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sabato 8 ottobre 2011

Tomas Tranströmer, premio Nobel 2011

Silenzio
Passa, sono sepolti...
Una nuvola scivola sul disco del sole.

La fame è un alto edificio
che si sposta di notte

nella camera si apre l’oscura
tromba dell’ascensore verso le viscere.

Fiori nel fossato. Fanfara e silenzio.
Passa, sono sepolti...

Le posate d’argento sopravvivono
in grandi frotte
a grandi profondità dove l’Atlantico
è nero.



La cima
Come un sospiro gli ascensori iniziano a salire
in alti edifici fragili come porcellana.
Fuori su l'asfalto si fa caldo il giorno.
I segnali hanno le palpebre abbassate.
La terra una salita verso il cielo.
Cima dopo cima, nessuna vera ombra.
Voliamo avanti a caccia di Te
per l'estate in cinemascope.
E di sera sono un vascello
a luci spente, a giusta distanza
dalla realtà, mentre a terra
nei parchi fluisce l'equipaggio.



L'albero e il cielo
Un albero vaga nella pioggia,
ci passa in fretta davanti nel grigio scrosciante.
Ha un affare da sbrigare. Prende vita dalla pioggia
come un merlo in un frutteto.
Appena smette di piovere l'albero si ferma.
S'intravede dritto e fermo nelle notti chiare,
come noi in attesa dell'istante
in cui i fiocchi di neve si rovesciano nello spazio.



I ricordi mi vedono
Un mattino di giugno, troppo presto
per svegliarsi, troppo tardi
per riprendere sonno.

Devo uscire nel verde gremito
di ricordi, e mi seguono con lo sguardo.

Non si vedono, si fondono totalmente
con lo sfondo, camaleonti perfetti.

Così vicini che li sento respirare
benché il canto degli uccelli
sia assordante.







Tomas Tranströmer

Premio Nobel
per la letteratura 2011



(Stoccolma, 15 aprile 1931)

giovedì 6 ottobre 2011

Grazie Laura


ciao caro alberto,
non ho resistito e appena poco fa mi sono accorta del tuo post sulla scrittura ho cercato qualcosa di mio, di quando ancora riuscivo a scrivere con la penna, nonostante avessi già perso la vista, ma era successo da poco e ancora riuscivo, quindi è un bene prezioso ;-)
te la allego, non so com'è venuta la scansione, nel caso facesse schifo dimmelo che la rifaccio, un abbraccio a presto laura

______
Dopo questa mail a cui era allegata la scrittura che vedete mi è sembrato riduttivo, ne converrete, fare una semplice aggiunta al post precedente. Merita un post a se stante, e spero che facciate un bel battimani a Laura, ché si merita questo e altro.
Ciao Laura, un abbraccio grande grande.

mercoledì 5 ottobre 2011

La nostre grafie in corsivo

Questo è il post dove vi invitavo a mandarmi la vostra grafia in corsivo, nato dalla constatazione che questo corsivo è sempre meno usato. Vi ringrazio per la collaborazione.
Ma poi corsivo cosa vuol dire? Di corsa? Come i corsari?












MarLor58
























Visto che in questo periodo sono andato e venuto più volte, potrebbe essere capitato, spero proprio di no, che nelle sincronizzazioni dei vari computer che ho usato sia andata persa qualche vostra email. Nel caso mi cospargo il capo doi cenere.

lunedì 3 ottobre 2011

Isolabona, biblioteca Ferdinando Peitavino




Ieri, al paesello, con una cerimonia semplice semplice ma molto partecipata, inaugurati due nuovi spazi. Il “Centro giovani Isolabona” (tel. 340 4864780) e la biblioteca Ferdinando Peitavino. Quest'ultima già esistente, solo trasferita nei nuovi locali del Comune. Ferdinando Peitavino, fratello di mia madre, partigiano e poi professore. Tanto per dire, lui e Italo Calvino durante la Resistenza fabbricarono un giornale clandestino, “Il garibaldino”, stampato nella cantina della canonica di Realdo.

In questa biblioteca nel 1997 feci nascere assieme a una banda di ragazzini "La Gazzetta di Isolabona" di cui uscirono 38 numeri e che nel tempo coinvolse altri paesi. Avrò modo di parlarne quando saranno tutti scaricabili dal sito.

Virginia Libera mentre scopre la targa della biblioteca dedicata al nonno

domenica 2 ottobre 2011

Ombre nuvole fantasmagorie finestrini



Che per di più mi piacciono e anzi talvolta rimango incantato e mi fermo a osservare: parlo di certe macchie per terra, di certi manifesti sovrapposti e strappati, di certe ombre sul muro, di certe nuvole nel cielo, come dipinti fantasmagorici e arabescati generati dalla caotica casualità. Ma non questo che ieri mi ha impedito di vedere lo scorrere prima della pianura padana e poi del mare sull'intercity delle undici e dieci Milano-Ventimiglia (seguite il link) carrozza 9 posto 106 finestrino. Questo no.


sabato 1 ottobre 2011

Parigi-New York e ritorno - Marc Fumaroli

Andy Warhol, Brillo Boxes, multiples, 1969

L'America è diventata tanto più consumatrice di immagini in quanto ha ignorato la preghiera davanti alle icone, la meditazione di quadri sacri e il riposo piacevole che procurano i dipinti di puro diletto; è ormai tanto più divoratrice di sesso in quanto è stata e forse rimane incapace di voluttà, la cui nozione stessa è del resto intraducibile in inglese.

Sulle sue orme noi camminiamo nelle immagini, nelle immagini di immagini, e nel grande commercio mondiale di un'"Arte contemporanea" che il più delle volte si accontenta di mimare, concettualizzare, sfalsare, esaltare, museificare il grande bazar sovraffollato di schermi e di cineprese adescatrici che essa pretende di "denunciare".

La tautologia, che va fino all'eterna ripetizione, non è più il privilegio della propaganda dei tiranni moderni, che non esitano a portare all'assoluto l'ipertrofia dell'Ego, come Mao sulla piazza Tiananmen, nel monumento che lo ritrae seduto, in contemplazione eterna del suo ritratto dipinto, non meno gigantesco, che gli sta di fronte all'altro capo dell'immensa spianata.

È lo stesso Mao che vediamo in serigrafia, variata e colorata a sazietà, ieri dalla Factory di Andy Warhol, oggi (maggio 2008) da copisti cinesi del copista americano, divo assoluto e mondiale dell'"Arte contemporanea" del ritratto, sia nelle gallerie di Shangai che in quelle di New York e di Parigi, come se questa effigie di assassino su immensa scala si desse ancora da fare, post mortem, a cancellare il ricordo di Socrate e di Cristo nell'immaginario congedato dell'Occidente cristiano e americano.

La tautologia è il martello senza guida della cacofonia persuasiva del marketing, un meccanismo sobbalzante simile al mitragliamento a tappeto, diventato la tecnica incontrastabile di ogni strategia militare contemporanea. L'eterna ripetizione dell'incerto è in effetti il solo metodo efficace per renderlo provvisoriamente certo, eliminare sul momento il dubbio e rinviare a più tardi l'interrogativo che non mancherà di sorgere circa la fondatezza di quel paravento intimidatorioe futile.

Come sfuggire alla valanga ripetitiva? I canali americani Baby TV e Baby First TV, ritrasmessi via Inghilterra per satellite e diffusi in Francia da Canal Sat, si offrono per occupare utilmente i vostri ozi nei primi tre anni di vita. Da adulti, le hostess di volo difficilmente rinunciano a imporvi gli auricolari uniti allo schermo televisivo avvitato sul bracciolo del vostro sedile. Era piacevole durante una corsa in taxi aprire il giornale quotidiano o conversare con l'autista. Un vantaggio del passato.

Nell'autunno 2007 i taxi newyorkesi gialli, i cui autisti, indiani o pakistani, protetti da uno spesso vetro antiproiettile, non smettono mai di parlare nel loro microfono, nella loro lingua, con un compatriota invisibile a Mysore o a Lahore, hanno installato, sul retro del loro sedile, uno schermo televisivo che vi farà restare di stucco: è sufficiente toccare il punto voluto sullo schermo perché chiassose pubblicità di ogni genere vi saltino agli occhi a ripetizione. Questo "lusso" era sin qui riservato alle limousine dei vip o affittate per le grandi occasioni. Siamo giusti: per il momento, un altro tasto permette di arrestare questo torrente di immagini chiassose.

Ma sappiamo che è soltanto una prova: numerose compagnie gareggiano con accanimento nella messa a punto, in vista di un mercato universale, di uno schermo perfezionato che permetterà al viaggiatore, affascinato e quasi schiavo, di scegliere ampiamente in quale campo desidera essere catturato dalla irresistibile pubblicità. Quest'arte dell'assedio e del bombardamento, frivola o feroce, dalla culla alla tomba, si riflette in un'"arte" altrettanto contemporanea che, a rimorchio come l'altra del taylorismo industriale e del fordismo militare, non smette mai, praticando l'assemblyline, di duplicare, copiare, scimmiottare o saccheggiare il meccanismo ottico che la fa vendere.

L'immagine-pleonasmo con pretesa d'arte, riproduzione in secondo grado dell'immagine pubblicitaria, del fumetto, del giocattolo o del gadget di serie, ha ridotto l'"arte" della quale si vanta, e la ricezione forzata che i suoi promotori le organizzano, al grado zero del ridicolo, paragonabile al grado zero della serietà servile in cui si bloccò per mezzo secolo il realismo socialista nell'ex Urss e nell'ex Cina maoista. A differenza del nostro André Fougeron francese, ingiustamente colpito da damnatio memoriae, i Fougeron cinesi sono oggi riciclati (dicembre 2007) nelle fiere di "Arte contemporanea" e raggiungono prezzi sensazionali nelle gallerie di New York, Londra e Parigi. Di questa unificazione del "campo artistico" mondiale, Andy Warhol, il Van Gogh della scatola Brillo e del barattolo Campbell's Soup, ha enunciato la teoria profetica nel 1963, in un'intervista a Art News.

Essa è in perfetta consonanza con l'etica del Libretto rosso del Grande Timoniere: «Tutti si assomigliano, e si comportano nello stesso modo, ogni giorno di più. Penso che tutti dovrebbero essere delle macchine. Penso che tutti si dovrebbero amare. La pop art è amare le cose. Amare le cose vuol dire essere come una macchina, perché si fa continuamente la stessa cosa. Dipingo in questo modo perché voglio essere una macchina».

Questo De l'amour pop, nelle "acque gelate", dice tutto.

Marc Fumaroli

© 2009 Librairie Arthème Fayard, Paris
© 2011 Adelphi Edizioni, Milano





Marc Fumaroli

Parigi-New York e ritorno

Adelphi





a giorni nelle librerie


Non mi sono dimenticato del post con le vostre grafie in corsivo. Lo pubblicherò la prossima settimana.


venerdì 30 settembre 2011

Scilipoti il taoista



D'accordo che il simbolo del tao non è registrato, tipo ®, e se è per questo nemmeno quello della croce. Però... E mi sale l'incazzatura, e per il tao, e per la cristianità, e per lo stato, e per la famiglia, e per questo ridere del bel tomo che sembra prenderci tutti per il culo.

Leggo sul sito "Registrati per evitare la fila all'ingresso" Incredibile. Ci sarà pure la fila? E gente che si picchia per entrare ché dentro non c'è più posto?

mercoledì 28 settembre 2011

Legge bavaglio, ci riprovano ancora questi bastardi



Di nuovo. Ci risiamo. Per salvare il culo flaccido del signor B domani le truppe cammellate unite nella lotta agli ascari traditori cercheranno di far passare una legge che di fatto sarà una spada sulla testa di noi blogger.

Secondo questa nuova disposizione, tutti i gestori di siti/blog saranno tenuti a rettificare ogni informazione pubblicata entro 48 ore dall'eventuale richiesta, fondata o infondata che sia. Capito? Anche se ho detto una cosa vera, e non importa chi la contesta, io devo rettificare. Siamo alla follia.

In assenza di tempestiva rettifica, la sanzione sarà quella di una multa sino a 12mila euro.

Come ho già detto in situazioni simili ben vengano i pos-it virtuali sul web ma ce ne vorrebbero anche di reali attaccati qua e là, perché la maggior parte del "popolo" non sa nemmeno cosa sia il bavaglio. Ho cominciato col portone di casa qui a Milano e proseguo adesso con l'autobus e poi si vedrà.

Intanto domani 29 settembre, in concomitanza con la discussione della legge, in piazza del Pantheon a Roma, dalle 15 alle 18, è indetta una manifestazione organizzata dal Comitato per la libertà e l'informazione e da oltre cento associazioni e da gruppi di attivisti in rete.

Ross
Minerva
Roby
Il cavaliere
Francesco
Daniele
Solleviamoci
mi hanno preceduto.
Segnalatemi altri post sull'argomento che li linko
Sandra
Notizie
Alessio
Speradisole
LeNny
Runner
Liberalvox
Tuttogratis
NonCeLaFaccioPiù
Pino
Il Russo
Tisbe
Elio
Tina
Loretta
Sciura Pina
Adriana