Pagine

giovedì 8 marzo 2012

Otto marzo, essere femmine

Da quando Camilla e Lucia, affettuosamente dette le Gemellazze, vanno alla scuola elementare (prima o poi prenderò coscienza dell’anno in cui ci troviamo e come viene denominata la scuola elementare dall’attuale riforma), insoliti e bizzarri concetti di genere aleggiano nell’aere.

Per esempio, dice Camilla: “Michelino (nome di fantasia) vuole sposarmi. Io non voglio, ma lui sostiene che il suo papà gli ha detto che sono gli uomini che decidono chi sposare, e quindi secondo lui io sarei obbligata a dire di sì”. Lucia invece, dopo il famigerato bacino sulla guancia in bagno il giorno di San Valentino, riferisce di essere stata lasciata da tale Pierino (nome di fantasia), il quale ha preferito la di lei gemella. “Ma io comunque sono felice che stia con Camilla” mi ha confidato, “purché io possa essere la loro segretaria”. Optato per la gemella, il caro Pierino ha comunque velocemente cambiato idea, dal momento che pare che Camilla, all’intervallo, preferisca giocare con le amiche piuttosto che con lo stronzetto (mi dicono che su genitoricrescono tale epiteto non suoni consono, ma vista l’eccezionalità della situazione mi permetto di insistere. Silvia e Serena non me ne vogliano).

Senza voler generalizzare troppo, credo che in un sistema culturale dove alle donne è richiesto continuamente l’onere della prova, la dimostrazione della propria intelligenza, due donne belle e uguali si avvicinano ancora di più al concetto di donna “estetica”, quasi “coerografica”. Tant’è che in alcune pubblicità le gemelle sono sceme, interscambiabili e parlano in coro.
Io voglio che le mie figlie, nella vita, entrino dalla porta principale, sempre, e che ci entrino da donne, a pieno titolo.

Essere mamma di tre figlie femmine significa che, per quanto tu ti impegni a non dare mai niente per scontato quando parli di genere, per quanto ridimensioni le fiabe, abolisci la televisione, fornisci un esempio di femminilità non stereotipata, ecco, prima o poi il mondo con le sue generalizzazioni, quel mondo che va stretto anche a tanti uomini, si affaccia nell’oasi protetta, e a volte finanche culturalmente autarchica che è la tua famiglia (nel mio caso: io, le bimbe e la gatta).

Io non credo che le mie figlie un giorno mi chiederanno cos’è essere femmina perché essere femmine è l’essenza del nostro piccolo mondo, però se me lo dovessero chiedere, risponderò che i maschi e le femmine fanno le stesse cose: lavorano duro, stirano, progettano aeroporti, piangono, si innamorano, sanno essere genitori attenti e affettuosi. Però le donne vivono una dimensione fisica che agli uomini è preclusa.

Hanno le mestruazioni, e prendono coscienza della propria capacità riproduttiva sin da ragazze. Rimangono incinte: il corpo si deforma vistosamente, a breve e a lungo termine, e mostrano al mondo il proprio essere state fecondate. Allattano, se vogliono, restituendo al proprio seno il significato del nutrimento, oltre che quello erotico. Abortiscono, a volte. Si sottomettono a cure quando cercano una gravidanza che la natura, bizzarramente, non concede.

Anche gli uomini, certo, vivono tutto questo, di fianco alle loro donne. Ma un conto è razionalizzarlo, un conto è sentire la propria dimensione animale: partorire, allattare, sanguinare come le gatte e le mucche.

Dirò loro che il corpo è un contenitore bello e prezioso, quasi magico, perché sarà spesso il veicolo dei loro percorsi.

Dirò loro che rispettarlo le farà stare meglio che non rispettarlo.

Dirò loro che una femmina non può non essere femminista. Dirò loro che una femmina non può non essere femminile, e che deve lottare per essere la femmina che vuole: con o senza gonna, con o senza figli, con o senza velo. In nome della parità, non deve mai reprimere la femmina che è: sarebbe come se, cacciata dalla porta, rientrasse dalla finestra.

Io voglio che le mie figlie, nella vita, entrino dalla porta principale, sempre, e che ci entrino da donne, a pieno titolo. Sta a loro decidere se saranno donne-principesse o donne-carpentiere o donne-mamme.

Buona festa della donna a tutt*.

Grazie alle sorelle che hanno lottato, che lottano, e che lotteranno. E grazie agli uomini che sanno che la loro libertà passa attraverso la nostra.

Valentina da Genitori Crescono



Tre foto e una mimosa

Aderisco senz'altro all'invito fatto dal direttore del Quotidiano della Calabria Matteo Cosenza di dedicare questo 8 marzo a Giuseppina, Maria Concetta, Lea: tre donne calabresi coraggiose che si sono opposte alla criminalità, arrivando a denunciare anche i propri cari e pagando prezzi altissimi, in due casi con la vita.


Giuseppina Cordopatr
i, testimone di giustizia contro la ‘ndrangheta, trattata come cittadina di serie B, e vessata anche dalle istituzioni.

Maria Concetta Cacciola, portata al suicidio per le vessazioni della famiglia dopo aver collaborato con la giustizia ed essere poi lasciata sola dallo Stato.

Lea Garofalo, sciolta nell’acido per aver collaborato con la giustizia.

Tags:

13 commenti:

  1. Io mi permetto di suggerire che prima che le tue figlie siano in grado di capire i discorsi sui massimi sistemi vorranno andare in discoteca (o luogo equivalente) a limonare con qualche tamarro, truccate come panda (cit.) e vestite come porno star.

    Spero di essere ancora in giro per allora cosi mi racconterai se i tuoi buoni propositi hanno trovato applicazione o se come in guerra anche i piani migliori non reggono alla prova dei fatti.

    RispondiElimina
  2. aggiungo il mio grazie

    RispondiElimina
  3. Prima o poi le tue bimbe capiranno che essere donne è bellissimo ma terribilmente duro!

    RispondiElimina
  4. Le scelte di vita devono poter essere prese in libertà.
    Maschi o femmine, ugualmente.

    RispondiElimina
  5. Bellissimo.
    "..per quanto tu ti impegni a non dare mai niente per scontato .....
    il mondo ... si affaccia nell’oasi protetta,"
    Fino a quando ancora?
    grazie, Al
    g

    RispondiElimina
  6. mio dio Lorenzo ma lo sai che sei proprio fastidioso...
    mia figlia è andata in discoteca vestita come una normale ragazza, ha trovato un ragazzo che non è un tamarro, è una mamma giovane, si è laureata e ora lavora all'estero in una grande azienda e il marito non tamarro fa il ricercatore a Stanford, in compenso i due figli maschi mi hanno dato non poche preoccupazioni, forse perchè cresciuti in una famiglia senza padri??? (provocazione)

    non ho mai voluto essere un maschio, pur avendo 3 fratelli e cugini con cui certo non potevo giocare alle bambole, sono contenta di essere una donna per quel nostro modo di essere che rende, a mio avviso, il mondo più vivibile

    RispondiElimina
  7. Lorenzo, sarei curiosa di sapere cosa ne sai tu di quali sono i miei buoni propositi nei confronti delle mie figlie e del metro che userò per valutare se eventualmente saranno stati disattesi.
    Cosa ti fa pensare che mi sentirò una fallita se le mie figlie andranno in discoteca truccate come panda?

    RispondiElimina
  8. L'insegnamento che questa mamma sta trasmettendo alle sue figlie è vitale, sia per la loro crescita e la loro realizzazione personale sia per quelle della nostra società intera.

    Da parte mia, oggi un pensiero speciale va alle donne No Tav, che in Val di Susa si ribellano alla violenza compiuta dalla polizia e dallo stato sui loro corpi e sulla loro terra, e a Rossella Urru, donna piena di coraggio che rischia la vita per il suo altruismo.

    Un abbraccio a tutte le donne che scelgono di smettere di subire, e cominciano a lottare.

    RispondiElimina
  9. Auguri a tutte le donne come "Pollywantsacracker" che, poi, sarebbe la Valentina di questa bellissima lettera-riflessione che ci hai voluto proporre. Auguri, ancor più, a quelle donne che sfidano preconcetti, omertà e violenza dimostrando un coraggio non comune e, spesso, non condiviso.

    Ciao Alberto e buon pomeriggio.

    RispondiElimina
  10. Fahrenait oggi ha onorato le donne che collaborando con la giustizia contro la 'ndrangheta hanno pagato con la loro vita. E l'otto marzo 2012 ha assunto il suo vero significato.

    RispondiElimina
  11. Maistretu8/3/12 19:04

    credo che questo Lorenzo abbia perso un'altra occasione; quella di starsene zitto!

    la sensibilità del tuo blog cher Alberto, per questa importante giornata e per le condizioni in cui versano ancora milioni di donne e bambine nel mondo, la totale assenza di diritti, l'esclusione, la violenza spesso giustificata da un retaggio culturale omocentrico ed antistorico, dedicare questo 8 marzo a queste tre donne Calabresi, coraggiose e determinate, renda onore a tutti noi!
    Maistretu

    RispondiElimina
  12. E pensare che siamo nel 2012 a promuovere ancora una cultura di genere e di pari opportunità . "Sempre donne", per noi e le nostre figlie, per le tante donne e bambine del mondo alle quali sono negati i fondamentali diritti umani.

    Buon 8 marzo!

    RispondiElimina
  13. Bello questo post, bellissime le parole di questa mamma. E mi aggiungo anch'io a quanti hanno dedicato la mimosa a quelle tre coraggiose donne.

    RispondiElimina

Non fate commenti come "Anonimo". Andate su Nome/URL. Inserite il vostro nickname nel campo "nome", se non avete un blog/sito lasciate vuoto il campo URL.