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lunedì 31 maggio 2010

Il mondo parallelo della Lega

Renzo Bossi, detto 'il trota'
Renzo Bossi, detto "il Trota", nel corso della presentazione sabato a Sirmione (Brescia) della maglia della Nazionale della Padania che parteciperà ai «Mondiali dei Popoli».

Penso abbiate sentito cosa ha detto il Trota un po' di giorni fa. Che lui, per tutti i numi celtici, mai e poi mai avrebbe fatto il tifo per la Nazionale di calcio italiana. E tutti a inveire contro il povero ram-pollo del Senatur. La solita superficialità. Se qualcuno si fosse preso la briga di andare un po' più a fondo si sarebbe subito accorto che il Trota ram-pollo aveva tutti i diritti di questo mondo a fare la dichiarazione che aveva fatto.

Eh, sì. Perché questo ragazzo dal radioso futuro per l'acuta intelligenza che si ritrova oltre a essere consigliere della Regione Lombardia ha anche altre cariche o incarichi che dir si voglia. Per dirne una è Ct della Nazionale di calcio della Padania che da ieri, 30 maggio, è impegnata nel Mondiale dei popoli (la Viva World Cup) alla quale partecipano diverse nazioni non riconosciute come Stati indipendenti, che in quest'edizione si sfideranno a Gozo, piccola isola maltese.

La Nazionale della Padania difende i due titoli vinti nel 2008 e nel 2009, e a contendere la coppa ai biancoverdi ci saranno altre cinque rappresentative: Regno delle due Sicilie, Kurdistan, Gozo, Occitania e Provenza. Il 5 giugno la finalissima e l'assegnazione del titolo.

La trasferta è stata organizzata anche per i tifosi con l'iniziativa chiamata «Tifosi Vip» (Vip, acronimo di ben tre parole straniere, evviva il tanto decantato dialetto ed un evviva anche per gli aspiranti a questa qualifica fasulla e quindi tamarra). Soggiorno di quattro giorni in pensione completa all'Hotel Downtown, tre stelle. È ovvio che non si vola con Alitalia ma con Air Malta. Partenza il 3 giugno e «rientro in Padania» (testuale) il 7 giugno. Sono previsti per i partecipanti «gradite sorprese» come il «PassVip» e il «kit Padania Calcio».

Sarebbe interessante sapere se questa "Nazionale" è finanziata con i soldi dello Stato "centralista".

La Nazionale di calcio della Padania
La Nazionale di calcio della Padania.

domenica 30 maggio 2010

Boris Leonidovič Pasternak - Il Dottor Živago

Boris Leonidovič Pasternak

Sono oggi cinquant'anni giusti dalla morte del grande scrittore russo. Scrisse un solo romanzo, "Il Dottor Živago", che fu pubblicato per la prima volta in Italia nel 1957 da Feltrinelli a cui era arrivato il manoscritto in maniera rocambolesca.

Fu un successo immediato e in breve venne stampato in tutto il mondo eccetto che nell'Unione Sovietica e negli Stati satelliti. Dal libro fu poi tratto un film con la celebre colonna sonora "Il tema di Lara".

Ecco, è proprio qui che volevo arrivare. A Lara, alle bambine nate in quegli anni a cui le mamme, commosse da quella storia d'amore, dettero il nome dell'eroina di Pasternak. Senz'altro ne conoscete qualcuna anche voi.

Cambiano i tempi e adesso certe mamme danno nomi vacui presi dalle eroine (eroine?) delle soap opera. Cambiano i tempi, appunto.

sabato 29 maggio 2010

Il dito medio di Cattelan semina zizzania nella giunta di Milano

Maurizio Cattelan, dito medio 'La fine delle ideologie'
Maurizio Cattelan, "La fine delle ideologie". Il modellino dell'opera contestata.

Letizia Moratti ha di nuovo rinviato la firma alla delibera che autorizza la mostra di Maurizio Cattelan a Palazzo reale e dà il via libera alla collocazione della statua in marmo del "dito medio" in piazza della Borsa.

L'opera, dal titolo "La fine delle ideologie", a cui l'artista non vuole assolutamente rinunciare, ha diviso in maniera netta la giunta comunale.

Carlo Masseroli, assessore all'Urbanistica di Cl, «L'amministrazione comunale non può essere culturalmente subalterna alle provocazioni di Cattelan. È inaccettabile che il Comune autorizzi un'opera che fa il dito alla Borsa». A ruota l'assessore alla Salute, Giampaolo Landi di Chiavenna «Milano ha bisogno d'arte e non di provocazioni: ancora peggio quando esse non sono neppure artistiche».

Favorevole invece l'assessore al Turismo Massimiliano Orsatti «se Milano vuole accreditarsi come città capitale dell'arte contemporanea, bisogna sì mediare ma anche accettare quello che non ci piace». E il collega alle Attività Produttive Giovanni Terzi ha concluso con una provocazione: «Non va bene davanti alla Borsa? Allora mettiamolo davanti al municipio».

Tralascio ogni giudizio artistico su Cattelan, per andare al contenuto dell'opera. E me la sogno già davanti a non so quanti palazzi del potere, me la sogno anche trasformata in ciondolo, da sostituire il cornetto e da usare come meglio si crede. Dite voi.

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venerdì 28 maggio 2010

Gli amici leggono Nico Orengo







Ad un anno dalla scomparsa, ci siamo ritrovati ieri sera noi amici di Nico Orengo al teatro Gobetti di Torino.

E' stata una sequenza di letture dalle sue opere con gli intervalli musicali del Trio Para-Guai per due ore filate.

Così Nico è stato di nuovo tra noi, e ognuno lo ha rivisto alla sua maniera, legata ai ricordi della vita e alle emozioni generate dai suoi libri.

Di solito si legge in solitudine. Quando la lettura viene condivisa, e quello che si legge è ciò che ha scritto un amico che non c'è più, si pesa con mano il ricco patrimonio che ci ha lasciato e si capisce a fondo il valore insostituibile della letteratura.



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giovedì 27 maggio 2010

L'arcivescovo di pietra, pardon di marmo

Statua dell'arcivescovo Gerardo Pierro

Arcivescovo Gerardo PierroI sacerdoti della diocesi di Salerno convocati questo martedì al Seminario di Pontecagnano Faiano per il consueto ritiro spirituale non potevano credere ai loro occhi.

Il loro arcivescovo in procinto di lasciare il proprio mandato per raggiunti limiti d'età si era fatto fare una statua ad imperitura memoria e l'aveva fatta collocare in bellavista nel giardino. Altroché santino.

Non c'erano solo i preti a presenziare allo scoprimento dell'opera, ma anche il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca e l'assessore regionale all'Avvocatura, Ernesto Sica.

La motivazione «A monsignor Gerardo Pierro, arcivescovo primate metropolita di Salerno Campagna Acerno al compiersi del suo 75˚anno di età con viva gratitudine l’arcidiocesi eresse».

Continuate pure a dare l'otto per mille alla chiesa che ne fanno buon uso. Come questo.

Statua dell'arcivescovo Gerardo Pierro

Fonte delle foto: Pecoraro

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mercoledì 26 maggio 2010

Foto antiche dei paesi della val Nervia

Sito della val Nervia

L'amico Carlo della Villa di Pigna ieri mi ha mandato una mail per avvisarmi di questo sito che sta costruendo, e che per adesso contiene solo foto antiche dei paesi della val Nervia: Pigna-Buggio, Castelvittorio, Isolabona, Apricale, Dolceacqua, Rocchetta, Bajardo, Camporosso, Perinaldo. Come inizio mi sembra più che buono e da incoraggiare assolutamente.

La val Nervia, che dal mare, tra Ventimiglia e Bordighera, sale fino alle Alpi Marittime, col monte Toraggio che a nord la chiude, è la mia vallata. Qui sono nato e cresciuto, qui ho scorrazzato in lungo e in largo, e continuo a scorrazzare quando torno.

Ne approfitto per parlare di una questione che riguarda le foto antiche e la loro riproduzione. E cioè le inseriamo così come sono, o con i mezzi che abbiamo adesso a disposizione è meglio migliorarle prima di pubblicarle? Ligi all'originale o Photoshop con moderazione e giudizio?

Qui sotto faccio un esempio. L'immagine è stata presa dal sito, e bene ha fatto Carlo a bloccare il tasto destro del mouse, vista la maleducazione imperante che ha mandato a quel paese la netiquette (gente che scarica e magari spaccia per proprie foto altrui).

Originale
Santuario di nostra Signora delle Grazie, Isolabona


Corretto
Santuario di nostra Signora delle Grazie, Isolabona

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lunedì 24 maggio 2010

La festa della "Ra barca", Bajardo (IM)

Ra Barca, Bajardo
Ra Barca, Bajardo
Ra Barca, Bajardo
Ra Barca, Bajardo
Ra Barca, Bajardo

Millanta e più anni fa governava in quel paese sui picchi dietro Sanremo un conte. Rubino si chiamava, questo conte, e Bajardo, si chiamava e si chiama, questo paese che è lassù in alto, tibetano e fiero.

Il conte aveva un florido commercio di legname con la Repubblica di Pisa. Tronchi robusti abbattuti lungo i fianchi del Ceppo e del Bignone da farne navi, alberi fiancate ponti.

Accadde che tre dignitari pisani arrivati per verificare il carico si innamorarono delle tre figlie del nobile. La più piccola, Angelina, che era anche la più temeraria, si allontanò di notte, furtivamente, dal castello per incontrare il giovane innamorato nel posto che adesso è chiamato "Viale degli innamorati", e assieme decisero di raggiungere le navi pisane che stavano per salpare e fuggire.

Ma il conte avvisato della fuga raggiunse la figlia al passo Ghimbegna e la decapitò con un colpo di spada.

I bajocchi, che erano e rimangono gente tosta, recuperarono il corpo della giovane sventurata, lo avvolsero in un bianco manto e lo trasportarono fin sul piazzale del castello dove fu adagiato.

Ieri dunque ci siamo ritrovati lassù in tanti per rinverdire questa leggenda come ogni anno, la domenica di Pentecoste. Il momento clou, che dura a lungo, è l'innalzamento del grande albero, e quest'anno era eccezionale, un pino di venticinque metri, che viene sollevato e piantato a terra a simboleggiare quello maestro di un antico veliero.

C'era Virginia Libera, Lara, Augusto, Luciana, Corrado, Gian Paolo (la mia guida della valle Argentina), Fiorella (la rossa), Costantino, Monica, Erika, René (lo scultore, e druido come me), Lauretta, Paolo (l'allievo di René), Sergio (di San Gregorio), Paola (del "Ghiro sveglio", che adesso ha aperto una tisaneria con sala di lettura e con cui mi scuso per non essere ripassato a ritrarle il bel viso di fata birichina, ma ci sarà quanto prima un'altra occasione), Alberto (del "Ghiro in barca"), Mimmo di Berzi (il forzuto), Massimo (del ristorante), Garibaldi (il partigiano, il vero motore di tutta la festa, che dà gli ordini agli uomini che sollevano il tronco) e qui mi interrompo perché altrimenti domani sono ancora lì a scrivere nomi su nomi.

Voi, che siete i più, non menzionati, mi capirete.

Ra Barca, Bajardo
Ra Barca, Bajardo
Ra Barca, Bajardo
Ra Barca, Bajardo

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sabato 22 maggio 2010

La foto centenaria

Apricale, foto centenaria

Apricale, foto centenariaVoi che non siete fotografi "seri" o che non siete fotografi punto non potete capire. Si parte, noi fotografi seri, per fare una foto, con in testa quell'inquadratura, quella luce, quelle persone, e poi? E poi, certe volte, cambia tutto, e il castello che ti eri costruito in testa va a farsi benedire. Un po' quello che mi è successo oggi pomeriggio per la foto centenaria. Pensavo di più. Ma non siamo pittori, siamo fotografi, e altro non possiamo fare che registrare la realtà che ci sta davanti. Anche se, e chi mi conosce lo sa, quando la situazione è stagnante, urlo, proprio urlo, "datevi una mossa, porca vacca". Ma in questo caso non è bastato più di quel tanto.

Geckofestival

Apricale, foto centenaria

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