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domenica 13 marzo 2011

Costituzione Day, Milano

Nei 150 anni della sua unità, l'Italia, al prezzo di tanto sangue, è riuscita a darsi una sola vera e grande patria: la Costituzione antifascista. Le altre patrie, proclamate nel tempo, prima, dopo, e durante il Fascismo, sono state piccole, miserabili e anche funeste.

Questa Costituzione, come ben sapete, è sotto tiro da una banda di criminali al potere che hanno l'appoggio di una parte obnubilata del popolo italiano. Proprio come lo era quella parte che inneggiava isterica nelle piazze a Mussolini.

C'è un'altra parte del popolo italiano, preferisco chiamarli cittadini, che cerca di opporsi a questo sfregio che la "patria" sta subendo, e che ieri è scesa in cento piazze.










Ross, ci dovremmo sentire più spesso, ché se ci fossimo sentiti avremmo potuto fare un post in comune.


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venerdì 11 marzo 2011

«Gesù separò religione e politica»

Benedetto XVI

Ma con quale impudenza Benedetto XVI nel suo nuovo libro, "Gesù di Nazaret", presentato ieri in pompa magna, può fare diventare la frase del titolo una chiave di volta del suo ragionamento?

La riporto per esteso «Gesù ha realizzato un distacco della dimensione religiosa da quella politica, distacco che ha cambiato il mondo».

Con quale impudenza, lui che oltre a essere il capo spirituale del cristianesimo cattolico è rimasto l'unico re assoluto del mondo occidentale, con i suoi principi che chiamano cardinali, con i suoi ambasciatori sparsi per il mondo che chiamano nunzi apostolici? Con le sue ingerenze continue negli affari degli Stati, e non parliamo del nostro di Stato, dove deborda senza più un minimo di resistenza da parte di una classe politica a cui ormai hanno sgusciato la spina dorsale.

Con quale impudenza? Lui e tutti i suoi predecessori che hanno riunito, quasi sempre con le armi, quello che Gesù aveva separato.

giovedì 10 marzo 2011

Telefona? Ohibò!

Qui sotto pubblico il ritaglio di un articolo uscito ieri su Repubblica (pagina 57) a firma Nello Ajello, uno dei giornalisti storici del quotidiano. È la cronaca di quello che si svolse a Parigi il 9 marzo del 1861, e fa parte di un rubrica sul Risorgimento. Vedete la parola che ho sottolineato. Vi quadra?



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martedì 8 marzo 2011

Tre donne italiane fra le vittime del rogo di cent'anni fa, l'8 marzo del 1911

Ci sono voluti cent'anni, ma alla fine anche le ultime vittime rimaste ignote per tutto questo tempo hanno adesso un nome. Fu un disastro gravissimo che sconvolse New York e tutta l'America, sia per il numero dei morti, 146, 129 donne e 17 uomini, che per la modalità con cui si generò.

La Triangle Waist Company, una fabbrica di tessuti che occupava gli ultimi piani di un palazzo che ancora oggi si affaccia su Washington Square, teneva chiusi a chiave i lavoratori perché non abbandonassero il loro posto di lavoro. Quando l'incendio divampò, manco a parlarne di sistemi di allarme, e le scale antincendio logore crollarono subito. Pochissimi si salvarono. Sessantotto operaie si gettarono nel vuoto per sfuggire alle fiamme. Sei corpi carbonizzati non poterono essere riconosciuti e furono seppelliti in una tomba comune nel cimitero di Evergreens a Brooklyn.

Adesso, dopo cent'anni, grazie a Michael Hirsh, che si era appassionato a questa vicenda quando aveva scoperto che una delle vittime (Lizzie Adler, rumena, 24 anni, aveva vissuto nel suo stesso edificio) ogni corpo ha un volto un nome una storia. Per quattro anni ha rincorso con tenacia ogni singola traccia, anche minima, di quei sei miseri resti ed e riuscito a ricomporre i loro vissuti.

Max Florin, russo, 23 anni, che i genitori in un annuncio su un giornale speravano vivo "ma che impazzito dal dolore vagasse smarrito per la città". Poi cinque donne. Dore Evans, 18 anni, russa anche lei, Faiga Resnik, ucraina, lavorava in fabbrica da soli due giorni. E le tre italiane. Maria Giuseppa Lauletti, vedova siciliana con cinque figli piccoli. Josephine Cammarata, siciliana anche lei, di 18 anni, che avrebbe dovuto sposarsi di lì a qualche giorno. Concetta Prestifilippo, 18 anni, che ha una discendente, Christine, che si commuove a sentire la storia di questa sua antenata fino ad ora per lei sconosciuta.

Per la prima volta, oggi, in una cerimonia pubblica, tutte le vittime, saranno ricordate per nome, una per una, senza lacune.

lunedì 7 marzo 2011

"Passodopopasso" verso Auschwitz


Mentre scrivo hanno già percorso la tappa di oggi, Carpi-Fossoli di cinque chilometri, invece ieri era più lunga, Modena-Carpi di 21,7 chilometri. Ieri la parola era acconsentire, oggi è buio.

Partiti il 15 febbraio da Borgo San Dalmazzo (CN) arriveranno ad Auschwitz il primo maggio. Sono due attori di teatro e un musicista, a cui si aggregano durante le tappe accompagnatori occasionali, che stanno ripercorrendo il viaggio del "Trasporto numero 8" di cui parlai QUI (foto del memoriale). È il tragitto che nel '44 fecero 26 ebrei deportati proprio da Borgo. Solo due si salvarono.

Sono 1913 chilometri che il piccolo gruppo "Passodopopasso" conta di coprire a piedi in 76 giorni attraverso l'Italia, l'Austria, la Repubblica Ceca e la Polonia.

Li si può seguire in diretta sul sito viaggioadauschwitz.com che vale assolutamente la pena visitare. Si può suggerire una parola che serva a conservare quello che è stato, si può mandare anche una cartolina con un semplice ciao.

sabato 5 marzo 2011

E disse - Erri De Luca

Era finita l'opera, ma a completarla e darle perfezione ci voleva la settima, che in musica si chiama dominante. Il mondo era stato creato con un arrangiamento musicale, le sue regole rispondono alla combinazione di tempi, toni, diesis e bemolle. La coppia ultima nata intendeva le più vaste frequenze, il basso continuo del creato.

Quella sera il mondo s'interruppe, come un principio di sordità all'orecchio. Succede anche a chi passa alla penombra da una forte luce. Lentamente distinsero il silenzio del primo shabbàt del mondo. Era bonaccia a mare, la pagliuzza che non tremola più, il vapore che sale dritto dalle narici dei bufali, i loro occhi tranquilli: anche per gli animali quello era il primo sabato, ma loro lo aspettavano.

Ricorda la prima notte dei nostri primi due, mi mischiava l'amore allo spavento, la risposta insieme alla domanda. Erano nudi, si protessero abbracciandosi i corpi, la testa nella spalla dell'altro nell'incavo accogliente tra la scapola e il collo. Scoprivano l'incastro che permetter a due corpi di fare l'unità.

Fu la prima scoperta della conoscenza, senza la distinzione ancora del bene e del male. Quella prina notte profumava di creato spento. L'amore accelerava l'esperienza, faceva succedere tutto in una notte. E che notte, la prima: non erano stati bambini, l'amore fu il primo dei giochi. Passarono dalle risate al solletico, alla concentrazione di frugarsi. Mentre si strofinavano felici si urtarono le labbra. Stupiti si scansarono, poi le riaccostarono, si chiusero gli occhi da soli, la vista e tutti i sensi accorsero alla bocca. Nacque per accidente allegro il primo bacio.

da
E disse

fresco di stampa


Erri de Luca
Napoli 1950


giovedì 3 marzo 2011

Il pacco per Calvin Klein

Milano, corso Buenos Aires. Negozio di Calvin Klein. Scattata ieri

No, no, io non dico niente. Siete voi che dovete dire, se volete, ché da dire ce n'è, oh se ce n'è.


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mercoledì 2 marzo 2011

Le cose per cui vivere vale la pena

Roberto Saviano

Ne elenca dieci Roberto Saviano di queste cose nella prefazione al libro "Vieni via con me" che esce oggi e che sarà presentato dall'autore questa sera, ore 21, alla Feltrinelli di piazza Piemonte, qui a Milano.

Ce ne sono, in questa lista, di grandi, universali per così dire, su cui quasi tutti possono essere concordi, e poi ce ne sono di quelle piccole, rispetto all'assoluto, ma che nella mente e nel cuore di chi le ha sono il viatico indispensabile per proseguire nel cammino accidentato di dubbi.

Anni fa fotografai una scritta su un muro e delle innumerevoli che ho fissato questa mi è rimasta di più, diceva «Gli uccelli in gabbia cantano la libertà, gli uccelli liberi volano». Forse sta tutto qui, che ci diamo dei motivi perché abbiamo il mal di vivere, e se "vivessimo" motivi non ce ne daremmo.

E quindi sarei contento se tutti voi mi diceste che non ci avete mai pensato perché fino ad adesso avete solo vissuto, e sarebbe bellissimo. Se invece i motivi ve li siete dati potete dirli, anche solo uno.