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venerdì 28 ottobre 2011

Alluvione in Liguria: chi parla di fatalità è colluso con i pescecani del cemento




Più di tre anni fa pubblicai un post dal titolo Il partito del cemento - Il nuovo sacco della Liguria. Era la recensione di un libro sugli sfregi irrimediabili fatti a quella terra nergli ultimi decenni. Mi autocito
Proprio di questo parla un libro inchiesta uscito da pochi giorni, Il partito del cemento, scritto da due bravi giornalisti, Ferruccio Sansa e Marco Preve. È la storia documentata, punto per punto, dei maneggi che si svolgono nei retrobottega della politica frequentati da imprenditori e banchieri, quasi tutti prima o poi inquisiti, qualcuno passato anche per le patrie galere, che intrecciano con gli amministratori pubblici, rapporti quantomeno dubbi sul filo dell'illegalità. Non c'è differenza tra destra e sinistra, i veri inciuci sono questi, fatti sottobanco, molto più pericolosi per la democrazia di quelli dichiarati alla luce del sole che generano scandalo solo negli sprovveduti. Nel libro si parla delle furbate per aggirare le leggi, come quella, che sarebbe ridicola se non fosse troppo seria, delle torri antincendio che diventano ville, dello spregio cinico di questa classe dirigente per questa terra bellissima che ha trasformato, nell'arco di un cinquantennio, in una regione che si sta estinguendo. Si estingue nei posti di lavoro, nella popolazione, nella cultura, e rimane, di quello che era stata, solo uno struggente ricordo.

La Liguria è una terra verticale che nei secoli i nostri antenati, con grande maestria e tanto sudore, hanno saputo sfruttare terrazzandola dal mare fino alle montagne. Sempre in equilibrio precario, bisognosa di continue attenzioni, una terra lenta che, l'ho scritto anche da altre parti, ha la sventura di trovarsi adesso in asincronia con il fluire nevrotico di questo tempo che ci è dato vivere.

E così l'acqua delle piogge, prima rallentata dal terreno che ne assorbiva una parte e convogliata in mille rivoli che i nostri contadini sapevano controllare, adesso prende un abbrivio inarrestabile lungo i fianchi delle colline cementificate da una speculazione edilizia feroce che di riffa e di raffa è riuscita a trasformare terreni da agricoli in edificabili. Case, villette, villoni, condomini, che spesso hanno tra di loro lo stretto spazio essenziale, come in una metropoli. Ve ne fate una chiara idea percorrendo in treno il litorale.

I disastri di questi giorni mettono sul banco degli imputati un'intera classe politica tenuta in pugno da una banda di pescecani che fa il bello e il brutto tempo. In questi ultimi anni poi si è fatta avanti con grande successo la mafia o 'ndrangheta che dir si voglia, e la linea di demarcazione fra pescecani visibili e quelli sommersi è sempre più opaca e sfumata. Dall'altra parte della Liguria, cioè nel Ponente, a Bordighera è stato sciolto il consiglio comunale per infiltrazioni mafiose e Ventimiglia è sotto osservazione dagli ispettori dell'Interno per gli stessi motivi.

Del resto è questo lo specchio dell'Italia, e fra qualche giorno, seppelliti i morti, non se ne parlerà più, fino alla prossima tragedia. Anche questo è specchio dell'Italia.


Le foto qui sotto le scattai nel gennaio del 2010 da Civezza che è proprio di fronte alla collina violentata e le pubblicai in questo post. Una cava, dagli effetti devastanti, per rifornire di massi e pietrisco i costruendi porticcioli, altra insensatezza in corso d'opera. Gli alberi che vedete in basso nella seconda foto sono un uliveto. Chissà che fine avranno fatto.



giovedì 27 ottobre 2011

Karl Marx




Con tutto quello che sta succedendo nel mondo ho la sensazione, mica tanto vaga, che Karl Marx, il caro vecchio Carletto, ritorni di nuovo di "moda", perché lui certe crisi globali del capitalismo le aveva previste, oh se le aveva previste. Così ho deciso di stamparmi una maglietta. Non mi dareste una mano per la scritta da inserire nell'immagine?



Domenica 30 ottobre a Isolabona (IM) Paolo Veziano presenterà il libro "Muri a secco" di Gipo Anfosso. Loggia di piazza Martiri della libertà, ore 16,30. E' la prima iniziativa della biblioteca Ferdinando Peitavino di cui parlai QUI. Sarà anche un motivo per ritrovarci fra amici che si vedono di rado e per fare nuove conoscenze. Alla fine un bel rinfresco preparato dalle "nostre" donne.






Racconti come pietre, pietre separate e disuguali, ma unite in una struttura armonica e funzionale. Vi si respira un’aria comune, un senso della vita ricco di memoria, di radici. I racconti parlano di Liguria e ne conservano forte l'essenza. Storie di guerra e di Resistenza, di banalità, di fatica di vivere e uscire dai propri ruoli .
Campeggia la figura di Leo, padre di Gipo, nato e cresciuto nel mio paese, mitica figura di medico, medico partigiano prima, e poi medico tout court dopo, ma medico ben al di sopra delle normali righe professionali.

[...]
Sono le tre del pomeriggio. L'ombra domina nel cimitero di Isolabona e il freddo comincia a farsi sentire, con quell'umido triste che si avverte quando il sole si nasconde.
Sulla parete sud del cimitero troneggia un lenzuolo che copre una lapide. Le persone presenti hanno fatto un cerchio attorno per vedere il momento della scopertura e per permettere di parlare a Peitavino, Silla era il suo nome sulle montagne. C'è tutta Isolabona, ci sono vecchi partigiani giunti dalla val Nervia, dalla valle Argentina. C'è Leo, c'è Vittò, hanno gli occhi lucidi. Sembra quasi che Pavia non sia stato portato via da una malattia fatale, ma dai Tedeschi, la rabbia per questa morte è identica a quelle vissute lassù in montagna. Ci sono la moglie di Pavia e i figli. Composti, dignitosi, salutano quelli che si avvicinano, ma si tengono in disparte, temono di essere troppo coinvolti.
Parla ora Peitavino, è stato scelto lui per il discorso. Compaesano di Pavia, hanno combattuto assieme, poi le loro vite dopo i mesi in montagna hanno seguito strade differenti. Ma nessuno mette in dubbio che tocca a lui parlare ora, che è lui ad avere in mano la capacità di parlarne come amico, come medico, come partigiano.
«Siamo tutti qui a rendere omaggio a Pavia, una figura indimenticabile. Figlio di questa terra, ha vissuto anni duri, solo, nel collegio di Alassio, mentre i suoi vivevano in Francia per lavorare e farlo studiare. La guerra ha interrotto gli studi di medicina a Pavia e il primo pensiero è stato quello di venire sulle montagne e dare il suo contributo con le sue conoscenze mediche. L'ospedale di Drondo ha visto passare i feriti curati dalle sue capacità e dal suo sorriso. Molti ancora ricordano i momenti in cui soffriva a non potersi rendere più utile. Chi può dimenticare il momento in cui è andato a cercare il fratello di Mario, lassù a Cima Marta? Con sprezzo del pericolo, con disinteresse per la propria vita, mai col menefrego dei fascisti. Sempre e solo pensando all'interesse degli altri.
Chi può dimenticarlo poi nell'ambito della sua professione? Quanti piangono ancora oggi un uomo che ha interpretato il dovere di medico come una missione? E purtroppo lo piange ancor di più la sua famiglia, moglie e figli ancora giovani. Uno strappo lacerante, come una bomba, ha distrutto la sua vita e ha creato dolore in tante altre...»
[...]


mercoledì 26 ottobre 2011

Ferrara vs Sarkozy

Roma. Giuliano Ferrara davanti all'ambasciata francese

Ieri Giuliano Ferrara, attorniato dal cerchio magico (anche lui ce l'ha) di quattro gatti spelacchiati e miagolanti, ha protestato davanti all'ambasciata francese contro il sogghigno di monsieur Sarkozy rivolto all'Italia, ma forse era solo indirizzato a mister B. E la gaia manifestazione è stata condita anche dal valzer dell'Elefante avvinto all'eterea Santanché.

La fine di un regime è anche questo. Certi tipi che venivano spacciati per intelligenti (spacciati eh) stanno ridicolmente riducendosi a macchiette. E se macchiette sono già adesso quando il principe è ancora in sella, immaginiamoci dopo, quando verrà disarcionato.

Dopo, Ferrara metterà in piedi una compagnia di giro, con pagliacci e contorsionisti e tutto il caravan serraglio, ché la varietà del genere alla corte del sultano non è mai mancata, e girerà l'Italia in tutti i teatri di provincia. Altroché televisione. Ci sarà da ridere, da ridere noi finalmente, non Sarkozy. E sarà un successo. Garantito. Ci sono già i biglietti in prevendita.

martedì 25 ottobre 2011

Il governo elimina i tagli che aveva fatto agli stipendi dei ministri

L'esecutivo è appeso a un filo e non si sa cosa possa succedere nelle prossime ore. Però si sa cosa è successo qualche giorno fa. L'ennesima porcata che si fa beffe dei cittadini fiorita nel letamaio di questo governo infame (e infame potrebbe anche avere il significato di insaziabile).

Vi ricordate la norma nella manovra correttiva che tagliava a tutti i dipendenti pubblici il 5% dei redditi sopra i 90 mila euro e il 10% di quelli superiori ai 150 mila euro ?

Bene, adesso una nota del Tesoro ordina la restituzione del prelievo dagli stipendi di ministri viceministri sottosegretari. Motivo? «Chi ricopre una carica politica non è titolare di un rapporto di lavoro dipendente» e dunque via a ridare il maltolto a questi poveretti. Nemmeno i democristiani più gesuitici avevano osato tanto.

Passi per i ministri del Pdl, ché loro sono lì solo per l'ingordigia dello sbafo, ma per quelli della Lega e quindi della Roma ladrona come la mettiamo? È che la greppia è comune e una volta arrivati nella stalla che altro si fa se non mangiare?

Non guardo il Tg1, ma credo che Minzolini questa notizia non l'abbia data.


lunedì 24 ottobre 2011

Amasi


Scattate ieri

Passo di frequente sul ponte pedonale in ferro che attraversa la ferrovia alla stazione di Porta Genova. Ne ho già parlato (e in quel post si vede la struttura). Sarà che di là, via Savona e dintorni, è zona di "creativi", sarà che il posto è adatto per affiggervi i propri lavori in posizione giusta per essere guardati, sarà quel che sarà, ogni volta che passo c'è una novità che mi attrae. Può essere un dipinto, un manifesto, ma sovente è una trovata, più o meno provocatoria. Come questa, aperta alle aggiunte di nuovi annunci. I vostri, se volete.



Sta succedendo una cosa strana. Da un po' di giorni le email della piattaforma blogger che mi arrivano come commenti posteriori al mio nei post dove mi sono iscritto hanno come mittente "salvina". Tutti "salvina". Solo a me?


venerdì 21 ottobre 2011

Adotta una parola

L'amica Minerva, che qui vedete ritratta da un noto illustratore con stile un po' demodé, la scorsa settimana ci ha informato di una pregevole iniziativa: si tratta di adottare una parola.

Nello sfilacciamento della lingua italiana, lampante teatro dello sfilacciamento contestuale della nostra nazione, sembra quasi una lotta impari e un po' donchisciottesca combattere la malparlata generalizzata.

Però non costa niente tentare, e riandare dunque al significato originario delle parole per ridar loro il peso che avevano quando furono forgiate nella fucina della vita pratica, vera genitrice della lingua. E contrastare il cicaleccio sgangherato, nel massimo esempio dei signori che razzolano da maleducati nei vari talk show, dandosi continuamente la voce, gli uni sugli altri, tanto appunto ormai è solo più un gracchiare e non un parlare per intendersi.

Ora, come ho detto, c'è questa iniziativa adotta una parola. Adottatene una, se volete, e ditemi quale, io poi l'aggiungo al post e vi linko. La mia è arcobaleno.


Come ho già scritto in un commento metto nella lista anche chi ha tentato senza successo di adottare una parola purché l'abbia indicata.

Dalle 8 >>> sesquipedale
Fausto >>> linotipista
Maistretu >>> metonimia | ermeneutica
Presidente >>> pelago
Giovanna >>> creanza
Polly aka Valentina >>> appropinquarsi
Botanicus >>> ammusare
Barbara >>> cosmorama
Tina >>> bizantinismo
Inneres >>> osteocito
NêZ >>> vecchione
Sandra >>> brancicatura
Bastian >>> tinello
Rosa >>> eclatante
Filo >>> scabro
Ornella >>> ciarpame
MarLor >>> cutrettola
Winckelmann >>> belcanto
Skip >>> scorrazzare
Nou >>> creanza
Tullix >>> omologare | alienazione
Loredana >>> scapigliare
Iulia >>> gnaulo
Cristiana >>> rutilante
Giulio >>> meteoropatico
Santograal >>> endemismo
Zac >>> controreazione
Saamaya >>> verità
Monica >>> duna
Blindsight aka Laura >>> volatilizzare
Sgavaudura >>> nequizia
Francesco >>> stregua
Monticiano aka Aldo >>> amanuense | desueto
Elio >>> espatrio
Ambra >>> infemminire
Silla >>> galaverna
Duck >>> anacoretismo
Roberto >>> frangitura
Piero >>> prettamente
Viviana >>> rinascenza
Pignasca >> bechico | endemismo

giovedì 20 ottobre 2011

Alluvione a Roma

Non me ne vogliano i romani, perché un'alluvione è sempre un'alluvione, con tutti i disagi e i danni che ne derivano. A Roma poi. Ma visto che più di cinquecento persone oggi sono arrivate a questo mio post con le parole chiave "alluvione roma" su google immagini, non ho resistito a ripubblicare il papa che nuota. E con quello che abbiamo detto prima, proprio oggi, siamo in tema.

Cattolici di estrema sinistra, cattolici di estrema destra

Che cosa unisce un missionario comboniano e un vescovo lefebvriano? Una sola cosa, la fede cattolica. Ma per cultura, visione del mondo e degli uomini, pratiche sociali, idee politiche, i due sono esattamente agli antipodi. Schematizzando: estrema sinistra, estrema destra. In mezzo, ci sono milioni di cattolici che votano Berlusconi credendolo un difensore della famiglia tradizionale, e quasi altrettanti cattolici che lo spregiano come accanito profanatore dei loro convincimenti morali: segno oggettivo del fatto che i "valori cattolici", per gli uni e per gli altri, non sono assolutamente gli stessi. Chiedete a Giovanardi che cosa pensa dei diritti dei gay, e chiedetelo a un prete di strada come don Gallo, e otterrete risposte inconciliabili tra loro. Entrambe di cattolici.

Dev'essere per questa totale variabilità e mutevolezza della presenza cattolica nella società e nella politica che fatico a mettere a fuoco dibattiti come quello conseguente al raduno di Todi. Rivolgersi ai "cattolici" o definirsi cattolici vale, in politica, quanto rivolgersi a tutti, e dunque a nessuno. In una società secolarizzata come la nostra, la politica, la cultura, la maniera di stare in società di ogni essere umano ne orientano i pensieri e gli atti in modo assai più determinante delle confessioni religiose.

Michele Serra
"L'amaca" di oggi