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domenica 31 ottobre 2010
Gli apòti
Per carità niente da dire in periodi come questi di ladri e grassatori politici che infestano peggio della gramigna pidocchiosa il nostro vissuto. E per quel che ne so Elio Veltri è sempre stato un onest'uomo. Ma un acronimo meglio di questo proprio no? E con la raccomandazione per giunta dell'accento tonico, apòti, perché se fosse stato àpoti o addirittura apotì chissà cosa si sarebbe potuto pensare. Provate a dirlo ad alta voce e poi riferite come suona.
sabato 30 ottobre 2010
Dio ve li ha dati
Milano, via Trincea delle Frasche
Da lontano, visto anche i colori, appena letto "Dio" ho pensato a un'agenzia di pompe funebri. Poi mi sono accorto che era tutt'altro.
Mi piacerebbe sapere a 'sto punto di quale mai colpa si sono macchiati i calvi, dato che Dio sì che i capelli gliel'ha dati anche a loro, ma poi gliel'ha tolti. E così non possono andare lì dentro a farsi dare lo stile da questi artisti. Se sono creativi come quello che ha inventato lo slogan Dio, ancora lui, ce ne scampi e liberi.
Io, ormai da una vita, per i capelli continuo ad andare da Luigi. Voi invece?
Fra i milanesi che mi seguono qualcuno sa dov'è via Trincea delle Frasche? Senza guardare la piantina beninteso.
venerdì 29 ottobre 2010
Gli scoraggiati
Adesso ci sono anche loro. Dopo i disoccupati, i cassintegrati, i precari, sono entrati nella compagnia gli "scoraggiati".
A dir la verità c'erano anche prima, cioè in questi ultimi tempi, non prima prima, ma venivano citati sottovoce, quasi con timore, come malati infetti di una malattia contagiosa e mortale. Ora, dopo che Mario Draghi, il governatore della Banca d'Italia mica un giornalistucolo qualsiasi, li ha sdoganati nominandoli proprio così, "scoraggiati", è successo ieri, ne possiamo parlare liberamente.
C'è dunque in Italia una categoria (categoria? datemi per favore una parola più umana) di persone che hanno perso il lavoro o non l'hanno mai avuto, che si è definitivamente stancata di mendicarlo a tutte le porte possibili, rimettendoci il fegato per le umiliazioni, senza niente sortire e adesso esausta ha buttato la spugna.
Questo lavoro non lo cerca più. Molto probabilmente ha un titolo di studio, una professionalità acquisita, e senz'altro aveva dei sogni che si sono frantumati contro un mondo bastardo e sempre più diseguale.
Quanti siano nessuno può dirlo, stanno di sicuro aumentando e vanno ad aggiungere altro malessere al tessuto sociale sempre più malvissuto di questo Paese.
Quando quel signore che ci governa dice che bisogna essere ottimisti perché solo così l'economia può riprendersi dovrebbe dirlo in mezzo a loro, senza attorno i pretoriani con gli occhiali neri che sempre lo circondano. Dovrebbe dirlo lì. E poi chi s'è visto s'è visto.
A dir la verità c'erano anche prima, cioè in questi ultimi tempi, non prima prima, ma venivano citati sottovoce, quasi con timore, come malati infetti di una malattia contagiosa e mortale. Ora, dopo che Mario Draghi, il governatore della Banca d'Italia mica un giornalistucolo qualsiasi, li ha sdoganati nominandoli proprio così, "scoraggiati", è successo ieri, ne possiamo parlare liberamente.
C'è dunque in Italia una categoria (categoria? datemi per favore una parola più umana) di persone che hanno perso il lavoro o non l'hanno mai avuto, che si è definitivamente stancata di mendicarlo a tutte le porte possibili, rimettendoci il fegato per le umiliazioni, senza niente sortire e adesso esausta ha buttato la spugna.
Questo lavoro non lo cerca più. Molto probabilmente ha un titolo di studio, una professionalità acquisita, e senz'altro aveva dei sogni che si sono frantumati contro un mondo bastardo e sempre più diseguale.
Quanti siano nessuno può dirlo, stanno di sicuro aumentando e vanno ad aggiungere altro malessere al tessuto sociale sempre più malvissuto di questo Paese.
Quando quel signore che ci governa dice che bisogna essere ottimisti perché solo così l'economia può riprendersi dovrebbe dirlo in mezzo a loro, senza attorno i pretoriani con gli occhiali neri che sempre lo circondano. Dovrebbe dirlo lì. E poi chi s'è visto s'è visto.
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giovedì 28 ottobre 2010
E adesso a Feltri brucia il culo
Il Giornale di ieri
Dopo svariati mesi che aveva inchiostrato i cilindri delle rotative con la merda sua e dei suoi pennivendoli Vittorio Feltri l'altro ieri è stato sentito imprecare fino al pianterreno del palazzo di via Gaetano Negri dove ha sede Il Giornale. Era appena arrivata la notizia che Gianfranco Fini non solo in tutto questo tempo era indagato per la questione della casa di Montecarlo, e loro malgrado tutti i segugi sguinzagliati non l'avevano mai saputo, ma anche e soprattutto che, porca di quella vacca, il procedimento era stato archiviato.
Come titolare, come non titolare? Eccolo il titolo, in pratica altra merda per nascondere tutta quella passata. Se così si può dire.
Ma ha imprecato di brutto anche Berlusconi (Paolo) perché dovrà sicuramente mettere mano al portafogli e scucire qualche milione di euro al presidente della Camera per la querela che aveva presentato.
Purtroppo, oh come avremmo voluto vederlo da un buco, non ci è dato sapere la reazione che ha avuto Berlusconi (quello grande).
Technorati Tags: fini, inchiesta archiviata, feltri, casa montecarlo
mercoledì 27 ottobre 2010
Capezzone e la libertà di stampa
Chi ha tirato il pugno a Capezzone è un emerito violento imbecille come sono imbecilli i violenti che sfogano la rabbia in tal maniera, due volte colpevoli. Premesso questo è passato in secondo piano da dove Capezzone arrivasse: era appena stato a quel convegno sulla libertà di stampa di cui avevo parlato ironicamete sabato scorso.
Ci fu un tempo in cui molti ebbero sulla bocca lo slogan "Sarà una risata che vi seppellirà" che a Milano divenne anche "Sarà un risotto che vi seppellirà". Purtroppo né la risata né il risotto lì ha (ancora) seppelliti.
Però si potrebbe ricominciare a ridere. E così ieri la scena al posto di un truculento pugno avrebbe potuto essere di gente danzante attorno al Capezzone e cantilenante "Libertà di stampa? Ah, ah, ah. Libertà di stampa? Oh, oh, oh. Libertà di stampa? Ih, ih, ih."
Non so se ne avessero parlato i giornali e le televisioni, di certo ci si sarebbe divertiti e si sarebbe fatto incazzare di brutto il mercenario portavoce del Pdl. E cosa da non sottovalutare ci si sarebbe anche guadagnati la complice simpatia di molte persone.
Aggiunta 14.38
Grazie Franco per la tempestività.
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martedì 26 ottobre 2010
Scudo reiterabile e anche estensibile
Ormai lo sappiamo tutti che lui proprio non ne voleva sapere. Sono stati quei paurosi dei suoi marescialli ad avergli appioppato sul groppone questo scudo per difenderlo dalle frecce avvelenate di quei comunistacci di giudici, che il diavolo se li porti. Ma che scudo è se alla prima bordata si affloscia e diventa un colabrodo?
Come dice Frattini, che forse sarà promosso aiutante di battaglia, deve essere reiterabile e automatico, in pratica una corazza di acciaio svedese da 270 millimetri, un po' pesantuccia vero ma invulnerabile una volta per tutte, cribbio.
E visto che ormai si è in ballo bisogna ballare, affettuosamente coreografati dal diretto interessato che se ne sta a bordo pista a dirigere le danze. E quindi perché non fornire di questi scudi così utili anche i parenti, per carità solo a quelli stretti, che verrebbero comodi proprio adesso al fratello Paolo e al figlio Piersilvio, ché anche con loro se la prendono, maledetti. Sarebbe uno scudo estensibile, reiterabile ed estensibile.
Ma suvvia, tagliamo definitivamente la testa al toro. Non sia mai che la progenie di Berlusconi abbia a trovarsi un giorno indifesa in mezzo alle insidie di leggi inique. E quindi per diritto divino che questo scudo diventi ereditario, che venga trasmesso ai discendenti come si fa con le ville e tutto il resto.
Sarebbe la chiusura del cerchio. Scudo reiterabile, estensibile, trasmissibile.
Forse non previsto dalla nostra Carta costituzionale, ma per il prestidigiatore Ghedini sarà un giochetto far vedere lucciole per lanterne a quei rimbambiti della Consulta. Il capolavoro per chiudere la sua onorata e redditizia carriera.
Come dice Frattini, che forse sarà promosso aiutante di battaglia, deve essere reiterabile e automatico, in pratica una corazza di acciaio svedese da 270 millimetri, un po' pesantuccia vero ma invulnerabile una volta per tutte, cribbio.
E visto che ormai si è in ballo bisogna ballare, affettuosamente coreografati dal diretto interessato che se ne sta a bordo pista a dirigere le danze. E quindi perché non fornire di questi scudi così utili anche i parenti, per carità solo a quelli stretti, che verrebbero comodi proprio adesso al fratello Paolo e al figlio Piersilvio, ché anche con loro se la prendono, maledetti. Sarebbe uno scudo estensibile, reiterabile ed estensibile.
Ma suvvia, tagliamo definitivamente la testa al toro. Non sia mai che la progenie di Berlusconi abbia a trovarsi un giorno indifesa in mezzo alle insidie di leggi inique. E quindi per diritto divino che questo scudo diventi ereditario, che venga trasmesso ai discendenti come si fa con le ville e tutto il resto.
Sarebbe la chiusura del cerchio. Scudo reiterabile, estensibile, trasmissibile.
Forse non previsto dalla nostra Carta costituzionale, ma per il prestidigiatore Ghedini sarà un giochetto far vedere lucciole per lanterne a quei rimbambiti della Consulta. Il capolavoro per chiudere la sua onorata e redditizia carriera.
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lunedì 25 ottobre 2010
Milano, cena fascista al circolo ufficiali in ricordo della marcia su Roma
Adesso che la notizia, che doveva rimanere riservata, è venuta alla luce l'ufficio stampa del comando militare smentisce. Ma come si fa a smentire se erano già partiti gli inviti che vedete sopra con tanto di piantina, e dell'ora e del giorno?
Era dunque stato organizzato un pranzo dall’Ordine dell’Aquila romana per ricordare l’anniversario della Marcia su Roma nei saloni affrescati del prestigioso palazzo Cusani, nel cuore di Brera, sede del Circolo ufficiali e del Comando militare dell’Esercito in Lombardia.
A chiamare a raccolta iscritti e simpatizzanti milanesi di quello che fu un ordine cavalleresco del Regno d’Italia e della Repubblica sociale italiana - divenuto poi «patrimonio storicoaraldico della famiglia Mussolini» - era un nipote del Duce, Guido Mussolini. Che nell’occasione «presenzierà - in veste di presidente - alla cerimonia di investitura di nuovi cavalieri, promozioni e assegnazione di medaglie al merito».
Nell’elenco dei "cavalieri" e dei "grandi ufficiali" figura anche il sottotenente Alberto La Russa, figlio di Romano (segretario provinciale del Pdl e assessore regionale) e nipote di Ignazio, ministro della Difesa. Buona razza non mente.
E allora faccio peccato a pensare che il bravo zio abbia messo una buona parolina nell'orecchio di qualche generale per concedere la disponibilità dei prestigiosi locali?
Milano, via Brera 15 - Palazzo Cusani, sede del Comando militare dell’Esercito in Lombardia.
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domenica 24 ottobre 2010
I primi ottomila libri di Pulcinoelefante, un piccolo grande editore
Dire che ieri pomeriggio la libreria "Il mondo offeso" in corso Garibaldi qui a Milano era strapiena è riduttivo perché altra gente era assiepata nell'androne e capannelli guardavano all'interno dalle finestre nel cortile.
Una festa meritata tutta, per Alberto Casiraghy e per il suo Pulcinoelefante arrivato all'ottomillesimo titolo con un libretto di Emilio Isgrò.
Ogni volume è un esemplare unico in quanto contiene un disegno originale, le pagine sono soltanto otto, stampate ancora con i caratteri a piombo su carta di cotone, tiratura sulle trenta copie. E quando lo prendi in mano puoi sentire al tatto l'incavo delle lettere impresse e quindi la fisicità palpabile delle parole. Altroché ebook.
Più di mille sono le edizioni dedicate ad Alda Merini, ma Alberto ha stampato per autori e artisti notissimi sia a livello nazionale che mondiale. Poeti come Loi o Erba, artisti come Cattelan e poi Ginsberg, Ferlinghetti, Gadda, Baj, Pontiggia, Nespoli, Penna, Munari, Pasolini.
È quasi destino che ci incontriamo in queste occasioni. Ci eravamo visti al castello del Roccolo per i 25 anni di Pulcinoelefante e ieri gli ho dato alcune foto che avevo scattato in quella occasione. Ha molto gradito e si è quasi commosso al vedere quella in cui è ritratto assieme a Nico Orengo.
Andrò a trovarlo quanto prima nella sua casa-officina a Osnago. Forse farà un risotto, di sicuro mi sparerà qualcuno dei suoi aforismi fulminanti e di certo mi racconterà qualche aneddoto sconosciuto su qualche autore conosciutissimo che sarebbe manna deliziosa per qualunque giornalista.
Una festa meritata tutta, per Alberto Casiraghy e per il suo Pulcinoelefante arrivato all'ottomillesimo titolo con un libretto di Emilio Isgrò.
Ogni volume è un esemplare unico in quanto contiene un disegno originale, le pagine sono soltanto otto, stampate ancora con i caratteri a piombo su carta di cotone, tiratura sulle trenta copie. E quando lo prendi in mano puoi sentire al tatto l'incavo delle lettere impresse e quindi la fisicità palpabile delle parole. Altroché ebook.
Più di mille sono le edizioni dedicate ad Alda Merini, ma Alberto ha stampato per autori e artisti notissimi sia a livello nazionale che mondiale. Poeti come Loi o Erba, artisti come Cattelan e poi Ginsberg, Ferlinghetti, Gadda, Baj, Pontiggia, Nespoli, Penna, Munari, Pasolini.
È quasi destino che ci incontriamo in queste occasioni. Ci eravamo visti al castello del Roccolo per i 25 anni di Pulcinoelefante e ieri gli ho dato alcune foto che avevo scattato in quella occasione. Ha molto gradito e si è quasi commosso al vedere quella in cui è ritratto assieme a Nico Orengo.
Andrò a trovarlo quanto prima nella sua casa-officina a Osnago. Forse farà un risotto, di sicuro mi sparerà qualcuno dei suoi aforismi fulminanti e di certo mi racconterà qualche aneddoto sconosciuto su qualche autore conosciutissimo che sarebbe manna deliziosa per qualunque giornalista.
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