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lunedì 13 agosto 2007

Alberto di Monaco è questo un agire da principi?

Da la Repubblica di oggi

di Marco Preve

GRIMALDI (VENTIMIGLIA) - «Intanto, diciamo che in quelle terre il principe Alberto non si è mai visto. Ma soprattutto il suo progetto potrebbe trasformarsi nel tradimento di quel patto che suo padre Ranieri strinse con gli eredi di Thomas Hanbury, e con il quale si stabiliva che le terre dei Grimaldi sarebbero state una sorta di cuscinetto di protezione dei giardini».

Nico Orengo, scrittore torinese e responsabile dell´inserto Tuttolibri de La Stampa, rischia l´incidente diplomatico. Ma l´ideatore del premio Hanbury può permetterselo. Soprattutto perché di questo lembo di Liguria di cui parliamo è da sempre un appassionato difensore e sensibile narratore. Gli abbiamo chiesto cosa pensa dell´operazione immobiliare commissionata dal principe all´architetto veneziano Giampaolo Mar, che dovrebbe trasformare un´ex cava, nella frazione di Grimaldi, sopra i Balzi Rossi, sulle terre appartenenti dal 1200 al principato monegasco, in un complesso polivalente. Vocabolo proteiforme che, in questo caso, racchiude un albergo di lusso, parcheggio sotterraneo e residenziale, e annessa scuola di specializzazione in botanica legata ai confinanti giardini Hanbury.

«Prima di tutto - continua lo scrittore - bisognerebbe vedere il progetto nei dettagli. Se è misurato, se son case che non si vedono, se viene ripristinato il verde, se ne può discutere. Sicuramente in questa nuova proposta c´è meno residenziale che in quella presentata una decina di anni fa. D´altra parte mancava l´idea della scuola per giardinieri. Ma non vorrei che fosse una proposta civetta, una verniciata culturale per nascondere l´ultima ferita ad un tratto di Liguria dal valore inestimabile».

«Eppure - prosegue - il progetto di una scuola di botanica potrebbe essere affascinante ammesso che come ha detto al vostro giornale Giorgio Campodonico (direttore dei Giardini Hanbury, ndr) abbia tutti i servizi, sia rivolta ai grandi giardinieri che andranno a lavorare in tutto il mondo. Se l´obiettivo è quello, se si punta in alto, a farla diventare il primo centro di studi botanici d´Europa va bene, ma se è per gente che andrà a curare aiuole grandi come uno sputo...».

Il direttore degli Hanbury ha detto di non sapere nulla del progetto. «Io mi auguro - commenta Orengo - che sia coinvolta l´università di Genova. E poi sono di nuovo d´accordo con Campodonico quando dice che se il principe farà "dono" ai giardini del terreno franoso, allora può pure tenerselo».

I dubbi e i sospetti di Orengo di fronte al progetto Grimaldi nascono dalla sua antica conoscenza di quei luoghi e dei suoi abitanti. «Ultimamente - spiega - in quell´ultimo tratto di frontiera è in corso un vero e proprio attacco. A Latte con la costruzione di case sul rettilineo, a Mortola con costruzioni all´interno di un vecchio uliveto. C´è una colata di cemento che fa impressione. Purtroppo quello è un territorio avulso da Ventimiglia. C´è sempre stato un rifiuto da parte della città, degli abitanti e degli amministratori. La si considerava una zona di elite, si diceva che "lì ci pensano gli Hanbury". Non capiscono che patrimonio possiedono grazie ai giardini».

Orengo sottolinea come degrado e speculazione siano strettamente correlate. «Il disinteresse di Ventimiglia per la zona dei Balzi Rossi e di Grimaldi si manifesta anche nel degrado dell´area. Vicino alla pineta i francesi vengono a scaricare la loro immondizia, calcinacci, vecchi serramenti. Da loro non possono farlo ma di qua non c´è controllo. Più il territorio si degrada e più viene giustificato il cemento».

Il discorso, inevitabilmente, si allarga. «E poi c´è la questione del porto» quello che vorrebbe realizzare Beatrice Cozzi Parodi, presidente della Camera di Commercio di Imperia. Un primo progetto che insisteva su una scogliera è stato fermato, temporaneamente. «Su questa zona bellissima e fragile si addensano dei carichi - dice Orengo - che senza un equilibrio possono provocare un disastro. Resto stupito di fronte a questa smania di costruzioni e porticcioli. Visto che a terra non c´è più posto si edifica in mare invece di pensare seriamente a recuperare l´entroterra. Ma abbiamo davvero bisogno di tutti questi posti barca, sono tutti così ricchi? E poi va bene qualche porto, ma c´è modo e luogo. Quello a Ventimiglia proprio no».

4 commenti:

  1. Gian Paolo18/8/07 09:35

    Bravo Nico Orengo!
    Peccato che la notizia sia stata data in un momento in cui l’attenzione dei cittadini locali era tutta concentrata sul tragico fatto di sangue che ha colpito la giovane donna ventimigliese.
    Mi sarei comunque aspettato una presa di posizione anche da parte dei Boris Biancheri, dei Sella e degli altri autorevoli abitanti dell’estremo ponente ligure, ma c’è sempre tempo!
    Il sindaco intanto ha emesso un editto contro i graffitari a tutela dell’arredo urbano di Ventimiglia (vedi il bell’articolo di Choukhdarian in Cronache - Repubblica di sabato 11 agosto), speriamo che altrettanta solerzia la rivolga verso la tutela del territorio risparmiato dalle precedenti gravi speculazioni edilizie.
    Sta di fatto che di fronte alla floricoltura che non tira più, l’ultima risorsa per i proprietari dei terreni appare il cemento; un’ulteriore riprova? Andate a Borghetto San Nicolò nell’entroterra, ma neanche tanto, di Bordighera e guardate che cosa sta succedendo sul fianco della collina di fronte.
    Salute!

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  2. Se questo progetto diventasse operativo ci sarebbe da fare una manifestazione sotto le finestre del principe. Ne parlerebbero tutti i giornali e le televisioni del mondo.

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  3. Però bisogna farla da furbi. A Monaco hanno una polizia che non si vede, ma lei vede tutto. Avranno dei cellulari nel principato?

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  4. Siamo alla solita "voluptas aedificandi", il piacere (perverso?) del costruire a tutti i costi, sia utile o meno. Così il Prodotto interno lordo aumenta, le Borse sono contente, la Banca Europea e la Banca d'Italia pure ("Più PIL per tutti!" si potrebbe dire parafrasando Antonio Albanese).
    Calvino ha scritto sulla speculazione edilizia, che era diventata, all'epoca, espressione alla moda. Ora, invece, si parla tanto di sviluppo sostenibile. Ma queste cose di sostenibile non hanno nulla: è, anzi, insostenibile la posizione di chi le vuole a tutti i costi. Principe o meno...

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