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mercoledì 30 novembre 2011

Divorzio sì, divorzio no

Bossi e Berlusconi


Dopo la separazione forzata di fronte a tutto il Parlamento si arriverà ora al divorzio definitivo? Ce n'era già stato uno, diciassette anni fa, con la capriola all'indietro che fu chiamata ribaltone, e se ne scambiarono di cotte e di crude come succede quando ci si lascia senza darsi la mano. Ma allora la coppia era ancora in rodaggio e nessuno li aveva avvisati che il matrimonio dispensa gioie ma ti rifila anche spine e dolori. In questi anni invece l'unione sembrava brillare di acciaio inossidabile. Ma non era tutto inox quello che luccicava. E adesso?

Adesso si mormora di incontri segreti, di doni respinti, di messaggeri non ricevuti. Di sicuro c'è che il Senatur si è fatto negare al telefono e ha dato buca alla cena del lunedì nel bordello di Arcore.

Sembra che gli avvocati stiano già preparando le carte per la divisione dei beni. All'Umberto andranno i Ministeri del Nord (quelli a Monza, ve li ricordate?), le ronde padane e un milione di adesivi di un bel verde fosforescente col Sole delle Alpi, al Silvio tutto il resto. Rimane il problema di Tremonti. Affidamento congiunto o a carico di solo uno dei genitori?

lunedì 28 novembre 2011

Schiavi. O che altro?

Crespi d'Adda - Crespi è il nome della famiglia di industriali cotonieri lombardi che a fine Ottocento realizzò un "Villaggio ideale del lavoro" accanto al proprio opificio tessile, lungo la riva bergamasca del fiume Adda.
Il Villaggio era una vera e propria cittadina completa costruita dal nulla dal padrone della fabbrica per i suoi dipendenti e le loro famiglie. Ai lavoratori venivano messi a disposizione una casa con orto e giardino e tutti i servizi necessari. In questo piccolo mondo "perfetto" il padrone "regnava" dal suo castello e provvedeva come un padre a tutti i bisogni dei dipendenti: dentro e fuori la fabbrica e "dalla culla alla tomba". Nel Villaggio potevano abitare solo coloro che lavoravano nell'opificio, e la vita di tutti i singoli e della comunità intera "ruotava attorno alla fabbrica stessa", ai suoi ritmi e alle sue esigenze.


Immancabilmente, quando qualcuno mi ha chiesto in che periodo storico mi sarebbe piaciuto vivere ho risposto: V-IV secolo a.C. ad Atene. E immancabilmente ho aggiunto: ma non come schiavo. Ci ho anche fantasticato, e mi sono immaginato in quel mondo laggiù a parlare nell'agorà del sole della luna e delle stelle.
Non come schiavo, me lo sono ricordato quando ieri ho letto il post della Sciura Pina. Ne riporto un brano, si riferisce alla visita a Crespi d'Adda
In passato, quando illustravo ai ragazzi la vita del villaggio, regolata dal ritmo dell’orologio della fabbrica e ad essa indissolubilmente connessa, coglievo sempre qualche insofferenza per una esistenza in qualche modo claustrofobica: spesso i ragazzi affermavano che non avrebbero mai barattato un po’ di sicurezza (o molta sicurezza: il lavoro, la casa, le cure mediche, l’istruzione…) con la libertà di fare o di dire ciò che si vuole, perché la libertà è un valore assoluto.

Non era facile farli ragionare sui privilegi dei cittadini del villaggio anche perché, si sa, i ragazzi sono sempre un po’ estremisti.

Quest’anno, invece, questi figli di una realtà precaria, magari con i genitori cassintegrati e con poche prospettive per il futuro, osservavano il villaggio con attenzione e poi, alla fine, i più erano concordi nell’affermare che a loro vivere nel villaggio, pur con le regole e i limiti, sarebbe piaciuto: sarebbe piaciuto loro avere una casa, il lavoro, la scuola assicurata, un po’ di tranquillità.


E allora il quesito. Secondo voi un trentenne, laureato, che ha già fatto chissà quante domande di lavoro con punto risultati, se non poche settimane di precariato pagato malissimo mesi e mesi dopo, di fronte alla prospettiva di un impiego a tempo indeterminato in un villaggio come quello di Crespi d'Adda rivisto secondo i canoni del terzo millennio ma di fatto uguale anzi molto più efficiente nel controllo totale della sua vita cosa risponderebbe?




Le foto e il testo della dida, con qualche leggera modifica, da qui.

sabato 26 novembre 2011

Konstantinos Kavafis

In una grande colonia Greca nel 200 a.C.

Non c’è il minimo dubbio, è palese
che le cose non vanno bene in questo Paese.
Benché tiriamo in qualche modo avanti,
è forse giunto il tempo, come pensano tanti,
di far venire un Gran Riformatore.

Ma qualcosa è d’ostacolo all’impresa:
questi Riformatori hanno pretesa
di fare grandi storie di ciascuna
cosa (poterne fare a meno, che fortuna!).
Sopra questioni di nessun valore
fanno indagini, lunghe inquisizioni,
piani di radicali modificazioni,
e d’attuarli senza remore hanno cura.

Hanno poi una tendenza al sacrificio:
"A quel possesso rinunziate: lo dovete!
La vostra occupazione è malsicura.
Certo, tali possessi recano pregiudizio.
Dovete rinunziare a quest’entrata
e a quest’altra, alla prima strettamente legata,
e a questa pure, che da quelle è derivata.
Sono essenziali, si. Ma che volete?
Responsabilità ne vengono, e non liete".

E quanto più procedono, eccoli reperire
Cose e cose superflue, che vogliono abolire.
Sopprimerle, peraltro, è cosa dura.

Partono, se Dio vuole, fatta l’opera attesa,
dopo avere fissato e potato (in contanti
ricevono un compenso giusto, come d’intesa):
vedremo adesso cosa resta, dopo
l’intervento chirurgico saggio e risolutore.

Forse non era il tempo. Via, non siamo zelanti
oltre misura! È un rischio la fretta, nelle imprese.
E dei provvedimenti prematuri ci si pente.
Sono molte le cose storte, ahimè nel Paese:
ma di perfetto, al mondo, non c’è niente.
E dopo tutto, via, tiriamo avanti.


Konstantinos Kavafis
Alessandria d'Egitto, 29 aprile 1863
Alessandria d'Egitto, 29 aprile 1933


venerdì 25 novembre 2011

Cuore senza più amore

Sesto San Giovanni (MI), via XXIV maggio

Un anno fa pubblicai questa foto (anche l'ingrandimento) scattata a Sesto San Giovanni. Scrivevo tra l'altro
Mi piacerebbe molto adesso sapere dove sono, e spero ancora assieme, e spero ancora innamorati, e spero sempre felici.

Invece Polly, che non è perfida, ma si diverte così, a gufare, aveva commentato
che bello che bello!!! sono curiosa di sapere!!
(per me si sono riempiti di corna, lei gli ha graffiato la portiera dell'auto, lui ha raccontato a tutto il bar di come lei praticava le fellatio etc etc etc.)

Oggi Andrea s'è fatto vivo su quel post
Ciao ragazzi sono andrea, ovvero l'autore del graffito, sono stupefatto di aver trovato un'opera mia in rete, è la prima volta che mi succede una cosa del genere, mi rende felicissimo, anche se ora sinceramente quel cuore ha valore zero perché non sono piu insieme alla ragazza... Ora per chi volesse aggiungermi su facebook, lì ho ancora altri graffiti che ho fatto qui a sesto san giovanni, mi chiamo andrea di stefano.
Grazie ancora per aver pubblicato le foto del mio graffito!;)

Messaggi in bottiglia, piccole storie della rete, amori che nascono e finiscono. Conforta sapere che dietro a questi monitor si intrecciano vite reali e non evanescenti batuffoli virtuali.

giovedì 24 novembre 2011

La versione di Vasco - Vasco Rossi



Vivere significa poter scegliere. Chi non sceglie si sottopone alle scelte degli altri.
S. Kierkegaard


Ognuno ricorda le cose alla sua maniera, ognuno un po' se la racconta.
Io sono stato franco. Con questo libro di dichiarazioni forse si capirà di più la mia versione...

La realtà, a vederla bene, è dura, non sempre giusta, ma io la prendo come una sfida e dico sempre: andiamo a vedere fino in fondo. Questo è ciò che ci fa essere uomini, andare avanti nonostante tutto, anche se intorno la realtà ti fa schifo.

Una volta Pino Daniele mi ha detto: «In questo mestiere le donne ti possono schiacciare». Per questo ho scelto una compagna fuori dal giro: temevo la sindrome Yoko Ono.

Mio padre era socialista e non essere schierato in quegli anni con i comunisti o i preti non pagava a Zocca.

Nella comune teatrale di Bologna ho scoperto Bakunin e gli anarchici.
Non quelli che mettono le bombe, ma uomini migliori, liberi, talmente responsabili che non c’è più bisogno di uno Stato che ti detti le regole.

Io vengo dai cantautori, ho cominciato a scrivere ai tempi di Guccini, Dalla, De Gregori, De André. Cercavo di far canzoni come quelle, naturalmente non riuscivo a farle così belle, perché non avevo quel linguaggio. Poi ho iniziato a scrivere canzoni particolari... La prima è stata "Ogni volta". L’ho scritta una mattina, ero sul letto, dovevo ancora dormire e secondo me ho cominciato proprio a delirare... quando l’ho finita ero convinto che fosse una canzone che capivo solo io. Poi l’ho fatta sentire e ho avuto la meraviglia che la gente capiva perfettamente. Così ho trovato il mio stile.

La vita è come un’onda che ti trascina e ti trasporta... Poi però raggiunge la riva e sembra morta. Invece no: si rinnova!.. Così io ho dichiarato conclusa la mia straordinaria attività di rockstar... Ho finito una corsa che mi ha portato alla vittoria... Adesso cambio forma, cambio mira. Mi lancio in una sfida nuova. Alzo la posta. Sta per nascere un Vasco nuovo, inedito, ancora più libero, più vivo e più solo... Ancora più folle, temerario... e scomodo.



In libreria da oggi.
I proventi della vendita andranno al Gruppo Abele di don Luigi Ciotti.

Chiarelettere, collana Reverse, pp. 200, euro 14.00

mercoledì 23 novembre 2011

Splinder chiude


Dopo giorni di voci non controllabili, ieri la notizia ufficiale sull'home page: Splinder, la piattaforma tutta italiana di blogging, chiude. E chissà lo sconcerto di tutti quelli che su quel sito hanno ospitati i loro blog, anche con migliaia di post e millanta commenti. Che fare? C'è da fidarsi della "comunicazione con le indicazioni da seguire per recuperare tutti i contenuti"?

Mica tanto. L'amica Annarita Ruberto del magnifico Scientificando dice su Google+
Gestisco due blog su splinder da maggio 2007 e l'idea di perdere quasi 5 anni di lavoro e dintorni è veramente triste! Essì perché splinder non permette copie di backup o possibilità di esportare altrove. Così da venerdì, insieme ad un amico, sto cercando di salvare il salvabile per trasferirmi su altra piattaforma. Non è mica facile perché splinder va in blocco per l'esodo di massa in corso e fare una copia in locale sul pc, con i propri mezzi mica quelli di splinder, è una impresa ardua.


Piena solidarietà da parte mia e senz'altro da tutti voi ad Annarita e agli altri per lo smanettamento non proprio piacevole che dovranno affrontare nei giorni a venire se vorranno salvare il loro lavoro.

E allora mi viene da fare un'ipotesi catastrofica, dando a questo aggettivo l'importanza liquida del mondo virtuale. Mettiamo che domani vi alzate e il vostro blog non c'è più. Quell'indirizzo che avete visto infinite volte vi restituisce la schermata fatidica "error 404, file not found" o cose anche peggiori, tipo "server non trovato". E poi lo cercate con Google, e anche lì niente, nemmeno la cache, come non fosse mai esistito.

Riuscite ad immaginare la vostra prima reazione?


martedì 22 novembre 2011

La Lega si fa scippare la sede del Parlamento del Nord

Vicenza - Villa Bonin Maistrello, sede in passato delle riunioni del Parlamento del Nord

Caduto il governo la Lega se ne era uscita col reboante annuncio «Il 4 dicembre riapriremo il Parlamento del Nord». E già un "Parlamento" a maggioranza ultrabulgara (niente opposizione), che chiude e apre a seconda che piova o ci sia il sole, un filino da pensare lo dà.

Quello stesso giorno avevo sentito alla trasmissione Caterpillar di radiodue un'intervista a Mario Maistrello, proprietario della villa Bonin Maistrello a Vicenza dove i leghisti si erano riuniti negli anni passati. Interpellato se qualcuno si fosse fatto vivo aveva risposto di no e aveva aggiunto che lui era un commerciante non un politico e che quindi se qualcuno avesse prenotato prima quelle sale la Lega se la sarebbe presa in quel posto.

I giorni sono passati e nessuno si è presentato, emblematico della perfetta organizzazione di quel partito. E così per il 4 dicembre il posto è già occupato da un battesimo e una cena aziendale.

In alternativa suggerisco un tendone da circo, che da qualche parte si può sempre reperire. Si troverebbero là dentro come a casa loro.

lunedì 21 novembre 2011

Primo cambiamento a palazzo Chigi


Forse qualcuno ricorderà quel post dal titolo Era proprio necessario ricostruirgli il pisello?, dove parlavo della statua che vedete e dove dicevo tra l'altro
L'intervento costato 70.000 euro durerà fin che durerà il governo, perché l'opera è stata spostata temporaneamente dal Museo delle Terme di Diocleziano a Palazzo Chigi per volere del Cavaliere e poi, sloggiato lui, ritornerà al suo posto. E lì finirà la fiction, perché nessun museo si azzarderebbe a esporre una statua antica con aggiunte posticce.

Facile profeta fui. La statua è già stata tolta dal palazzo del Governo ed è ritornata al museo. Non si sa se il pisello posticcio sia già stato rimosso.

Meglio cominciare la settimana in leggerezza, perché non sappiamo cosa ci aspetta.