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martedì 20 gennaio 2009

Israele parli con Hamas

David GrossmanCome le volpi del racconto biblico di Sansone, legate per la coda a un'unica torcia in fiamme, così noi e i palestinesi ci trasciniamo l'un l'altro, malgrado la disparità delle nostre forze. E anche quando tentiamo di staccarci non facciamo che attizzare il fuoco di chi è legato a noi - il nostro doppio, la nostra tragedia - e il fuoco che brucia noi stessi. Per questo, in mezzo all'esaltazione nazionalista che travolge oggi Israele, non guasterebbe ricordare che anche quest'ultima operazione a Gaza, in fin dei conti, non è che una tappa lungo un cammino di violenza e di odio in cui talvolta si vince e talaltra si perde ma che, in ultimo, ci condurrà alla rovina.
[...]
Arriverà il giorno in cui cercheremo di curare le ferite che abbiamo procurato oggi. Ma quel giorno arriverà davvero se non capiremo che la forza militare non può essere lo strumento con cui spianare la nostra strada dinanzi al popolo arabo? Arriverà se non assimileremo il significato della responsabilità che gli articolati legami e i rapporti che avevamo in passato, e che avremo in futuro, con i palestinesi della Cisgiordania, della striscia di Gaza, della Galilea, ci impongono?
[...]
Parlare con i palestinesi. Questa deve essere la conclusione di quest'ultimo round di violenza. Parlare anche con chi non riconosce il nostro diritto di vivere qui. Anziché ignorare Hamas faremmo bene a sfruttare la realtà che si è creata per intavolare subito un dialogo, per raggiungere un accordo con tutto il popolo palestinese. Parlare per capire che la realtà non è soltanto quella dei racconti a tenuta stagna che noi e i palestinesi ripetiamo a noi stessi da generazioni. Racconti nei quali siamo imprigionati e di cui una parte non indifferente è costituita da fantasie, da desideri, da incubi.
[...]
Parlare, perché ciò che è avvenuto nelle ultime settimane nella striscia di Gaza ci pone davanti a uno specchio nel quale si riflette un volto per il quale, se lo guardassimo dall'esterno o se fosse quello di un altro popolo, proveremmo orrore. Capiremmo che la nostra vittoria non è una vera vittoria, che la guerra di Gaza non ha curato la ferita che avevamo disperatamente bisogno di medicare. Al contrario, ha rivelato ancor più i nostri errori di rotta, tragici e ripetuti, e la profondità della trappola in cui siamo imprigionati.

David Grossman


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22 commenti:

  1. E'tempo di pace. ma davvero..

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  2. Cinque anni fa sono andato a far visita al campo di Dacau ma non sono riuscito a parlare con nessuno.

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  3. Magari lo stessero ascoltare.

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  4. gian paolo20/1/09 15:36

    "Chapeau!"
    Con la guerra non si costruisce la pace, ma solo odio e rancore che si perpetrano per generazioni...

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  5. Purtroppo a fronte di discorsi saggi come questo ce ne sono altri che mi spaventano parecchio http://tinyurl.com/7h7el6 :-(

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  6. anche io ho provato a rimandare all'articolo ma non ci sono riuscita, comunque l'ho letto ma chissà se lo staranno ascoltare, invece mia figlia mi ha detto che un altro dei miei scrittori israeliani preferiti Yehoshua a proposito degli attacchi israeliani a Gaza ha detto:
    "uccidiamo i loro bambini oggi per salvarne tanti domani"...

    non riuscirò più a leggere niente di suo

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  7. Grazie Giulio per il link. Parole ben diverse da quelle di Grossman.

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  8. Credo che più che parlare con Hamas, Israele continuerà a sparlare di Hamas.

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  9. Evitare le guerre significa solo ed esclusivamente incontrarsi col dialogo.
    Chissà se sarà possibile, speriamo.

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  10. Io credo che di queste guerre siamo tutti stanchi, solo che qualcuno ci vede troppo un business e perciò........... è inutile continuare. Un saluto grosso da Sabrina

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  11. Se a parlare è uno come Grossman io mi chiedo e lo chiederei anche
    a chi è alla guida di quei due stati se ne avessi le possibilità, possibile che nella loro testa non vuole entrare una logica così evidente.
    Prima che vi distruggiate entrambi, fermatevi e dialogate sempre ed anche oltre.

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  12. johnnyf.i.v.20/1/09 21:48

    La strada del dialogo e' la piu' stretta,in salita e piena di buche,ma e' l'unica percorribile per non cadere nel baratro della guerra.Ma chi si prendera' a cuore la causa di un popolo senza terra,che vive nei campi profughi?

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  13. "Come abbiamo visto nella storia del Medio Oriente, l'esclusione di una o più parti dal dialogo può avere conseguenze disastrose, il cui risultato è addirittura il terrorismo. L'inclusione nel dialogo di tutte le parti in gioco, sia nell'ambito della politica internazionale, sia in quello della coscienza individuale, non garantisce l'armonia perfetta, ma crea le condizioni necessarie per la cooperazione."

    "La cultura favorisce i contatti fra le persone e le avvicina, promuovendo la tolleranza. E' per questo che Edward Said ed io abbiamo dato vita al progetto del West-Eastern Divan con l'intento di riunire musicisti provenienti da Israele, dalla Palestina e da altri paesi arabi, per fare musica insieme, e poi per fondare un'orchestra."

    "Durante il workshop avevamo intenzione di aprire un dialogo, di fare ognuno un passo avanti per cercare un terreno comune fra persone estranee. Con emozione osservammo cosa accadde quando un musicista arabo si trovò a dividere il leggio con un musicista israeliano: entrambi cercavano di suonare la stessa nota con la stessa dinamica, la stessa arcata, lo stesso suono, la stessa espressione."

    Daniel Baremboim
    "La musica sveglia il tempo"
    Ed. Feltrinelli

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  14. Volete la pace ? A quale prezzo ? Volete che vincano gli arabi ? Volete che vincano gli israeliani ? E' questa la pace ?

    Vi dico cosa accadrà se ci sarà questa pace. Se vince Israele, grazie alle sue tecnologie ed alle risorse minerarie del Medio Oriente, diventerà la potenza militare egemone dell'emisfero settentrionale e ci terrà lo stivale sul collo. Se vincono gli arabi e ributtano a mare gli ebrei, entreranno galvanizzati in una fase di parossismo espansionistico paragonabile all'Egira o alla crescita dell'impero turco. E per noi saranno tempi durissimi.

    Dobbiamo, come Europei, sperare che israeliani ed arabi restino ancora per anni in stallo, fronteggiandosi e dandosele di santa ragione. Almeno fino a quando non avremo ritrovato fiducia in noi stessi e ci saremo messi in condizione di non dover temere nessuno.

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  15. Grazie molte Maria Rosaria per la citazione

    Nel 1999 Daniel Barenboim e l’intellettuale palestinese Edward Said, scrittore e professore di letteratura comparata, fondano il workshop “West-Eastern Divan”, che ogni estate invita giovani musicisti d’Israele e dei Paesi Arabi a lavorare insieme in orchestra.
    Attraverso la comune esperienza musicale, il Workshop intende creare un dialogo tra le diverse culture del vicino Oriente. Dagli inizi, collaborano al Progetto, in qualità di insegnanti, musicisti della Staatskapelle di Berlino.
    Nell’estate 2005 la West-Eastern Divan Orchestra ha tenuto a Ramallah (Palestina) un concerto di significato storico, trasmesso dalla televisione e registrato su DVD.
    Da qualche tempo Barenboim ha avviato un progetto per l’educazione musicale nei territori palestinesi, che comprende la fondazione di un asilo musicale e l’istituzione di un’orchestra giovanile palestinese.
    Nel 2002 Barenboim e Said sono stati premiati a Oviedo (Spagna) con il prestigioso “Príncipe de Asturias”, quale riconoscimento del loro impegno per la pace.

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  16. Le persone "pacifiste" (quelle vere) dall'una e dall'altra parte hanno sempre avuto relativamente poca voce in capitolo, quindi ho paura che anche questo appello cadrà nel vuoto. Non dimentichiamo che questa e' una "guerra" iniziata ben prima del 1948 ben prima della nascita di uno stato ebraico in palestina.Questa e' una battaglia che per il momento vede contrapposti hamas ed un governo israeliano "relativamente giovani" e si da che i "giovani" hanno voglia di darsele di santa ragione quando sono divisi in tutto...

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  17. Solo il dialogo può portare a lavorare per la giustizia, e cioè per la pace, perchè senza giustizia non c'è pace. Il problema è che forse siamo già andato troppo avanti. Se non si ferma ora questa follia, le generazioni di bambini che non hanno mai conosciuto la pace non riusciranno a lavorare per ottenerla. E le persone come Anonimo, che ancora pensano in termini di "vincere", "arabi contro ebrei" e simili assurdità, quelli che pensano ancora all'Europa come a una cittadella da difendere col sangue, avranno delle amare sorprese.

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  18. Ciao Alberto volevo augurrti una dolce giornata.

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  19. Buona giornata anche a te Frufrupina

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  20. Grande articolo quello di Grossman,
    sono andata a leggere anche al link segnalato da Giulio: sì, ben diverso... che non lascia nemmeno speranze.
    g

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  21. parlare? in che lingua? già lì è un casino! grossamn non avrà mai indietro su figlio e questo è un fatto che RIMANE, per lui e per tutte le vittime delle guerre. suggerisco un commento musicale: manic street preachers "your children will be next ascoltatelo" ciau

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