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giovedì 26 febbraio 2009

Guarire dalla cura

Charcot
Pierre André Brouillet, Lezione clinica con il dottor Charcot alla Salpêtrière, 1887 (part.)

Qualche tempo fa ricevetti una mail da Riccardo Cepach di Trieste. Stava scrivendo un libro su Italo Svevo e contemporaneamente stava girando un video sullo stesso argomento. Aveva visto su questo blog delle foto uniche, non altrimenti reperibili, e mi chiedeva se potevo fargliele avere ad alta risoluzione (vi consiglio di guardarle). Cosa che prontamente feci.

Un po' di giorni fa mi è arrivato il libro e il DVD. Lavoro pregevolissimo e molto documentato, anche nelle immagini ben riprodotte, questo "Guarire dalla cura - Italo Svevo e i medici" che ripercorre la storia della psichiatria nella sua accezione più ampia che viaggia parallela alla vita dello scrittore.

Chirurghi, elettrofisiologi, omeopati, flebotomi, docenti illustri e semplici medici condotti, acconciaossa, ciarlatani, praticoni d'ogni sorta, apprendisti stregoni. Padri nobili e ignobili delle terapie e delle pratiche igieniche che oggi ancora seguiamo e pratichiamo. I medici che affollano le pagine di Svevo raramente sono visti con benevolenza. Sono i rappresentanti bistrattati di una scienza che "non guarisce mai" e. alla fine fa sempre fiasco.

Per me, dulcis in fundo, ho avuto la gradita sorpresa di vedere nel video, anch'esso costruito con grande cura e professionalità, un'intervista, fra le altre, all'amico Alberto Cavaglion, che saluto.

Anche se in gioventù certe opere di Freud mi aprirono orizzonti ignoti e stupefacenti ritengo la terapia della psicanalisi molto aleatoria e dai risultati oltremodo incerti. Voi avete qualche idea al proposito?

Guarire dalla cura - Italo Svevo e i medici


Guarire dalla cura

Italo Svevo e i medici

a cura di
Riccardo Cepach


15 commenti:

  1. Rifuggo la psicanalisi come i gatti l'acqua, se proprio vuoi saperlo. Mi pare molto interessante il libro di Riccardo Cepach, lo leggerei davvero volentieri!

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  2. Premesso che faccio tutt'altro mestiere e che non ho una formaziona accademica sulla materia, anch'io ho letto Freud in gioventù, e ritengo che alcuni suoi libri - Psocopatologia della vita quotidiana, L'interpretazione dei sogni, Il motto di spirito, Totem e tabù, L'uomo Mosé e la religione monoteistica... - siano fondamentali per comprendere i meccanismi della mente umana, ed anche quelli della società.
    Freud però prende un abbaglio pensando di ricondurre ogni disturbo nervoso al complesso di Edipo, e soprattutto nel ritenere che solo i borghesi soffrano di nevrosi per le imposizioni (che diventano Superego) delle loro regole sociali, mentre invece i figli del popolo, più "liberi" dal punto di vista sessuale, sono esenti da nevrosi.
    Nulla di più falso, come ha dimostrato invece Alfred Adler (che, oltre ad occuparsi di psicologia, fu tra i fondatori del Partito Socialista Austriaco, preparò il progetto dei Giardini d'Infanzia, ecc.), che ha sviluppato una teoria diversa e (a mio parere) più efficace, per la psicoterapia. Non sto qui ad approfondirla, credo che chi sia interessato alle varie "scuole" ed agli attuali sviluppi delle medesime possa trovare in rete sufficiente materiale...

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  3. ciao alberto grazie del commento!
    io su freud non ho un'idea precisa, non sono esperta di psicanalisi... però come ceg, ho idea che sia sopravvalutato il complesso di edipo!

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  4. Ciao Alberto, trovo il tuo post interessantissimo.
    Adoro tutto quanto riguarda la psicoanalisi.
    Di Freud sono una ammiratrice non esaltata, ma penso che abbia aperto una strada non irrilevante.
    Con errori sicuramente, ai quali in parte ha messo riparo. Un po' in malafede quando si è trattato di difendere la figlia (v. Melanie Klein), ... ma era un padre...

    Comunque complimenti per l'argomento trattato :)
    Ciao,
    Lara

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  5. A volte penso che c'è troppa mente nella psicanalisi e si tralascia il vero sé.
    Mah!
    Rino, dubbioso.

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  6. Freud va inserito nel suo contesto. E' evidente che i suoi studi, anche se basilari, presentino lacune.
    Dal 1905 la psicanalisi ha avuto 'salti' di idee, spesso contraddittorie e Jung ne è la prova (nel suo rapporto con Freud).
    Ciò vuol dire che esiste, secondo me (ma non solo), persino una filosofia della psicanalisi, dove le voci possono contraddirsi o giustificarsi. Tutto ciò può apparire aleatorio, certo, ma non esclude l'esistenza del subconscio

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  7. coscienza critica
    Lungi da me negare l'esistenza dell'inconscio. I miei forti dubbi sono sull'efficacia della terapia freudiana.

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  8. Anche se sono triestino non conosco l'argomento e sto aspettando che il nipote cresca e mi illumini, lo ammetto... :-S

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  9. c.e.g., Veziano e Cavaglion: la nuova frontiera psichiatrica del nuovo millennio. Alberto compreso naturalmente...

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  10. Accanto alla psicanalisi,con tutte le sue derivazioni, oggi si sta facendo strada la "pratica filosofica" che non è una terapia in quanto non crede che dal dolore si possa guarire,ma tenta di dare una risposta al senso della vita se è vero che la sofferenza le è costitutiva. Secondo Umberto Galimberti in "La casa di Psiche" Feltrinelli,Freud intende la sofferenza come una malattia dalla quale si può guarire e non , come per Schopenhauer e prima di lui la cultura greca,una condizione imprescindibile dell'esistenza. Per la tradizione giudaico-cristiana il dolore è la conseguenza di una caduta dovuta a una colpa..in tale visione il dolore è castigo e a un tempo evento purificatore, il dolore non è costitutivo dell'esistenza, ma della colpa dell'esistenza e insieme mezzo del suo riscatto."La pratica filosofica vuole recuperare la saggezza greca e guarda l'uomo non come colpevole (cristianesimo)o malato (psicanalisi), ma in modo più radicale come tragico.Di conseguenza non chiede la salvezza o la guarigione, ma il contenimento del tragico, attraverso le vie della conoscenza, che ci consente di evitare il male evitabile, e della virtù, qui intesa come coraggio di vivere, nonostante tutte le avversità, grazie al governo di sè, secondo misura."
    E' inutile che mi dilunghi, ma la teoria è davvero affascinante!

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  11. Questo post mi ha colpito molto. Affronta talmente tanti nodi che è mi difficile affrontarli in un solo commento. Richiederebbe un ordine mentale ed una chiarezza espositiva che non posseggo.
    La memoria. Personale e collettiva.
    Mi soffermo su questo. La valenza di alcune idee, ed i primi del novecento in questo sono capitolo a parte, è oltre la loro validità e l'interpretazione che delle stesse può essere data.
    Perché sono portatrici di nuove strade, di nuove vie al sapere.
    Questo è, nella memoria personale e collettiva, la psicanalisi.
    Una nuova idea. Il problema è che tutte le scienze che hanno ad oggetto l'uomo, mente o corpo, non sono propriamente "scienze".
    Io penso che la psiche non esista.
    Nel senso che la psiche è un "modello", ovvero una rappresentazione statistica del chimismo cerebrale. Non a caso sempre più, in epoca recente, nuovi strumenti diagnostici hanno reso evidente che dietro alcune malattie mentali, catalogate come disturbi affettivi o disagi psicologici, si nascondono errori metabolici. Ma neanche questo è specchio esatto della realtà. Perchè le emozioni, in un modo non del tutto chiaro incidono sul chimismo cerebrale e dallo stesso sono prodotte. Con concatenazioni ed effetti che hanno troppi parametri soggettivi e personali per essere semplicemente schematizzati. Ma questo è solo un pezzetto di quello che volevo dire.

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  12. La sofferenza è, in qualche modo, connaturata alla vita; da Leopardi ("piacer figlio d'affanno") in su, c'è tutta una scuola di pensiero che ritiene che la sofferenza faccia meglio apprezzare la gioia, così come la fame fa meglio apprezzare il cibo, la stanchezza il riposo.
    Va però detto che se c'è una sofferenza "naturale", che è quella legata alle condizioni fisiche oggettive (e che è quella che sentono anche gli altri animali), c'è una sofferenza "psicologica" che deriva all'essere umano dagli altri esseri umani, sia dal modo in cui questi lo trattano (e qui la psicanalisi può fare poco, perché si tratta comunque di una reazione ad una situazione oggettiva: si vedano i meccanismi dell'universo concentrazionario descritti da Levi, Salamov ecc.), sia dalle ferite che passati trattamenti hanno lasciato in lui (e su queste ferite un trattamento psicologico può fare molto, come la chirurgia sulle ferite fisiche). Tra l'altro, la sofferenza psicologica è non solo inutile, ma decisamente dannosa, perché può avvelenare una quotidianità che, altrimenti, sarebbe del tutto tranquilla. Per questo ogni intervento che la possa alleviare naturalmente (dalla psicoterapia ai fiori di Bach o himalayani o australiani o alaskani) è più che benvenuto.
    Adesso metteranno anche me - assieme a c.e.g., a Paolo Veziano, a Cavaglion e ad Alberto - nella nuova frontiera psichiatrica...

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  13. Freud ha i suoi meriti, e i suoi (molti) limiti. Rispetto a Jung per me è un nano.
    La psicanalisi junghiana è un percorso di ricerca personale che richiede tempo, impegno considerevole e una cultura e preparazione che sempre meno analisti hanno. Oggi i risultati devono arrivare subito, i pazienti devono "funzionare" e la psicologia è ridotta in gran parte a sceienza comportamentale, psicometrica e terapia cognitiva. Non si va in profondità, se non in rari casi, e bisogna poterselo permettere (questo da sempre, il costo è il grande limite della psicanalisi).

    Detto questo, io credo che la psicanalisi sia UNO dei percorsi di conoscenza che uno può fare, non l'unico.

    Ma Freud per favore oggi lasciamolo stare.

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  14. Caro Alberto, sono lieto di aver consciamente gettato un ponte fra l'estremo confine occidentale, la villa Voronoff, e quello orientale, la Trieste sveviana. Un grande affetto mi lega all'uno e all'altro lembo d'Italia. Alla cura Voronoff guardate che Svevo credeva assai più che a Freude, le cui idee, amava ripetere, "non guariscono mai, ma sono un'ottima compagnia quando si corre dietro alle donne". Ottimo insegnamento, a maestri e allievi: per ricordarci che non bisogna mai prendersi troppo sul serio. Un abbraccio affettuoso a tutto il Ponente e in particolar modo al caro amico Alberto Cane
    con affetto
    alberto cavaglion

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  15. Le idee sono nuove quando nel momento in cui escono sono originali e danno un impulso in avanti. In questo senso non si può prescindere da Freud, che cmq ha dato un suo senso alle malattie psichiche staccandole da semplificazioni fisiologiche all'epoca curate in modi non proprio innocui. Va da sè che è comunque solo UNO dei passi in avanti, a cui hanno fatto seguito altri e che ancora oggi il dibattito è aperto a varie interpretazioni. Fondamentalmente mi pare che oggi ci siano due scuole : quella che collega la malattia mentale a questioni prettamente fisiologiche ( cosa molto pericolosa) e quella che ne attribuisce le cause all'ambiente circostante ( troppo limitante). Di fatto, nel dubbio, gli interventi sono ormai prevalentemente farmacologici. Siamo nella società dell'eliminazione dei sintomi per coprire il resto.

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