Pagine

domenica 18 maggio 2008

Itinerari leggendari

itinerari leggendariC'è una Liguria, quella del Ponente, che nasconde segreti e storie antiche. Non è per i turisti dell'ombrellone e la sdraio, del caos e spesso della cafonaggine vacanziera. No. E' per la gente che gira il mondo col desiderio e il piacere della conoscenza. Tante volte vanno a naso, e può capitare, se capita, di scoprire aspetti inaspettati dei luoghi in cui viaggiano. Adesso è uscita questa guida fuori dal comune sulle terre dove sono nato è cresciuto che aiuta, aiuta molto. E' stata presentata ieri nell'ambito della manifestazione "Un mare di... pagine" a Diano Marina.

E' un lavoro che Emanuela Dho ha fatto con la passione di chi vuol bene alla propria terra scarpinando per sentieri poco frequentati e consultando archivi polverosi che conservano la memoria, in parte storica in parte leggendaria, del nostro antichissimo passato. Lo devo ricordare, noi Liguri eravamo preesistenti ai Romani, e devo anche ricordare che non riuscirono mai ad assoggettarci del tutto, anche se di questo atavico orgoglio ben poco rimane.

emanuela dhoE così andando avanti nella lettura del libro scopri che la Maddalena, nelle sue peregrinazioni si sarebbe rifugiata in una grotta delle nostri parti, che gli antenati dell'attuale principe Alberto di Monaco altro non erano che dei pirati, che nell'altro principato, quello di Seborga, fu istituito nel 1118 l'ordine de Templari e via via, storie una più sorprendente dell'altra tutte arricchite da una serie di belle foto esplicative.

Emanuela, all'inizio del libro, ha citato questa frase di Kahlil Gibran, che faccio anche mia
Fate che il vostro spirito avventuroso vi porti sempre ad andare avanti per scoprire il mondo che vi circonda con le sue stranezze e le sue meraviglie. Scoprirlo, per voi, significherà amarlo.

Nella foto, scattata ieri alla presentazione, Emanuela Dho.

20 commenti:

  1. OT
    Grazie Pia per le piante di fragole che mi hai fatto avere. Le ho ritirate e domani le pianto nell'orto.

    RispondiElimina
  2. @alberto: manda una recensione di "Itinerari leggendari" a Seve. Dieci righe, non di più. Le servono per il giornale.

    RispondiElimina
  3. Mi fido del tuo giudizio ,Alberto,
    ma prima di comprare un libro voglio vederlo e sfogliarlo. Si trova in libreria?
    L'argomento è certamente interessante per chi come me fa spesso camminate in montagna e a volte cerca itinerari nuovi,devo dire però che la copertina non mi piace,e se tu non lo avessi recensito non so se lo avrei mai notato,sembra un fantasy.

    RispondiElimina
  4. Sono innamorato della Liguria, mia seconda patria. Anche se io conosco meglio il levante.

    Grazie per questa bella segnalazione, che mi dà lo spunto per qualche escursione "dall'altra parte".

    Un sorriso come vuoi

    Mister X di Comicomix

    RispondiElimina
  5. Il libro mi interessa molto, anche se condivido le perplessità di Filo sulla copertina. É vero che questi itinerari inconsueti (dire "diversi" o "alternativi" comporta una sfumatura leggermente negativa, che non è pertinente) hanno un pregio particolare, e comportano ritmi e sensazioni più a misura d'uomo, almeno per come la vedo io. Altri, per carità, potrebbero pensarla diversamente: ricordo di aver sentito qualcuno che, in TV, rimproverava alle interviste di Enzo Biagi di non avere il ritmo di quelle delle iene... dimenticandosi della profondità, che invece a me pare un valore più importante e che poco si accorda con l'approccio di certe trasmissioni.
    In quest'ottica voglio riportare alcune frasi dell'introduzione di Paolo Rumiz al proprio libro "La leggenda dei monti naviganti", che ben si accordano, credo, anche allo spirito di questa guida ponentina:
    “… Lontano dai luoghi della finzione e del frastuono, ho attraversato a volte una soglia invisibile e scoperto luoghi dello spirito: eremi, fonti, santuari, boschi millenari, a volte semplici toponimi. Soprattutto piccole valli, orientate come antenne paraboliche verso un silenzio planetario. In questi spazi la parola – il logos - sembra riacquistare senso e rigenerarsi come in una cassa armonica. Qui il pensiero si espande naturalmente, e naturalmente incontra il Sacro, se non altro per il bisogno fisico di superare i contrafforti che gli chiudono l'orizzonte. Mi piace pensare che tali luoghi contengano i codici criptati - illeggibili ai barbari - della resistenza all'annientamento, memorie orali antichissime dei princìpi della vita. Senza questi invisibili rifugi, probabilmente la montagna si sarebbe desertificata da tempo. Non è un caso, credo, che nei labirinti della Cappadocia, miracoloso giardino annidato nel cuore roccioso dell'Anatolia, le genti abbiano nutrito per secoli monaci e anacoreti abbarbicati a chiese rupestri, affinché questi garantissero la continuità del mondo con le loro preghiere. Poiché coltivo l'illusione che grazie a questi luoghi il mondo eviterà la catastrofe, ho pensato fosse giusto non svelarli del tutto. In certi casi, mi sono limitato a dare solo vaghe tracce topografiche. In altri, ho depistato il lettore, imbrogliato le carte o taciuto completamente. Non dico, per esempio, dove abita un boscaiolo che parla con le fonti e dove vive un pastore capace di intessere, con una pianta simile alla rafia, mantelli da pioggia identici a quello dell'uomo del Similaun. A ciascuno il suo viaggio, a ciascuno il suo dialogo con la mappa del paese. Che i politici scendano dai loro elicotteri e imparino a camminare, o l'Italia diverrà in breve una terra di locuste e avremo non una, ma mille banlieues di furore. Le periferie bastonate si vendicano, e la montagna è periferia. La Lega Nord, scesa dalle valli, è stata solo il primo segnale di un malessere…”

    RispondiElimina
  6. La copertina è fuorviante. Io, che sono del mestiere, so che la grafica non si può improvvisare.Filo vai da Casella e gli dai uno sguardo.

    RispondiElimina
  7. Complimenti Manù. Salutami i tuoi e quel vecchietto che abita con te.

    RispondiElimina
  8. Peccato, me la sono persa :(

    RispondiElimina
  9. Ho sfogliato il libro di E.Dho e ho constatato una volta di più quanto sia impossibile descrivere e narrare la Liguria a prescindere dalla cultura religiosa che ha permeato e nutrito la storia delle nostre genti.
    Anche il bellissimo post di c.e.g. citando l'introduzione del libro di Paolo Rumiz (che purtroppo non conosco)sottolinea il profondo e ambivalente legame che unisce l'uomo al sacro e lo porta a identificare ed edificare spazi separati dagli altri in quanto carichi di potere, come alberi, sorgenti, monti, e poi, più avanti nella storia, templi, chiese, santuari, luoghi destinati alla sacralità.
    U.Galimberti (Il segreto della domanda-Apogeo) definisce "sacro" una parola indoeuropea che significa "separato" "La sacralità non è una condizione spirituale o morale, ma una qualità che inerisce a ciò che ha relazione e contatto con potenze che l'uomo, non potendo dominare,avverte come superiori a sè, e copme tali attribuibili a una dimensione, in seguito denominata "divina", pensata comunque come separata e altra rispetto al mondo umano."
    L'umanità dunque, prima di temere o di invocare qualsiasi divinità, si è confrontata con il sacro. "Dio, infatti ,nella religione, è arrivato con molto ritardo"(Jung)

    RispondiElimina
  10. Ponentino21/5/08 00:48

    La Liguria di ponente vanta una bibliografia sconfinata, molto più vasta di quanto sia l'amore e l'attenzione che la sua stessa gente riserva al territorio e alla sua memoria storica.
    Nella mia libreria riesco oggi a contare quasi tremila volumi di storia, arte e cultura locale, da Ventimiglia ad Albenga, ammesso che la nostra piccola patria possa avere dei confini delimitati e riconoscibili su una mappa geografica.
    E' mai possibile, e mi sia concesso con tutto il rispetto e la stima per l'opera che Angelo Giudice sta compiendo per far conoscere e valorizzare il nostro territorio, avvalendosi anche dell'opera di stimabilissimi studiosi quali Fulvio Cervini e Alessandro Giacobbe, che ti sia ridotto a dedicare un intero post ad uno dei più brutti prodotti editoriali dedicati alla Liguria occidentale negli ultimi due o tre secoli, anche a prescindere dalla pur inguardabile copertina?
    Apriamo un dibattito: perchè uno come Alberto Cane, che sa che sapore ha la parola Liguria, di che materia è impastata la sua terra, della bellezza ancora nascosta nelle pieghe del suo degrado senza fine, sente l'impellente necessità di propinarci le lodi sperticate di un libriccino piccolo piccolo, giusto uno specchietto per le allodole destinato a turisti superficiali, ignoranti e alla ricerca di qualche frisson esot(er)ico?
    A Filo confesso che da oggi non mi fido più tanto del giudizio di AC...
    Guarda, mi voglio proprio compromettere: scemenze per scemenze, mille volte meglio Ippolito E. Ferrario!!!

    RispondiElimina
  11. Ciao Ponentino, ben tornato!...
    Mi sembri piu' in forma che mai... :)

    RispondiElimina
  12. "Apriamo un dibattito: perchè uno come Alberto Cane, che sa che sapore ha la parola Liguria, di che materia è impastata la sua terra, della bellezza ancora nascosta nelle pieghe del suo degrado senza fine..."
    E apriamolo 'sto dibattito ma non a casa mia per favore, che viene ormai visitata da gente da tutt'Italia e che magari della nostra Liguria non gliene frega più di quel tanto. Ci sarebbe questo posto, che sta riempiendosi di ragnatele, e che forse era stato costruito all'uopo. Bisognerebbe chiedere l'ospitalità ai proprietari...

    RispondiElimina
  13. Ponentino23/5/08 00:06

    Caro Alberto, non comprendo appieno il tuo livore.
    Se io recensisco positivamente un libro sul mio blog, non posso escludere a priori che qualcuno replichi, sostenendo (e argomentando) che quello stesso libro non gli è piaciuto.
    Ciò significa solo che abbiamo diversi gusti, diverse opinioni e diversi orientamenti.
    Io personalmente sono stufo di libri sul ponente ligure che parlano solo o quasi solo dei templari di Seborga o delle streghe di Triora. Queste amenità le lascio volentieri a turisti superficiali o ad editori che su queste futilità costruiscono (è comprensibile) occasioni di vendita e di facile diffusione o a galleristi milanesi annoiati che in queste valli ricercano una seconda patria, una seconda famiglia o semplicemente nuovi orizzonti per il loro sfrenato esibizionismo.
    Per quanto riguarda il libro della Dho, non capisco perchè tu abbia serenamente accettato e perfino condiviso le critiche alla grafica di copertina mentre hai liquidato sprezzantemente delle critiche ai contenuti del libro.
    Ha ragione Filo quando osserva che il filo conduttore (o quantomeno uno dei leit motiv) della storia delle nostre terre è il senso del sacro, la religiosità che ha permeato per secoli e per generazioni i nostri antenati. Come ha scritto un mio caro amico, parlando delle montagne piemontesi, "Non c'è‚ bisogno di essere baciapile per visitare volentieri chiese, monasteri, abbazie, o sostare davanti a un pilone di campagna solitario, una chiesetta smangiata dai secoli. Uno non pensa al Papa, ai vescovi, ai kirieleison, alle encicliche. E non è neanche una questione solo di storia dell'arte. Dietro il bric-a-brac di mattoni, intonaci scrostati, affreschi naif, ex voto, acquasantiere di pietra, santi e Madonne, ci sono le vicende terrene, le storie di generazioni di contadini e montanari che si sono spellati le mani e rotta la schiena lavorando, fidando nel sostanzioso premio del Paradiso. Ci credevano, pregavano, mangiavano di magro quasi tutto l'anno, facevano fioretti. I segni concreti di questa rustica religiosità sono perciò preziosi anche per i miscredenti, che comunque non camminano tra boschi e silenzi senza interrogarsi sul significato di quei bizzarri, incomprensibili fenomeni che sono la vita e la morte."
    I templari, i druidi, Strigoria, la subcultura occitana sono solo esibizioni folkloristiche inventate da proloco fantasiose e associazioni pseudoculturali.
    E per finire (e soprattutto per non invadere troppo "casa tua", ospite peraltro non gradito) permettimi di dichararmi allibito di fronte al fatto che il tenutario di un blog nel quale la maggioranza dei post sono dedicati a tematiche liguri (lo dimostra la statistica degli argomenti che campeggia nella barra laterale destra) rispedisca al mittente un commento perchè ai visitatori della Liguria non gliene frega niente. Scusa ma non capisco, nè prendendo la tua affermazione sul serio nè ricercandovi ironie che non riesco a cogliere.
    Per quanto riguarda invece quello stambugio che si stava riempiendo di ragnatele, sollevo dalla preoccupazione te e l'ufficio d'igiene competente assicurandovi di aver fatto pulizia. Ho lasciato a futura memoria solo quello splendido sovrapporta di Perinaldo che doveva essere il biglietto da visita di una sorta di blog che non era affatto un blog e che cercava semplicemente di raccontare alcuni aspetti poco esplorati della storia e della cultura di questa parte della Liguria. Purtroppo non avevamo preso in considerazione il fatto che ognuno dei nostri articoli ci assorbiva anche più di una settimana di lavoro (senza contare i tempi di revisione, controllo, verifiche bibliografiche e documentarie, condivisione dei contenuti) a differenza della maggior parte dei blog, i cui post nascono al mattino, estemporaneamente, mentre uno si fa le boccacce davanti allo specchio.
    Ora, visto che non devo proprio mendicare l'ospitalità a nessuno, tanto meno al "proprietario" di un blog, tolgo l'incomodo, ti ringrazio di avermi consentito di replicare alla tua tanto tagliente quanto inattesa animosità e ti assicuro che d'ora in poi non disturberò più il manovratore.

    RispondiElimina
  14. sento giusto una "punta" di acredine (e di invidia).... nel commento di cui sopra.

    RispondiElimina
  15. Caro Ponentino,
    forse la mia laconicità può essere stata interpretata male.
    Allora
    1) Ho parlato (lodi sperticate?) di una guida che può essere d'aiuto ai turisti. Già il nome “Itinerari leggendari” parla chiaro, non è un libro di storia anche se l'autrice si è ben documentata e in fondo c'è la bibliografia.
    2) Guarda che l'editore di questa guida è lo stesso di Alessandro Giacobbe, che tu citi, di cui ha pubblicato “Arma di Taggia, Indagine storica su di un borgo marinaro, agricolo, industriale, turistico”. La realtà ha molte facce come vedi, non è solo bianco e nero.
    3)Questo non è un blog ligure nel senso che è pur vero che pubblico spesso cose dalla Liguria, ma sono notizie o curiosità che credo e spero interessino a tutti. Ti ricordi la vicenda degli Occitani? Anche lì, pur essendo una storia che riguardava alcuni paesi della nostra terra si riferiva a una legge nazionale, con storture applicate in altre regioni d'Italia. Dopo 9 post, 461 commenti, interventi diretti dei massimi esperti internazionali della materia, una mail da parte della Provincia che chiedeva chiarimenti, siamo rimasti con meno di un pugno di mosche.
    4)Il blog. E' aperto a tutti e non ci sarebbe nemmeno bisogno di dirlo. Ognuno può dire la propria, e le critiche, come in questo caso, sono le benvenute. Giudichino i lettori il mio "livore". E dicano i tanti amici che mi conoscono di persona se mi hanno mai visto "livido”. C'è gente che va, gente che viene, gente che sparisce, gente che riappare, gente timida che non fa commenti e mi manda le mail. L'unico, sempre presente, è il blogger, in questo caso col suo nome e cognome, che finché si diverte va avanti.

    Sia chiaro che non interverrò più su questo post. Voi potete dire tutto quello che volete.

    RispondiElimina
  16. Vorrei dire a
    @Ponentino: mi dispiace che il blog "Ponente Ligure" abbia chiuso i battenti.
    Proprio grazie alla segnalazione di Alberto qui sopra, sono passata l'altra sera, appena in tempo, a visitare il tuo blog e ho letto con interesse,ma piuttosto in fretta, il post sulle pietre che recano incisioni di simboli religiosi.(Su quel sovraporta avrei detto Briga) Mi ero ripromessa di tornare a rileggere e prendere appunti con più calma, quando oggi, nell'aprire la pagina, trovo ad accogliermi la frase lapidaria:"Spiacente,ma stai cercando qualcosa che non c'è". Sulle prime ho creduto di aver sbagliato a digitare, poi, leggendo il tuo commento sul blog di Alberto, ho capito che il sito è stato chiuso.Mi dispiace, ci sarei tornata volentieri ancora. Mi era parso che il tuo blog, a differenza di altri che si autodefiniscono da soli "tutto l'inutile che cercavi", potesse essere un punto di riferimento autorevole e di diffusione della storia ligure: "tutto l'utile che cercavi".
    Ripensaci.
    Secondo me Alberto non può essere livido di livore,ma vivido di vigore.

    RispondiElimina
  17. Torquemada23/5/08 18:21

    Alberto, ma ti rendi conto cosa hai combinato? Hai fatto chiudere un blog.

    RispondiElimina
  18. Sono di quelle che riappaiono, come dice Alberto, nel senso che quasi tutti i giorni guardo il blog ma è da un po' che non faccio commenti per un mio periodo di pigrizia mentale e non solo. Non son capace a giocare come fa Filo con le parole per esprimere un pensiero, ma dare del livoroso al linguaggio di Alberto? Ma dove, ma quando? Ma va va va...

    RispondiElimina
  19. @ponentino: manovratore ad Alberto? Non c'è offesa peggiore...

    RispondiElimina
  20. La ringrazio per Blog intiresny

    RispondiElimina