Pagine

domenica 21 ottobre 2007

Dal canto gregoriano alla siccità

Eun Ju Anastasia Kim
Eun Ju Anastasia Kim

Oggi, appena mangiato, mi sono avviato a piedi per la mia casetta di campagna avendo nelle testa la voce di Eun Ju Anastasia Kim che avevo sentito ieri nel castello di Apricale dove ero andato subito dopo il pranzo da Pia assieme a Marco Cassini. E me la immaginavo, questa cantante, come la voce solista di un coro di suore dell'anno Mille. Così mi immaginavo Giacomo Baroffio la voce portante di un coro di frati di un'abbazia benedettina.

L'amica paleografa Leandra è invece così, nature
Leandra Sacappaticci
La paleografa Leandra Scappaticci

Poi sono arrivato in campagna. Meli, peri, albicocchi, susini, capperi, cachi, corbezzoli, teribinti, lentischi, biancospini, rose canine, ginestre selvatiche, uva turca, viti qua e là, le poche rimaste dopo un incendio, mandarini, un limone che mi è gelato e devo reinnestare, lavanda, timo, rosmarino, canne, erba luisa, valeriana rossa, e il mio pensiero è scivolato verso la natura che in questo periodo piange forte per la sete: cinque mesi che non piove.

E allora mi sono ricordato, per averlo sentito dire, di certe processioni che in simili frangenti i preti organizzavano per chiedere l'acqua al cielo. Canti gregoriani anche lì? I miei lettori cattolici ultraortodossi, so che ci sono, prendano la parola.

casetta in campagna
La mia casetta in campagna

Ma perché in questa manifestazione, parlo di Apricale, impeccabile dal punto di vista scientifico, non era presente nessun rappresentante dell'Istituto Internazionale di Studi Liguri? Ma perché?

30 commenti:

  1. Ciao ho trovato il tuo blog grazie al lo scambio di link di "l'altra faccia della mefaglia" ho trovato davvero carino il tuo blog.
    Volevo chiederti se poteva interessati uno scmbio di link.
    Ciao Alberto!
    Taz

    RispondiElimina
  2. Ciao, forse ho esagerato con le preghiere alla Madonna Del Rosario di Pompei(?!),ha nevicato su "O Vesuvio".....Ma "chi mancu ina stisa!!!"
    Scherzi a parte anche quì niente pioggia, sarà il caso di invitare direttamente il "Pastore Tedesco" anche qui ..vuoi mai che San Gennaro,(L'unico Santo che manca a Ceriana)faccia il miracolo.
    A presto Seve

    RispondiElimina
  3. Alberto, non sono ultracattolico (o meglio, se mi spieghi cosa intendi con quel termine magari posso confermarti meglio: baciapile? uno che acriticamente fa quello che dicono i preti e le gerarchie ecclesiastiche?), ma vorrei chiederti questo: prendere la parola per dire cosa? Si, facciamo una processione?

    RispondiElimina
  4. No, che qualcuno ci racconti le rugasiun che erano queste processioni che venivano organizzate in momenti di grande siccità e magari riporti i canti in latino. Ho parlato adesso per telefono con un bardo ultraortodosso. Forse qualcosa scriverà lui.

    RispondiElimina
  5. Bene, Al, se vuoi anedotti in proposito di processioni eccotene uno, vero!
    Anno di grande siccità (come questo...): il parroco indice una processione a Passoscio (sai dov'è vero? per gli altri: santuario mariano molto conosciuto in Val Nervia IM)per chiedere la grazia della pioggia. Partono pregando, e al ritorno... giù! un bell'acquazzone!! Ma NESSUNO aveva un ombrello, e così il parroco tuona: "Gente di poca fede! facciamo la processione votiva per chiedere acqua, e nessuno di voi ha abbastanza fede da portarsi dietro un ombrello!!!"

    RispondiElimina
  6. Anche i nativi americani (volgo "indiani") facevano la danza della pioggia. Se funzionasse o meno lo ignoro. Ma si può sempre provare...

    RispondiElimina
  7. Ma perché tutti/e i/le cantanti coreani/e si chiamano Kim (Eung Jung Kim; Bo Yong Kim; Mi Young Kim; Min Ji Kim; Yoo Sum Kim; Hye Kyong Kim; Sung Hye Kim; Hea Ran Kim; Tae Keun Kim; Seoung Chuel Kim; e chi più ne ha più ne metta)?

    RispondiElimina
  8. roberto parodi22/10/07 17:12

    ho trovato il blog grazie all'amico Lui Cerin a proposito dell'identità brigasca... su cui sono pienamente d'accordo con lui e con Fiorenzo Toso

    per quanto riguarda il problema dell'aigua ka nu cazze una preghiera collettiva dei paesi magari...
    rob

    RispondiElimina
  9. lostinthesky22/10/07 19:29

    Se lavi la macchina piovera'

    RispondiElimina
  10. Torquemada22/10/07 21:56

    Mi riferisco all'ultimo argomento del post.
    L'Istituto Internazionale di Studi Liguri è un pachiderma che succhia soldi pubblici in cambio di niente.

    RispondiElimina
  11. Giusto Alberto, per l'Istituto di Studi Liguri, e c'era qualcuno di Intemelion di cui fai la pubblicità?

    RispondiElimina
  12. Le preghiere per la pioggia sono state abolite con la riforma liturgica. Non ci restano che gli sciamani.....

    RispondiElimina
  13. Ciao,
    il tema delle rogazioni, come di altre tradizioni cultuali, è estremamente interessante, perchè affonda nei tempi più antichi, prestorici e precristiani, e non è un caso che la Chiesa le abbia sempre viste con occhio sospetto, fino appunto alla loro definitiva abolizione.
    Effettivamente un sostrato "pagano" e superstizioso c'era: basti pensare agli "ambarvalia" (= percorso intorno ai campi) per propiziarsi la benevolenza di Cerere dea della fertilità dei campi, e ai "robigalia" in onore del dio/dea Robigo (stupendamente descritte da Ovidio nel IV libro dei Fasti), che - guarda caso - cadevano nelle stesse date delle "rogazioni maggiori" cristiane (25 aprile, istituite da papa Gregorio Magno nel VI secolo)...
    Per quanto riguarda le nostre zone, G.P. Lajolo ha ricostruito in modo efficace alcuni percorsi processionali in Valle Argentina, Carpasio in particolare.
    Mi risultano inoltre testimonianze scritte anche per il dianese e nell'antica contea di Pietralata.
    Tra l'altro, i percorsi rogazionali rivestono, al di là della tradizione culturale e socioeconomica, un interesse valido ancor oggi, in quanto, dovendo coprire "a vista" tutto il territorio di una comunità, (tutto il territorio utilizzato doveva essere "protetto", e guai a tralasciarne qualche parte, i proprietari se ne adombravano assai...)costituiscono una rete di percorsi di attuale e significativa attrattiva "escursionistica" e di conoscenza del territorio.

    Per quanto riguarda il testo delle litanie il nucleo principale dei canti rogazionali, nella versione "ufficiale" della Chiesa preconciliare, era il seguente:

    (dopo le invocazioni ai vari santi)

    A damnatione perpetua, Libera nos domine.
    A subitanea et improvvisa morte, Libera nos domine.
    Ab imminentibus peccatorum nostrorum periculis, Libera nos domine.
    Ab infestationibus daemonum, Libera nos domine.
    Ab omni immunditia mentis et corporis, Libera nos domine.
    Ab ira, et odio, et omni mala voluntate, Libera nos domine.
    Ab immundis cogitationibus, Libera nos domine.
    A coecitate cordis, Libera nos domine.
    A fulgure, et tempestate, Libera nos domine.
    A peste, fame, et bello, Libera nos domine.
    A flagello terrae motus, Libera nos domine.
    A omni malo, Libera nos domine.
    Per mysterium sanctae incarnationis tuae, Libera nos domine.
    Per passionem et crucem tuam, Libera nos domine.
    Per gloriosam resurrectionem tuam, Libera nos domine.
    Per admirabilem ascentionem tuam, Libera nos domine.
    Per gratiam sancti Spiritus Paracliti, Libera nos domine.
    In die judicii, Libera nos domine.

    Peccatores, Te rogamus audi nos.
    Ut pacem nobis dones, te rogamus audi nos.
    Ut misericordia et pietas tua nos custodiat, te rogamus audi nos.
    Ut Ecclesiam tuam sanctam redigiri, et conservare digneris, te rogamus audi nos.
    Ut domnum Apostolicum, et omnes gradus Ecclesiae in sancta religione conservare digneris, te rogamus audi nos.
    Ut Episcopos et Praelatos nostros, et cunctas congregationes illis commissas in tuo sancto servitio conservare digneris, te rogamus audi nos.
    Ut inimicos sanctae Ecclesiae humiliare digneris, te rogamus audi nos.
    Ut regibus et principibus nostris pacem et veram concordiam, atque victoriam donare digneris, te rogamus audi nos.
    Ut cunctum populum christianum pretioso tuo sanguine redemptum conservare digneris, te rogamus audi nos.
    Ut omnibus benefactoribus nostris sempiterna bona retribuas, te rogamus audi nos.
    Ut animas nostras, et parentum nostrorum ab aeterna damnatione eripias, te rogamus audi nos.
    Ut fructus terrae dare, et conservare digneris, te rogamus audi nos.
    Ut oculos misericordiae tuae super nos reducere digneris, te rogamus audi nos.
    Ut obsequium servitutis nostrae , te rogamus audi nos.
    Ut pacem nobis dones, te rogamus audi nos.
    Ut loca nostra et omnes abitantes in eis visitare et consolari digneris, te rogamus audi nos.
    Ut civitatem istam, et omnem populum ejus protegere, et conservare digneris, te rogamus audi nos.
    Ut omnes fideles navigantes et itinerantes ad portum salutis perducere digneris, te rogamus audi nos.
    Ut regolarisbus disciplinis nos instruere digneris, te rogamus audi nos.
    Ut omnibus fidélibus defunctis requiem aeternam dones, te rogamus audi nos.
    Ut nos exaudií dignéris, te rogamus audi nos.
    Fili Dei te rogamus audi nos. Agnus Dei, qui tollis peccata mundi. Parce nobis, Domine.

    RispondiElimina
  14. OK... provo a lavare la macchina!

    RispondiElimina
  15. per Ponentino: grazie per il tuo bell'intervento, Posso chiederti piu' o meno in che epoca la Chiesa ha "abolito" le rogazioni?

    per Alberto e Ponentino: velgono le funzioni religiose usate dai paesi della costa per chiedere la fine di una burrasca in mare, magari pericolosa per il paese? Sono sempre da considerare rogazioni?

    RispondiElimina
  16. fiorenzo toso23/10/07 19:16

    Salve, qualcuno conosce modi di dire, proverbi o altro nei diversi dialetti liguri (brigasco compreso...) in merito alle rogazioni?

    RispondiElimina
  17. @gimmi
    Valgono tutte le funzioni che chiedono al cielo l'impossibile. Per quanto riguarda la siccità venivano fatte quando ormai era nell'ordine delle cose che la pioggia arrivasse.

    RispondiElimina
  18. Comunque c'erano rogazioni "canoniche", istituzionalizzate a date fisse e ritualizzate secondo testi "ufficiali" (le "litaniae" del Sacramentario gregoriano, tanto per intenderci), formalizzate dalla Chiesa allorchè si rese conto che era meglio cooptare nelle proprie strutture retaggi "pagani" e ataviche forme cultuali, dopo aver constatato l'inutilità della repressione (si narra di santi martiri scannati dalla plebe rurale perchè cercavano di abolire queste antiche usanze, come i Martiri Anauniesi in quel di Trento).
    Poi c’erano quelle contingenti, dovute a fattori locali di tipo climatico, ambientale, economico, che richiedevano una speciale “invocazione” al divino, per invocare la pioggia, la fine di un’epidemia, l’allontanamento di un flagello ecc. In queste particolari litaniae “ad petenda” si possono certo anche inserire quelle invocate dalle popolazioni rivierasche per la fine delle burrasche.
    Ora come ora sarebbe necessaria una “litania ad petendam pluviam” straordinaria (come penso quella al Passoscio gustosamente raccontata da Pignasca), sempre che non arrivi poi un’inondazione che trascini le montagne a mare, se no poi bisogna rifare una rogazione per smorzare la furia delle acque e così non si finisce più.

    @ gimmi
    non credo che le rogazioni siano state "abolite" con atti formali dalle autorità ecclesiatiche. Ritengo più probabile che siano morte di lenta agonia, progressivamente accoppate da illuminismo, modernizzazione, industrializzazione, crisi dell'economia rurale, secolarizzazione, consumismo, materialismo, agnosticismo ecc.
    O forse si sono suicidate.

    RispondiElimina
  19. @ gimmi
    Fuin mi ha tratto in inganno: mi dicono che le rogazioni non sono mai state cancellate dalla liturgia, semmai la Chiesa ha preso le distanze da uno zelo religioso in odore di superstizione. Ma chissà che in questo fervore conservatoristico che caratterizza l'attuale mondo clericale cattolico non finiscano per essere riproposte.
    Infatti il vescovo di Genova Bagnasco, per il corrente anno 2007 scrive: La prassi delle «Rogazioni» può venir espressa sia nelle litanie
    che accompagnano anche le tradizionali processioni, sia con particolari
    suppliche durante le celebrazioni (veglie di preghiera, celebrazioni
    della Parola, ecc.).
    La tradizione può essere opportunamente rivalorizzata in alcuni giorni dell’anno più significativi per particolari intenzioni di preghiera, ad esempio [...] le celebrazioni di ringraziamento al termine dei lavori stagionali,
    dell’agricoltura o di altri cicli lavorativi (fine stagione turistica) o di
    invocazione per il nuovo anno di lavoro, ecc."

    P.S. Bella l'idea della "rogazione stagionale turistica": si potrebbe proporre una litania "ad petendam germanicorum vacationem"

    @ fiorenzo toso
    Il testo di riferimento per questo tipo di tradizioni religiose in Liguria è un raro volumetto dei primi del Novecento, di D. Cambiaso, Rogazioni e litanie genovesi antiche, ma non mi pare che contenga elementi di carattere "etnografico" nè tantomeno vernacolare.
    Bisogna poi tener presente che le rogazioni sono state effettuate, almeno dalle nostre parti, al massimo fino alla Prima guerra mondiale, pertanto dubito che vi possa ancora essere qualche testimone di usanze o detti particolari a carattere localistico. Perfino molti nostri anziani non sanno neppure più cosa fossero le rogazioni!...

    RispondiElimina
  20. fiorenzo toso24/10/07 10:28

    Grazie comunque, l'argomento è molto interessante

    RispondiElimina
  21. A quel che mi risulta le rogazioni nei paesi interni dell'estremo Ponente ligure sono state praticate fino ai primissimi anni del secondo dopoguerra. Farò una piccola indagine.

    RispondiElimina
  22. Hai una casetta di campagna davvero splendida.
    E qualla bandiera ci sta unameraviglia! :-)

    RispondiElimina
  23. @alberto: Le rogazioni chiedono il possibile, se no chi chiede non sarebbe credente :)

    Ho un libro di circa 80 anni fa che riporta, se ricordo bene, stralci di cronache di fine XVIII secolo in quel di Santo Stefano al Mare.
    le cronache parlano di mareggiate terminate miracolosamente poco dopo messe, o altre forme di "rogazione".
    Appena ho tempo vado alla ricerca del libro.

    @ponentino: la mia domanda era dovuta al fatto che io stesso ricordo di una messa per chiedere la pioggia.... Avevo la volpe sotto l'ascella ;)

    RispondiElimina
  24. @ gimmi
    1) "Le rogazioni chiedono il possibile": ma il possibile è sempre relativo, in relazione cioè alle coordinate spazio-temporali a cui ci si riferisce. Oggi, girando in rete, ho ritrovato una bellissima citazione del papa "parailluminista" Benedetto XIV, cioè quel Cardinal Lambertini di testoriana memoria che possiamo ancora immaginarci con la faccia di Gino Cervi nell'omonimo film, che scriveva che le rogazioni sono invocazioni atte a "difendere la vita degli uomini dall'ira di un Dio che c'impaurisce in ogni luogo".
    Chissà se papa il papa bolognese ha a sua volta ispirato altri due emiliani, un cantautore (Francesco Guccini, "Libera nos Domine") e una rockstar (Luciano Ligabue, "Libera nos a malo") che in anni recenti si sono ispirati alle rogazioni per due loro bellissime canzoni.
    2) Devi assolutamente farmi sapere di che libro si tratta!

    @ alberto
    Il limite ante quem a cui far risalire la scomparsa delle rogazioni potrà anche variare da zona a zona o da luogo a luogo. Mia nonna, nata nel 1905, se ne ricordava come di una lontana memoria infantile, ma può d'altronde essere che anche lei col passare degli anni si fosse un po' intronata...

    RispondiElimina
  25. @ponentino: ho ripescato il libro dalla libreria, non appena ho conferma che la memoria non mi ha fatto cilecca ti avviso.
    A presto, spero :)

    RispondiElimina
  26. @ponentino: Eureka: Ecco una piccola "caccia al tesoro" per te.
    Vai alla homepage del mio blog (clicca sulla mia foto e successivamente sul link "My Web Page"), all'indirizzo web del mio blog aggiungi /rd.zip: scaricherai le pagine del libro che citano le cronache di quegli episodi miracolosi avvenuti a Santo Stefano.
    Ciao

    RispondiElimina
  27. @gimmi: non ti arrabbiare, ma le ho scaricate anch'io... sono curiosa (come tutte le donne!)
    grazie ciao

    RispondiElimina
  28. @gimmi: non ti arrabbiare, ma le ho scaricate anch'io... sono curiosa (come tutte le donne!)
    grazie ciao

    RispondiElimina
  29. @pignasca: certo che non mi arrabbio, anzi, sono contento che altre persone siano interessate!

    RispondiElimina
  30. Daniela Gandolfi7/11/07 14:14

    Caro Alberto,
    a proposito dell’assenza dell’Istituto del 20 ottobre scorso ti voglio assicurare che essa è stata determinata solamente da un fatto contingente e dall’accavallarsi, in questi ultimi mesi dell’anno, di una serie di iniziative e consegne: vedi per esempio le manifestazioni organizzate in onore del quattrocentenario della nascita di Angelico Aprosio, la giornata in ricordo di Renzo Villa che si svolgerà il 24 novembre a Ventimiglia, la redazione delle riviste dell’Istituto; a proposito è in arrivo il n. 4 di Ligures, in cui compare una recensione del volume di Marco Cassini sulla storia fotografica di Apricale. Alla presentazione del volume di Marco l’Istituto ha dedicato anche nel dicembre 2006 il ricevimento di fine anno di tutti i Soci e Amici e, nel corso del 2007, una serie di giornate di presentazione ad Apricale, San Remo, Diano Marina e Genova (il prossimo 16 novembre). E che ne dici del Festival della Poesia e Commedia Intemelia di Pigna alla cui organizzazione l’Istituto ha da sempre collaborato?

    Con Cassini, come sai, stiamo tra l’altro cercando di mettere le basi per analoghe “storie fotografiche” di altri centri della Val Nervia, per cui abbiamo bisogno fin da ora dell’aiuto degli abitanti e delle Amministrazioni locali.

    A proposito della scoperta della pergamena presentata il 20 ottobre scorso, la redazione della nostra rivista Ligures ha dimostrato il suo interesse alla dott.ssa Scappaticci per pubblicarne una prima informazione sulle sue colonne.

    Non dubitare del nostro interesse e se permetti anche del nostro amore per la Val Nervia, ma le nostre forze a volte sono poche, a volte anche un po’ disperse rispetto al tanto che ci sarebbe da fare o che vorremmo fare.

    Conta, insieme a tutti gli amici della tua valle, comunque sempre su di noi e con l’occasione ti invio i più cordiali e amichevoli saluti.

    Daniela Gandolfi

    RispondiElimina