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sabato 6 giugno 2009

La sua ultima gioia fu un uliveto

Nico Orengo ai giardini Hanbury
Nico Orengo, giardini Hanbury, 3 luglio 2004

Mercoledì Nico, presenti i soli familiari e gli amici più cari, è stato sepolto nel piccolo cimitero dei Ciotti, lassù a strapiombo su quel mare che aveva tanto amato.

Riporto questo ricordo di Giuseppe Conte, tratto dal numero uscito stamattina di Tuttolibri. Se volete scaricare la pagina cliccate sull'anteprima. Io non ho ancora l'animo giusto per scrivere qualcosa.

Quando lo incontrai per la prima volta, tanti anni fa, Nico Orengo mi affascinò per come si divideva tra un rigore intellettuale torinese, alla Calvino, e una grazia incantata tutta sua, aristocratica e apparentemente svagata. Era un poeta, e la Liguria, l'estremo lembo della Riviera di Ponente, era la sua innamorata da lontano. E da vicino. Perché qui si sentiva a casa, tra i saraghi della costa e il coniglio con le olive dell'entroterra. Mi sembrerebbe improprio parlare soltanto di leggerezza per Nico: le sue bellissime Cartoline di mare, per esempio, rimarranno a testimoniare anche un forte impegno etico a favore della natura, del paesaggio, e dunque dell'uomo. L'ultima volta che l'ho sentito al telefono, mi ha detto che aveva comperato un uliveto e che avrebbe fatto l'olio. Ci resterà l'olio dorato delle sue parole. Che il suo spirito riposi al frusciare delle foglie di quegli antichi alberi tanto amati.
Giuseppe Conte


Tuttolibri - Ricordo di Nico Orengo

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7 commenti:

  1. Sebastiano Contrario7/6/09 00:09

    Chi muore giace e chi vive si dà pace, ma soprattutto erige in memoria dello scomparso compiacenti e compunti cenotafi, insinceri e retorici, enfatici e magniloquenti, falsamente indulgenti e idealisti.
    Il buonanima spesso era invece una persona piena di vizi, difetti, debolezze, depravazioni e magagne come tutti noi comuni mortali, del resto.
    I grandi scrittori sono persone che, pur dotate di strumenti particolari e spesso irriproducibili, ci lasciano in eredità la grandezza delle loro opere ma purtroppo, per chi li ha conosciuti, anche il ricordo delle loro meschinità, bassezze e umanissimi difetti.
    Oggi (rim)piangiamo lo scrittore, l'intellettuale, il critico, il pensatore. Perchè continuare con insistente e sconfortante pervicacia a costringerci a confrontarci anche con il ricordo dell'uomo e della sua dimensione quotidiana e terrena?

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  2. Quando si muore le bassezze svaniscono mentre le grandezze rimangono, anzi diventano ancora più grandi.
    Orengo adesso è da centellinare nelle opere che ha scritto e non da rimembrare per i suoi scazzi, che tutti abbiamo, peraltro, il più delle volte senza grandezza alcuna da lasciare ai posteri.

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  3. Peppino Ghiringhelli, della milanese Galleria del Milione, consigliava tanti anni fa ai critici d'arte di non incontrare i pittori, perché avrebbero potuto restare grandemente delusi.
    L'idea - forse di matrice crociana? - che un grande artista (scrittore, pittore, musicista...) debba essere anche un grande uomo è però fuori luogo. L'arte comporta spesso una certa qual dose di narcisismo, che non suole certo essere d'aiuto nei rapporti interpersonali. Va da sé, però, che nell'attuale grande circo italiano chi ha velleità narcisistiche fa tutt'altre cose - dallo spettacolo, magari ad argomento più o meno culturale, alla politica (si veda la gamma di soggetti che va da Meluzzi a Capezzone...) - che non dedicarsi all'arte.
    Tutti abbiamo le nostre spinosità caratteriali e i nostri difetti.
    Nico sapeva fissare certi paesaggi e situazioni in modo mirabile. E sapeva affrontare battaglie per cause assolutamente condivisibili.
    Come persona, certo, aveva le sue umoralità e i suoi atteggiamenti "da marchesino" (d'altronde, purtroppo, si è quel che si è educati ad essere...), ma sapeva anche commuoversi e dimostrare affetto o gratitudine. Era una persona, non un'icona.
    Rimpiangiamo lo scrittore, l'artista, certo, ma anche l'uomo, nella sua assolutamente quotidiana umanità. Quella di ognuno di noi, sì, che però non siamo artisti...

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  4. "Ce toit tranquille, où marchant des colombes,
    entre le pin palpite,entre les tombes;
    midi le juste y compose de feux
    la mer,la mer toujours recommencée!
    O récompense après une pensée
    qu'un long regard sur le calme des dieux!"

    "Quel tetto quieto corso da colombe
    palpita di tra i pini, tra le tombe;
    meriggio il giusto vi compone in fiamma
    il mare,il mare ad ogni ora primiero!
    O ricompensa, a chiusa di un pensiero
    un lungo sguardo alla divina calma!"

    Paul Valèry, Il Cimitero marino

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  5. gian paolo9/6/09 09:49

    Foto commovente.
    Ciao Orengo!

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  6. Conobbi Nico Orengo in questa maniera qui.
    Andai ad Alba così, per farmi una viaggetto, una domenica. Arrivata nel centro vi era una grande libreria, entrai, cercai qualche libro di-su Beppe Fenoglio. Non ce l'avevano. Rimasi allibita.
    In quel periodo avevo letto L'intagliatore di noccioli di pesca e mi piacque. Come mia consuetudine, quando un libro mi piace, cerco di farlo sapere all'autore così, per dargli una soddisfazione, penso che possa far piacere ad uno scrittore sapere da chi l'ha letto se uno dei suoi libri gli è piaciuto.
    Approfondimmo la conoscenza, tutta rigorosamente per iscritto, gli dissi di questa cosa di Alba, priva di libri di Fenoglio, mi fece fare un trafiletto su questa cosa. Me la fece pubblicare su La Stampa. Questo per me è stato motivo di grande orgoglio.
    Poi un giorno mi scrisse dicendo "vada a vedersi i giardini Hanbury".
    Li ho visti per la prima volta due mesi fa circa.
    Se so che esistono è grazie a lui.

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  7. Grazie molte Davidia della tua testimonianza. Ci siamo un po' persi di vista in questi ultimi tempi.

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