accordo, ha meno cose da dire. Si può aggiungere qualcosa a quello che ha detto l’autore, ma probabilmente le cose più interessanti le ha già dette tutte lui. Quando non si è d’accordo, invece, si entra in un territorio potenzialmente inesplorato.
(consiglio vivamente di leggere tutto l'articolo e grazie molte a Giovanna per il link)


Parto da questa citazione per andare avanti nel discorso e calcare la mano soprattutto sull'essere d'accordo. Parlo dell'essere d'accordo sui blog di sinistra che frequentiamo dove rarissimamente qualcuno di sinistra dissente dal blogger di sinistra. E quando rarissimamente lo fa, lo fa in puntissima di piedi quasi a scusarsi di pensarla un cicinin diverso.

Si va da qualche parte così? Va da qualche parte il blogger di sinistra che, pubblicato il post di sinistra, non aspetta altro che i commentatori, per lo più altri blogger di sinistra, assentano in toto e guai a quelli che dissentono? Avete mai visto che qualcuno abbia cambiato idea su quello che ha scritto dopo una sensata critica?

Si può andare avanti ancora tanto in questa autoreferenzialità che si incunea inesorabilmente in un vicolo cieco? Io penso che dopo quello che è successo in queste elezioni è doveroso da parte di noi tutti, con sforzo faticoso, ritornare ai dubbi che per comodità, pigrizia, ruggine mentale, avevamo scacciato e ridotto a fastidi. Solo togliendo l'ancora, che in questi anni ci aveva cullati e protetti nel porto sicuro delle certezze, potremo ancora navigare nuovi mari. Poi ci saranno altri porti, ma adesso dobbiamo affrontare la tempesta. E per affrontarla non dobbiamo rinunciare a tutta la perizia da vecchi marinai che ci ha permesso di arrivare fin qui. Ma questa non basta. Servono nuove bussole e nuovi sestanti. E nuove vele.

martedì 5 marzo 2013

La Rete è per sua natura estremista?

Era da un po' che volevo scrivere un post del genere e adesso sono quasi costretto a farlo tirato per i capelli dalla lite scoppiata in questo post tra Lorenzo e Carlo.

Essendo ormai un blogger di lungo corso ne ho viste di tutti i colori, in giro e qui, e quindi mi sono fatto un'idea. Che sui blog e i social network non può esistere discussione politica in maniera pacata tra sostenitori di diverse posizioni. Dalla provocazione più o meno esplicita si passa quasi in automatico agli insulti sempre più grevi fino ad arrivare alle minacce.

Non mi riferisco al caso in questione ma sto parlando in generale. Sarà che non ci si vede in faccia, sarà che le parole scritte sono più pietre di quelle dette, sarà (certe volte) la maschera dell'anonimato che dà coraggio ai codardi, sarà quel che sarà, sta di fatto che il mondo viene diviso in bianco e nero senza sfumature intermedie. E quindi il ragionamento e la dialettica vengono  del tutto mortificati, ridotti a un banale bivio da scegliere. .

Quando poi addirittura non si assiste a una specie di regressione infantile "Ha cominciato lui" "No è stato lui", e via di queste amenità. Mister Casaleggio quando ha citato tempo fa il mio amato "1984" mi ha aperto gli occhi. E ho capito. Che la Rete è un rudimentale, per adesso, mezzo di comunicazione. E quindi diventano anche rudimentali e rudi quelli che comunicano, perché il linguaggio che adoperano è semplificato al massimo. Mestiere che era proprio quello di Winston Smith, protagonista del romanzo di Orwell: semplificare la lingua e di conseguenza semplificare le menti.

Lorenzo mi ha scritto una mail dicendo che non farà più commenti qui. Mi piacerebbe un commiato pubblico.

sabato 2 marzo 2013

Guardare in alto


Milano, stazione Centrale

Quando si cammina (intendo il camminare in città) si guarda avanti come è naturale che sia; ogni tanto magari si gira lo sguardo di lato, ma non proprio a novanta gradi. Alcuni poi, con la testa invasa da un groviglio di pensieri, procedono fissando il terreno appena un po' più in là della punta dei piedi. Pochi alzano la testa a osservare l'alto dei palazzi e in genere della realtà che li sovrasta. Ecco io ho fatto questo e poi clic.

foto del sabato