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lunedì 10 settembre 2007

Manipolazione delle identità linguistiche in Liguria

Pubblico un articolo inedito di Fiorenzo Toso, docente all'Università di Sassari e all'Università di Saarbrücken.
Vi si afferma in sostanza che l'«l'occitanità» di Olivetta San Michele (IM) e di Realdo e Verdeggia, frazioni di Triora (IM), è una pura invenzione. Che c'entri la legge 482/1999 che tutela le minoranze linguistiche e che all'art. 2 elenca, tra le altre, proprio quelle parlanti l'occitano? E che c'entrino i finanziamenti che la legge assegna a queste comunità?

Nella vicenda suona quantomeno strano che la Provincia di Imperia non si sia avvalsa della consulenza di qualche specialista.

Questo blog, e non ci sarebbe bisogno di dirlo, è aperto ad altri interventi sulla materia.

L'articolo intero è QUI, sotto un estratto.

Fiorenzo Toso
Ha avuto qualche eco sulla stampa locale, nei mesi scorsi, la notizia che il Consiglio Provinciale di Imperia ha approvato all’unanimità un ordine del giorno che ha visto come primo firmatario-proponente, il Vice Presidente del Consiglio Marco Bertaina. L’ordine del giorno si riferisce alla tutela in base alla L.N. 482/1999 del patrimonio linguistico di alcune località (Realdo e Verdeggia frazioni di Triora e Olivetta San Michele), per le quali le amministrazioni comunali, con l’avvallo di quella provinciale,hanno dichiarato in passato l’appartenenza storico-culturale alla minoranza linguistica cosiddetta "occitana" presente in Italia.
[...]
Certo, gli argomenti a favore della presunta “occitanità" del brigasco e dell’olivettese sono a tal punto grotteschi, che arrivano a contraddirsi da soli: spulciando su internet capita persino di trovare la traduzione in brigasco di un brano provenzale che Dante attribuisce ad Arnaut Daniel, messa a confronto con l’originale, dalla quale si evince in maniera assolutamente lampante che il ligure alpino brigasco e il provenzale antico non hanno proprio nulla a che fare! Il fatto è che dimostrare una qualche affinità del brigasco coi dialetti provenzali invece che con quelli liguri è cosa impossibile.
[...]
Ma c’è di più: il carattere ligure delle parlate della Val Roia francese, compreso il brigasco, è accolto senza difficoltà da una pubblicazione ufficiale sulle Langues de France edita nel 2004 dal governo francese, a cura del linguista Bernard Cerquiglini. L’opera contiene monografie di studiosi specialisti di ciascuna area minoritaria, certamente più legittimati a discettare in materia che non l’unico(!) autore di una modesta pubblicazione divulgativa realizzata dal Ministero Italiano degli Interni, citata di recente da "A Vastéra" a riprova del presunto carattere “occitano” del brigasco: un’opera non certo destinata a entrare a far parte della bibliografia accreditata negli ambienti scientifici: e c’è da chiedersi allora come lo stesso dialetto brigasco possa essere dichiarato ufficialmente ligure in Francia e "occitano" in Italia!
[...]


Ho ricevuto questa mail
Riteniamo che la globalizzazione occitana stia facendo danni irreparabili per le originarie culture locali, perché i territori di maggior accanimento da parte degli occitani sono proprio i luoghi dove vive poca gente e privi di società e comunità non più in grado di reazioni, poiché quasi inesistenti. Agli occitani questo non interessa: il marketing si serve a comunicare messaggi e le ideologie affrancano tutto a loro favore. Fa pena vedere valli e paesi distrutti da questo rullo compressore finanziato da Roma e dagli accordi politici...
Noi però non disperiamo e continuiamo un'azione sul territorio con decisione e passione. Poi il tempo deciderà.

arveire
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Altra mail da questo sito
Essendo da più di vent'anni impegnati per la tutela e la valorizzazione della cultura e delle tradizioni in Piemonte e avendo avuto modo di verificare le nefaste conseguenze derivate dalla proliferazione tragico/comica e lobbistica della ideologia "occitana", a seguito della approvazione della legge 482/1999, la informiamo che condividiamo completamente quanto scritto dal professor Fiorenzo Toso. Le montagne non hanno mai diviso le persone ma, al contrario, sono state da sempre l'elemento di congiunzione per lo scambio economico, sociale e culturale e quindi, l'area compresa tra Piemonte e Provenza, ha saputo cogliere tutto questo stabilendo un rapporto linguistico che è da definire come Provenzale-Alpino o a Nosto Modo. Sostenere l'esistenza della "occitania" e come sostenere l'esistenza della "padania". Sia ben chiaro, ognuno di noi è libero di professare e sostenere quelle che vuole, ma dover subire imposizioni di questo genere solo perché degli scaltri approfittatori sono riusciti, grazie ai soliti intrallazzi politici all'italiana, ad avere una tutela legislativa da parte delle Stato Italiano, mi pare francamente eccessivo. Con le pesanti ristrettezze economiche che penalizzano sopra tutto le realtà più piccole, i 60 comuni piemontesi che si sono dichiarati "occitani" lo hanno fatto - mentendo sapendo di mentire - con l'unico scopo di poter accedere a una parte del sostanziale flusso di denaro che arriva grazie al riconoscimento della "lingua occitana". Se fosse stata riconosciuta dalla legge 482/1999, la lingua Piemontese, si sarebbero dichiarati sicuramente piemontesi.

Distinti saluti
Gioanin Ross


Metto in evidenza questo commento anonimo
E' bene iniziare a dare una risposta a chi si è svegliato ora e ha scoperto che anche in liguria c'è una minoranza linguistica!

Toso e company, hanno letto l'ODG presentato in Consiglio Provinciale nei mesi scorsi?


E' bene sapere che nel 1999 il parlamento ha approvato la legge n° 482 e nel 2001 è stato emanato il DPR 345, in attuazione di un principio costituzionale. Come scritto con precisione al loro interno il Comune di Triora, nel 2000, ha richiesto alla Provincia di Imperia di deilimtare parte del territorio comunale di Triora, in particolare le frazioni di Realdo e Verdeggia, affinchè potessero essere riconosciute "minoranze storiche linguistiche" dal ministero dell'interno. La Provincia di Imperia con la delibera del Consiglio Provinciale n° 80 del 31 luglio 2000, sottolineao anno 2000, ha inoltrato la sopraindicata richiesta al dipartimento dell'interno.
Le motivazioni specifiche mi riservo di renderle note, comunque mi pare chiaro che tutto quanto è stato fatto è conforme alla normativa vigente.

In apertura del blog si legge:
"Nella vicenda suona quantomeno strano che la Provincia di Imperia non si sia avvalsa della consulenza di qualche specialista".

quale consulente? c'è qualcuno che avrebbe voluto qualche spicciolo per dire la sua?
Lo specialista a cosa serve a sette anni, un mese e 11 giorni da quando la provincia ha deliberato la richiesta di "minoranza linguistica"?

A risentirci presto..nel frattempo vi ho riscritto, qui sotto, l'ODG che ha visto primo firmatario Bertaina e approvato, mi sembra, all'unanimità..solo per opportuna conoscenza..e per avere un quadro della questione leggermente più completo di prima!



ORDINE DEL GIORNO

I sottoscritti Consiglieri Provinciali,

PREMESSO che, nell’ambito territoriale delle frazioni di Realdo e Verdeggia nel Comune di Triora, è insediata in Provincia di Imperia l’unica minoranza linguistica-storica della Regione Liguria, che è stata riconosciuta dalla Legge n° 482 del 15 Dicembre 1999, in seguito alla richiesta della Provincia di Imperia, espressa con deliberazione del Consiglio Provinciale n°80 del 31 Luglio 2000;

ACCERTATO che la minoranza linguistica è l’OCCITANO, nella sua variante denominata BRIGASCO, che prende il nome dal territorio di origine della lingua, parlata nel Comune di Briga Marittima che, dopo i trattati di pace del 1947, fu diviso tra Francia e Italia, Liguria e Piemonte, Imperia e Cuneo, creando una divisione territoriale e conseguentemente culturale;

RILEVATO che il brigasco-occitano si estende, oltre i confini della nostra Provincia, alle comunità di Piaggia Upega e Carnino nel Comune di Briga Alta, Viozene nel Comune di Ormea, La Brigue e Morignolle in Francia, mantenendo fra tutte le sue parti saldi legami culturali e storici;

CONSIDERATO che tali legami sono indubbiamente importanti e continuano a venir promossi a livello interprovinciale, interregionale e internazionale, attraverso l’assidua e costante attività dell’Associazione
“A Vastera – Uniun de Tradisiun Brigasche”, animata da un profondo interesse per il mantenimento e lo sviluppo della lingua e cultura occitana;

TENUTO CONTO che la pluralità linguistica e culturale costituisce un valore fondamentale e che la diversità culturale ha come obiettivo quello di porsi come elemento di coesione sociale e non può operare in una logica di maggioranza e minoranza;

CERTI che per la Provincia di Imperia la presenza di questa minoranza sul proprio territorio costituisca un bene da valorizzare e una ricchezza culturale di cui vantarsi e che, in quanto patrimonio culturale comune, se ne dovrebbe promuovere un sostegno costante a ogni livello;

RICHIAMATI gli articoli 2,3,6 e 8 della Carta Costituzionale della Repubblica Italiana, la Carta Europea delle Lingue Regionali o Minoritarie, la L.R. n° 33 del 2006 T.U. in materia di cultura, la Legge n° 482, approvata dal Parlamento Italiano il 15 Dicembre 1999, recante “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche, e il Decreto del Presidente della Repubblica n° 345 del 2001”;


IMPEGNANO LA GIUNTA PROVINCIALE

a valorizzare la minoranza storica linguistica OCCITANA, adottando tutte le iniziative necessarie a sostenere economicamente l’esistenza e le attività della minoranza stessa, come previsto degli articoli 14 e 16 della Legge 482/99; inoltre

INCARICANO IL PRESIDENTE E L’ASSESSORE COMPETENTE

di trasmettere il presente O.D.G.:

all’Assessore Regionale alla Cultura e al Sindaco del Comune di Triora, affinché entrambi gli enti siano sollecitati a sostenere l’unica minoranza linguistica storica presente sul territorio regionale;

ai Sindaci dei Comuni di Briga Alta e Ormea, al Presidente della Provincia di Cuneo, al Sindaco di La Brigue, al Presidente del Consiglio Generale des Alpes-Maritimes e al Presidente della Regione Provence-Alpes-Côte d’Azur affinché, in un’ottica di collaborazione, prendano in considerazione la possibilità di unificare culturalmente il territorio occitano facendo riconoscere dallo Stato Italiano le comunità Briga Alta e di Viozene come minoranze linguistiche storiche ai sensi dell’art. 3 della Legge 482/99 e dell’art. 1 del D.P.R. 345/2001, e il Comune francese di La Brigue, secondo la normativa vigente, in stretto riferimento all’art. 14 della Carta Europea delle Lingue regionali o minoritarie, con l’obiettivo di concretizzare seri progetti trasfrontalieri;

al Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Genova, affinché possa prendere in considerazione la possibilità di prevedere corsi di formazione specifici per insegnanti, interpreti e traduttori, ai sensi dell’art. 3 del D.P.R. 345/2001;

al Direttore della RAI, società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo della Regione Liguria, affinché intervenga a favore della minoranza linguistica, così come ammesso dall’art. 12 della Legge 482/99.

al Signor Prefetto della Provincia di Imperia Maurizio Maccari e al Sottosegretario al Ministero dell’Interno, On. Ettore Rosato, affinché siano aggiornati sull’attività a favore della minoranza storica linguistica occitana portata avanti dalla Provincia di Imperia.

54 commenti:

  1. Non conosco la parlata di questi borghi delle Alpi Maritime; so, però, che il dialetto ligure di ponente si estende(va) fino a Mentone, Montecarlo (il "Mùnegu", che utilizzava anche il defunto Ranieri), Nizza (Garibaldi parlava quel dialetto...). In compenso, pur avendo girato abbastanza la Provenza, non ricordo di avervi mai sentito parlare provenzale, a parte quando si cantavano inni come "La Coupo Santo", specie di ircocervo melodico il cui ascolto induce, diciamo, il buon umore.
    Toso mi sembra uno studioso serio e preparato; se, poi, come penso, è originario della frazione Forotondo, in Comune di Fabbrica Curone (dove tutti si chiamano appunto Toso), ha in più la tenace rettitudine di quei valligiani (dell'Alta Val Curone, intendo): i quali non saranno occitani o provenzali, ma hanno sicuramente una forte identità storico-culturale derivante dalla durezza delle condizioni di vita e dalle difficoltà di collegamento con l'esterno che per secoli quella parte di Appennino tra Piemonte e Liguria ha sofferto.
    Qualcuno, insomma, che sa di cosa parla. Mentre invece i politici imperiesi... Dopo la "finanza creativa" del (loro) amico Tremonti, ecco un bell'esempio di "etnografia creativa". Complimenti!

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  2. Non mi intendo di dialetti, però credo che di fronte ad un articolo così ben documentato e a tratti quasi appassionato del prof. Toso, la Provincia di Imperia non può esimersi dal dare una risposta. Se verrà spero altrettanto documentata.

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  3. Ho letto tutto l'articolo del prof. Toso. Non mi intendo di dialetti, anche se parlo e il dialetto (un misto, per ragioni di provenienza, di vallecrosino e sanremasco), però vorrei dare la mia testimonianza. Per 10 anni ho lavorato ad Olivetta, frequentando quotidianamente la popolazione del paese. Quando gli olivettani parlano nel loro dialetto, NON si capisce niente. Non li capiscono gli airolesi, che distano pochi chilometri da Olivetta S. M., né tantomeno i ventimigliesi, i bordigotti e gli altri; di più, nello stesso territorio di Olivetta, che una volta comprendeva oltre a S. Michele e Fanghetto, anche Piena e Piena Alta, la parlata è diversa. Per dialetto olivettano intendo la parlata in uso al "Pilun", il borgo centrale del territorio di Olivetta. Se non è occitano, cosa é? considerato che l'olivettano risulta incomprensibile da tutti gli altri liguri di Airole, Ventimiglia, Bordighera, ecc.? Bisogna altresì precisare che, già unventennio fa, non più di 10 olivettani era capace di parlare il dialetto tipico, molti altri parlavano un dialetto adattato al ventimigliese. Saluti, Mac.

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  4. Il motivo per cui il dialetto olivettese è ostico a chi parla il ligure della costa è che (cito) "Nella regione delle Alpi Marittime le parlate liguri alpine si differenziano da quelle costiere per il mancato influsso del tipo genovese e per l'originale sviluppo di alcuni fenomeni fonetici e morfosintattici, che le hanno conferito tratti maggiormente conservativi e specifici".
    E si dice ancora: "L'attribuzione del brigasco e dei dialetti roiaschi al sistema dei dialetti occitani alpino-provenzali è stata sostenuta in passato per motivi di carattere politico, soprattutto all'epoca della cessione di Briga e Tenda alla Francia (1947), ed anche di recente ha goduto di alcuni sostenitori nell'ambiente della militanza culturale occitanista e presso qualche cultore di cose locali.
    Tuttavia, gli studiosi che si sono occupati della questione (tra i quali il tedesco Werner Forner, il francese Jean-Philippe Dalbera e l'italiana Giulia Petracco Sicardi) sono concordi nel riconoscere in queste parlate dei tratti fonetici, lessicali e morfologici di tipo inequivocabilmente ligure, ma con alcuni caratteri comuni con l'occitano sopratutto nel lessico di alcuni ambiti semantici specifici (come la pastorizia), una parte dei quali riscontrabili anche in altri dialetti liguri e piemontesi, non meno degli influssi lessicali liguri che sono presenti nel dialetto nizzardo. Essi appartengono a quella che è stata definita 'l'anfizona Liguria-Provenza' dalla Prof.ssa Giulia Petracco Sicardi. Risulta poco sostenibile l'ipotesi di un'antica appartenenza di queste parlate al tipo provenzale, con successiva assunzione di tratti liguri; si tratta probabilmente di formazioni neolatine autonome in area di transizione, che hanno subito nel tempo, influssi alternati delle due lingue culturalmente dominanti. Questi dati emergono anche, tra l'altro, dall'ampio Dizionario della cultura brigasca curato da Pierleone Massajoli e Roberto Moriani, la principale fonte per la conoscenza di queste parlate.
    In Francia l'appartenenza dei dialetti roiaschi (e quindi anche brigaschi) al sistema delle parlate liguri è ormai ampiamente accolta sia a livello scientifico che istituzionale".
    L'intero testo da cui ho preso si può leggere a questo collegamento:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Roiasco

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  5. Bene, Flaubert! Persino sul sito di "Riviera dei Fiori" (http://www.rivieradeifiori.travel/Default.aspx?tabid=843) scrivono di Olivetta San Michele: "Ascoltate il dialetto: un curioso e affascinante 'amalgama' fra una base ligure estremamente arcaica, un lessico occitanico altrettanto antico e qualche sovrapposizione piemontese".
    Come tutti i dialetti, dunque, il frutto di una stratificazione, di dominazioni diverse e sovrapposte: altro che "estremo fiore di Provenza".
    Dopo di ciò, il Consiglio Provinciale Imperiese potrebbe "ascondersi nel foco che l'affina", come il povero Arnaut Daniel tirato in ballo a sproposito.

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  6. Senti, c.e.g., ma che diavolo è un ircocervo melodico?

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  7. ircocervo
    http://www.demauroparavia.it/60205

    melodico fai tu

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  8. Per Firpo.
    Avevo trovato una bella descrizione di questo "ircocervo melodico" che è La Coupo Santo in un libro sulla Provenza che lessi qualche anno fa (con un titolo che parlava dell'ulivo e con una prefazione di Biamonti), e dove si dice che l'inno ha qualcosa di Yellow Submarine, qualcosa del Venite Adoremus e qualcosa della Marsigliese, il tutto mescolato. Anzi, credo proprio (devo controllare) di aver trovato l'espressione lì. Sul dizionario di De Mauro c'è comunque questa definizione di Ircocervo:
    1 TS mitol., animale favoloso, metà caprone e metà cervo.
    2 TS lett., filos., fig., cosa, idea intrinsecamente contraddittoria, impossibile e, quindi, inesistente.
    Insomma, qualcosa di assolutamente analogo a una chimera... In questo caso, una chimera musicale.

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  9. ok, era una definizione poetica, ho capito. Ma è l'inno del felibrismo (la mia è cultura da copy and paste), o mi sbaglio? E il libro che mi dici, qual è?

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  10. É l'inno provenzale, con parole di Frédéric Mistral e musica di Nicolas Saboly (di quest'ultimo non so nulla, ma a giudicare dal risultato non mi pare un grande compositore).
    Il libro (ho ripescato in rete i riferimenti bibliografici esatti) e "Fin dove cresce l'ulivo - itinerari mediterranei" di Marco Grassano, Franco Muzzio Editore, pubblicato nell'aprile del 1999 (di quest'ultima cosa mi ricordo bene per motivi sentimentali, diciamo, essendo uscito nel momento in cui ho fissato la data del mio matrimonio).

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  11. Ma la definizione "ircocervo melodico" è di Biamonti, o di questo Grassano? Comunque grazie della segnalazione, lo andrò a cercare, mi sembra interessante (se non altro per Biamonti).

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  12. Adesso la Provincia deve dire la sua. Ma devono dire la loro anche tutti i consiglieri di sinistra. Come vedo dall'articolo di Toso l'ordine del giorno è stato votato all'unanimità.

    Per Firpo. Tre commenti e nessuno in tema col contenuto del post. Bravo!

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  13. Ma se è Marco Bertaina che ha proposto l'ordine del giorno cosa vuoi che facessero i suoi compagni? E cosa ne sanno poi questi compagni dell'Occitania?
    Michele

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  14. Ho ritrovato la citazione di Grassano che, bontà sua, scrive un po' meglio di me. Qui descrive l'esibizione, a Cavaillon, del gruppo musicale 'L'armonie des enfants de Durance', diretto dal maestro Philippe Surle:
    "Nell’impasto armonico prevalgono nettamente i fiati, in particolare i due flicorni, che rendono un po’ ridicole certe melodie. Altre, però, sono bislacche per natura: l’inno provenzale La coupo santo, ad esempio, suonato a conclusione del concerto, ci appare come un minestrone di battute musicali che ricordano, di volta in volta, Yellow submarine, il Venite adoremus, L’Inno dei lavoratori e qualche canto degli alpini, il tutto assemblato con un ritmo e una tonalità mutuati in modo troppo evidente dalla Marsigliese. Come si faccia ad ascoltare un simile ircocervo melodico con ‘il rispetto e la commozione’ richiesti dal Sindaco-presentatore, lo ignoro".
    Va osservato - da lettori - che il nome del gruppo musicale occitano è in francese, e che anche le parole del Sindaco sono state pronunciate in quella lingua. Dal canto mio, ho ascoltato l'inno in altra occasione, ma l'impressione è stata proprio la stessa, solo che sono meno capace di scriverlo...

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  15. alberto astengo11/9/07 10:11

    La Provincia non ha chiesto consulenze a nessuno. Ma la Provincia non è una cosa astratta. Chi in quell'ente ha tirato fuori l'occitanità di cui si parla. Marco Bertaina ha proposto l'ordine del giorno ma chi glielo ha suggerito? Oppure è proprio lui il garante "scientifico" di queste minoranze. Bisognerebbe sapere come è nata la storia.

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  16. Finalmente! Era ora che qualche serio studioso facesse chiarezza su questa questione! I danni dei cosidetti "brigaschi occitani" sono considerevoli. Basti pensare che al confine fra Triora e La Brigue hanno apposto un cippo con la "croce occitana" (?) e che nelle scuole dell'alta valle Argentina insegnano le "danze occitane" (??)...

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  17. prof UN GE11/9/07 12:29

    Marco Bertaina, che è sindaco di Camporosso è un ottimo amministratore. In questo caso però mi sembra abbia agito avventatamente, forse mal consigliato. C'è sempre tempo per cominciare un serio dibattito (con gente qualificata) sulla questione occitana in Liguria.

    RispondiElimina
  18. Sul fatto che Camporosso sia un Comune ben amministrato sono d'accordo. Tuttavia, i politici non possono essere tuttologhi, e in questo caso Bertaina avrà seguito i (cattivi) consigli di qualche presunto esperto. D'altronde, a sinistra si sta diffondendo la convinzione che per battere la destra bisogna scendere sul suo terreno, così che Veltroni sembra sempre più un Berlusconi di sinistra che si propone per tutte le tasche, organizzando contemporaneamente concerti di difficilissimo (almeno per me) cool jazz e retrospettive cinematografiche sul ciclo dell'Ubalda, che secondo lui "ha cambiato l'immaginario erotico degli italiani".
    Ha ragione Gad Lerner quando scrive che, paradossalmente, la meno democristiana dei candidati alla guida del PD è Rosy Bindi, che ha avuto il coraggio di proporre i PACS malgrado la contrarietà assoluta del Vaticano...

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  19. Flaubert qualche volta mi punzecchia, ma su Veltroni (e la politica conseguente) ha ragione. Ecco cosa ha scritto il "Veltro che la farà morir con doglia" del film "Quel gran pezzo dell'Ubalda tutta nuda e tutta calda" - e si badi che il tono non è affatto ironico, ma convinto!
    "Il titolo di questo film è diventato un pezzo di storia italiana. Eccezionale nella descrizione di un’atmosfera, tenero nella rappresentazione di un personaggio colto nella sua essenza, il titolo è più del film, un cult-title al quale sono seguite inopinate e imparagonabili imitazioni. Leggendo quelle poche, intense parole si ha subito un’idea del plot dell’opera, del suo fitto e complesso intreccio narrativo. Si entra in una storia di personaggi minuti, in questo presepe minimalista reso ancor più poetico dalla sofferta interpretazione di Pippo Franco. Lei è una intensa Edwige Fenech che dà il volto a «quel gran pezzo dell’Ubalda », un personaggio alla Truffaut. I cinema furono affollati di un pubblico avido di emozioni minute, severo ma capace di cogliere la novità di costume rappresentata da quel film sincero e irriverente. Erano gli anni della svolta a destra, del governo Andreotti-Malagodi e dunque la mitica Ubalda ha anche aiutato a sconfiggere risorgenti integralismi bacchettoni e a dislocare verso equilibri più avanzati il comune senso del pudore".
    Tirare in ballo nientemeno che Truffaut! E la "sofferta interpretazione" di Pippo Franco! A quando l'elogio di Alvaro Vitali?
    Capirete, adesso, di che pasta è fatto il neo-occitanismo dei DS imperiesi (partito che io ho anche votato, per cui il mio sconcerto non è preconcetto)!

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  20. La Provenza si ribella alla Globalizzazione Occitana
    qui
    http://www.consultaprovenzale.org/francia/testo252.htm

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  21. Un fronte unito contro la grande occitania

    Nell'immenso territorio in cui sono diffuse le lingue d'oc, corrispondente al meridione francese a sud della Loira dalle Alpi fino all'oceano atlantico, comprese le vallate di lingua e cultura provenzale alpina del Piemonte sud occidentale, è nato e si sta diffondendo un movimento di opposizione, contrasto e resistenza all'ideologia nazionalista occitana proposta dall'IEO, Istituto di Studi occitani chiamato in Italia ESO, e dalla Chambra d'oc italiana e da Espaci Occitan, in realtà succursale dell'IEO.
    L'idea di "grande occitania" e di lingua "unica occitana normalizzata" nata in Languedoc non è accettata nelle regioni vicine quali la Guascogna, L'Alvergna, la Provenza e le vallate alpine piemontesi.
    Le associazioni presenti sul territorio e da sempre votate al rispetto e alla valorizzazione delle lingue e culture d'oc che resistono all'occitanesimo di marca linguadociano sono. In Italia la Consulta Provenzale, movimento popolare e gruppo di associazioni, in Francia l'Unioun Prouvençalo e l'Unioun Prouvençalo Transalpino, il Cerlce Terre d'Auvergne, l'Institut Bearnais e Gascon e il Conservatoire de Gascogne.
    Così, nasce un fronte unito per la difesa delle lingue e culture d'oc e per evitare i gravi danni dello stravolgimento storico culturale rappresentato dall'azione del movimento occitanista.

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  22. Grazie c.e.g. di aver inserito il passo, se è ancora in commercio cercherò di dargli un'occhiata, soprattutto per Biamonti.

    Viale, non ti arrabbiare se io e c.e.g. parliamo dei fatti nostri, non è del resto che il tuo intervento sia stato fondamentale per dirimere la questione; ma bravo per averci provato, almeno tu ti sei impegnato. Poi per la precisione, dei miei tre interventi fuori tema (ora quattro...), almeno quello sul felibrismo qualche attinenza ce l'aveva, non credi?
    Nemmeno Biamonti, anzi, era fuori tema, e bravo c.e.g. che l'hai evocato, quello spirito: perché anche lui ha sempre parlato con amore della Provenza, non si è mai sognato di parlare di Occitania! E lui ne sapeva qualcosa.

    Tutti criticano Bertaina, ma quanti hanno letto la legge che Cane ha linkato? Non credo che Bertaina abbia imposto l'occitanismo in alta valle Argentina. L'errore sarà più amonte, no Viale? In tutti i sensi.

    RispondiElimina
  23. E' bene iniziare a dare una risposta a chi si è svegliato ora e ha scoperto che anche in liguria c'è una minoranza linguistica!

    Toso e company, hanno letto l'ODG presentato in Consiglio Provinciale nei mesi scorsi?


    E' bene sapere che nel 1999 il parlamento ha approvato la legge n° 482 e nel 2001 è stato emanato il DPR 345, in attuazione di un principio costituzionale. Come scritto con precisione al loro interno il Comune di Triora, nel 2000, ha richiesto alla Provincia di Imperia di deilimtare parte del territorio comunale di Triora, in particolare le frazioni di Realdo e Verdeggia, affinchè potessero essere riconosciute "minoranze storiche linguistiche" dal ministero dell'interno. La Provincia di Imperia con la delibera del Consiglio Provinciale n° 80 del 31 luglio 2000, sottolineao anno 2000, ha inoltrato la sopraindicata richiesta al dipartimento dell'interno.
    Le motivazioni specifiche mi riservo di renderle note, comunque mi pare chiaro che tutto quanto è stato fatto è conforme alla normativa vigente.

    In apertura del blog si legge:
    "Nella vicenda suona quantomeno strano che la Provincia di Imperia non si sia avvalsa della consulenza di qualche specialista".

    quale consulente? c'è qualcuno che avrebbe voluto qualche spicciolo per dire la sua?
    Lo specialista a cosa serve a sette anni, un mese e 11 giorni da quando la provincia ha deliberato la richiesta di "minoranza linguistica"?

    A risentirci presto..nel frattempo vi ho riscritto, qui sotto, l'ODG che ha visto primo firmatario Bertaina e approvato, mi sembra, all'unanimità..solo per opportuna conoscenza..e per avere un quadro della questione leggermente più completo di prima!



    ORDINE DEL GIORNO

    I sottoscritti Consiglieri Provinciali,

    PREMESSO che, nell’ambito territoriale delle frazioni di Realdo e Verdeggia nel Comune di Triora, è insediata in Provincia di Imperia l’unica minoranza linguistica-storica della Regione Liguria, che è stata riconosciuta dalla Legge n° 482 del 15 Dicembre 1999, in seguito alla richiesta della Provincia di Imperia, espressa con deliberazione del Consiglio Provinciale n°80 del 31 Luglio 2000;

    ACCERTATO che la minoranza linguistica è l’OCCITANO, nella sua variante denominata BRIGASCO, che prende il nome dal territorio di origine della lingua, parlata nel Comune di Briga Marittima che, dopo i trattati di pace del 1947, fu diviso tra Francia e Italia, Liguria e Piemonte, Imperia e Cuneo, creando una divisione territoriale e conseguentemente culturale;

    RILEVATO che il brigasco-occitano si estende, oltre i confini della nostra Provincia, alle comunità di Piaggia Upega e Carnino nel Comune di Briga Alta, Viozene nel Comune di Ormea, La Brigue e Morignolle in Francia, mantenendo fra tutte le sue parti saldi legami culturali e storici;

    CONSIDERATO che tali legami sono indubbiamente importanti e continuano a venir promossi a livello interprovinciale, interregionale e internazionale, attraverso l’assidua e costante attività dell’Associazione
    “A Vastera – Uniun de Tradisiun Brigasche”, animata da un profondo interesse per il mantenimento e lo sviluppo della lingua e cultura occitana;

    TENUTO CONTO che la pluralità linguistica e culturale costituisce un valore fondamentale e che la diversità culturale ha come obiettivo quello di porsi come elemento di coesione sociale e non può operare in una logica di maggioranza e minoranza;

    CERTI che per la Provincia di Imperia la presenza di questa minoranza sul proprio territorio costituisca un bene da valorizzare e una ricchezza culturale di cui vantarsi e che, in quanto patrimonio culturale comune, se ne dovrebbe promuovere un sostegno costante a ogni livello;

    RICHIAMATI gli articoli 2,3,6 e 8 della Carta Costituzionale della Repubblica Italiana, la Carta Europea delle Lingue Regionali o Minoritarie, la L.R. n° 33 del 2006 T.U. in materia di cultura, la Legge n° 482, approvata dal Parlamento Italiano il 15 Dicembre 1999, recante “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche, e il Decreto del Presidente della Repubblica n° 345 del 2001”;


    IMPEGNANO LA GIUNTA PROVINCIALE

    a valorizzare la minoranza storica linguistica OCCITANA, adottando tutte le iniziative necessarie a sostenere economicamente l’esistenza e le attività della minoranza stessa, come previsto degli articoli 14 e 16 della Legge 482/99; inoltre

    INCARICANO IL PRESIDENTE E L’ASSESSORE COMPETENTE

    di trasmettere il presente O.D.G.:

    all’Assessore Regionale alla Cultura e al Sindaco del Comune di Triora, affinché entrambi gli enti siano sollecitati a sostenere l’unica minoranza linguistica storica presente sul territorio regionale;

    ai Sindaci dei Comuni di Briga Alta e Ormea, al Presidente della Provincia di Cuneo, al Sindaco di La Brigue, al Presidente del Consiglio Generale des Alpes-Maritimes e al Presidente della Regione Provence-Alpes-Côte d’Azur affinché, in un’ottica di collaborazione, prendano in considerazione la possibilità di unificare culturalmente il territorio occitano facendo riconoscere dallo Stato Italiano le comunità Briga Alta e di Viozene come minoranze linguistiche storiche ai sensi dell’art. 3 della Legge 482/99 e dell’art. 1 del D.P.R. 345/2001, e il Comune francese di La Brigue, secondo la normativa vigente, in stretto riferimento all’art. 14 della Carta Europea delle Lingue regionali o minoritarie, con l’obiettivo di concretizzare seri progetti trasfrontalieri;

    al Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Genova, affinché possa prendere in considerazione la possibilità di prevedere corsi di formazione specifici per insegnanti, interpreti e traduttori, ai sensi dell’art. 3 del D.P.R. 345/2001;

    al Direttore della RAI, società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo della Regione Liguria, affinché intervenga a favore della minoranza linguistica, così come ammesso dall’art. 12 della Legge 482/99.

    al Signor Prefetto della Provincia di Imperia Maurizio Maccari e al Sottosegretario al Ministero dell’Interno, On. Ettore Rosato, affinché siano aggiornati sull’attività a favore della minoranza storica linguistica occitana portata avanti dalla Provincia di Imperia.

    RispondiElimina
  24. Torquemada11/9/07 17:02

    "...ACCERTATO che la minoranza linguistica è l’OCCITANO..."

    Chi ha accertato, chi aveva autorità in materia per accertare?

    RispondiElimina
  25. Il termine ACCERTATO si riferisce al riconoscimento di legge ottenuto dallo STATO ITALIANO. E' lo Stato che ha ACCERTATO (con quali modalità a me ora non interessa) che la minoranza linguistica è l'occitano..

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  26. matrixpigreco11/9/07 17:37

    Off topic
    Al, ho letto il commento che hai scritto nell'HTML dopo il *body* nella pagina allegata. Sei stato facile profeta.

    RispondiElimina
  27. prof UN GE11/9/07 18:18

    Mi riferisco al lungo commento di anonimo che a quanto scrive sembra uno avere le mani in pasta.

    Fin qui, almeno a quanto mi sembra, nessuno ha contestato la regolarità delle procedure amministrative seguite per dare l'occitanità a questi paesi.

    Quando leggo "quale consulente? c'è qualcuno che avrebbe voluto qualche spicciolo per dire la sua?"
    Ebbene mi dispiace dirlo, ma qui siamo in mala fede. Sarebbe interessante sapere quanti denari spende all'anno in consulenze la Provincia di Imperia. E una consulenza scientifica da chi ne ha le credenziali sarebbe "qualcuno che avrebbe voluto dire la sua"?
    Giudichino i lettori di questo blog, io la mia idea me la sono fatta. Non si è voluto la consulenza di uno o più esperti perché avrebbero dato senza dubbio un parere negativo sull'occitanità di questi luoghi.

    RispondiElimina
  28. Per "l'anonimo messo in evidenza sul post"

    Qui forse non si è capito o forse ho capito male io. Io ho capito che gli "esperti" si sarebbero dovuti chiamare all'inizio.
    E quindi questa frase
    "Lo specialista a cosa serve a sette anni, un mese e 11 giorni da quando la provincia ha deliberato la richiesta di "minoranza linguistica"?" è completamente fuori luogo.
    Sette anni, un mese e 11 giorni fa chi ha deciso l'occitanità? Che fa anche rima.

    RispondiElimina
  29. x l'anonimo messo in evidenza sul post

    "Le motivazioni specifiche mi riservo di renderle note"
    Cos'è, il segreto di Fatima?

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  30. Anonimo messo in evidenza sul post, hai citato il DPR 345 del 2001 e così me lo sono guardato (grazie internet).
    Vedo all'art. 4 che se Olivetta San Michele diventerà occitana si parlerà questa lingua nel consiglio Comunale e la stessa lingua verrà parlata dai suoi rappresentanti nella Comunità Montana Intemelia. Non solo. Cito
    "Al fine di garantire l'immediata traduzione in lingua italiana, nei casi previsti dall'articolo 7, comma 3, della legge, l'ente locale o la regione assicurano la
    presenza di personale interprete qualificato."
    Chi siano i consiglieri di Olivetta che parlino occitano, chi siano poi i traduttori in Italiano staremo a vedere.
    Povera Italia e le sue leggi.

    RispondiElimina
  31. Anch'io mi rivolgo all'anonimo.

    E tutta questa pappardella per non confutare una mezza virgola delle affermazioni del prof. Toso.?

    Ah, già "Le motivazioni specifiche mi riservo di renderle note".
    Siamo in ansiosa attesa.

    RispondiElimina
  32. fuori dal coro12/9/07 09:43

    Ma insomma, non vedo cosa ci sia da prendersela tanto con l'anonimo. Ha spiegato dettagliatamente cosa è avvenuto per arrivare all'ordine del giorno votato in Provincia, lo ha anche riportato, segno che non vuole tenere nascosto niente.

    RispondiElimina
  33. E' un refuso o cosa che nell'o.d.g. approvato dal consiglio provinciale Olivetta S. M. non c'è, anche se parlano il brigasco che occitano non è? Mac

    RispondiElimina
  34. Oh, questa è bella. Verdeggia e Realdo sì, Olivetta San Michele no. L'affare si complica:

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  35. claudio salvagno12/9/07 11:57

    entantutun que es linguistes esquiapen les puies en catres centenes e centenes de preicant e escrivent countinuen a bataiar e a far vioures lengues o dialet. Sonatz coma voltz,l'ocitan es naisua coma lenga de poesia e ao temp de la tecnologia linguistica la poesia chambiaratz pas ni la lengo ni l'art de la poesia. donatz una television a i occitan e i Brigasc gacharan e auziran aco que volen.

    claudio salvagno

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  36. Non si potrebbe avere la traduzione per noi poveri italiani?

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  37. mi son fatto alcune idee che vorei mi aiutaste a chiarire se sono false o vere.
    1) Come Toso può definire razistica l'idea ethniste di François Fontan e che legami ha il PNO con la reppubblica di Vichy? Io credo nesuno: questa parte di afermazioni dell'articolo di Toso secondo me è falsa.
    2) il brigasco è impasto di ligure e provenzale. Dire che è ligure o è provenzale è come vedere bottiglia mezza vuota o mezza piena.
    3) l'ordine del giorno si impegna a valorizzare la minoranza OCCITANA, con tutte le iniziative necessarie a sostenerla ECONOMICAMENTE, non a crearla, che quella già esisteva 7 anni fa. Se dicevano "guarda che è 60% ligure e 40% provenzale" Realdo e Verdeggia non predevano soldi. Tutti si lamentano che i piccoli paesi non hanno soldi...
    4) Toso dice che gli studiosi che hanno parlato di ligure alpino per il brigasco sono: petracco, forner e dalbera, oltre alla pubblicazione langues de france di cerquiglini. ma non dice che la parte sul brigasco era di dalbera stesso. questo sarebbe stato onesto specificarlo. se si vuole inchiodare qualcuno alle proprie responsabilità bisogna essere più corretti possibile nell'informazione.
    5) In che modo, materialmente danneggia Realdo e Verdeggia la delibera della provincia? Questo non lo capisco bene.

    RispondiElimina
  38. Copio da Wikipedia, che non è la bibbia, perché il contenuto di questa voce mi sembra porti altri argomenti alla discussione.

    Terra brigasca
    In tutto il territorio si parla il dialetto brigasco, una variante del ligure affine ad altre varietà della Val Roia e delle Alpi Marittime. Il carattere ligure della parlata viene oggi riconosciuto dal governo francese dopo una fase storica contraddistinta dal tentativo, per motivi ideologici e politici, di attribuire il brigasco e gli altri dialetti della zona (tendasco, saorgino-olivetano ecc.) al gruppo occitano. L'attribuzione al gruppo occitano viene ancora difesa in territorio italiano da alcuni cultori locali, ma nessuno studioso tra i molti che si sono occupati dell'area (tra i quali il tedesco Werner Forner, il francese Jean-Philippe Dalbera e l'italiana Giulia Petracco Sicardi) ha mai avallato la presunta "occitanità" del dialetto brigasco, che viene basata dai suoi sostenitori su un numero limitato apporto di elementi lessicali: neppure i tratti culturali caratteristici della zona rimandano specificamente alla realtà "occitana", ma più in generale al contesto alpino. Questa è la posizione sostenuta anche dall'antropologo Pierleone Massajoli, autore, assieme a Roberto Moriani, di un monumentale "Dizionario della cultura brigasca"; anch'egli, dopo avere sostenuto per un certo periodo il carattere "occitano" del dialetto e della cultura brigasca, ha finito per riconoscerne a più riprese l'insostenibilità. L'attribuzione alla minoranza "occitana" delle località brigasche in territorio italiano sulla scorta della L.N. 482/1999 in materia di minoranze linguistiche storiche è basata sul discutibile criterio dell'autodichiarazione di appartenenza da parte delle amministrazioni locali, criticato negli ambienti scientifici perché consente, come è avvenuto in questo caso, una riformulazione delle identità locali priva di riscontri oggettivi.

    RispondiElimina
  39. Chi, in Calabria, parla il "grecanico" o l'albanese può dimostrare - senza nessuna controversia - le evidenti affinità tra il proprio dialetto ed il demotico parlato oggi in Grecia, o l'albanese. Ricordo, un po' di anni fa, un amico della Calabria "albanese" che parlava il suo dialetto con un albanese d'Albania, il quale effettivamente riusciva a capirlo, ed entrambi mi spiegavano l'albanesità delle parole usate.
    Qui, invece, siamo di fronte a una vexata quaestio che per il fatto stesso di esistere dimostra che tutta questa evidenza non c'è, ed inoltre che il prendere o meno i famosi soldi della 482 è quel che fa la differenza. Vi sono altre zone di confine dialettale (aree della Toscana dove si hanno dialetto, usi e costumi influenzati da quelli della provincia spezzina, aree tra Piemonte, Liguria e Lombardia dove il dialetto risente delle tre aree linguistiche, e in più del piacentino, che è lì a due passi...) ma nessuno si chiede "da che parte stare" o qual è la componente prevalente: semplicemente perchè non c'è un tornaconto a farlo!
    Con questo benedetto occitano (che, come dice, in occitano, un intervento, "è nato come lingua della poesia": della poesia, non della quotidianità. Chi lo parla ancora in Francia? Va a finire che ci sono più occitani da noi che nella madrepatria...) succede invece l'ira di Dio (con la maiuiscola, perchè è quello cristiano: ad Allah o a Yahveh dell'occitano non gliene frega niente), solo perchè è tra le lingue "sponsorizzate".
    Mah!

    RispondiElimina
  40. Bravo Flaubert, l'occitano è nato come lingua della poesia. Perché, l'italiano com'è nato?

    RispondiElimina
  41. Ciao! Complimenti per cio' che scrivi!
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    Grazie dell’attenzione, a presto!

    RispondiElimina
  42. prof UN GE12/9/07 18:06

    E finalmente, grazie all'incisivo commento di Flaubert, si è arrivati al punto. Del resto già nel post, non so se per pensiero diretto di Alberto Cane o se lui riferisse i concetti del prof. Toso, veniva posta la domanda "E che c'entrino i finanziamenti che la legge assegna a queste comunità?"
    Quindi adesso la situazione credo si stia chiarendo.
    Da una parte c'è chi sostiene a spada tratta l'occitanità di quei luoghi per avere i finanziamenti della legge 482. Soldi che, per carità, verranno ben spesi per sostenere quei villaggi sulle montagne di Liguria.
    Dall'altra ci sono valenti studiosi, Siccardi, Forner,Massaioli, che non hanno nessun interesse economico e che parlano solo per far conoscere i risultati dei loro studi e che negano questa occitanità.
    Non c'è più molto da dire. Rimane un'ultima domanda, già fatta da qualcuno che ripeto. E Olivetta San Michele?

    RispondiElimina
  43. Prof un ge, secondo me hai fotografato la situazione! Credo che Olivetta non ci sia perché alla Provincia interessa attivare una collaborazione con La Brigue e Viozene, e Olivetta è troppo lontana da quelle zone.

    RispondiElimina
  44. Ti ho inserito nella lista link Alberto, a presto!
    Continua cosi', ciao!

    RispondiElimina
  45. Sarebe bene che questo dibattito si spostasse altrove, magari in qualche sala della Provincia di Imperia,alla presenza di tutti gli specialisti ed i politici. Sicuramente emergeranno le falsità finora sostenute per la difesa degli inesistenti occitani. Intanto i giornali non pubblicano nulla, le TV neppure e la gente comune continua a credere cose assurde.
    Saluti

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  46. L'italiano nato per la poesia? Mah... L'italiano "unitario" che si parla oggi viene - purtroppo - dalla televisione. L'italiano "poetico" di Dante (ossia, il volgare - cioè lingua del popolo - della sua città, magari "rinforzato" per ragioni di metrica e di rima da qualche latinismo) non è lo stesso del Contrasto di Cielo (o Ciullo) d'Alcamo, perchè in Sicilia si palava (e si parla) in modo diverso.
    Mistral non avrebbe concordato con quanto scrive Claudio Salvagno (che poi c.e.g. riporta traducendolo, ma prendendolo pedissequamente per buono), e cioè che "l'ocitan es naisua coma lenga de poesia", perchè per lui era invece la lingua assai concreta dei contadini della sua terra (si leggano, in proposito, le sue memorie, ripubblicate in italiano dalla Compagnia del Birùn-Soulestrelh di Peveragno, CN), da utilizzare quale strumento più adatto per esprimere, anche in poesia, il sentire del suo popolo.
    Va pur detto che il libro mistraliano è uscito più di un secolo fa, e che neppure io ricordo di aver sentito parlare provenzale in Provenza, mentre invece lo parlano ancora (in pochi, magari) nelle valli valdesi del cuneese. Ma la tradizione dei dialetti è, in Italia, più forte che nella centralistissima Francia, e d'altronde, già ai tempi del Nobel a Mistral (candidatura proposta e sostenuta non dagli studiosi francesi, ma dagli accademici tedeschi!) qualcuno aveva criticato l'attribuzione del premio come un tentativo di "indebolire" la Francia e la sua unitarietà, in tempi di competizione delle Potenze (che sfociarono poi nella prima guerra mondiale).
    Insomma, anche allora contavano i soldi...

    RispondiElimina
  47. Qui i problemi sono due:

    - l'assurda presenza nella legge 482 della determinazione "occitano" anziché "provenzale", dovuta immagino alla sprovvedutezza della legislatore
    - il problema dell'invenzione della tradizione

    Alla fine siamo proprio sicuri che le tradizioni inventate di sana pianta siano tanto peggio di quelle radicate nel territorio? O non è forse decisivo il movente ideologico che ne anima il recupero?

    Il problema meriterebbe un'analisi concettualmente ben più affinata di quella proposto da Toso (che in termini di geolinguistica diacronica ha ovviamente ragione) e simili, in nome di una presunta autenticità (la fede troppo seriosa e immunitaria nelle marche identitarie non è meno rischiosa nei casi di fondatezza storica), ideologema sempre pericoloso come tutte le mitologie dell'origine.


    E basta con questo toni apocalittici! sono altri i problemi che dovrebbero turbare i nostri amministratori...

    RispondiElimina
  48. Toso ha perfettamente ragione. I dialetti brigaschi potranno sembrare un po' 'eccentrici' (caduta di vocali finali per esempio) ad un orecchio ligure, ma che siano liguri e non occitani (o provenzali che dir si voglia) è evidente.

    RispondiElimina
  49. non sono sicuro che Toso abbia perfettamente ragione. la voce "Roiasco" di wikipedia, che ha come unica fonte un libro di Toso, e non mi stupirei fosse stata redatta da qualcuno in contatto con lui. in questa voce si dice: "Risulta poco sostenibile l'ipotesi di un'antica appartenenza di queste parlate al tipo provenzale, con successiva assunzione di tratti liguri; si tratta probabilmente di formazioni neolatine autonome in area di transizione, che hanno subito nel tempo, influssi alternati delle due lingue culturalmente dominanti".
    mi sembra un'opinione un po' sfumata rispetto a quella tattica di Toso espressa dall'articolo...

    RispondiElimina
  50. luì cerìn14/9/07 18:46

    La legge 482/1999 che tutela le minoranze linguistiche all'art. 2 elenca, tra le altre, proprio quelle parlanti l'occitano? che non esiste!Il famoso occitano non è che un dialetto roiasco! Non contenti i nostri politici bipartisan hanno saputo inventare un minestrone senza verdure.Mi spiego gli occitani non esistono più perchè Realdo d'inverno non è più abitata, quanti bambini targati Occitani vanno a scuola in quel di Triora? In quel di Carnino è dal 1956 che non è più abitata! La famosa Valle dei Pastori che con la chiesatta di Sant'Erim è un "possedimento" di quelli di Marene che dal dopo guerra che la gestiscono e l'ultimo pastore brigaschi è un siciliano di San Cataldo che abita a Pieve di Teco.
    Scaiola e i Compagni farebbero bene a dotare di Badalucco dove si recano tutti gli scolari delle medie della Valle Argentina studiano,nel 2007 non hanno ancora una biblioteca. In cinquantanni di miliardi spesi la valle argentina è andata indietro di 400 anni per quanto riguardo la popolazione. Il famoso teatro Salvini di Pieve di Teco 50 con la scusa che è il teatro più piccolo d'Italia si si buttano al vento più di 30.000 euro all'anno. Potrei continuare per mezza giornata. C'è da aver paura dei nostri politici o meglio politicanti che si inventano scuole, alunni,popolazioni Occitane inesistenti per buttare via i soldi che vergogna . Luì Cerìn il brigasco

    RispondiElimina
  51. Lui Cerin, gia' principe della scarpeta (incoronato da chi?) ora diventato pure brigasco.
    se e' quello che conosco io trattasi di costanzo oliva di BADALUCCO! mettiamo le cose in chiaro: NON SEI SANREMASCO, NE BRIGASCO al massimo FIGUN come tutti quelli da creppo in giu'!
    sei principe ancora meno di giorgio carbone di seborga!

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  52. Luì Cerìn "il brigasco"18/10/07 21:23

    Carissimo anonimo, visto che hai paura della tua ombra e lanci malamente sassi nello stagno non meriteresti come cialtrone di avere una risposta. Dall'inizio del 1800 ha tutta la genealogia dei Lanteri di Argallo che provenivano non da Realdo, ma da Briga sino a mia nonna, una certa Lanteri Maddalena, sei contento! Per quanto riguarda le mie cariche vedi il sito www.amiciazuccarello.it leggi e capirai. La tua maleducazione è così meschina che, non penso che tu sia neanche brigasco o meglio assomigli a quei brigaschi che terminata la stagione sui monti della "Figonia" scavavano una buca la riempivano di "tea". Accesa una candela dopo mezza giornata il monte prendeva fuoco. Mi meraviglio che questo sito dia liberamente accesso a vigliacchi come te. Con affetto Luì Cerìn "il brigasco".

    RispondiElimina
  53. Guardate qui cosa facevano con i morti in quelle montagne fino a cent'anni fa!!! Non sono mica i discendenti dei trovatori!!!
    PIAGGIA, piccolo abitato di origine pastorale dell'alta Val Tanaro, ove fino al 1892, era ancora vivo l'uso di seppellire i morti all'interno di un pozzo carsico situato nel centro del paese, in un piccolo locale. I defunti adulti, avvolti in un lenzuolo bianco, erano calati all'interno del pozzo con una fune. I ragazzi e i bambini di età inferiore ai dodici anni, invece, dopo essere stati trasportati dalle loro case al luogo di sepoltura dentro un semplice cesto di vimini venivano gettati letteralmente nel pozzo. Nella vicina Val Roia, a GRANILE, nello stesso periodo i morti venivano portati in un luogo situato nei pressi del paese e gettati, dall'alto di un dirupo, in una voragine carsica. A REALDO, prima della costruzione dell'attuale cimitero le salme erano inumate dentro una fenditura della roccia, oggi coperta dal monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale
    da M. Ricci, in A. Del Lucchese, R. Maggi, Dal diaspro al bronzo, La Spezia 1999, p. 62.

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  54. Luì Cerìn "il brigasco"20/10/07 21:03

    I politici e i brigaschi, per acquisire un voto si fanno pastette immangiabili che hanno fatti i brigaschi per la Valle Argentina, Le ormai trenta tre cave di ardesia sono nella famosa e quanto discutibile "terra brigasca" come l'anno gestite: per quarant'anni l'ardesia l'hanno lavorata a Chiavari! Quanti miliardi e posti di lavoro sono volati via... La gestione politica della Valle era di uno personaggio non brigasco che aiutato dai voti brigaschi a comandato per 35 anni o meglio o fatto disastri su disastri: cacciato da Badalucco perchè favorevole alla diga. Pochi giorni fa Geo & Geoa del celebre registra Piero Farina ha fatto giustizia! Loro erano favorevoli! E la scuola fatto dagli amici i " furbetti dei carruggi" che deve essere demolita altrimenti in caso di terremoto potrebbero morire tutti i bambini della valle dove erano? Semplice a chiedere che il loro dialetto fosse riconosciuto come occitano! ci sono cose più importanti nella valle lasciate a ramengo... L'ultima notizia pubblicato sulla rivista "Ambiente e cavalli" mentre scrivevo il pezzo "Ramadam sulle Alpi" ho scoperto che i famosi "pastori brigaschi" sono due arzilli rumeni e un margaro calabrese a quando, per loro, una scuola serale di brigasco! Povera Occitania.
    Luì Cerìn il brigasco.

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