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sabato 28 giugno 2008

Francesco Petrarca

Chiare, fresche et dolci acque

Chiare, fresche et dolci acque,
ove le belle membra
pose colei che sola a me par donna;
gentil ramo ove piacque
(con sospir' mi rimembra)
a lei di fare al bel fiancho colonna;
herba et fior' che la gonna
leggiadra ricoverse
co l'angelico seno;
aere sacro, sereno,
ove Amor co' begli occhi il cor m'aperse:
date udïenza insieme
a le dolenti mie parole extreme.

S'egli è pur mio destino
e 'l cielo in ciò s'adopra,
ch'Amor quest'occhi lagrimando chiuda,
qualche gratia il meschino
corpo fra voi ricopra,
et torni l'alma al proprio albergo ignuda.
La morte fia men cruda
se questa spene porto
a quel dubbioso passo:
ché lo spirito lasso
non poria mai in piú riposato porto
né in piú tranquilla fossa
fuggir la carne travagliata et l'ossa.

Tempo verrà anchor forse
ch'a l'usato soggiorno
torni la fera bella et mansüeta,
et là 'v'ella mi scorse
nel benedetto giorno,
volga la vista disïosa et lieta,
cercandomi; et, o pietà!,
già terra in fra le pietre
vedendo, Amor l'inspiri
in guisa che sospiri
sí dolcemente che mercé m'impetre,
et faccia forza al cielo,
asciugandosi gli occhi col bel velo.

Da' be' rami scendea
(dolce ne la memoria)
una pioggia di fior' sovra 'l suo grembo;
et ella si sedea
humile in tanta gloria,
coverta già de l'amoroso nembo.
Qual fior cadea sul lembo,
qual su le treccie bionde,
ch'oro forbito et perle
eran quel dí a vederle;
qual si posava in terra, et qual su l'onde;
qual con un vago errore
girando parea dir: - Qui regna Amore. -

Quante volte diss'io
allor pien di spavento:
Costei per fermo nacque in paradiso.
Cosí carco d'oblio
il divin portamento
e 'l volto e le parole e 'l dolce riso
m'aveano, et sí diviso
da l'imagine vera,
ch'i' dicea sospirando:
Qui come venn'io, o quando?;
credendo d'esser in ciel, non là dov'era.
Da indi in qua mi piace
questa herba sí, ch'altrove non ò pace.

Se tu avessi ornamenti quant'ài voglia,
poresti arditamente
uscir del boscho, et gir in fra la gente.


Francesco Petrarca
Arezzo 1304
Arquà Petrarca 1374


8 commenti:

  1. Ah..,la donna angelicata,leggiadra musa ispiratrice, etereo tramite tra l'uomo e dio,oggetto di venerazione e amor cortese... che purezza e splendore in questi versi, che ammirazione per la donna... mi vien voglia di tornare a Fontaine de Vaucluse.
    Due secoli più tardi però, capovolgimento di fronte: è diventata strega,infido serpente che fa commercio col demonio...

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  2. e 'l naufragar m'è dolce in questo mare :)

    un buon fine settimana

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  3. Torquemada28/6/08 20:44

    Ha messo questa poesia oggi perché hai letto la pagina 39 del Corriere della sera?

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  4. Sono sconvolto dal caldo e Petrarca, in queste circostanze, non lo sopporto. Oggi è una giornata NO. Siamo andati per impollinare il Dapne Gnidium e mi sono dato un colpo di picco su un dito. A Silla vorrei dire che prima di organizzare sotto La Rocca potremmo vederci alla Molinella. Due code dovrebbero esserci.

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  5. @ fuin: come no. Ormai si va per la Maddalena.

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  6. @filo: strega angelicata, in medio stat virtus...
    @alberto: ristrutturazioni nel blog?

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  7. silla
    Il post che ho appena pubblicato spiega.

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