Aspettavo sabato scorso un amico che doveva arrivare con un treno delle Nord a Cadorna. Io ero un po' in anticipo e il treno invece aveva il suo regolare ritardo. E dunque mi sono fermato qui davanti per almeno un quarto d'ora. E' un posto di grande passaggio (e per fare la foto sgombra di gente ho dovuto acchiappare l'attimo) ma nessuno si è avvicinato a questi telefoni per chiamare.
E allora ho provato a pescare nella mia memoria se c'era il ricordo dell'ultima telefonata a un telefono pubblico. Niente. Zero assoluto. Non so voi.
lunedì 21 gennaio 2013
venerdì 18 gennaio 2013
Casini l'estremista
Estrema sinistra, estrema destra, e adesso anche estremo centro. "Che stupido" ha pensato Casini dandosi una manata sulla fronte "non averci pensato prima. Noi che siamo i veri estremisti dei moderati". Ahò Casini, ma vaffanculo, va. E questa volta non vi chiedo nemmeno scusa per il francesismo.
mercoledì 16 gennaio 2013
Bacheca
Vivo nella città più cablata d'Italia. Fibre ottiche, hotspot e tutto il resto, eppure. Eppure quando esco di casa, e vicino alla panetteria mi fermo a guardare la bacheca che vedete, questo antico mezzo di comunicazione su un supporto anzianotto mi dà la freschezza delle notizie a chilometro zero. Se poi le notizie sono vergate a mano la sensazione è quella che trasmette la verdura di qualche varietà rara a rischio estinzione. Oggi è così, ma certe volte i fogli e foglietti fanno a gara per apparire che è quasi uno spettacolo.
Bacheche pubbliche anche dalle vostre parti?
sabato 12 gennaio 2013
La lista paradosso
Fra le liste presentate ieri c'è anche questa. Il paradosso dei paradossi. Buontemponi o che altro?
Aggiunta ore 19.40
Dalla regia mi indicano una pagina di facebook che insegna come fare per non votare pur andando al seggio. Copio e ne incollo una parte
1) Andare a votare, presentarsi con i documenti + tessera elettorale e farsi vidimare la scheda
2) NON TOCCARE LA SCHEDA (se si tocca la scheda viene contata come nulla e quindi rientra nel meccanismo del premio di maggioranza)
2) ESERCITARE IL DIRITTO DI RIFIUTARE LA SCHEDA (dopo vidimata), dicendo: 'rifiuto la scheda per protesta, e chiedo che sia verbalizzato!'
3) pretendere che venga verbalizzato il rifiuto della scheda
4) esercitare, se si vuole, il proprio diritto di aggiungere, in calce al verbale, un commento che giustifichi il rifiuto (ad esempio, ma ognuno decida il suo motivo: 'nessuno dei politici inseriti nelle liste mi rappresenta' – oppure: perché nessun partito ha nel suo programma il ripristino della sovranità monetaria costituzionale’)
(d.p.r. 30 marzo 1957, n. 361 - art. 104, già citato) così facendo non voterete, ed eviterete che il voto,nullo o bianco, sia conteggiato come quota premio per il partito con più voti.
venerdì 11 gennaio 2013
Quattro soli a motore - Nicola Pezzoli
Corradino è un bambino di undici anni ipersensibile a cui volentieri sfuggono lacrime. Il padre è un violento all'inverosimile che tira fuori la cinghia per un niente e anche per niente soprannominato Videla (ricordate?). La madre, dolcissima, etilista ma dolcissima. Attorno le vite di altri personaggi, famiglia e dintorni, ognuno col suo bel caratterino cesellato con rara maestria dall'autore. L'autore è Nicola Pezzoli, lo ZIO che parecchi di voi conoscono.
Siamo alla fine dei tragici anni '70 in un paesino della Lombardia come tanti, Solo che lì c'è un mistero dentro un villa misteriosa abitata dal misterioso signor Kestenholz. Alla fine sapremo cosa ha risucchiato la sua famiglia in un buco nero di una guerra miseranda.
Il racconto scorre fluido, con qualche inserto galattico, e Corradino si mette a nudo raccontandoci i suoi patemi d'animo, le sue incertezze, le sue umiliazioni, anche qualche entusiasmo. Tutto quel mondo ormai estinto viene fuori dalle atmosfere, anche esilaranti (e qui ho avuto sentore di reminiscenze letterarie sudamericane), che emanano i personaggi e dagli oggetti dell'epoca: tutto così ben descritti che basterebbe poco a trasformare il libro in una sceneggiatura da film. Chissà.
Siamo alla fine dei tragici anni '70 in un paesino della Lombardia come tanti, Solo che lì c'è un mistero dentro un villa misteriosa abitata dal misterioso signor Kestenholz. Alla fine sapremo cosa ha risucchiato la sua famiglia in un buco nero di una guerra miseranda.
Il racconto scorre fluido, con qualche inserto galattico, e Corradino si mette a nudo raccontandoci i suoi patemi d'animo, le sue incertezze, le sue umiliazioni, anche qualche entusiasmo. Tutto quel mondo ormai estinto viene fuori dalle atmosfere, anche esilaranti (e qui ho avuto sentore di reminiscenze letterarie sudamericane), che emanano i personaggi e dagli oggetti dell'epoca: tutto così ben descritti che basterebbe poco a trasformare il libro in una sceneggiatura da film. Chissà.
Sarà stato il sole estivo, saranno state le vacanze, sarà stata la lontananza dei bulli, o quel clima di concordia domestica, ma avevo appena stabilito il mio record. Per dieci risvegli di fila avevo potuto annunciare alla mamma: “Asciutto!”.
...
A un certo punto ci fermammo a ridere, io di fronte alla Cristina del mio cuore e lei di fronte al Corradino del suo cuore, lei con le lacrime di riso sulle guance e il collo della bottiglia vuota in una mano, io senza niente in mano tranne la voglia di accarezzarle le lacrime e di metterlo dentro alle lacrime e stringerla forte forte forte più di come lei stringeva la bottiglia. E allora qualcosa mi disse che il momento era quello, che l'occasione non si sarebbe ripetuta, e mi slanciai verso di lei per azzardare un bacio su una guancia. Non in mezzo alla guancia ma addirittura a lambire le vicinanze della bocca. Presi coraggio e mi slanciai facendo il grugnetto per il bacio in direzione della sua guancia sinistra alla mia destra. Ma non avevo calcolato, però (come potevo calcolarlo?), che lei in quel preciso istante si sarebbe buttata di scatto verso la mia bocca per baciarmi sulle labbra. E così le nostre bocche a grugnetto pronte a scoccare baci s'incrociarono distanti nello spazio cosmico come quando si dice che una cometa sfiora un pianeta ma in realtà è passata a quarantamila milioni di chilometri.
...
Mai collegai l'idea o il ricordo della mamma alla puzza di vino o di birra. Sempre la collegai al buon profumo di ammorbidente delle lenzuola pulite, alla miscela sobrio-fruttata di Quinta Avenue e Muratti Ambassador, e il suo viso era il delicato capolavoro di Dio che mai m'indusse a sentimenti diversi dall'amore.
...
Lo zio, che s'interessava di politica ma non si capiva mai da quale parte pendesse, ce l'aveva col governo che non voleva saperne di trattare con le Brigate Rosse per il rilascio di Aldo Moro.
I telegiornali su quel rapimento erano stati in assoluto la cosa più scioccante che avessi mai visto. Quei corpi dei carabinieri della scorta crivellati di colpi in via Fani, e i nomi dei cinque carabinieri, e il numero dei figli piccoli che avevano, e il fatto che uno di loro si fosse trovato lì proprio quella mattina per sostituire un collega malato. E ogni volta che i grandi ne parlavano, sentivo in loro uno sgomento, una fifa lugubre, un senso d'inadeguatezza che mi deludeva sul loro essere adulti.
...
A un certo punto ci fermammo a ridere, io di fronte alla Cristina del mio cuore e lei di fronte al Corradino del suo cuore, lei con le lacrime di riso sulle guance e il collo della bottiglia vuota in una mano, io senza niente in mano tranne la voglia di accarezzarle le lacrime e di metterlo dentro alle lacrime e stringerla forte forte forte più di come lei stringeva la bottiglia. E allora qualcosa mi disse che il momento era quello, che l'occasione non si sarebbe ripetuta, e mi slanciai verso di lei per azzardare un bacio su una guancia. Non in mezzo alla guancia ma addirittura a lambire le vicinanze della bocca. Presi coraggio e mi slanciai facendo il grugnetto per il bacio in direzione della sua guancia sinistra alla mia destra. Ma non avevo calcolato, però (come potevo calcolarlo?), che lei in quel preciso istante si sarebbe buttata di scatto verso la mia bocca per baciarmi sulle labbra. E così le nostre bocche a grugnetto pronte a scoccare baci s'incrociarono distanti nello spazio cosmico come quando si dice che una cometa sfiora un pianeta ma in realtà è passata a quarantamila milioni di chilometri.
...
Mai collegai l'idea o il ricordo della mamma alla puzza di vino o di birra. Sempre la collegai al buon profumo di ammorbidente delle lenzuola pulite, alla miscela sobrio-fruttata di Quinta Avenue e Muratti Ambassador, e il suo viso era il delicato capolavoro di Dio che mai m'indusse a sentimenti diversi dall'amore.
...
Lo zio, che s'interessava di politica ma non si capiva mai da quale parte pendesse, ce l'aveva col governo che non voleva saperne di trattare con le Brigate Rosse per il rilascio di Aldo Moro.
I telegiornali su quel rapimento erano stati in assoluto la cosa più scioccante che avessi mai visto. Quei corpi dei carabinieri della scorta crivellati di colpi in via Fani, e i nomi dei cinque carabinieri, e il numero dei figli piccoli che avevano, e il fatto che uno di loro si fosse trovato lì proprio quella mattina per sostituire un collega malato. E ogni volta che i grandi ne parlavano, sentivo in loro uno sgomento, una fifa lugubre, un senso d'inadeguatezza che mi deludeva sul loro essere adulti.
mercoledì 9 gennaio 2013
Gara di tritacarte fra destra e sinistra
Prima di sbaraccare per fine legislatura alla Regione Lazio si sono fatti acquisti. Il centrodestra ha comprato 70 (settanta) tritacarte o distruggi documenti che dir si voglia, per una spesa complessiva di 14.000 euro. La sinistra, che li aveva preceduti in quella spesa, solo 30 di tritacarte. Forse perché essendo stata previdente aveva più tempo per distruggere le nefandezze o forse perché di nefandezze da distruggere ne aveva meno.
Quanti di voi hanno visto in qualche film la scena del caminetto dove il personaggio (criminale, agente segreto, marito traditore e fate voi se vi viene in mente) ha appena buttato ad ardere documenti scottanti mentre bussano alla porta. Qui no. In Regione Lazio consiglieri assessori e stuoli di aiutanti riducono con calma e comodità in striscioline illeggibili le parole che raccontano per filo e per segno le loro sporche malefatte adoperando per la bisogna apparecchiature pagate con i nostri soldi.
Quanti di voi hanno visto in qualche film la scena del caminetto dove il personaggio (criminale, agente segreto, marito traditore e fate voi se vi viene in mente) ha appena buttato ad ardere documenti scottanti mentre bussano alla porta. Qui no. In Regione Lazio consiglieri assessori e stuoli di aiutanti riducono con calma e comodità in striscioline illeggibili le parole che raccontano per filo e per segno le loro sporche malefatte adoperando per la bisogna apparecchiature pagate con i nostri soldi.
martedì 8 gennaio 2013
Depardieu e Putin
Depardieu incontra Putin nella sua residenza a Sochi sul Mar Nero
Si può anche capire che monsieur Depardieu, preoccupato per l’assottigliarsi delle sue scorte pantagrueliche di formaggio, porchette e damigiane di vino, sia irritato con il fisco del suo Paese. Si può capire, anche, che madame Bardot, addolorata per la malattia che affligge due anziane elefantesse dello zoo di Lione, sia furente con il servizio veterinario nazionale che non provvede a ricoverare i pachidermi in una clinica per lungodegenti, magari cacciando un paio di magrebini (Bardot, sposata a un fervente lepenista, non li sopporta).
Quello che si capisce meno è che le due popolari star abbiano scelto come patria adottiva la Russia di Putin, paese che nel campo dei diritti arranca, e dista dalla Francia un paio di secoli. Probabile che chez Putin il fisco sia meno penalizzante (non per caso le immense ricchezze di quel Paese sono in mano a pochi oligarchi, che lo hanno depredato). Incerto il trattamento mutualistico riservato agli elefanti. Certissimi, invece, la galera per le Pussy Riot, la persecuzione (fino all’assassinio) delle voci libere come la Politkovskaja, lo spregio “virile” per gli omosessuali, il nazionalismo isterico, il neointegralismo religioso “di Stato”. Il putinismo di Depardieu e Bardot è così ridicolo da rivaleggiare con quello, già leggendario, dell’amico Silvio.
Michele Serra
L'amaca di oggi
Quello che si capisce meno è che le due popolari star abbiano scelto come patria adottiva la Russia di Putin, paese che nel campo dei diritti arranca, e dista dalla Francia un paio di secoli. Probabile che chez Putin il fisco sia meno penalizzante (non per caso le immense ricchezze di quel Paese sono in mano a pochi oligarchi, che lo hanno depredato). Incerto il trattamento mutualistico riservato agli elefanti. Certissimi, invece, la galera per le Pussy Riot, la persecuzione (fino all’assassinio) delle voci libere come la Politkovskaja, lo spregio “virile” per gli omosessuali, il nazionalismo isterico, il neointegralismo religioso “di Stato”. Il putinismo di Depardieu e Bardot è così ridicolo da rivaleggiare con quello, già leggendario, dell’amico Silvio.
Michele Serra
L'amaca di oggi
martedì 1 gennaio 2013
Buon anno
Auguri, e la foto interpretatela come volete. Mi sono preso una bella vacanza dal blog ma sto ritornando.
Iscriviti a:
Post (Atom)






