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martedì 25 marzo 2008

Marino Magliani - Quella notte a Dolcedo

Marino MaglianiC'è un filo che lega gli uffici della Stasi (la polizia segreta della Germania dell'Est) a un piccolo paese sopra Dolcedo nella Liguria occidentale. Lasco per decenni questo filo si tende quando Hans Lotle, pensionato di fresco, chiede il visto per l'espatrio. Il tenente Günter Kobel che questo visto dovrebbe concedergli ha un dossier su di lui e su quello che era successo una notte dell'estate del 1944 quando Hans, soldato delle truppe di occupazione in Italia, partecipò al massacro della famiglia dei Droneri. Su quel dossier però non c'è un fatto che solo lui e il suo capitano conoscevano.

Hans lascia dunque Berlino e si stabilisce nel piccolo paese. Situazione molto precaria la sua. Abita in mezzo ai rovi in una baracca di fortuna e vive di duri lavori che gli procura Manfred un membro della numerosa comunità tedesca che si è stabilita nella zona.

Al paese è da poco ritornata Lori, una trentenne inquieta e girovaga, che instaura con Hans incontri fugaci ma vibranti. Che sia lei il tassello mancante per scoprire il segreto che l'anziano tedesco, ritornato sui luoghi dopo più di quarant'anni, cerca di scoprire?
Quella notte a Dolcedo, dal 6 marzo nelle librerie.

La narrazione ora ha il ritmo del thrilling, ora si smorza nel ricordo nostalgico di quelle terre a cui Magliani è attaccato come il muschio alla roccia. E questo lascia un po' disorientato il lettore che magari si aspetterebbe un crescendo di suspense in attesa del botto finale. Che c'è, nelle ultime pagine, e che non so, nonostante il disclaimer d'obbligo (ogni riferimento a persone e fatti eccetera), se sia ispirato da una storia veramente accaduta.

La trama viene intessuta mano a mano da Hans, metodico, ordinato, modesto, ma l'ordito rado e irregolare irrompe nella tela ad opera di Lori, enigmatica, evasiva, sgamata. Sono le due anime contrastanti e in osmosi dell'Autore, al quale, sabato prossimo, quando lo incontrerò a Ventimiglia, chiederò spiegazioni.

Nella foto Marino Magliani nella sua casa a Prelà dove andai a trovarlo la scorsa estate.
Quella notte a Dolcedo di Marino Magliani, fantasia o storia vera?

Marino Magliani - Quella notte a Dolcedo


Marino Magliani

Quella notte a Dolcedo

Longanesi


10 commenti:

  1. Pensa che io vivevo ai Piani di IM e conosco bene Prelà.. la comunità forse è quella di mulino martino??

    Comunque.. mi sono permesso di inviatrti ad un giochino, lo trovi sul mio blog, saluti Gian Luca

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  2. ho già segnato questo libro, mi sa che l'aveva recensito un altro tuo conterraneo

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  3. C'è anche un bel film "Le vite degli altri" che consiglio di vedere per chi vuole approfondire un po' i metodi che usava la Stasi e quei periodi.
    Il libro me lo segno, magari lo leggerò.

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  4. Sì, un film molto bello. L'ho visto non da molto.

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  5. Achille Maccapani25/3/08 18:39

    Ne avevamo parlato, a proposito dell'assonanza tra "Quella notte a Dolcedo" e "Le vite degli altri", anche su Imperiaparla. Un leitmotiv che ricorre, a quanto pare...

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  6. Mi sembra un'altra interessante segnalazione Al.
    Lo leggerò.
    grazie!

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  7. @Zefirina: fui io a parlarne. Il mondo è piccolo.
    @Achille: è piccolissimo ;)
    @mek2.k: accidenti, stavi a due km da casa mia!
    @Alberto: forse ci sarò così sarà la volta che ci sonosciamo.

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  8. Ed
    Speriamo sia la volta buona.

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  9. grazie a tutti, di tutto
    marino
    e a presto Alberto.

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  10. un libro affascinante, che non si può raccontare a chi non l'ha letto perchè sarebbe delittuoso anticipare alcuni elementi importanti per la loro tragicità.
    Un libro sull'animo umano in cui la splendida capacità narrativa e descrittiva di Marino Magliani ci conduce a scavare con fatica insieme al protagonista, per portare alla luce il passato, sia esso un bulbo, un osso di mammut, una colpa o una scomoda verità.
    Accanto al vecchio Hans l'autore ha poi descritto una splendida figura di fanciulla, una perla all'interno del racconto.
    Ancora un bel libro di Liguria, ma non solo, percorso dallo sguardo di una bambina scampata alla strage. E che mi ha regalato lo sguardo di mia madre, bambina di 7 anni, presente - proprio in quel 44 raccontato nel libro - sul luogo della strage del Santuario di N.S. dell'Acquasanta a Montalto. Per questo il mio personale e pubblico GRAZIE a Marino per la sua delicata forza di narratore.

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