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giovedì 20 ottobre 2011

Cattolici di estrema sinistra, cattolici di estrema destra

Che cosa unisce un missionario comboniano e un vescovo lefebvriano? Una sola cosa, la fede cattolica. Ma per cultura, visione del mondo e degli uomini, pratiche sociali, idee politiche, i due sono esattamente agli antipodi. Schematizzando: estrema sinistra, estrema destra. In mezzo, ci sono milioni di cattolici che votano Berlusconi credendolo un difensore della famiglia tradizionale, e quasi altrettanti cattolici che lo spregiano come accanito profanatore dei loro convincimenti morali: segno oggettivo del fatto che i "valori cattolici", per gli uni e per gli altri, non sono assolutamente gli stessi. Chiedete a Giovanardi che cosa pensa dei diritti dei gay, e chiedetelo a un prete di strada come don Gallo, e otterrete risposte inconciliabili tra loro. Entrambe di cattolici.

Dev'essere per questa totale variabilità e mutevolezza della presenza cattolica nella società e nella politica che fatico a mettere a fuoco dibattiti come quello conseguente al raduno di Todi. Rivolgersi ai "cattolici" o definirsi cattolici vale, in politica, quanto rivolgersi a tutti, e dunque a nessuno. In una società secolarizzata come la nostra, la politica, la cultura, la maniera di stare in società di ogni essere umano ne orientano i pensieri e gli atti in modo assai più determinante delle confessioni religiose.

Michele Serra
"L'amaca" di oggi


martedì 18 ottobre 2011

Francesco Biamonti, tra immagine e silenzio

Giornata di studi a dieci anni dalla scomparsa



[...] Tornarono sul crinale. L'aria tinniva nelle ginestre. Sul mare rugoso nella sferza della tramontana, appariva già il rosa del mattino. Il sentiero andava sui costoni, tra cisti che si aprivano silenziosi. Più in basso un veliero d'argento tornava a passare tra gli ulivi. A varie altezze la collina era avida di luce. [...]

Francesco Biamonti
da "Le parole la notte"




CENTRO POLIVALENTE "LE ROSE"
San Biagio della Cima (IM)
sabato 22 ottobre 2011


Programma

Mattina ore 9,30
Saluti delle autorità

Massimo Salsi

Sindaco di San Biagio della Cima

Corrado Ramella

Presidente dell'Associazione "Amici di Francesco Biamonti"

Interventi

Giorgio Bertone
(Università di Genova)
Introduzione

Antonello Perli
(Università di Nizza)
Il tramonto della luce. Etica e poetica in Biamonti

Franco Contorbia
(Università di Genova)
Biamonti, Morlotti, de Stäel

Marco Vozza
(Università di Torino)
Uno sguardo oltre frontiera: la verità in pittura

Buffet

Pomeriggio ore 14,30

Interventi

Erminio Ferrari
Passaggi/Paesaggi

Mauro Bersani
Francesco Biamonti e la casa editrice Einaudi

Simona Morando
(Università di Genova)
Una “Memoria affettiva”: appunti per Biamonti lettore dei liguri (1976)

Matteo Meschiari
(Università di Palermo)
Varianti di silenzio. Biamonti e la conquista dell'incompiuto

Giorgio Bertone (Università di Genova)
Conclusioni

Per l'occasione verrà riaperta la mostra fotografica “Ritratti in silenzio”, comprendente foto di Francesco Biamonti realizzate da vari fotografi italiani.




lunedì 17 ottobre 2011

Liguria interna, Cetta


Piccole mele selvatiche raccolte nel bosco

Sullo sfondo si vede Triora, paese delle streghe

Prima delle mie terre di mezzo che ho citato più volte ci sono altri luoghi che stanno tra le terre mie in basso e quelle magiche lassù in cima.
Ci sono stato ieri, a Cetta, o meglio alle sette Cette, frazione di Triora, oltre il ponte di Loreto. E all'andata il cammino non è stato dei più tranquilli, perché abbiamo incontrato nei tornanti, mentre salivamo, mille moto, ho detto mille, che scendevano, tutte partecipanti al 22° Giro della strega.
Cibo mai assaggiato prima, a base di farina di castagne e altre materie semplici, alla riscoperta di antiche ricette. E poi nei boschi, che non sanno ancora decidersi a calarsi in pieno nei colori dell'autunno.

Ma ogni tanto il pensiero andava a Roma, e quei fatti non mi sono ancora andati giù.

L'ultimo gruppo di case che formano la frazione. Sono in tutto sette, donde le sette Cette


Fritelle di scarzöi (frittelle di cime di cipolle)

Cruxetti con pesto di menta (pasta fatta a mano, metà farina di grano metà farina di castagne, condita con pesto che al posto del basilico ha la menta, inalterati tutti gli altri ingredienti)

venerdì 14 ottobre 2011

Il Gatto e la Volpe

Berlusconi e Bossi ieri alla Camera (foto Ansa)



Così, tanto per un ripasso della vicenda. Non ditemi che tra voi c'è qualcuno che non ha mai letto "Le avventure di Pinocchio". Non ditemelo.

I due ingannatori fanno la loro apparizione nel capitolo XII, non appena Pinocchio si congeda dal Mangiafuoco con cinque monete d'oro ricevute. Pinocchio le mostra loro incautamente e, con l'intenzione di rubargliele, lo convincono a sotterrarle nel paese dei Barbagianni, dove c'è un luogo chiamato Campo dei miracoli, dove secondo loro sarebbe cresciuto un albero colmo di zecchini d'oro. Durante il tragitto sostano all'osteria del Gambero Rosso per cenare e riposarsi; i due compari ordinano una grande cena a spese di Pinocchio, che non mangia nulla avendo preso «un'indigestione anticipata di monete d'oro».

Mentre Pinocchio dorme qualche ora, il Gatto e la Volpe escono segretamente e si accordano con l'oste perché svegli a mezzanotte il burattino per riprendere il cammino verso il Campo dei miracoli. Quando Pinocchio si avvia nella notte oscura, incontra il Gatto e la Volpe che, travestiti da briganti, non riesce a riconoscere. Quindi cercano con la violenza di sottrargli le monete d'oro che il burattino aveva riposto in bocca, ma non riuscendo nel tentativo, impiccano Pinocchio ad una quercia per poter tornare l'indomani mattina a prelevare le monete dalla bocca spalancata del burattino; tuttavia Pinocchio viene salvato dall'intervento della Fata.

Pinocchio, una volta lasciata la casa della Fata, incontra nuovamente i due imbroglioni e questi lo convincono per la seconda volta a sotterrare i rimanenti quattro zecchini nel Campo dei miracoli; in seguito gli dicono di aspettare lontano dal campo per venti minuti affinché possa crescere l'albero degli zecchini. Nel frattempo rubano le monete e fuggono.

Verso la fine della storia, nel cap. XXXVI, Pinocchio e Geppetto incontrano il Gatto e la Volpe ridotti in condizioni pessime: il Gatto, a furia di fingersi cieco era diventato cieco veramente, e la Volpe, invecchiata e malata, era stata costretta un giorno a vendere la bella coda a un merciaio ambulante; Pinocchio si beffa di loro, vendicandosi così dei torti subiti.

Riusciremo anche noi finalmente a beffarci di loro?

Il testo da Wikipedia

AVVISO per tutti i partecipanti alla giornata globale di domani, 15 ottobre a Roma: il Legal Team Italia sarà a disposizione di chiunque ne avesse necessità. Il numero da chiamare è il seguente: 06491563. Segnatelo sul braccio e se verrete fermati dalla polizia, usatelo. Risponderà la "Casa dei diritti sociali" che provvederà a contattare i legali presenti al corteo.


giovedì 13 ottobre 2011

Quelle blogger ultracinquantenni vestite come dodicenni

Non so voi, dico voi blogger, ma io sono letto da parecchi amici che mi conoscono, anche bene, di persona, e ciò non può che fare piacere. Meno ne fa il fatto che questi hanno un'idiosincrasia (forse è altro) a fare un pur che minimo commento. Per compensare, alcuni di loro, ogni tanto, mi mandano un messaggio con osservazioni anche curiose anche spiritose anche intelligenti. Con mio disappunto perché rimane solo un dialogo fra me e lo scrivente. Ma niente, non gli entra in testa.

Vengo al dunque. Ieri ho ricevuto questa mail da Enrico, e taccio il cognome come mi ha imposto.
Caro Alberto,
girando in rete mi sono accorto di una cosa che mi ha lasciato perplesso e a cui sarebbe interessante dare una spiegazione. Ci sono non pochi blog gestiti da signore ultracinquantenni, che abbiano quell'età lo desumo da quello che scrivono, le quali hanno la loro pagina web tempestata di cuoricini, di fiorellini, di puttini, di brillantini, di lustrini, di stelline, e chi più ne ha più ne metta. Sembrano un po' le pagine latte e miele del diario delle ragazzine. Sono sicuro che le grintose blogger trentenni, in pratica le loro figlie, a vederli ghignano ma forse fanno loro anche un po' tenerezza.

Che queste gentili signore vestano i loro blog come vorrebbero vestirsi loro e andare in giro così agghindate ma non lo fanno perché non ne hanno il coraggio?


mercoledì 12 ottobre 2011

Ma vi sembra proprio il caso?

Roma. Scattata stamani sul lungotevere che ne è tappezzato

Ripeto il titolo.
Ma vi sembra proprio il caso?


Aggiornamento, 15.25
Vendola condanna il manifesto su Jobs
La sua pagina su facebook

da via

martedì 11 ottobre 2011

Sai distinguere il vero dal falso?

Milano, via Padova. Scattata ieri

I guru della comunicazione hanno deciso di cassare "Berlusconi" che faceva parte integrante del logo (chissà con quali tortuosi sillogismi lo hanno convinto) e poi hanno tirato fuori dal cilindro nuovi brillanti slogan per la campagna tesseramento del Pdl. Vi propongo solo questo risparmiandovi tutti gli altri perché vi voglio bene.

Però adesso dovete aiutarmi a decifrarlo.

lunedì 10 ottobre 2011

I giornalisti di "Libero" si fanno le canne?

Milano. Foto scattate nel mezzanino del metrò di Porta Venezia

Se salite in superficie, a due passi, c'è la sede di quel fantasioso giornale che è Libero (vi ricordate i soldati armati di mitragliatore là davanti?). Naturale quindi che si siano accaparrati in esclusiva lo spazio in testa dell'edicola per pubblicizzare il quotidiano.

Ma cosa vuol poi dire "l'edicolallegra"? Che abbia a vedere con quel distributore della trinità di oggetti che sta a fianco? E che quel distributore venga usato tutte le volte, cioè sempre, quando in mancanza di creatività naturale in quel giornale se ne cerchi una artificiale? Ah, ecco svelato il mistero di quei titoli geniali in prima pagina. Mica sono frutto della mente pur fervida di Belpietro e della cerchia sua, ma direttamente figli degeneri del tetracannabinolo.

Negatelo, giornalisti di Libero, negatelo se ne avete il coraggio.