Pagine

sabato 30 luglio 2011

Il finale dei film che non avete mai visto

"Fanno il party in spiaggia perché è morto il fratello piccolo. 6.4".

"Lei sopravvive. Gli altri se li magnano i lupi. Ottimismo su. 8.6".

"Quando esce di galera è tipo Cristo con gli apostoli. Solo che invece degli apostoli ha vari SUV pieni di scagnozzi. 10.0".

Sono questi alcuni dei post di Spoilerin. Poche illuminanti e sempre ironiche battute per raccontare come finisce un film. Il numero alla fine del post non è il voto al film ma al finale.

Se lo si è visto, meglio. Altrimenti fa nulla. Come per il finale di Avatar: "Decide di restare un puffo affetto da gigantismo per sempre. 7.1".

E adesso ditemi sinceramente cosa fareste voi a quelli che vi vogliono rivelare a tutti i costi il finale di un film, non parliamone poi se è un thriller.

Maledetti idraulici e muratori, non tutti per carità ma solo quelli che mi costringono a rimanere a Milano anche la prossima settimana perché non hanno ancora finito i lavori che avrebbero già dovuto finire.


giovedì 28 luglio 2011

Da Angelino Alfano a Nitto Palma ovverosia dalla padella alla brace

Cesare Previti e Nitto Palma, neoministro della Giustizia, da Bruno Vespa nel 2003

Anno di grazia 2003, l'onorevole Cesare Previti è appena stato condannato a 11 anni di carcere, e la sera stessa - tra mille polemiche - l'avvocato di Silvio Berlusconi viene invitato nel salotto di Bruno Vespa. Forza Italia non ha dubbi, a difendere il corruttore sarà l'Onorevole Nitto Palma: nessuno come lui, negli ultimi tempi, si è speso tanto per reintrodurre l'impunità parlamentare, una determinazione unica, tra fiumi di interviste e leggi "salva-Previti".

da qui

C'è da aggiungere questa inezia del presente (ché per loro sono inezie, dettagli marginali di nessuna importanza). Al senato, sui cui scranni siede il neoministro, è uno dei più assenteisti. Meno del 15 per cento delle presenze.

Sarà meglio andare in vacanza e respirare un po' d'aria buona perché questa qui ormai è come quella di una camera a gas.

mercoledì 27 luglio 2011

Milano, maiali in piazza Affari


foto da qui

Ieri mi trovavo in viaggio perché se fossi stato in città di certo non mi sarei fatta sfuggire l'occasione di fotografare i maiali che i contadini avevano portato in piazza Affari per protesta contro la situazione boccheggiante dell'allevamento e dell'agricoltura. Purtroppo in rete non ho trovato l'immagine che se ci fossi stato forse, dico forse anche se con difficoltà, avrei potuto produrre. Un maiale sul dito medio di Cattelan (ve lo ricordate?) sarebbe stata la foto che avrebbe chiuso il cerchio della critica a quello che succede in quel palazzo, e fuor di dubbio almeno dal mio punto di vista, sarebbe piaciuta all'artista.

Mentre a Milano i contadini manifestavano anche a Cagliari i pastori sardi erano sul piede di guerra perché si è arrivati al punto che il prezzo del latte è così basso da non coprire neanche le spese.

Nel palazzo Mezzanotte che vedete sullo sfondo, sede della Borsa di Milano, così come in tutti gli analoghi palazzi sparsi nelle metropoli del pianeta, si combinano in continuazione crimini: pochi speculatori giocano sui prezzi dei cereali, dei mangimi, di tutto quanto viene prodotto dalle attività umane e poi decidono il prezzo del pane, della carne, del latte, in una parola della fame nel mondo.

In pratica il capitale finanziario e le speculazioni che ne derivano hanno di fatto soppiantato la ricchezza generata dal lavoro. E allora dove andiamo a metterlo l'articolo primo della nostra Costituzione, che fonda la Repubblica italiana e la convivenza dei suoi cittadini proprio sul lavoro?


foto da qui

domenica 24 luglio 2011

Piazzetta Nico Orengo - Islabonita

Piazzetta Nico Orengo - Islabonita
Piazzetta Nico Orengo - Islabonita

Piazzetta Nico Orengo - Islabonita

Piazzetta Nico Orengo - Islabonita

Piazzetta Nico Orengo - Islabonita



Tutto filato liscio come l'olio nella semplicità dell'affetto degli amici per Nico Orengo. Dopo lo scoprimento della targa e la brillante presentazione di Islabonita di Marco De Carolis le letture di brani inframmezzate da scene del libro, a cui si riferiscono le foto.

Altrove la Maddalena qui un'anguilla di latta variopinta a mezz'aria del ponte. La bandina che suona sotto la piazzetta col nome del poeta. E la gente che, pinze canne e quant'altro, tira su anguille. Le parole guizzano. E guizzano i gesti nella vasca.

Una storia saggia e anche un po' folle, di chi sa che la vita è stata e è quello che è. Una storia bambina, di vita, di carne, d'incanto. Una storia affidata a chi "quando accoglie, custodisce senza volere sapere...".

Per non correre il rischio di tralasciarne qualcuno ringrazio collettivamente i noti personaggi dello spettacolo e della cultura intervenuti. Ringrazio anche i sei blogger presenti, e questi li nomino, Adriano, Filo, Marco, Pia, Roberta, Skip. E per finire ringraziamenti più che meritati per l'ottimo buffet ai ristoranti "da Bruno", "Piombo", "Dei Pescatori", e poi a Wilma e a Denise.


Piazzetta Nico Orengo - Islabonita

Piazzetta Nico Orengo - Islabonita

Piazzetta Nico Orengo - Islabonita

Piazzetta Nico Orengo - Islabonita

Piazzetta Nico Orengo - Islabonita






venerdì 22 luglio 2011

Oltre ogni aspettativa

vasca da bagno antica


Vi ricordate come nei post precedenti avevo scritto prima della donna nuda nella vasca da bagno, e poi come questa donna avesse dato forfait e di conseguenza il problema di trovare una sostituta.

Bene, oltre ogni aspettativa, che sarà anche una frase fatta ma che qui calza come un guanto, cinque, ripeto cinque donne si sono presentate per interpretare Fatima nella vasca da bagno.

Per non fare torto a nessuna ho deciso di tirare a sorte.

È quasi tutto pronto per la performance di domani. Inizio alle 17,30.
La bandina, i vari personaggi, i lettori, i video, gli striscioni, e tutta una serie di sorprese che avrebbero fatto sorridere Nico.

Se tutto va per il verso giusto ci sarà da divertirsi e poi anche da bere e da mangiare.

La cronaca con le foto domenica.

mercoledì 20 luglio 2011

A 10 anni dal massacro al G8 di Genova

Nel luglio 2001
vi fu in Italia
una violazione
dei diritti umani
di proporzioni
mai viste in Europa
nella storia più recente



dal rapporto di Amnesty International


Per non dimenticare, mai.

QUI

lunedì 18 luglio 2011

La Quercia delle Cinque Passere e la vasca da bagno

tette


Succede adesso per la performance del 23 quello che era già successo col Barone Rampante. Che la gentildonna che doveva adagiarsi nuda nella vasca da bagno mi abbia mandato una email dando forfait. Allora, ma era un'altra, mi aveva telefonato che era a bordo di uno yacht, il Brigitte II, che stava salpando da Beaulieu sur mer, per destinazione ignota, ingaggiata da un libanese con un compenso super. Adesso questa mi scrive che è stata assunta in una villa di russi a cap Ferrat, sicuramente amici di Putin. Con quale mansione e con quale compenso lei non dice, ognuno si immagini quello che vuole.

C'è però una bella differenza con allora. Cinque o quattro passere che fossero sull'albero sarebbe cambiata un po' la scena ma rimaneva sempre un bel vedere. Adesso invece è questione essenziale. Una vasca da bagno con la schiuma senza Eva dentro è come il vuoto assoluto. Si riuscirà a trovarne una di Eva entro sabato?

E però quel pezzo di Calvino voglio ripubblicarlo
Di queste storie se ne raccontavano molte, specialmente in casa di certe madame genovesi che tenevano riunioni per uomini abbienti, e così a queste cinque signore deve essere venuta voglia d’andare a far visita al Barone. Difatti si dice di una quercia, che si chiama ancora la Quercia delle Cinque Passere, e noi vecchi sappiamo quello che vuol dire.
Fu un certo Gè, mercante di zibibbo, a raccontarlo, uomo a cui si può dar credito. Era una bella giornata di sole, e questo Gè andava a caccia nel bosco; arriva a quella quercia e cosa vede? Se le era portate tutte cinque sui rami, Cosimo, una qua e una là, e si gustavano il tepore, tutte nude, cogli ombrellini aperti per non farsi scottare dal sole, e il Barone era lì in mezzo, che leggeva versi latini, non riuscii a capire se d’Ovidio o di Lucrezio.

da Il Barone rampante

domenica 17 luglio 2011

Il linguaggio segreto dei fiori

Appena letto il titolo avevo subito pensato a un libro sulle piante. E invece no, è un romanzo, che sto finendo adesso di leggere. Per me che fotografo spesso fiori (qualcuno si è anche lamentato che ultimamente non ne pubblico) è una rivelazione: nel senso che mi ha tolto il velo a certe sensazioni confuse che provo quando sono a contatto intimo della Natura. Che vuol dire stare carponi per carpire (ops) da vicino il suo respiro tutto, e nel particolare i petali, gli steli, le nervature, la rugiada, e bloccare la luce nell'attimo di pausa della brezza. Mi piacerebbe conoscere l'autrice, e se passa da Milano non me la faccio sfuggire. Un'ultima cosa. È una delle pochissime volte che leggo un libro da poco uscito avviato a diventare un bestseller mondiale.

================
Victoria ha paura del contatto fisico.
Ha paura delle parole, le sue e quelle degli altri.
Soprattutto, ha paura di amare e lasciarsi amare. C'è solo un posto in cui tutte le sue paure sfumano nel silenzio e nella pace: è il suo giardino segreto nel parco pubblico di Potrero Hill, a San Francisco.

I fiori, che ha piantato lei stessa in questo angolo sconosciuto della città, sono la sua casa.
Il suo rifugio. La sua voce. È attraverso il loro linguaggio che Victoria comunica le sue emozioni più profonde. La lavanda per la diffidenza, il cardo per la misantropia, la rosa bianca per la solitudine.

Perché Victoria non ha avuto una vita facile. Abbandonata in culla, ha passato l'infanzia saltando da una famiglia adottiva a un'altra.

Fino all'incontro, drammatico e sconvolgente, con Elizabeth, l'unica vera madre che abbia mai avuto, la donna che le ha insegnato il linguaggio segreto dei fiori. E adesso, è proprio grazie a questo magico dono che Victoria ha preso in mano la sua vita: ha diciotto anni ormai, e lavora come fioraia. I suoi fiori sono tra i più richiesti della città, regalano la felicità e curano l'anima. Ma Victoria non ha ancora trovato il fiore in grado di rimarginare la sua ferita.

Perché il suo cuore si porta dietro una colpa segreta. L'unico in grado di estirparla è un ragazzo misterioso che sembra sapere tutto di lei. Solo lui può levare quel peso dal cuore di Victoria, come spine strappate a uno stelo. Solo lui può prendersi cura delle sue radici invisibili. Solo così il cuore più acerbo della rosa bianca può diventare rosso di passione.
================

Mi ricordavo di aver vissuto in trentadue case e l'elemento comune a tutte era il rumore: all'esterno autobus, freni, lo sferragliare di un terno merci che passava. All'interno il sovrapporsi dell'audio di televisori diversi, i trilli del forno a microonde e dello scaldabiberon, il campanello della porta, le imprecazioni, lo scatto della serratura. E poi c'erano i rumori degli altri bambini: neonati che piangevano, fratelli che litigavano, strilli sotto la doccia troppo fredda, il piagnucolio della compagna di stanza che aveva avuto un incubo. Ma la casa di Elizabeth era diversa. Silenziosa come il vigneto al crepuscolo. Solo un debole ronzio filtrato dalla finestra aperta. Mi fece venire in mente il crepitare dell'elettricità nei cavi, ma eravamo in campagna e immaginai che la sorgente del suono fosse la natura: Una cascata lontana, forse, o uno sciame di api.
---
Passarono i minuti. Suonò il timer del forno, ma Elizabeth non si mosse. Quando finalmente alzai la testa, la cucina era satura del profumo di cioccolato. Elizabeth aveva preparato un soufflé per festeggiare l'arrivo della primavera e l'aroma era dolce e intenso. Mi asciugai gli occhi sulla manica della sua camicetta e mi sedetti dritta allontanando la faccia per guardarla. I nostri occhi si incontrarono e mi accorsi che anche lei aveva pianto. Le ultime lacrime restavano aggrappate al mento per un attimo prima di caderle dal viso.
«Ti voglio bene», disse e io ricominciai a piangere.
Il soufflé si stava bruciando nel forno.



Vanessa Diffenbaugh

Il linguaggio segreto dei fiori

Garzanti

Il linguaggio segreto dei fiori

La foto l'ho scattata qualche minuto fa nel giardino di casa qui a Milano. Come potete vedere dalla luce il cielo è coperto, la temperatura sui 24 gradi. Alla sinistra del libro sullo sfondo quattro piante che ho messo a dimora due mesi fa. Già cariche di frutti. Se matureranno a dovere ne parlerò. Saluto Gian Piero che, avendoli visti questi frutti, mi ha fatto i complimenti, forse anche con po' di invidia perché i suoi non sono (ancora) così.